Ma Lollo non è
solo gaffe e amenità

Ma sì, ridiamoci su. Divertiamoci pure quando s’inventa il complotto degli olandesi, smaniosi di voler affamare l’Europa per rifondare l’Impero; o quando s’incapriccia a declinare in rima baciata la sua ricetta per la pace del mondo: “Quante guerre non ci sarebbero state, di fronte a cene ben organizzate!”. Prendiamolo per quello che è: un ministro dell’Agricoltura con delega al varietà. Però non fermiamoci alle risate e non lasciamoci abbagliare dalle luci della ribalta. Perché Francesco Lollobrigida, il potente cognato di Giorgia Meloni, non è solo gaffe e amenità. Sotto le frivolezze da avanspettacolo c’è la tempra ferrigna del gerarca che ha fondato la corrente turistica di Fratelli d’Italia e che ha dato copertura politica a tutte le scelte malsane del Balilla, il patriota che con SeeSicily ha scialacquato oltre venti..

C’è rendiconto
e rendiconto…

Travolto da una vampata di insolito rigore, Renato Schifani ha diramato una nota con la quale intima ai capi dei dipartimenti di far pervenire entro venerdì prossimo alla Ragioneria i dati per la predisposizione del Rendiconto 2023. Segue l’elenco delle pene previste in caso di inadempienza: potrebbe scattare pure il licenziamento. Un dispaccio da caporale di giornata. Effetto comunque di un cambio di passo. Nella storia della Regione c’è il grande imbroglio sul rendiconto del 2020 – impigliato nella rete della magistratura contabile – del quale Schifani non ha avuto forse sentore. Risale all’epoca in cui l’assessore al Bilancio era Gaetano Armao, l’opaco avvocato d’affari che il governatore, manco a dirlo, ha scelto come sommo consigliere personale, delegandogli poteri da vice presidente (occulto) della Regione. Misteri e miracoli di Palazzo..

Chinnici in trionfo
tra califfi e sultani

Nel principato di Forza Italia – dove il segretario Tajani è impegnato oltremisura per la rielezione al Parlamento europeo di Caterina Chinnici – entra anche il califfato di Bronte, un serbatoio di voti che Giuseppe Castiglione, un veterano del cambio casacca, ha deciso di trasferire dal partito di Calenda a quello di Silvio Berlusconi. I califfi sui quali può contare Tajani diventano, così, quattro: Castiglione, Raffaele Lombardo, Saverio Romano e Totò Cuffaro. Una famiglia numerosa, verrebbe da dire. Senza contare i due sultani che, stando alle previsioni, si contendono il primo posto: Marco Falcone, che pesca soprattutto in Sicilia orientale, ed Edy Tamajo la cui influenza rischia di estendersi da Mondello alla parte occidentale dell’Isola. Per la Chinnici si profila dunque una cavalcata trionfale. Tra voti che, va da sé,..

Sondaggio certifica
il disastro Schifani

Nella classifica del gradimento è precipitato ovviamente all’ultimo posto. Ma non serviva certo il sondaggio del Swg per dirci che Renato Schifani non è un presidente della Regione che riscuote fiducia e simpatia. I siciliani lo sanno da oltre un anno e questo giornaluzzo non smette di denunciare giorno dopo giorno inefficienze, limiti, azzardi e scandali di un governo incapace di fronteggiare qualunque emergenza: dalla sanità alla siccità. Da Palazzo d’Orleans ci si aspettava ben altro. Ad esempio un rilancio della questione morale. Invece in quelle dorate stanze si amministrano quasi esclusivamente favori e privilegi, rancori e incarichi di sottogoverno; mentre nei giardini circostanti pascolano liberamente pagnottisti, mediatori, traffichini e avvocati d’affari. Ci salveremo? Fra tre anni. Forse. Intanto precipitiamo verso il fondo senza mai toccare il fondo.

Lo stomaco forte
delle anime belle

Forza Italia è una matrioska. In vista delle europee il partito di Antonio Tajani si è messo in pancia un altro partito: Noi Moderati. Il quale, a sua volta, ne contiene un altro: la Nuova Dc di Totò Cuffaro. La matrioska ha l’obiettivo di sommare i voti e di conquistare, nella circoscrizione delle Isole, non uno ma due seggi. All’un tempo serve per mascherare e annacquare i furori di Caterina Chinnici, la professionista dell’antimafia, proveniente dal Pd, che Tajani ha voluto come capolista del partito fondato da Berlusconi. Finora il gioco della matrioska ha funzionato. Santa Caterina dei Misteri – che al momento del cambio casacca aveva lanciato un vade retro al reprobo Totò “Vasa vasa” – non ha dato, almeno fino a oggi, segnali di dissenso. Dunque accetterà i..

