Un pianto di popolo
per il Bullo disertore

Piange il quartiere di Ballarò, da Casa Professa fino all’Arco di Cutò. Piangono i disperati, i carcerati, i mutilati e pure i raccomandati. Piange il quartiere della Vucciria, da via dei Cocchieri fino al Largo Argentieri. Piangono i pompieri, i carabinieri, i brigadieri e pure Tatuccio, lo spilungone che si era arruolato nei corazzieri. Versano fiumi di lacrime i picciotti del Capo, da via Quattro Coronate fino al Monte di Pietà, dal convento di Sant’Agostino fino a Nostra Signora della Necessità. Tra lo Sperone e via Pesacannone sanguina invece il cuore dei fornai, dei materassai, dei candelai. Non trovano pace i musicanti di via Sedie Volanti, i teatranti, gli abitanti dei Quattro Canti e i camerieri dei ristoranti che si affacciano lì davanti. Volevano tutti incoronare il Bullo sindaco di..

Quello sulla Croisette
è il Balilla o Percolla?

Ma quel catanese con i baffi e i capelli un po’ così, che si muove sulla Croisette cercando gli occhi degli altri, è il nostro amatissimo Balilla o è Giovanni Percolla, il personaggio creato da Vitaliano Brancati per dare corpo e magnificenza al provincialismo dei siciliani, al loro desiderio perenne di conquistare le luci della ribalta, alla loro voglia matta di essere i galli di tutti i pollai del mondo? Il Balilla ha speso oltre due milioni di euro per procurarsi uno strapuntino al festival di Cannes per sognare un selfie con la Bellucci e per fantasticare su un nugolo di paparazzi pronti a inseguirlo fino allo spasimo pur di regalargli un quarto d’ora di celebrità. E ora è lì, stravaccato tra i bar della Costa Azzurra, che aspetta. Ieri..

La moralità traballante
del governo Musumeci

"Con me in Sicilia è tornata la moralità nelle istituzioni", ha dichiarato Nello Musumeci, visibilmente irritato per le parole che Claudio Fava, presidente della Commissione regionale Antimafia, aveva dedicato un’ora prima ai suoi incontri con Marcello Dell’Utri e alle sue richieste di intercessione presso Silvio Berlusconi. Irritazione legittima, per carità. Ma è sicuro, il Governatore, che con il suo governo si sia inaugurata alla Regione una felice stagione di trasparenza e di onestà, di rigore e legalità? Le cronache di questi cinque anni hanno offerto, purtroppo, non pochi motivi di scandalo e di indignazione. Ci sono state le scorrerie del Bullo nelle partecipate e nelle società immobiliari. Ci sono state le incursioni del Corazziere persino in terra di Santa Romana Chiesa. C’è stata pure la sguaiata volgarità del Balilla. E..

La vendetta di un Bullo
che non sa perdere

Il Bullo – proprio lui, quello che spaccia ai leccaculisti nuove bugie sulla Finanziaria dei bluff – non sa perdere. Aveva tentato con l’Amat, l’azienda palermitana dei bus, di farsi pagare una parcella di tre milioni per consulenze fantasma. E con l’arroganza che lo distingue l’aveva trascinata in una causa che anni dopo ha perso clamorosamente: pensate che il Tribunale lo ha pure condannato a pagare ventimila euro per le spese di giustizia. Apriti cielo. Lui, che si ritiene un boss, non riesce a inghiottire il boccone amaro e dal giorno della sconfitta flagella l’Amat con richieste a dir poco temerarie. Vuole gli ultimi bilanci; intimidisce; minaccia. L’amministrazione della municipalizzata non ne può più. E pensa di denunciarlo per abuso di potere. Ci sarà a Palermo un giudice in grado..

Musumeci affondato
dalla furbizia del Bullo

Sono cinque anni che questo giornaluzzo suggerisce a Musumeci di diffidare del Bullo e della sua capacità luciferina di imbrogliare le carte. Ma il presidente non ha raccolto. Anzi. Travolto da un’accecante passione, si è lasciato trascinare in quella palude – fatta di furbizie e giochi proibiti – dentro la quale il Bullo guazza da vent’anni. Ora i nodi sono venuti al pettine. La prova più evidente l’ha fornita l’Assemblea regionale che, con una rivolta d’aula, ha chiuso i canali di spesa che avrebbero regalato al Governatore una comoda campagna elettorale. Il Bullo l’ha combinata grossa. Con il trucco del “bere o affogare” credeva di imporre all’Ars la sua arroganza. Ma andò per fregare ed è rimasto fregato. Con la conseguenza che Musumeci si ritrova oggi con le spalle nude..

