Ha ripreso le redini della sanità ragusana a dicembre dello scorso anno, quando è stato nominato commissario dell’Asp 7. Da qualche mese è diventato direttore generale, ma non ha avuto bisogno di troppi consigli. Angelo Aliquò, palermitano doc, era già stato ai vertici della azienda ospedaliera di Ragusa per 14 mesi, dal dicembre 2012 al febbraio 2014. Poi è diventato direttore generale della Seus, lo strumento operativo del 118 per le urgenze. Ma prima ancora era stato ai vertici dell’istituto Bonino-Pulejo, l’unico Ircss (istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) pubblico in Sicilia. Eppure la carriera, agli albori, sembrava indirizzarlo altrove: Aliquò, infatti, si è laureato nel ’93 in Architettura a Palermo, poi è diventato sindaco di Gratteri. Ma un grande manager ha sempre a che fare con la politica. Angelo, infatti, è stato più volte componente della segreteria tecnica dell’assessorato regionale alla Salute, l’ultima volta da coordinatore.

Oggi è tornato a Ragusa, dove ha deciso di non imporre modelli. Ma di essere se stesso. Un allenatore che dirige e lascia fare, in cambio di impegno e lealtà: “E’ stato necessario ricostruire un ambiente e un clima aziendale che prima non c’erano”. La regola non scritta del suo “mandato” è giocare di squadra: “Una cosa che ho sempre fatto è garantire la mia presenza. Non perché voglia essere visto, ma per vedere quello che c’è da fare. Come lavorano le persone, di cos’hanno bisogno. Se conosco ciò che amministro, metto nelle condizioni chi deve svolgere il proprio lavoro di farlo nel migliore dei modi. Per questo vado in sala operatoria, frequento gli ambulatori, ascolto i discorsi. Non con fare poliziesco, non è questo il mio ruolo. Ma nella speranza di conoscere. Credo che la curiosità sia necessaria per chi vuole fare l’amministratore”.

Più che sulle cose già fatte, l’analisi si concentra sugli obiettivi da perseguire. L’efficienza della sanità ragusana non si misura, non soltanto, sugli standard degli ospedali. Ma per i servizi erogati su tutto il territorio: “Prima questa provincia si distingueva per le attività di screening, oggi è in linea con le altre o addirittura sotto. C’è gente che va in giro con un tumore e non lo sa nemmeno. La conoscenza si incentiva con l’informazione, coinvolgendo i medici di famiglia, le farmacie… Bisogna parlare alle persone e spiegare che hanno un’opportunità. La provincia di Ragusa, che per alcuni aspetti – come la donazione del sangue – è molto generosa, non è in grado di mantenere quel livello di sicurezza che si esprime con lo screening. In Francia se non ti controlli perdi il diritto alla sanità gratuita. Una persona che scopre di avere un tumore in modo tardivo, dovrà sorbirsi cure durissime e più costose. Ma soprattutto mette a repentaglio la propria vita. Prima di curare, dobbiamo imparare a prevenire”.

Tra i chiodi fissi di Aliquò c’è spazio per la tecnologia. Che va ben oltre la possibilità di prenotare un esame online. “A Ragusa abbiamo un ottimo livello di informatizzazione che ci consente di essere in linea con gli standard più elevati. Nella nostra azienda – credo non ci siano altre esperienze del genere in Sicilia – abbiamo iniziato a pensare a un sistema di internal audit sanitario, che ci consentirà di mettere in rete e occuparci dei percorsi del paziente. A tale scopo sono nati i percorsi diagnostico terapeutici di assistenza (Pdta). Il paziente che si avvicina perché ha bisogno di cure, viene preso in carico e non viene più abbandonato fin quando non avrà finito il ciclo delle cure. E’ un concetto nuovo, su cui bisogna insistere, anche se comporta sacrifici a livello organizzativo. Ma noi non lavoriamo per alimentare la nostra fama o il nostro grado di soddisfazione, ma per le persone che hanno bisogno”. Uno dei percorsi ad hoc per il paziente sono le Breast Unit, le unità altamente specializzate e dedicate esclusivamente alla diagnosi e alla cura del tumore al seno: si trovano al Civico, al Policlinico e al Villa Sofia-Cervello di Palermo; al Policlinico e al Cannizzaro di Catania; e nei presidi ospedalieri di Taormina (Me), Gela (Cl) e Ragusa, appunto.

Aliquò, inoltre, ha ricevuto in eredità il nuovo ospedale Giovanni Paolo II, che la città iblea attendeva da un paio di decenni: “Si sono fatti sforzi immani per arrivare alla sua apertura, e vanno riconosciuti. Ma la struttura sconta il fatto di essere progettata in modo non adeguato. Da pochi giorni abbiamo finito il cambio degli ascensori che ci permetterà di trasferire gli ultimi reparti, anche se l’ospedale non può contenere tutto quello che era presente nei vecchi nosocomi: il “Civile” e il “Paternò Arezzo”. Per questo abbiamo preparato un progetto preliminare per il suo completamento. Costerà alcune decine di milioni, ma spero di esserci per l’avvio dei lavori”.

Tra gli obiettivi futuri del manager dell’Asp di Ragusa c’è la realizzazione di un nuovo pronto soccorso a Modica (“Quello di adesso è inaccettabile, perché lontano dal reparto di radiologia”). Il presente, invece, lo vede impegnato anche in ambito letterario: nelle prossime settimane uscirà il nuovo romanzo “Vita da Milo”, uno dei tre lavori di cui si occupa nel poco tempo libero che gli rimane.