Il multiparaculismo
dello scaricabarile

No, non la chiameremo vigliaccheria. Parleremo di paraculismo. Che in politica ci sta, eccome. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non volendo scegliere tra morte per Covid e morte per fame, si è tenuto sulle generali. E per non prendersi lui la responsabilità di condannare al fallimento bar e ristoranti, ha scaricato sui sindaci la decisione di imporre il coprifuoco sulla movida. Dallo scaricabarile di Conte a quello di Musumeci. Con la banalissima scusa di cercare i responsabili dell’ultimo flop, quello del click day, Il governatore della Sicilia si è lanciato a testa bassa contro i dipendenti regionali. Che sono il muro basso. Per individuare protagonista e comparse del flop, gli bastava bussare alla porta accanto, quella del suo bullo di fiducia, e chiedere notizie sul disastro di Sicilia Digitale...

E che la Santuzza salvi
questa infelicissima città

Povero Leoluca Orlando. Abbagliato per oltre trent’anni dalla luce dell’antimafia, è precipitato in uno smarrimento che non gli consente più di cogliere i contorni della realtà. Pure un bambino dell’asilo avrebbe capito che non si possono spendere soldi ed energie sulle piste ciclabili quando i cittadini non riescono a camminare a piedi sui marciapiedi ormai stracarichi di ogni monnezza. Anche un ragazzino delle scuole elementari avrebbe intuito che affidare la squadra del Palermo alla tirchieria e alla furbizia di Dario Mirri, imprenditore tra i più aggressivi di questa città, avrebbe comportato il tracollo di ogni gloria rosanero. Ma Orlando – sindaco bolso di una città infelice e forse anche irredimibile – continua a inseguire con la stessa indifferenza farfalle e pipistrelli. Non si accorge nemmeno di essere arrivato al capolinea...

L’uomo che resiste
a tutte le vergogne

Sempre lui. Negli anni del governo Lombardo fu uno dei protagonisti di Sicilia Patrimonio Immobiliare, la società dominata da un avventuriero piemontese che riuscì a bruciare oltre cento milioni della Regione con un censimento fantasma. Dopo una immersione durata cinque anni viene ripescato da Nello Musumeci, nuovo governatore della Sicilia, e torna a piritolleggiare a Palazzo d’Orleans come vice presidente. Comincia a traccheggiare con Sicilia Digitale e a maggio vara una Finanziaria che, dopo sei mesi, non riesce ad assegnare un euro né al turismo che sprofonda né alle imprese che boccheggiano né ai teatri che rischiano di fallire. Mercoledì, quando si è presentato in conferenza stampa per giustificare il flop del click day, molti giornalisti hanno pensato che fosse lì per rassegnare le dimissioni. Ma ognuno ha la faccia..

La maledizione digitale
che perseguita la Sicilia

Ora che il disastro del click day è arrivato all’epilogo, sarebbe bene che i tre campioni dell’inconcludenza – Musumeci, Armao e Turano – facessero una riflessione sulla “maledizione digitale” che da oltre quindici anni perseguita la Sicilia. Tutti gli uomini di Palazzo d’Orleans, da Cuffaro in poi, hanno allestito un ributtante teatrino: si sono inventati l’idea che la Regione potesse dotarsi di un suo sistema informatico; hanno stanziato una pioggia di milioni e hanno fondato una società che poi hanno puntualmente trasformato in un carrozzone clientelare e in un rifugio di sottogoverno per i trombati della politica, primo fra tutti quell’Antonio Ingroia, professionista dell’antimafia, che neppure Campobello di Mazara ha voluto come sindaco. Su quel carrozzone hanno danzato anche Musumeci e Armao. Che ora, davanti al disastro, non sanno più..

La Regione di Musumeci
è fatta di cartapesta

Sarà pure un politico con tendenza all’avanspettacolo, ma Cateno De Luca, sindaco di Messina, ha trovato il coraggio di sbeffeggiare ieri sera in tv i pagnottisti della Cgil che non vogliono rinunciare alla pacchia dello smart working e boicottano il ritorno degli impiegati in ufficio. Nello Musumeci invece il problema della burocrazia – intesa come settima piaga della Sicilia – non se lo pone nemmeno: sfarfalleggia sui palchi del Giro d’Italia, minaccia ogni giorno un lockdown, gioca con i cavalli di Ambelia e marcia indomito verso il suo arco del trionfo. Un arco di cartapesta. Come la Finanziaria varata a maggio dal suo bullo di fiducia. Intanto alla Regione è tutto un disastro. E per averne contezza basta vedere che cosa è successo oggi con la lotteria del bonus destinato..

