Il disastro della Sicilia
ha un nome e cognome

Ora che i magistrati hanno presentato il salatissimo conto che cosa dirà il bullo del Bilancio? Che è sempre colpa dei governi precedenti? La procura della Corte dei Conti è stata chiarissima nell’elencare le cose che si sarebbero dovute fare e non si sono fatte nel corso del 2018. Rosario Crocetta, che di guai ne ha pure combinati tanti, stavolta non c’entra: la colpa del disastro finanziario è tutta da imputare al governo presieduto da Nello Musumeci e in particolare al suo assessore: così spocchioso e così arrogante che non ha dato ai magistrati contabili nemmeno le carte necessarie per capire dove sono i buchi da rattoppare. Resta in piedi una domanda: che farà Musumeci, l’uomo dell’onestà-tà-tà? Difenderà ancora, perinde ac cadaver, il bullo che, piritolleggiando tra Roma e Bruxelles,..

I magistrati bussano,
la Regione non risponde

E’ un calvario il bilancio consuntivo della Regione per il 2018. La Corte dei Conti, che ha già rinviato la parifica di parecchi mesi, non riesce a chiudere il cerchio. Ci sono ancora cifre che ballano. A cominciare da quelle relative ai fondi vincolati. Nel corso della pre-adunanza, in vista dell’udienza del 13 dicembre, i giudici contabili hanno sottolineato che “a più riprese questa sezione ha tentato di ottenere riscontro da parte dell’amministrazione sulla quantificazione dei fondi regionali, non ottenendo alcuna risposta”. E dov’era Nello Musumeci, il presidente che ha fatto della legalità la sua cifra di governo? E dov’era l’assessore al Bilancio, l’uomo che piritolleggia tra Roma e Bruxelles e che – stando ai pesanti rilievi della Corte – non si degna nemmeno di presentare le carte necessarie per..

Il populismo di Orlando
e le macerie di Palermo

Ci voleva l’inchiesta di Fraschilla e Scarafia pubblicata oggi su Repubblica per farci capire quali macerie – “di fango e di cenere”, avrebbe detto Giobbe – ci lascia il pomposo e strabico populismo di Leoluca Orlando. Non c’è a Palermo un solo servizio che funzioni: dai trasporti alla manutenzione delle strade, dal traffico alla raccolta dei rifiuti, dalle opere pubbliche alla vergogna dei cimiteri. E lui, l’eterno sindaco, che fa? Impasta e rimpasta gli assessori della giunta, saltella da un convegno all’altro, racconta la favoletta ormai consunta del rinascimento della città e mostra soprattutto i muscoli ogni qualvolta si affaccia all’orizzonte del porto una nave carica di migranti. E’ il populismo che cerca il conflitto con l’altro populismo, quello di Matteo Salvini. Mentre la città avrebbe bisogno di un sindaco..

O con la Sicilia
o con Berlusconi

L’analisi che potete leggere qui accanto dimostra che Nello Musumeci ha ancora la possibilità di tirare fuori questa legislatura dal pantano nel quale è precipitata. I rapporti tra Palazzo d’Orleans e Palazzo dei Normanni sono miglioranti, il Governatore e il presidente dell’Ars sono tornati a parlarsi, la maggioranza può recuperare il proprio ruolo. Resta un ultimo ostacolo: Gaetano Armao, inconcludente e arrogante assessore al Bilancio. Forza Italia, che rappresenta metà della maggioranza, lo vede come un corpo estraneo, addirittura ostile. Musumeci invece lo difende e ai tanti che gli chiedono di rimuoverlo risponde che lo ha imposto Berlusconi. Ma tenere Armao in giunta significa paralizzare l’Ars: le sue leggi non passano. E Musumeci non ha scelta. O pensa alla Sicilia e ai problemi da risolvere o ubbidisce al vecchio leader..

Una Regione di bulli,
bluff e quacquaraqua

Bluff, bulli e quacquaraqua. Ma che cosa è diventata questa Regione? Il governatore Musumeci annuncia 1500 assunzioni da qui al 2021. Ma Claudio Reale, su Repubblica, smonta la bugia e dimostra che le assunzioni possibili sono non più di cento. Un documento con sette firme chiede alla Commissione antimafia di diradare le opacità sulla scorta assegnata al giornalista Paolo Borrometi. Ma quando la notizia diventa ufficiale tre dei sette deputati ci ripensano e dicono che non sapevano ciò che firmavano. E non finisce qui. L’altra sera il bullo si imbuca in una festa del Brass, al teatro Santa Cecilia di Palermo, e sostiene che se non fosse stato per lui, signora mia, quel club non esisterebbe. Ma chi non ha visto Ignazio Garsia, anima del Brass, trascinarsi con il suo..

