Doveva essere la terza gamba del centrodestra all’Assemblea regionale, ma per essere una terza gamba è sempre un po’ claudicante. L’ultimo colpo inferto a “Ora Sicilia” rischia, però, di sgretolarla del tutto: i giudici d’Appello, infatti, hanno stabilito di far decadere il parlamentare Tony Rizzotto, che assieme a Luigi Genovese, Luisa Lantieri e Pippo Gennuso compongono la formazione politica “ombra” di Diventerà Bellissima. Quella messa in piedi da Nello Musumeci per accaparrarsi le simpatie di Salvini e offrirgli una sponda politica all’Ars. Un’intuizione che si è rivelata ben presto un boomerang, con Candiani, proconsole del “capitano” nell’Isola, a rivendicare “l’abisso che ci separa” dal governatore. E infatti, a distanza di qualche mese, la Lega il gruppo se l’è fatto da sola.

Proprio “Ora Sicilia”, ma soprattutto i suoi componenti – privi del necessario phisique du role – hanno provocato la rottura delle trattative con Candiani, il commissario regionale del Carroccio, che ha poco apprezzato, quasi per nulla, le caratteristiche somatiche di Genovese & soci. Tutti mezzi transfughi: del primo Luigino, non è apprezzata la provenienza familiare – papà Francantonio è finito al centro di vari scandali, ed è stato condannato in secondo grado sulle vicende dei corsi d’oro – tanto meno il girovagare tra i partiti (dal Pd a Forza Italia, prima della virata a destra); della seconda, Luisa Lantieri, il fatto che fosse amica di Cuffaro e che provenisse dal Pd di Crocetta; del terzo, Tony Rizzotto, che avesse abbandonato la Lega senza lasciare un’impronta del suo lavoro all’Ars. Lo stesso Rizzotto, smarcandosi, finì nel mirino del commissario regionale del Carroccio per la scarsa produttività.

Nella formazione iniziale c’era anche Daniela Ternullo, ex autonomista, e subentrata per un periodo a Pippo Gennuso, costretto ai domiciliari. Su quest’ultimo, rientrato dal portone di servizio dopo aver patteggiato un anno e due mesi per traffico d’influenze, Candiani non si è mai espresso. E neanche Musumeci. Solo che dalle parti di palazzo dei Normanni non si vede spesso, e martedì pomeriggio, mentre il governo collassava a Sala d’Ercole sull’articolo 1 dell’esercizio provvisorio, lui c’era ma non ha votato. Fa parte della flotta dei distratti, che per l’appunto comprendeva pure la Lantieri. Ecco, questa è “Ora Sicilia”. Uno schieramento tenuto insieme col nastro adesivo. Che Musumeci molto presto dovrà ricompensare in sede di rimpasto. Altrimenti, arrivederci e grazie.

Anche se adesso sono i giudici a mettere dei granelli nell’ingranaggio: Rizzotto, stando alla sentenza di venerdì, decade perché incandidabile. Non si sarebbe dimesso dall’ente di Formazione Issford entro i 90 giorni che precedevano le Regionali del 2017, cioè nei termini indicati dalla Legge. Uno scoglio che sembrava superato con la sentenza di primo grado, ma il ricorrente – Mario Caputo, fratello di Salvino, ex sindaco di Monreale – ha perorato la causa fino alla fine. E ha avuto ragione. Per questo – a meno di clamorosi scossoni – gli subentrerà.

Caputo, che alle Regionali era stato il primo dei non eletti nella lista “Fratelli d’Italia-Noi con Salvini” (lontanissima parente di quello che oggi rappresentano la Lega e il partito della Meloni), non è al riparo da certi guai giudiziari. Nel 2019 la procura di Termini Imerese ha avviato un’ampia indagine per voto di scambio e l’accusa nei confronti dell’avvocato, ancora da dimostrare, è di “attentato ai diritti politici dei cittadini”. Nella fattispecie, Mario Caputo si sarebbe candidato alle elezioni spacciandosi per il fratello Salvino (in panchina per effetto della Legge Severino). Sui pizzini elettorali non c’era una foto, e soltanto una scritta: vota Mario Caputo (detto Salvino).

Il meno noto dei fratelli si presenterà all’Ars con un punto interrogativo enorme. Inizialmente andrà a rinforzare il gruppo Misto (da dove proveniva Rizzotto), poi sarà libero di guardarsi intorno: la scelta è ampia. Non c’è soltanto Musumeci, ma anche la cara vecchia Lega. “Non so ancora a che gruppo aderirò – ha detto il neo onorevole, intercettato da ilsicilia.it – ma sono stato eletto coi voti della Lega, e questo è un dato di fatto. Sicuramente la mia collocazione sarà nel centrodestra”.

Il contingente leghista potrebbe aumentare e salire a cinque – dopo le adesioni di Ragusa, Bulla, Caronia e Caltalfamo – ma non è detto. La scelta del Carroccio di affidarsi a personaggi “specchiati” potrebbe convincere il nuovo arrivo a cercare una sistemazione più comoda. In ogni caso, e a prescindere da Caputo, le ultime evoluzioni non lasciano tranquillo il governo e il governatore. Musumeci, infatti, si troverà a gestire una maggioranza con equilibri sempre più precari. L’ingresso della Lega – che ha fatto qualche storia sull’esercizio provvisorio – è stato salutato con poco entusiasmo da Alessandro Aricò, big e capogruppo di Diventerà Bellissima nel parlamento siciliano. E per tutta risposta, l’omologo del Carroccio, Antonio Catalfamo, ha detto che non lo ritiene un interlocutore. Disconoscendolo.

Alla Regione l’aria resta frizzantina. A inizio settimana è previsto un incontro fra l’establishment leghista e Musumeci (accompagnato dall’assessore Ruggero Razza) per fare il punto sull’azione di governo, “dettare” un cambio di passo e sottoscrivere la piattaforma programmatica del Carroccio, che non ha alcuna voglia di limitarsi – come accaduto a “Ora Sicilia” – a fare da comparsa. Piuttosto, vuole incidere sia nell’azione che negli uomini. Al momento, però, c’è massimo riserbo sul nome che Candiani e Minardo – responsabile in pectore delle mosse di Salvini in Sicilia – vorranno introdurre in giunta. C’è meno riserbo sulla casella da riempire: l’Agricoltura. Questa decisione darà vita a un valzer infinito che, per forza di cose, dovrà determinare anche l’ingresso di “Ora Sicilia” (tre deputati all’Ars non si buttano mai) e ridimensionare altri partiti (Forza Italia e i centristi dovranno rinunciare a qualcosa). Musumeci ha iniziato a sfogliare la margherita. Sarà una primavera bollente.