I danni di Ingroia
quando era sobrio

Ok, accettiamo pure la versione con la quale Antonio Ingroia, l’ex pm della Trattativa, ha cercato di addolcire la figuraccia del giorno prima: era a Parigi in stato di ebbrezza e il comandante gli ha impedito di salire a bordo di un aereo diretto in Argentina. Lui sostiene che aveva bevuto sì e no due o tre bicchieri di vino e che la manfrina era dovuta alla maleducazione di uno steward, puntualmente difeso da tutto l’equipaggio. Vabbè. Il problema di Ingroia non è quello che ha fatto da alticcio all’aeroporto di Roussy. Ma ciò che ha fatto da sobrio alla Procura di Palermo, dove trasformò l’inchiesta giudiziaria sulla Trattativa nella giostra mediatica di una campagna elettorale che avrebbe dovuto portarlo a Palazzo Chigi. A quel tempo era sobrio, lucido, cinico,..

L’inutile moralismo
del “fascista perbene”

No, caro Presidente, la ricreazione alla Regione non è finita. E la resurrezione, se proprio vogliamo seguire il simbolo pasquale, non c’è stata, non c’è e temo proprio che non ci sarà. Perché lei, onorevole Musumeci, ha paura della sua ombra e dietro la scorza di “fascista perbene” – una scorza colorita con i più triti e ritriti slogan del Ventennio – c’è semplicemente il nulla. Il bisturi? Ma chi l’ha visto mai nelle sue mani. Lei, per gettare un po’ di fumo negli occhi, dice che la “ricreazione è finita”. E subito dopo, confidando negli anelli al naso del popolo siciliano, aggiunge: “Se trovo qualcuno che vuole fare il malandrino di turno lo allontanerò senza pensarci un attimo”. Ma a chi le racconta queste sonore minchiate, Presidente? Lei i..

Le trame nascoste
di Bullo & Bulla

Lui tresca con il candidato sardo. Essendo un pezzo grosso di Palazzo d’Orleans dovrebbe sostenere qualcuno che sia legato corpo e anima a questa sfortunata Sicilia. Invece no. Pur di fare uno sgarbo a Gianfranco Miccichè sbandiera ai quattro venti che convoglierà i suoi voti – quali voti? – su Salvatore Cicu. Lei invece piritolleggia a Gela, dove si vota per le comunali. Miracolata da Berlusconi che l’ha portata aggratis a Montecitorio, si diverte a sputacchiare sui berlusconiani di Forza Italia e ad applaudire il candidato leghista. Bullo e bulla sono fatti così: credono che sia arrivato il momento di abbandonare il leader che tramonta e traccheggiano per arruffianarsi con i nuovi potenti, Salvini in testa. E la Sicilia? Gli avventurieri della politica generalmente pensano ad accumulare potere. Non hanno..

Musumeci, il piritollo
e quello sporco affare

Scusi, presidente Musumeci, quale bonifica ha già avviato il suo governo? Nell’ultimo intervento in aula, Lei ha legittimamente rivendicato alla sua azione politica un percorso di onestà e di pulizia. Ma lei sa che siamo appena agli annunci e che la questione morale è ancora tutta da risolvere e da chiarire. A cominciare dallo scandalo più sfacciato fra i tanti che, negli anni, hanno attraversato Palazzo d’Orleans: lo sporco affare dei novantuno milioni versati dalla Regione, estero su estero, a una banda di avventurieri per un censimento del patrimonio immobiliare che nessuno ha mai visto. Era lecito aspettarsi che lei chiamasse il piritollo che le farfalleggia attorno – persona molto informata sui fatti – per chiedergli una spiegazione. Ma lei ha preferito girarsi dall’altra parte. E l’onestà, senza coraggio, finisce..

Non bastava il bullo
Ecco a noi la bulla

Non bastava il bullo. Anche la compagna del bullo ha cominciato a sfidare Forza Italia. Lui ha trovato nel suo cammino quel pappamolla di Musumeci che, terrorizzato dal fatto stesso di dovere governare, gli ha consegnato le chiavi della Regione, dandogli il permesso di fare, di strafare e soprattutto di distribuire un po’ di becchime ai leccaculisti che gli corrono dietro. Lei invece si era tenuta in disparte. Aveva convinto Berlusconi che il suo compagno fosse a dir poco uno statista e lo aveva pure affascinato; e poi si era ritirata nelle stanze di Montecitorio, a godersi il seggio che il padrone di Arcore le aveva assegnato aggratis. Ma l’altro ieri ha deciso pure lei di uscire allo scoperto. Accompagnata dal bullo, è andata a una manifestazione leghista. Perché non..