La lezione che arriva
dalla legge sui vitalizi

Vi sembrerà strano ma la buona legge sui vitalizi, approvata ieri dall’Ars, dice che tra Palazzo d’Orleans e Palazzo dei Normanni si intravede forse un raggio di sole, un po’ di quiete dopo le tempeste. Nello Musumeci, Gianfranco Miccichè e Antonello Cracolici – ciascuno nel proprio ruolo – hanno giocato una partita non facile. Hanno fronteggiato, con il buon senso, l’infantilismo grillino, ammorbato di antipolitica e di onestà-tà-tà. Hanno lottato contro un circo mediatico, capeggiato da Massimo Giletti, che ritrova sempre e comunque nella Sicilia il sommario di tutti i luoghi comuni. E, malgré tout, hanno vinto. Segno che c’è ancora la possibilità di salvare la legislatura e che c’è ancora spazio per uomini e partiti di buona volontà. Basta parlare, basta dialogare. Senza bulli che giocano per conto proprio,..

Palermo, cronache
della città indecente

Basta leggere i giornali per capire dove ci trascina il populismo del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Lui, il professore, sembra abitare in un castello dove c’è solo cultura e antimafia, cultura e antirazzismo. Tutte cose nobili, nobilissime. Ma poi prendete in mano il Giornale di Sicilia e scoprite che l’Amat, l’azienda dei trasporti, è con l’acqua alla gola: accumula debiti su debiti, quattro passeggeri su dieci viaggiano a sbafo, se non si corre subito ai ripari la strada segnata è quella del fallimento. Stessa tragedia per la Rap, l’azienda della nettezza urbana, ormai in preda a una crisi di disperazione: la differenziata non decolla, la discarica di Bellolampo è collassata, la città decente resta un miraggio. E poi ci sono le buche: gli ultimi rattoppi, racconta Sara Scarafia su..

Ma non c’è giustizia
senza misericordia

Bastava accendere la tv ieri per capire che il discorso obbligato era quello della violenza sulle donne. Da Massimo Giletti a Mara Venier era tutto un rito di denuncia e dibattito per evitare che le scelleratezze si ripetano, per fare in modo che le vittime siano risarcite e che la violenza dei carnefici venga stroncata da una giustizia immediata. Tutti discorsi sacrosanti, puntuali, condivisibili. Ma come spesso accade quando dalla sostanza delle cose si passa alla liturgia, non sono mancate né le sbavature né le forzature. Avete visto il ministro della Giustizia intervistato dalla Venier? San Tommaso d’Aquino sosteneva che “la giustizia senza castigo è un’utopia” e che “il castigo senza misericordia è una crudeltà”. Ma Bonafede, davanti a Mara, si inebriava solo al pensiero delle manette e di una..

Omaggio al popolo
della brava gente

Ah se le piazze potessero parlare. Racconterebbero i sogni e le velleità dei girotondi, dei forconi, del popolo viola e del popolo dei fax. E racconterebbero pure le speranze e illusioni delle lenzuola appese ai balconi contro la mafia e di ogni corteo studentesco. Ieri sera è toccato alle fresche e spumeggianti “sardine” di occupare a Palermo la piazza del teatro Massimo: ci hanno portato il sapore dell’antifascismo emiliano e ci hanno convinto che in giro per l’Italia c’è un movimento spontaneo, fresco, pulito e trasparente che, intrepido e intraprendente, vuole dire no a Salvini, alla Meloni e alla destra prepotente. Ci hanno detto che è la voce della nuova società civile e noi puntualmente ci abbiamo creduto. Come abbiamo creduto ai girotondi, ai verdi, ai forconi, alle Agende rosse..

Nino, domani a Palermo
Salvini fa il garibaldino

Diavolo di un Salvini. Aveva dietro la sua porta un esercito di pellegrini, tutti desiderosi di offrirgli il proprio ex voto nella speranza di ottenere in cambio un posticino sul carro del vincitore. C’era il molto reverendissimo Nello Musumeci, presidente della Regione in cerca di una maggioranza, che si offriva addirittura come terza gamba della Lega in Sicilia. E c’era pure quella coppia di avventurieri, due scorie del peggiore berlusconismo, che volevano tentare il colpo grosso della riconferma sotto le ali del Carroccio. Ma quel diavolo di Salvini ha beffato tutti. Ha messo da parte anche i suoi nonni garibaldini - Attaguile, Gelarda, Pagano - e per lo sbarco nell’isola ha preferito affidarsi a un giovane di 41 anni: Nino Minardo, erede di una dinastia di moderati che da tempo..