Lo spettacolo osceno
di Musumeci e Armao

E’ stata una Caporetto o forse una Waterloo, chiamatela come volete. In ogni caso la seduta di ieri all’Ars è stata un disastro non solo per Nello Musumeci e Gaetano Armao, ma anche e soprattutto per la Regione che si ritrova a metà anno senza un bilancio e senza un euro. Tutti, persino le anime belle che da cinque anni si genuflettono davanti a Palazzo d’Orleans, hanno preso atto che questo governo è ormai al capolinea: senza maggioranza, senza risorse, senza dignità. Solo le faccette nere di Ignazio La Russa, inviato in Sicilia da Giorgia Meloni, restano abbarbicate all’idea di riproporre per altri cinque anni questa squadra di asini e di improvvisatori. Certo, Gianfranco Micciché, con le sue dichiarazioni a La Stampa, è stato irruento e irritante, sbracato e anche..

La comicità del Bullo
contro il ruvido Miccichè

Tutti hanno il sacrosanto diritto di indignarsi per le parole di fuoco e cianuro rilasciate da Gianfranco Miccichè: dal “fascista catanese” Nello Musumeci, principale bersaglio di quella intemerata, a Giorgia Meloni fino a Ignazio La Russa, il colonnello che, per conto di Fratelli d’Italia, ha sempre cercato di ammorbidire i toni e di evitare che la richiesta di ricandidare il Governatore uscente potesse suonare come un ultimatum o, peggio, come un ricatto. L’unica nota di comicità, in questo incrocio di spade, è l’indignazione del Bullo. Di un uomo – diciamolo – che ha fatto della piritollaggine la cifra della sua ragione politica. Abituato da anni a devastare, con consulenze e altre scempiaggini, il sottogoverno di Sicilia, oggi alza il ditino per censurare Miccichè. Che, a differenza sua, è un uomo..

Ma che cosa nasconde
il “vedremo” di Giorgia

"Musumeci? Poi si vedrà", ha detto Giancarlo Miccichè mentre invitava Francesco Cascio a ritirare la propria candidatura a sindaco di Palermo e a confluire nella brigata di Roberto Lagalla, punta avanzata della ritrovata unità del centrodestra. “Musumeci? Vedremo”, ha risposto in controcanto Giorgia Meloni, portabandiera di Lagalla e – fino all’altro ieri – sostenitrice convinta della ricandidatura del Governatore. Fino all’altro ieri, appunto. Certo, nella nota non sono mancati gli elogi di rito a un Presidente “che ha lavorato bene e che nei sondaggi è dato in testa” – due esagerazioni, va da sé – ma quel “vedremo” non ha più i toni affilati di due settimane fa. Forse la leader di Fratelli d’Italia ha dato un occhio alle ultime cronache dell’Ars. Ha visto il grande imbroglio del Bilancio, messo..

Se Giorgia cambiasse
gli asini con i cavalli

Giorgia Meloni ha tutto il diritto di rivendicare la Presidenza della Regione siciliana. Fratelli d’Italia va a gonfie vele, almeno nei sondaggi, e in politica i voti si contano, eccome. Ma non si impunti su Nello Musumeci. E soprattutto non racconti, in giro per l’Italia, che l’attuale Governatore è un uomo di cui la Sicilia dovrebbe menare vanto. Per averne contezza, basta guardare ciò che succede a Palazzo dei Normanni: siamo a maggio e l’Ars discute ancora su un bilancio che un amministratore capace avrebbe dovuto approvare a inizio anno. Un bilancio di cartapesta confezionato da un Cavaliere della Fuffa che Musumeci si ostina a mantenere, malgré tout, al suo fianco. Cambi cavallo, cara Giorgia. Fratelli d’Italia ha uomini di grande valore e di collaudata esperienza. Metta da parte gli..

Ciò che solo Giorgia
vede in Musumeci

"Non si manda a casa per dispetto un governatore capace". Per carità, Giorgia Meloni ha tutto il diritto di sostenere e spendersi per Nello Musumeci, tornato per l’occasione sotto le bandiere di Fratelli d’Italia. Ma dovrebbe anche rispondere a una domanda. Capace di che? Per cinque anni il Governatore della Sicilia ha schiaffeggiato i partiti, il parlamento e la democrazia; non ha mai presentato i bilanci nei tempi stabiliti dalla legge; non è riuscito a varare una sola riforma; ha riversato sull’Assemblea regionale arroganza e disprezzo. Non solo. Ha delegato i poteri della Regione a un cerchio magico, molto spregiudicato, che ha fatto strame del sottogoverno e ha messo a durissima prova la sua onestà-tà-tà. Ha concentrato i suoi sforzi sui cavallucci di Ambelia, stazione di monta a due passi..