Così spende e spande
quel gaga del Turismo

Qualcuno fermi l’assessore Sandro Pappalardo, meglio conosciuto come il gaga del Turismo. E’ messo lì che spende e spande come un nababbo i soldi dei siciliani. Forniamo qualche cifra: ha preso undici milioni e li ha portati alla Gazzetta dello Sport per avere in cambio la promessa che il prossimo Giro d’Italia partirà da Catania. Se l’effetto sul turismo sarà lo stesso di quello provocato dallo spelacchiato Giro di Sicilia, anche le pietre impareranno la differenza che passa tra spendere e sprecare. Ma il gaga è ormai uno specialista degli appalti concessi senza bando di gara. Come se la Gazzetta non bastasse, ecco altri quattro milioni dati, con trattativa privata, a IGP Decaux, una società francese chiamata per pubblicizzare la Sicilia negli aeroporti italiani. Visto che l’onestissimo Musumeci dorme e..

Alla Sicilia non serve
la gnagnera di Nello

L’ultima gnagnera con la quale Nello Musumeci vorrebbe coprire il nulla che lo circonda è questa: sono un Presidente della Regione talmente fuori moda che ho deciso di non ricandidarmi. Sono legato ad antichi valori, non appartengo alla civiltà dell’apparire ed è per questo che sono finito in coda alla classifica dei governatori. Una gnagnera che non commuove nessuno. Perché il guaio vero è che Musumeci è assediato dalle paure. Soprattutto dalla paura di sbagliare. Come se non bastasse ha deciso di convivere con un bullo che ha fatto della spregiudicatezza la sua cifra di potere e che invece è abilissimo nel fare e nello strafare. Povero Presidente. Quando troverà il coraggio – le palle, si stava per dire – di riappropriarsi di Palazzo d’Orleans? Senza un gesto estremo la..

Nel teatro delle donne
arriva pure Esterina

La prima a vincere la gara è stata la genovese Laura Sicignano, regista e nulla più, alla quale lo Stabile di Catania, il glorioso “Giovanni Verga”, ha affidato la direzione artistica. Ieri l’esempio è stato seguito dal “Biondo” di Palermo, che ha conferito lo stesso incarico a Pamela Villoresi, toscana d’origine, attrice di pregio e nulla più. La logica è sempre la stessa. I veti incrociati della politica spingono i consigli di amministrazione alla paralisi. Che per uscire dall’angolo finiscono per scegliere figure palliducce e comunque fuori dai giochi siciliani. Sembra però che non ci sarà due senza tre: perché al vertice dell’Orchestra sinfonica pare che torni Esterina Bonafede, targata Udc, incarnazione di tutto ciò che un soprintendente non dovrebbe essere. Le consorterie politiche non sentono ragioni. Troveranno gli amministratori..

Il cotto Musumeci
ultimo in classifica

Diciamolo con chiarezza. Nello Musumeci è un presidente della Regione cotto, stracotto, anzi bollito. In quindici mesi non ha prodotto una sola riforma. E non è certamente un caso che il Sole 24ore lo abbia oggi collocato in coda alla classifica dei Governatori. Non solo. Il suo è un governo ormai senza capo né coda. E’ in perenne conflitto con Toninelli, ministro delle Infrastrutture, e non riesce ad avere un soldo dallo Stato perché il ministro Tria, quando vede all’orizzonte l’impomatato della Regione Sicilia, si gira subito dall’altra parte. Se a questo si aggiunge la mancanza di una maggioranza all’Assemblea regionale e il discredito che è piovuto addosso all’intera giunta con la questione morale, si capisce perché a Palazzo d’Orleans ormai si sbrigano solo gli affari correnti. Soprattutto quelli utili..

Faustino non ha mai
lasciato la Regione

Chi si ricorda più di Fausto Giacchetto, detto Faustino, il giovane truffaldo che manipolava, per sé e per la cosca dei suoi amici, i bandi con i quali la Regione distribuiva i milioni di euro messi a disposizione dall’Europa per la comunicazione? Siccome ogni avventuriero ama strafare, anche Giacchetto finì per spingere la propria avidità oltre il limite. Fu beccato con le mani nella marmellata e i giudici di primo grado lo hanno condannato a otto anni di carcere. E per avere un’idea del malloppo che si era portato a casa basta ricordare che nel luglio dell’anno scorso gli sono stati confiscati settanta milioni. Faustino, manco a dirlo, ormai non conta più nulla: le vicende giudiziarie lo hanno bruciato. Ma il suo spirito è vivo e vegeto. Volete una prova?..