Il Giro in una città
senza capo né coda

Povera Palermo. Abbandonata, sfregiata, oltraggiata. Arriva l’assessore alla Mobilità e ci ruba lunghissime fette di strada per dare spazio alle biciclette: un monumento al ciclista inesistente. Poi arriva il Giro d’Italia e mette sotto sequestro le principali vie del centro, chiuse per oltre dieci ore alle automobili e anche ai pedoni: altro monumento a un ciclismo che non ha mai fatto battere il cuore a questa città; che conta pochi tifosi e non richiama un vasto pubblico perché il Covid scoraggia le due fitte ali di folla. Il sindaco Orlando, volendo, poteva cogliere l’occasione per rattoppare le strade e rendere più sicura la volata dei campioni. Invece ha scaricato tutti i disagi sui palermitani senza neppure ricompensarli con la copertura di una buca. In questa città senza capo né coda..

Musumeci, c’è il vuoto
dietro la mascherina

"Siamo in guerra", ha ripetuto ieri Nello Musumeci brandendo la mascherina come un’arma capace di intimorire i reprobi e i disobbedienti. Lui – beato lui – crede di fronteggiare la situazione a colpi di appelli e di tamponi. Invece l’emergenza che strangola la Sicilia non è quella sanitaria, ma quella economica. E’ sprofondato il turismo. E’ naufragato il commercio. Le imprese barcollano. La disoccupazione avanza. Boccheggia pure il lavoro nero. E la Regione che fa? Allarga le braccia. Vorrebbe dare una mano agli operai in bilico tra cassa integrazione e licenziamento ma non ha un euro in cassa. Vorrebbe sostenere le aziende sull’orlo della chiusura ma la Finanziaria approvata cinque mesi fa ha partorito un bilancio di cartapesta. Un bluff. La guerra c’è ma il colonnello Nello vuole far credere..

Non bastava Azzolina,
arriva pure Lagalla

Roberto Lagalla, assessore regionale all’Istruzione, è indubbiamente un uomo di cultura, oltre che di potere. E’ stato pure Chiarissimo Rettore dell’Università di Palermo. Ieri però ha emanato una direttiva sull’uso delle mascherine ed è inciampato in un linguaggio che certamente non rende onore alla sua luminosa storia di lettere e scienza. Leggete lì dove parla delle mascherine di stoffa, quelle non chirurgiche. “L’uso potrà essere concesso agli studenti, con particolare riferimento ai minori delle scuole primarie, soprattutto in virtù della possibile personalizzazione del dispositivo, ad esempio attraverso l’uso di tonalità cromatiche in grado di promuovere nei bambini una interpretazione ludica dell’adozione della mascherina”. Poveri studenti. Afflitti non solo dall'improntitudine della Azzolina ma anche dai ghirigori del chiarissimo professore Lagalla.

Ci informano su Ambelia
ma non sul Coronavirus

Musumeci torna ai cavalli di Ambelia. Sulle tv nazionali è comparsa la pubblicità di una mostra equina in programma per ottobre in quel fazzoletto di terra compreso tra Scordia e Militello, paese natio del presidente della Regione. Il quale, come si vede, trova tutti i soldi necessari per rilanciare sport, turismo e divertimento ma non dedica un euro alla comunicazione istituzionale. Per esempio. In quali laboratori è possibile eseguire un tampone? A quali procedure deve sottoporsi uno studente positivo al Covid prima di rientrare in classe? Chi dovrà assumersi la responsabilità di chiudere i battenti nel caso in cui la scuola dovesse rivelarsi un focolaio di infezione? Servirebbero risposte certe. Ma il colonnello Nello non informa adeguatamente i siciliani. Non martella sulla prevenzione. La testa gli fa dire che è..

Ma com’è lontano
il cielo del Veneto

Forti, potenti, invincibili. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha saputo trasformare la propria regione in un regno. Ha raccolto un consenso che non ha eguali nella storia e oggi dispone di un carisma, all’interno della Lega, che gli consente di contrapporsi, se vuole, a Matteo Salvini. Non è il solo. Anche Vincenzo De Luca ha trasformato in un regno la sua Campania. E lo stesso ha fatto Michele Emiliano in Puglia. Piaccia o no, l’ultima tornata elettorale ci ha detto che al populismo cialtronesco di Salvini e Di Maio si contrappone ormai un populismo più concreto, più operoso, meno estremista, più trasversale: quello dei governatori. Ci rifletta il presidente Musumeci. Forse troverà il coraggio di abbandonare per strada bulli e sfasciacarrozze e di scegliere finalmente la via del buongoverno...