Se la Lega in Sicilia
vuole avere un peso

Quattro deputati leghisti all’Assemblea regionale possono essere determinanti. Ma a una condizione: che costringano comunque l’inconcludente Musumeci – il governatore del pane e cipolla – a prendere finalmente in mano le questioni fondamentali della Sicilia, dimenticando gli interessi parrocchiali inseguiti finora con tanta acribia. Ben sapendo che se la rivoluzione salviniana si limiterà all’acquisizione di un assessorato, la missione potrà ritenersi fallita. Musumeci deve liberarsi della sua dimensione provinciale; deve capire che l’orizzonte della Regione va oltre i cavalli di Ambelia e anche oltre Catania; che dopo due anni è necessario sapere quali assessori hanno fatto bene e quali hanno curato solo i propri interessi. La crisi che mortifica la Sicilia ha bisogno di soluzioni. Non servono più né i bulli né i farfalloni, né i piritolli né gli avventurieri.

Un presidente
piccolo piccolo

Sinceramente nessuno poteva credere che, con Nello Musumeci, avremmo avuto uno statista al comando della Regione. Ma ieri, dopo che il suo governicchio ha messo una pezza al pateracchio dell’esercizio provvisorio, lui – il Governatore – ha fornito un ritratto della sua dimensione politica. Ha liquidato lo schiaffo, ricevuto il giorno prima dall’Assemblea regionale, come un incidente di percorso, come un episodio di ordinaria amministrazione. Del resto, è questa la sua dimensione: l’ordinaria amministrazione. In seguito alla batosta avrebbe potuto chiedersi se fosse necessario o meno un colpo d’ala, un guizzo o un’intuizione che tirasse finalmente la Regione fuori dal pantano in cui la sua inconcludenza l’ha trascinata. Ma niente: solo ordinaria amministrazione. Solo Catania e Ambelia. Un presidente piccolo piccolo si trova a suo agio solo in quella dimensione.

Il bullismo
al de profundis

Fino a quando questo assessore al Bilancio potrà consentirsi di sfidare un’Assemblea regionale che non sopporta più il suo bullismo, i suoi opachi giochi sui conti pubblici, i suoi funambolismi sugli immobili della Regione, le sue dubbie manovre sul digitale, i suoi ingombranti silenzi sul censimento fasullo che ha fruttato novanta milioni a un avventuriero che, manco a dirlo, si fregiava delle sue consulenze? Fino a quando Musumeci consentirà che un bullo, arrivato nelle stanze del potere senza legittimazione elettorale, provochi continui disastri nella vita di tutti quei siciliani che aspettano dalla Regione risposte concrete e non il tiro al bersaglio dei franchi tiratori? Ieri, quelli che non lo sopportano più gli hanno affossato a voto palese l’esercizio provvisorio. Riparare il danno non sarà facile. Per il governo Musumeci siamo..

Palermo, il traffico
in mano ai talebani

Al Comune di Palermo c’è un assessore che si è trasformato ormai da tempo in un talebano del traffico: anzi, della ztl. Sogna una città senza auto, affidata per la mobilità solo ai mezzi pubblici: autobus e taxi. Uno zelo, quello dell’assessore Giusto Catania, che potrebbe anche dare i suoi frutti se solo fosse accompagnato da altre attenzioni. Se, per esempio, ci fosse lo stesso impegno nel risolvere la questione dei cantieri che hanno imprigionato, fino a dissanguarle economicamente, intere strade della città: dalla via Emerico Amari a viale Lazio fino alla zona del porto. Anche i bambini dell’asilo capiscono che l’interlocuzione con le ditte appaltatrici non è delle più facili ma c’è un dato di fatto: nessuna impresa rispetta le scadenze. Pensare che la ztl possa da sola arginare..

Non era di Catania
E la nomina s’affumò

L’altro ieri, quando un mitomane pensò bene di incoronarsi presidente dell’Orchestra Sinfonica, l’assessore Manlio Messina, cui spetta la designazione, tenne subito a far sapere che, quel signore, lui non l’aveva mai visto né sentito. Fatta la precisazione, il responsabile del Turismo e dello Spettacolo avrebbe anche potuto scegliere un candidato idoneo e avviare così la nomina vera propria; un modo, istituzionalmente corretto, per stroncare le manovracce che ormai da anni affliggono la sventurata Fondazione. Invece, niente. Neppure la farsa dell’ex usciere che si era fatto presidente è servita per riportare la Sinfonica alla normalità. Fonti autorevoli dicono che Messina una personalità autorevole da designare l’aveva già individuata. Curriculum, esperienza, titoli: tutto al top. Ma si è accorto all’ultimo momento che non era catanese. E la nomina si affumò.

