Il tiranno e la sudditanza
delle nuove anime belle

Ma chi se ne frega delle idee, dei principi, della coerenza. A loro, ai raffinatissimi intellettuali della Casaleggio & Associati, interessa restare comunque a galla. La controprova sta nella faccia di bronzo (limitiamoci al bronzo) con la quale credono di potere abbracciare un giorno Matteo Salvini e il giorno dopo Laura Boldrini; oggi le intemerate della destra più truce e domani gli slanci di un partito che in nome dei diritti umani invoca porte spalancate per tutti i migranti in arrivo sui nostri confini. Ma attenzione. Mostrano altrettanta spregiudicatezza anche quelli che già si preparano a far parte della nuova alleanza. A cominciare da Pietro Grasso, siciliano, leader dell’estrema sinistra. Il quale dimentica, da anima bella, che i grillini hanno appena approvato il decreto “sicurezza bis” imposto al governo da..

Toglieteci tutto
ma non questo ministro

Nei tribunali non c’è dolore ma tribolazione, non ci sono lacrime ma strazio. Piangono i giudici togati e pure quelli popolari, si disperano i rappresentanti dell’accusa e pure quelli della difesa, si angosciano i procuratori generali e anche i procuratori aggiunti, soffrono i gip e anche le camere penali, boccheggiano i principi del foro e pure gli avvocaticchi, c’è ansia nelle corti d’assise e anche nelle corti d’appello, c’è smarrimento nella Corte di Cassazione e pure nel Consiglio superiore della magistratura, tremano gli azzeccagarbugli e pure i giureconsulti. Da quando si è aperta la crisi di governo e si è sparsa la voce che il Guardasigilli possa lasciare il trono di via Arenula gli uomini di legge sono tutti lì a dannarsi. Dove ritroveranno la sublime normalità di un ministro..

Basta con le parole
E’ l’ora del mugugno

E sì, non ci sono più le mezze stagioni. Sull’onda di questa sublime banalità verrebbe anche da dire che la storia ha travolto e ucciso pure la coerenza. Soprattutto in politica. Dove una verità dura al massimo un giorno ed è già una fortuna che non venga bruciata nel giro di pochissime ore. Prendete il truce Salvini, o l’imprevedibile Renzi o quel cristianello di Di Maio. In tre giorni sono passati dall’insulto al corteggiamento, dalla convivenza all’odio cieco. E poi si lamentano se la gente non va più a votare: ma quale garanzia offre il loro funambolismo a un popolo che non chiede giochi di prestigio ma solo un po’ di governo? Fossi uno di loro, la soluzione l’avrei. Parlerei non con le parole ma con i mugugni: quei sani..

Non era una corazzata
ma un carrettino a mano

Salvini e Di Maio ci hanno abituati al concetto che tutto è propaganda: anche il dolore, anche la fame. Ma si può continuare così, a costruire mondi inesistenti, a scavalcare le ossessioni con l’immaginazione, a sublimare ogni frustrazione con una illusione? Prendiamo le cronache del Palermo Calcio, la società spolpata da Zamparini e dai suoi complici. E’ finita in serie D, girone I come Imola. Il suo esordio sarà con il Marsala. Seguiranno il Castrovillari e il Marina di Ragusa e poi giù di lì, fino al Licata. Mancano i giocatori per chiudere la formazione ma l’allenatore Rosario Pergolizzi non ha dubbi: “Spacchiamo il mondo”. Lo scavalca in sicurezza e ottimismo Dario Mirri, il presidente con la sciarpa da tifoso. Che per non essere da meno – e vendere la..

Il gran carrozzone
dei Beni Culturali

Recita da mattina a sera la giaculatoria che la Sicilia deve puntare le carte del proprio sviluppo su turismo e beni culturali. Ma poi non riesce a trovare il coraggio di sganciarsi da quell’assessorato. E sta lì a governare un settore delicatissimo nei ritagli di tempo che gli restano tra i doveri imposti dal cerimoniale di Palazzo d’Orleans e una gita in trenino nell’immancabile Ambelia, la stazione di monta meglio conosciuta come il centro del mondo. C’è poco da fare. Musumeci non mollerà mai l’assessorato ai Beni Culturali, preso in mano cinque mesi fa dopo la tragica fine di Sebastiano Tusa. Per carità, l’interim rientra nei suoi poteri di Governatore della Sicilia. Ma il dato di fatto è che da cinque mesi un assessorato così importante e così strategico viene..

