Lo spot è molto bello
ma i vaccini non ci sono

Non è facile raccontare la tristezza che ti assale nel vedere il primo dei quattro spot realizzati da Giuseppe Tornatore, regista da premio Oscar, per aiutare il commissario Domenico Arcuri a diffondere la cultura del vaccino. Si intitola “La stanza degli abbracci” e fissa un momento straziante: tra lo svolazzare ossessivo dei teloni di plastica si intravede il volto smarrito e implorante di una anziana donna che cerca il volto e le mani della figlia. Una scena di amore e smarrimento. Come quelle che si vedono realmente nelle case di riposo da quando è iniziata l’emergenza Covid. Lo spot va in onda già da alcuni giorni nei canali televisivi. Una campagna pubblicitaria perfetta che l’autore di “Nuovo cinema Paradiso” ha realizzato con una sensibilità forte e all’un tempo delicata. Bisognerebbe..

Il vero bersaglio di Renzi
è Bonafede, non Conte

No, l’obiettivo primario di Matteo Renzi non era Giuseppe Conte. E neppure la crisi di governo. L’obiettivo finale del leader di Italia Viva era ed è quello di scardinare la filiera di simpatici manettari che Conte e il suo fido Casalino hanno utilizzato per bastonarlo giorno e notte. Allo scopo, va da sé, di stringerlo all’angolo. Per rendersene conto basta sfogliare a ritroso il giornale di Marco Travaglio. O basta aspettare il 27 gennaio, giorno in cui Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia e punta di diamante dei forcaioli grillini, si presenterà in Parlamento per ottenere il via libera al piano con il quale intende mettere mano al processo civile e al processo penale. Vedrete le scintille. Vedrete i giochi di fuoco. Il ministro – e di conseguenza anche Conte –..

Lucido e coraggioso
Addio, Emanuele

Come faremo senza l’intelligenza di Emanuele Macaluso? Come farà la politica senza le sue lucide eresie? Che ne sarà della giustizia e dell’antimafia senza il coraggio del suo garantismo e della sua fede nello stato di diritto, senza la sua passione per la cultura delle prove, senza il suo disprezzo per i sicofanti che si aggirano nelle aule dei tribunali e nei sottoscala delle questure? Come farà la sinistra a rinascere e a ritrovarsi senza quelle analisi condotte sul filo di una razionalità inappuntabile e di una esperienza che ha conosciuto le persecuzioni e le lotte contadine, la tragedia del fascismo e il dolore delle zolfare? Come farà la Sicilia senza il suo pensiero mai banale, senza i suoi articoli, senza i suoi libri, senza la sua ironia, senza i..

Dietro il rigorismo
di Orlando e Musumeci

Nasce un nuovo strumento della politica: il rigorismo senza limitismo. Raccoglie virologi da talk-show, lobbisti e cassandre col ditino sempre alzato. Ma arruola soprattutto quei sindaci e governatori che impongono divieti su divieti non solo col nobile obiettivo di tutelare la nostra salute, ma anche con la sottintesa speranza che gli elettori dimentichino, sotto tanto frastuono, le loro colpe, i loro ritardi, le loro inconcludenze. Nello Musumeci mostra i muscoli per il nostro bene, va da sé; ma anche per cancellare la scempiaggine di avere imbalsamato, col suo bilancio di cartone, una Sicilia flagellata dalla crisi economica. Mentre Leoluca Orlando, con la banalissima scusa del Covid, sogna di trasformare Palermo in un grande Ucciardone: tutti dentro. Così nessuno gli rinfaccerà le seicento cinquanta bare accatastate senza sepoltura ai Rotoli e..

Ma il grande Scilipoti
è il Pd di Zingaretti

Venduti. Opportunisti. Voltagabbana. Traditori. Trasformisti. Sono gli aggettivi che le anime belle lanciano contro i “responsabili”: quei senatori cioè – ricordate Razza e Scilipoti? – pronti a lasciare i banchi dell’opposizione per salvare Giuseppe Conte dai guai in cui l’ha messo Renzi e traghettarlo verso un terzo incarico di governo. Per nobilitare il loro gesto Rocco Casalino, il regista di tutti gli show di Palazzo Chigi, ha cominciato a chiamarli così: costruttori (di sorti progressiste, va da sé). Poi c’è il Pd di Nicola Zingaretti che, per non mollare Conte e le poltrone dei suoi ministri, si fa dettare la linea non solo da Casalino, ma anche da quella illuminata filiera di manettari che va da Travaglio a Davigo, da Bonafede a Di Battista. Come chiameremo il segretario del Nazareno:..