Mirri e l’affare
del centro sportivo

Chi credeva che Dario Mirri, grintoso patron del Palermo, avesse acquistato la squadra di calcio solo per un illibato amore verso lo sport, si ricreda quanto prima. Il giovane manager discende da una dinastia imprenditoriale molto attiva e aggressiva; e in questi giorni sta dimostrando a tutti, grandi e piccini, di che erba è fatta la scopa. La partitina di calcio è cosa bella e divertente, i tamburi dei tifosi possono essere anche una piacevole macchia di colore, ma ancora più eccitante è l’affare immobiliare che Mirri pensa di realizzare su un terreno della Favorita, che è demanio pubblico. Vuole costruire un centro sportivo per addestrare i talenti del nuovo e glorioso Palermo, così dice. Pensa quanto valore acquisteranno le sue azioni se l’affare andrà in porto. Se la Regione..

Se nessuno governa
siamo già alla Vandea

Anche la Sicilia ha la sua Vandea. Anche la Regione di Nello Musumeci ha un luogo dove è tollerata ogni scorribanda, dove le cosche di potere si incontrano e si scontrano; tanto non c’è mai un governo in grado di dettare regole certe. Prendiamo la farsa che si è recitata ieri sul teatrino dell’Orchestra sinfonica. Un ex usciere si è incoronato con le proprie mani presidente del consiglio di amministrazione. Lì per lì sembrerebbe una macchietta da avanspettacolo. Ma se ci guardi dentro trovi che il bravuomo, chiamiamolo così, è un fedelissimo di Esterina Bonafede, l’ex sovrintendente che non sa più quale gioco sperimentare pur di tornare a galla. Intanto intorbida le acque. A questo punto servirebbe un governo in grado di governare, di fare finalmente una nomina seria e..

La funesta leggenda
del santo seminatore

C’era una volta un governatore venuto da Catania… Potrebbe cominciare così la favola di Nello Musumeci, il presidente della Regione che ha bruciato oltre due anni del suo mandato con la pretesa di seminare il bene per contrastare il male. Fateci caso. A chiunque gli chieda se abbia mai realizzato un’opera pubblica, se abbia mai varato una riforma, se abbia mai portato al macero uno dei tanti carrozzoni clientelari o se abbia mai richiamato all’ordine il bullo che piritolleggia alla sua destra, il governatore risponde serafico: “Abbiate, pazienza: stiamo seminando”. Intanto però, le crudeli cifre fornite dalla realtà dicono che l’economia siciliana è già al di sotto del baratro, che il Pil ha superato ogni nefasta previsione e sta per attestarsi a meno zero virgola quattro. Basterà questo nero scenario..

Quattro schiaffi
per quattro assessori

C’è una cosa che in politica spaventa più della corruzione e della disonestà. Ed è la miseria culturale. Ne hanno dato prova quattro assessori regionali: Marco Falcone, Bernadette Grasso, Totò Cordaro e Mimmo Turano. Livesicilia li ha pescati con le mani nella marmellata. Discutendo sull’ipotesi di tirare un pacco al Fondo pensioni degli impiegati – costretto ad acquistare, per 23 milioni, immobili privi di un valore documentato – i suddetti hanno approvato, naturalmente senza fiatare, la proposta della coppia Musumeci & Armao. Dimenticando che tre anni fa, quando la stessa operazione truffaldina voleva farla Crocetta, avevano invece sbandierato una tesi di decisa opposizione. Non solo. Messi di fronte alla contraddizione, hanno pure avuto il coraggio di alzare il ditino per puntualizzare non si sa che cosa. Hanno preso quattro schiaffi...

Dopo la commozione
si torna ai vecchi vizi

Sogno stati lì per due giorni a commemorare Piersanti Mattarella e a stringere le mani del fratello Sergio, oggi Capo dello Stato. E per due giorni hanno reso omaggio al rigore morale del presidente della Regione assassinato quarant’anni fa in via Libertà, a Palermo, da un killer che è rimasto sconosciuto. Non solo. Il sindaco Leoluca Orlando ha intestato alla sua memoria un giardino al centro della città e il governatore Nello Musumeci non ha mai smesso di ricordare il principio sacrosanto delle “carte in regola”. Ma, concluso il rito della commemorazione, Orlando è tornato al populismo guascone con il quale da più di vent’anni finge di governare Palermo, mentre Musumeci è tornato a impasticciare i bilanci della Regione con il bullismo devastante già pesantemente sanzionato dalla Corte dei Conti...