L’aeroporto di Palermo
e il miracolo di Riggio

Se l’aeroporto di Palermo è diventato uno scalo internazionale, confortevole e bene attrezzato, si deve a un amministratore competente, professionalmente e moralmente ineccepibile. Si deve a Vito Riggio: un uomo che per storia, cultura e statura sfugge sia alla logica della lottizzazione che a quella, ancora più miserabile, della subordinazione al potere politico. Per la prima volta l’aeroporto di Punta Raisi chiude il bilancio con un utile netto di dodici milioni di euro e consegna alla Sicilia una struttura che la collega al resto del mondo con gli spazi e i confort che lo sviluppo turistico ormai pretende da un aeroporto moderno. Riggio ha raggiunto i suoi obiettivi perché ha amministrato in totale libertà. Senza condizionamenti. Una lezione per i pagnottisti e gli opachi avvocati d’affari che occupano, come mosche..

Gli imbrogli di Sicilia
e i tempi di Schifani

Non era una matassa ma un semplice filo di lana. Eppure Renato Schifani ha impiegato un anno per sbrogliarlo. Andrea Peria, un pupillo della sua scuderia, era stato nominato sovrintendente dell’Orchestra Sinfonica nel maggio del ‘23 con una procedura illegittima. La legge prevede che, al momento di assumere la carica, il titolare non può avere altri rapporti di lavoro. Peria, invece, affondava il cucchiaio in altri tre piatti di denaro pubblico. Chiunque si sarebbe accorto del pateracchio. Ma Schifani no. Ha preso tempo, ha silenziato la cosa e alla fine, messo con le spalle al muro dall’ufficio legale, ha deciso che il sovrintendente abusivo doveva sbaraccare. Se questi sono i tempi della Regione, quanti secoli serviranno per sbrogliare una matassa come SeeSicily, la scandalosa campagna del Turismo con la quale..

La Chinnici in affanno
Un bel guaio per Tajani

In giro non si vede molto. Non tiene comizi, non si sbraccia e non bussa di porta in porta per cercare voti. Caterina Chinnici preferisce starsene a casa e aspettare che le venga assegnato per la terza volta il seggio al parlamento europeo. Le fatiche più dure dovrà affrontarle Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia. Spetta a lui convincere i militanti che mal sopportano l’idea di premiare una transfuga dal Pd con una elezione super garantita e avere in cambio solo una veloce pennellata d’antimafia agli armadi del partito dove certamente ci sono storie e realtà imbarazzanti. Ci riuscirà? L’erede di Berlusconi ha puntato tutte le carte sulla figlia del giudice Rocco, ucciso nel 1983 dalla mafia. Solo che l’altro ieri, all’improvviso, è entrata in Forza Italia la variabile..

Entra in gioco Cuffaro
Ora rischia la Chinnici

Totò Cuffaro – il reprobo, il vasavasa irredento e ostracizzato da Caterina Chinnici – ce l’ha fatta. E’ riuscito a federarsi con “Noi moderati” – il partito che Antonio Tajani aveva già ammesso alla corte di Forza Italia – e dunque giocherà anche lui con la formazione azzurra. Non è entrato dalla porta ma dalla finestra. E tanto gli basta. Il nove giugno potrà dimostrare di che pasta è fatta la Dc; e saranno guai, soprattutto per Santa Caterina di Strasburgo, la professionista dell’antimafia che, in omaggio al cambio di casacca, ha preteso da Tajani il posto di capolista e la garanzia sul seggio. L’arrivo di Totò, con i suoi 150 mila voti, potrebbe scombussolare i piani. Nel gioco delle preferenze la Chinnici potrebbe anche piazzarsi al quarto posto, dopo..

Un bluff travestito
da zelo antimafia

Anche gli ex condannati per favoreggiamento alla mafia, quando vogliono, sanno essere eleganti. Anche i perseguitati dai professionisti dell’antimafia conoscono il galateo della politica. Totò Cuffaro, il leader della Dc ostracizzato da Caterina Chinnici, sputtanato da Carlo Calenda e trattato come un appestato anche dai tenorili cantori del garantismo – come Schifani – ha risposto con compostezza sia ai leader del centrodestra che lo hanno lasciato solo sia a un’anima bella, come Santa Caterina dei Misteri, che ha posto il veto non per affermare un principio di legalità ma per eliminare un concorrente. Se Forza Italia avesse accettato di imparentarsi con Cuffaro, quasi certamente il candidato della Dc – non programmato per le dimissioni come Falcone o Tamajo – sarebbe schizzato in alto e la Chinnici non avrebbe più avuto..

Gerenza

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