Ah, se un Renzi
venisse in Sicilia

Ma non c’è in Sicilia un leader come Renzi che riesca a squinternare la confraternita di Palazzo d’Orleans dove c’è un governatore che non riesce a varare una sola riforma e un assessore al Bilancio che non sa come far quadrare i miserabili conti della Regione? Per un anno intero hanno giocato a inventarsi una “finanziaria di guerra” per fronteggiare la crisi economica provocata dal maledetto Covid. Ma appena hanno provato a trasformare il gioco in un aiuto vero e proprio alle imprese, il click-day è andato il tilt facendo ridere chi, sinceramente, non aveva né la voglia né la forza di assistere a una carnevalata. Ma tant'è. Musumeci e il suo bullo di fiducia continuano imperterriti sulla strada del disastro. Non riescono nemmeno ad approvare il bilancio provvisorio e..

Il rito purificatore
di un anniversario

Si celebrano i cento anni della nascita di Leonardo Sciascia e tutti sostengono di rifarsi al suo garantismo, anche i colpevoli: così ha scritto, con incontaminata lucidità Francesco Merlo su Repubblica. Si ricorda con amore e con dolore Piersanti Mattarella, assassinato nel giorno dell’Epifania di quarantuno anni fa e tutti si sgomitano per apparire gli eredi del suo pensiero e del suo coraggio. Si accavallano i ricordi e i dibattiti. Si spreca la retorica ma si intravede anche qualche faccia di bronzo: come quella di un noto professionista dell’antimafia che nei giorni della polemica sputacchiò sul maestro di Regalpetra e oggi, invitato sulla passerella della memoria, elogia le sue eresie; o come quella di un noto avventuriero della politica che sosta in via Libertà con la spudorata ambizione di somigliare..

Il sacro diritto
di non impazzire

Le istituzioni? Hic genuflectur. Chi avrà mai il coraggio di contestare le istituzioni? Verrebbe accostato al gagliardo personaggio travestito da bufalo che a Washington ha tentato l’assalto al Campidoglio. Anche noi ci inginocchiamo davanti alle istituzioni. Prendiamo la scuola. Ci inchiniamo davanti all’autorevolezza, lucente e insindacabile, della ministra Lucia Azzolina, una perla nel mare grillino. Riconosciamo il potere del governatore della Sicilia, Nello Musumeci, e della delega da lui conferita all’assessore per la pubblica istruzione, Roberto Lagalla. Rispettiamo e adoriamo anche i sindaci: da Leoluca Orlando a Salvo Pogliese a Cateno De Luca. Tutti hanno il sacrosanto diritto di dire e contraddire; di aprire e chiudere asili, scuole elementari, medie e superiori. Ma anche noi, poveri e genuflessi cittadini, avremmo il diritto di non impazzire. O no?

L’agenda rossa
si tinge di giallo

Incredibile. La Confraternita della Trattativa, dopo avere assistito, con zelo e ardimento, al romanzo televisivo apparecchiato dai coraggiosi giornalisti di Report, si è spaccata in due tronconi. Da un lato ci sono i santoni della prima ora secondo i quali l’agenda rossa – trafugata dall’auto del giudice Paolo Borsellino subito dopo l’attentato di via D’Amelio – è certissimamente nelle mani insanguinate dei servizi segreti deviati. Che con tale arma, va da sé, tengono sotto ricatto mezza Repubblica. Dall’altro lato ci sono le nuove stelle della Confraternita – giovani leoni in toga e pataccari dell’ultima ora – secondo i quali l’agenda rossa è certissimamente nelle mani dei boss che organizzarono la strage, dai fratelli Graviano a Matteo Messina Denaro. Gli uni e gli altri trascurano, manco a dirlo, un dettaglio: che..

Sanità, de profundis
per un pronto soccorso

La politica ha scoperto che il pronto soccorso di Villa Sofia – quello che molti palermitani ritengono il più vicino e immediato – è un luogo geometrico di bassa macelleria dove gli ammalati vengono ammassati sulle barelle e lì dimenticati per ore, magari tra gli insulti di un medico carnezziere che, infastidito dalle insistenze di un parente, scarica le sue frustrazioni sul primo paziente, fragile e indifeso che gli capita sottomano. E’ successo. Finalmente, si diceva, l’orrore è balzato agli occhi di un deputato regionale, Carmelo Pullara. Il quale – toccato nel vivo – ha chiesto la convocazione all’Ars di tutta la filiera di comando: dall’assessore Razza fino al primario del presidio. Diranno tutti, va da sé, che sono impegnati a fronteggiare l’emergenza Covid. Agli ammalati sottoposti alle sevizie dell’attesa..