I tetti dei palazzi
che scottano…

Ora che la tempesta di Sala d’Ercole è passata eccoci qui a chiedere: ma il bullo dov’è? Teoricamente dovrebbe essere a Roma, a fare la spola tra Camera e Senato per ottenere quel via libera alla rateizzazione del debito che nella Finanziaria viene dato per certo e che purtroppo certo non è. Ma è un’illusione ottica. Perché i bene informati sostengono che l’interesse del de cuius, in questo momento, sia invece quello di trovare uno spazietto alla Cassa Depositi e Prestiti per chiudere, con la copertura del potente carrozzone romano, i guai di Sicilia Patrimonio Immobiliare, la società alla quale il governo Lombardo, di cui il bullo era un pilastro, aveva affidato la vendita degli edifici intestati alla Regione. Un’operazione opaca, con strascichi giudiziari che ancora non si chiudono. I..

La maggioranza si trova,
non si trova il Presidente

Forse è arrivato il momento di sfatare un luogo comune. Finora è passata la tesi di un Musumeci mortificato da un destino cinico e baro che di continuo lo priva della sua maggioranza: sarebbe il Presidente più bravo del mondo, ma quei cattivacci di Forza Italia gli remano contro e lui, poveretto, è come un viandante nel deserto, sempre in cerca di una goccia d’acqua. La Finanziaria però ha dimostrato che, nonostante le improvvisazioni e le scemenze abborracciate dal suo bullo di fiducia, la maggioranza è riuscita ad approvare un bilancio e a mettere insieme quei quattro soldi che consentiranno alla Regione di sopravvivere. Dimostrando che, se si vuole, i numeri si trovano. Semmai manca il Governatore: quello che dovrebbe approntare un’idea di sviluppo per la Sicilia; invece, come dice..

O la via della pace
o quella del disastro

Facciamo finta che il Bilancio sia stato approvato. Diamo per scontato che Roma, quando si accorgerà del trucco infilato lì dentro dal bullo – una vecchia volpe in materia – faccia pure finta di non avere visto nulla. Bene, con quale maggioranza spera di governare nei giorni a venire Nello Musumeci? Sta a Palazzo d’Orleans da oltre un anno e non ha varato una sola riforma. Ora, dopo le inquietudini barocche che hanno accompagnato la Finanziaria, sa per certo di avere un’aula ostile perché i malpancisti di Forza Italia non sopportano più né lo strapotere del bullo né l’inconsistenza di altri assessori, incapaci persino di controllare l’efficienza del proprio ufficio di gabinetto. Se davvero vuole il bene della Sicilia, al Governatore non resta che tentare la via della pacificazione. Non..

Quello che Musumeci
finge di non capire

Nello Musumeci sarà pure un presidente sonnacchioso, ma di sicuro non è scemo. E sa bene che le fucilate dei deputati contro la Finanziaria hanno un bersaglio preciso: il bullo. Cioè quell’avventuriero della politica, senza voti né storia, che il Governatore mantiene a Palazzo d’Orleans in un ruolo a dir poco sovrastimato. I deputati di Forza Italia non lo sopportano. E per farlo capire pure alle pietre hanno impallinato ogni sua proposta: dalla scemenza del “Portogallo di Sicilia” fino all’articolo 7, quello che avrebbe consentito di spalmare i debiti in trent’anni. Eppure Musumeci fa finta di non capire e, anziché cacciarlo a pedate, lo difende. Gli serve per agitarlo contro Gianfranco Miccichè, l’alleato che gli sta sullo stomaco. Ma anche per rendere un favore a Raffaele Lombardo, il ras catanese..

Povero Musumeci:
chi di bullo ferisce…

Ormai lo ammettono tutti, basta leggere i giornali di oggi: il governo regionale ha preferito al dialogo la prova di forza ed è finito nel pantano. Un pantano tragico per la Sicilia: senza l’approvazione del bilancio, la Regione si ferma di colpo. E sono guai per tutti, per figli e figliastri. A questo punto però sorge spontanea una domanda: chi ha spinto Musumeci a impugnare il guanto della sfida e a sfracellarsi sui costoni acuminati di Palazzo dei Normanni? La risposta è sotto gli occhi di tutti. L’artefice del disastro è stato il bullo: quell’avventuriero della politica del quale Musumeci avrebbe dovuto disfarsi fin dall’inizio. E che il Governatore ha usato invece come arma impropria per tenere sotto scacco Gianfranco Miccichè, suo sgradito alleato. Ma nei palazzi del potere non..