Gli scandalosi silenzi
su quello sporco affare

Antonio Fraschilla, di Repubblica, è un cronista di grande coraggio. L’altro giorno su Facebook ha lanciato un grido: ma è possibile che non ci sia un’istituzione di legalità in Sicilia – una procura, una Corte dei Conti, una commissione Antimafia – in grado di dire una parola di verità su uno scandalo che, in altri tempi, avrebbe sconvolto gli equilibri politici? Lo scandalo è quello dei 91 milioni pagati dalla Regione a un avventuriero per un censimento dei beni immobili che nessuno ha mai visto. Lo sporco affare avrebbe dovuto quantomeno incuriosire l’onesto Musumeci o gli zelanti componenti dell’Antimafia. Invece niente. Noi, anche per non lasciare solo Fraschilla, non abbasseremo la guardia. E smonteremo lo scandalo dalla prima pagina solo quando il governo o il parlamento avranno dimostrato che il..

E gli Zes di Musumeci
fecero la fine dello Zen

Il presidente della Regione, in coppia manco a dirlo con il suo bullo di fiducia, ha illustrato al popolo di Sicilia il paradiso che verrà. Si chiamerà Zes, da non confondere con lo Zen, quartiere palermitano tra i più attrezzati per traghettare la società che lo abita nel Terzo Millennio. Si tratta delle non meglio identificate Zone Economiche Speciali alle quali, stando all’annuncio del Governatore, potranno essere garantite solide agevolazioni fiscali. Il provvedimento però, come molte delle cose propagandate da Musumeci, c’è e non c’è. Per il via liberà servirà un atto del governo nazionale previsto per il 20 settembre. Ma – guarda che sfiga – proprio mentre Palazzo d’Orleans annunciava l’avvento degli Zes, il truce Salvini apriva a Roma la crisi. A settembre la firma di Palazzo Chigi dunque..

Musumeci elegante
pure con i piromani

Se proprio non ne potete fare a meno, picchiate sul Governatore. E rimproverategli pure l’incapacità di di approntare un minimo disegno di sviluppo per questa sfortunata terra di Sicilia. Ma non azzardatevi a mettere in discussione le sue capacità di investigatore. Perché Nello Musumeci è una vecchia volpe che non teme confronti nemmeno con il più astuto e smaliziato Sherlock Holmes. Dategli un delitto e vi scoprirà killer e mandante. Dategli un incendio e vi smaschererà il piromane. In un’intervista a Repubblica ha anticipato che ricorrerà persino agli infiltrati per sgominare i “forestali delinquenti” che appiccano il fuoco agli innocenti boschi. Certo, l’operazione, per riuscire doveva avvenire in segreto. Ma Musumeci è un uomo generoso. E ha ritenuto opportuno condividere il progetto con gli stessi piromani. Elegantemente, li ha avvertiti..

Quelli che il Palermo
è in Champions League

A leggere i giornaloni – sì, perché anche noi qui in Sicilia abbiamo i nostri amatissimi giornaloni – sembra che sia cominciata una nuova epopea. Sembra che, chiusa l’ignominiosa età della pietra, sia cominciata una folgorante e inebriante età dell’oro. Parliamo di calcio, ovviamente. Del Palermo calcio. Che dopo le devastazioni del clan Zamparini e delle altre macchiette dell’imprenditoria, sembra rinato a miglior vita. Per carità, Dario Mirri e la sua compagnia meritano tutta la fiducia e il rispetto di questo mondo. Ma forse andrebbero anche raffreddati alcuni entusiasmi. A leggere certe cronache sembra che la Serie A sia dietro l’angolo e che basterebbe un altro giro di giostra per conquistare la Coppa europea. Invece c’è da scavalcare una montagna e, forse, c’è pure da solcare un oceano. Il tifo..

La sfida di cartapesta
di bulli e bullizzati

Irredento e irredimibile, questo presidente della Regione sa sempre riversare sugli altri le colpe del proprio fallimento. Da più di nove mesi l’Ars è impantanata in un dibattito senza fine – anzi: senza capo né coda – sulla legge di Bilancio e sui cosiddetti “collegati” a quel che resta del documento finanziario. Ma Musumeci, sottomesso fino alla sudditanza al suo bullo di riferimento, quello che piritollegia lungo i corridoi di Palazzo d’Orleans, non richiama gli uffici a una maggiore serietà. E non piglia neppure a calci il bullo, primo responsabile del disastro politico della giunta. No. Il Governatore strilla per la chiusura estiva dei lavori parlamentari. E strillando lancia il guanto di sfida. “Ma il governo continua a lavorare”, dice. Un guanto di cartapesta, va da sé. Se gli assessori..

Gerenza

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