The times they are a-changin’. L’armonica di Bob Dylan attraversa il colonnato del Tempio di Adriano e si perde verso piazza di Pietra con tutta la sua malinconia portabile. È la colonna sonora scelta da Ugo Sposetti – l’uomo che tiene in vita ciò che resta delle Botteghe Oscure, memoria e archivio vivente del comunismo italiano – per celebrare i novant’anni di Achille Occhetto. I tempi sono cambiati, canta Dylan. Sono cambiati eccome: l’uomo che nel 1989 sciolse il Partito comunista italiano, il più grande dell’occidente, compie novant’anni e viene celebrato in un dibattito pubblico con Elly Schlein, circondato dai suoi sopravvissuti. Quelli che negli ultimi trentadue anni lo hanno maneggiato come una colpa collettiva – l’uomo che aveva perso contro Berlusconi e indossato la tragica giacca marrone. Adesso lo festeggiano. Forse è la cattiva coscienza della sinistra che si mette in abito da sera. Chissà. Ma arrivano tutti. Pure D’Alema e Veltroni.

Arrivano quasi in contemporanea, Massimo D’Alema e Walter Veltroni, come se qualcuno avesse sincronizzato gli orologi per il gusto della crudeltà. Entrano dallo stesso portone, sotto le colonne romane di questo tempio diventato sala congressi, ma ciascuno fa finta di non accorgersene. O quasi. Un saluto appena, un cenno del capo. Gli anni non hanno sciolto niente, parrebbe. Altro che the times they are a-changin’, certe cose non cambiano mai. Si avvicina Umberto Pizzi – il fotografo, il paparazzo romano, l’uomo che da quarant’anni immortala il potere italiano nei suoi momenti più solenni e in quelli meno presentabili, macchina al collo e romanità irresistibile: “Ma abbracciateve, no? Dai, dateve un bacio”. Non succede niente. D’Alema e Veltroni si sono inseguiti per quarant’anni senza mai riuscire a occupare lo stesso spazio. Uno arriva, l’altro parte. Uno governa, l’altro aspetta. Si sono contesi il partito, il paese, l’eredità di Berlinguer, persino quella di Occhetto. Massimo fece fuori Walter dalla segreteria dei Ds nel 2001 con la freddezza del giocatore di scacchi che sacrifica un pezzo senza guardarti negli occhi. Walter si prese la sua rivincita costruendosi il Pd sopra la testa di tutti, compresa quella di Massimo. Non si sono mai perdonati niente. Non si sono mai detti niente, che è peggio. Ma D’Alema oggi ha cambiato le scarpe. Chi lo frequentava ai tempi d’oro ricorda quelle su misura come un dettaglio divino, quasi un manifesto politico del primato della forma. Oggi, al Tempio di Adriano, calza un paio di Hogan. Comode, solide, vagamente da giovane pensionato sotto i baffi d’argento. Veltroni s’infila di lato, di sguincio. Lo supera. Zac!, uno va a destra e l’altro a sinistra.

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