Allegria, è tempo
di trombe e tromboni

Potevano innamorarsi della camminata a piedi. Invece sono stati artigliati da un’aquila reale e credono di volare nei cieli alti. Prendete il governatore Musumeci e l’assessore Pappalardo. Hanno scoperto il ciclismo che fu di Bartali e di Coppi. E ritrovandosi con le tasche piene hanno regalato 11 milioni di euro a Rcs Sport, la società del Corriere. In cambio hanno ottenuto la promessa che il Giro d’Italia del 2021 partirà dalla Sicilia. Un prezzo smodato per uno sport demodé. La stessa aquila avrà pure artigliato Leoluca Orlando e Francesco Giambrone, padroni del Teatro Massimo e ormai pazzi per il tenore Placido Domingo. Che trent’anni fa era certamente una star imperdibile ma ora ha la sua età ed è pure lui un po’ passato di moda. Per averlo a Palermo gli..

Il sogno degli ascari
ingrassa il Corriere

Se c’è un uomo che ha saputo coniugare la cultura palermitana con la modernità quello è Ignazio Garsia, musicista di rara sensibilità. Si deve a lui se il Brass Group è diventato un punto di riferimento internazionale per gli appassionati del jazz. Ma il governo della Regione ha deciso di chiudere questa pagina eroica e straordinaria con un taglio del finanziamento da 750 a 250 mila euro. Un delitto perfetto. Nello stesso giorno però gli affamatori del Brass – il governatore Musumeci e l’assessore Pappalardo – hanno fatto sapere che regaleranno 11 milioni di euro a Rcs Sport per avere in cambio la promessa che nel 2021 il Giro d’Italia partirà dalla Sicilia. Uno spreco immondo. Dietro il quale si intravede solo la vanità di due gaga, un po’ ascari..

Il comodo sinedrio
delle anime belle

Le anime belle della sacrestia hanno preso posto nel sinedrio della politica e hanno emesso una sentenza: la colpa di tutti i mali della Sicilia è di Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale. Decapitiamolo. Nel bel mezzo della bufera sulla legge di bilancio, il reprobo avrebbe abbandonato baracca e burattini e si sarebbe concesso un’allegra vacanza in chissà quale località turistica, lasciando senza stipendio forestali e sportellisti, trattoristi dell’Esa e precari dei consorzi di bonifica. Poi però si scopre che il bilancio da approvare era un sacco vuoto. E che la decisione di rinviare la seduta, in attesa che il governo inviasse le carte per dare un senso alle cifre, era stata presa da tutti i gruppi parlamentari, comprese le anime belle grilline. Ma tant’è. I moralisti, per sopravvivere, hanno sempre..

Musumeci ha creato
la Sicilia del “boh”

Chi è l’uomo che sovrintende sull’Orchestra sinfonica? Boh. Chi è il manager chiamato ad amministrare le aree industriali dell’Irsap? Boh. E chi governa sulle autostrade siciliane: appartengono ancora al Cas o sono già transitate all’Anas? Boh. E le tasse di noi poveri abitanti di questa terra sono ancora appannaggio di Riscossione Sicilia o sono state già appaltate a Equitalia? Boh. E l’Ente di sviluppo agricolo, meglio conosciuto come il più immondo carrozzone clientelare dell’era democratica, è stato già raso al suo suolo o continua a macinare soldi come tutti gli altri carrozzoni del regno? Boh. E Sicilia Digitale, che avrebbe dovuto rilanciare l’informatica universale, avrà ancora un ruolo o tutti gli investimenti passeranno all’Agenda Digitale, in pieno accordo con i boiardi romani? Boh. Ma in questo mondo di certezze, il..

Una Buttanissima
di zucchero e miele

Oggi per noi di “Buttanissima” è un giorno di paradiso. A fine gennaio abbiamo tagliato un traguardo strabiliante che ci appaga e ci commuove: abbiamo totalizzato due milioni di pagine viste. E se pensiamo che questo giornaluccio ha appena sette mesi di vita, sincerissimamente ci gira la testa. Siamo così felici e gaudiosi che vorremmo quasi recitare una di quelle poesie di zucchero e miele che ci insegnavano alle scuole elementari: “C’erano tante rose affacciate a una finestra che ridevano come spose preparate per la festa”. Certo, dobbiamo anche ammettere che non tutte le rose vogliono far festa. Perché nel giardino che ci circonda – che è quello della politica – ci sono i bulli, i gagà, le mezze calzette: tutta gentuzza, che quotidianamente è costretta a sopportare la nostra..