Tutti alla gran festa
nel deserto di Sicilia

Pur di mantenere unita la maggioranza e dare ai siciliani l’immagine di una Regione che ancora serve a qualcosa, il governatore Renato Schifani e l’assessore al ramo, Marco Falcone, hanno sbriciolato il Bilancio in una nuvola di coriandoli e hanno regalato piccole e grandi mance a tutti i deputati dell’Ars. E’ stata la grande abbuffata del clientelismo. Infiorate, sagre, feste patronali e di quartiere, teatri parrocchiali: ogni rappresentante del popolo ha avuto qualcosa da offrire al suo popolo. E lo sviluppo della Sicilia? E le grandi riforme? Non ne parla più nessuno. Né i partiti che hanno vinto le elezioni e gorgheggiano pettoruti a Palazzo d’Orleans né quelli che, dopo la sconfitta, moraleggiano dai banchi dell’opposizione. La Grande Bouffe, per dirla in francese, culminerà in una festa notturna di luci..

Il governo non c’è
ma Cateno sì

Mancava l’allegato con i tagli e le riduzioni di spesa: sulla scia del loro caposcuola, il distratto e confuso Gaetano Armao, sia il presidente Schifani che l’assessore Falcone avevano dimenticato di inserirlo. I due statisti, scusate la parola, avevano anche dimenticato di tradurre in un documento il reticolo di lacrime e sangue che da qui al 2029 imprigionerà la Regione come conseguenza della legge “Salva Sicilia”. Il governo che non c’è, quello di Renato Schifani, a tutte queste cose – conti in ordine, trasparenza, rispetto degli accordi con lo Stato – non aveva lontanamente pensato. Forse perché costretto a fronteggiare lo scandalo di Cannes e i diktat dei colonnelli di Giorgia Meloni. Ci ha pensato Cateno De Luca, l’uomo dell’opposizione, il guitto che durante la campagna elettorale ha fatto tremare..

Schifani e Falcone
sulle uova di Armao

Mai vista tanta confusione sulla Finanziaria, mai viste tante incertezze e improvvisazioni. Cateno De Luca, il fosforescente candidato che diede non poco tormento a Renato Schifani durante la campagna elettorale, è tornato alla carica. Con un vantaggio: che, dai banchi dell’opposizione, si trova davanti due esponenti del governo deboli e friabili come i biscottini che la mattina, a colazione, si inzuppano nel latte. Uno, il governatore, dopo tre mesi non si è ancora ambientato: lo confermano le continue cadute dal pero e l’indicibile sottomissione al partito di Giorgia Meloni. L’altro – l’assessore al Bilancio, Marco Falcone – sembra camminare sulle uova. Infatti non ha né la voglia né il coraggio di affondare la mano nei guasti e negli scandali del suo predecessore: quel Gaetano Armao che è fraternissimo amico e..

I patrioti ordinano
e Schifani obbedisce

Con Renato Schifani tutti gli scandali finiscono in gloria. Fino a pochi giorni fa al presidente della Regione fumavano letteralmente gli occhi per il maldestro tentativo dei due balilla del Turismo – Manlio Messina e Francesco Scarpinato – di trasferire 3,7 milioni di euro a una società del Lussemburgo: una seconda edizione della costosissima passerella alla Croisette di Cannes non gli andava proprio giù. L’aveva classificata “un danno di immagine” per la Sicilia. Era talmente arrabbiato che aveva persino rifiutato di incontrare i due compari. Ma ieri, dallo stato maggiore di Fratelli d’Italia, è arrivato l’ordine perentorio di ricucire lo strappo. Per trasformare lo scandalo in una farsa – gli hanno detto – basterà spostare le figurine da un assessorato all’altro. Lui, come un don Abbondio, ha puntualmente obbedito e..

La pacchia senza fine
degli ex di Musumeci

I cavalieri del cerchio magico hanno dominato per cinque anni il passato. Ma non gli è bastato: hanno voluto anche ipotecare il futuro. L’esempio più eclatante è quello di Manlio Messina, il Balilla del Turismo. Nella passata legislatura ha trasferito carrettate di soldi pubblici a Mediaset, a Cairo, a Patrick Nassogne, padrone di una società nel paradiso fiscale del Lussemburgo. Poi ha preteso di scegliersi un successore e ha continuato a fare il bello e il cattivo tempo: stessi metodi, stesse clientele. Fino allo scandalo. La stessa cosa è successa ai Beni Culturali. Il vecchio assessore, prima di lasciare, ha appaltato a un sito di amici dieci puntate di una fantomatica inchiesta sul patrimonio archeologico della Sicilia. Ovviamente pagata dalla Regione. Senza avvertire il successore, Elvira Amata. Costretta a cadere..

Qualcuno salvi
il Giornale di Sicilia

E’ la stampa, bellezza! E così dicendo, un po’ per devozione e un po’ per nostalgia, cerchi di comprare – come ogni giorno, come tutti i giorni – il Giornale di Sicilia, vecchio e malandato testimone di una stampa che ha storia e professionalità. Ma il sito che dovrebbe consentire l’acquisto on line inghiotte i 99 centesimi senza che tu riesca ad aprire la copia. Sarà anche colpa del mio computer, ma non c’è niente da fare. E’ l’altra faccia della crisi. La faccia più truce è quella di una redazione che non sa più a quali sacrifici sottoporsi per tenere in piedi la testata. Le vendite in edicola hanno il fiato grosso, il digitale va spesso in tilt e gli editori vogliono ancora tagliare, tagliare, tagliare. Il sindacato balbetta,..

Il gioco scoperto
della balilla Amata

C’è chi offre ai lettori un giornale con notizie, commenti, prese di posizione. Anche con errori, per carità. E ci sono siti che per vivere, e anche grattare un po’ di moneta, offrono alla vanità degli uomini politici microfoni e tappetini travestiti da intervista. Nessuno scandalo: ciascuno segue la propria vocazione, ognuno fa il proprio mestiere. Il primo di gennaio, per inaugurare il nuovo anno, un lungo tappeto salivoso viene steso ai piedi di Elvira Arata, assessore regionale ai Beni Culturali. E ieri, 21 gennaio, il sito che l’ha ospitata pubblica la prima puntata di una “cosuzza” in dieci puntate sul patrimonio artistico e archeologico della Sicilia. “Cosuzza” finanziata, manco a dirlo, dall’assessorato ai Beni Culturali e appaltata, va da sé, senza gara dalla patriota Elvira Amata. Scarpinato e Messina,..

L’assessore Amata
è come Scarpinato

Chi l’avrebbe detto? Le polemiche su Francesco Scarpinato e Manlio Messina, i due spendaccioni del Turismo, non si placano. E non si fermano nemmeno le indagini delle tre procure che vogliono vedere come e perché i due balilla hanno trasferito carrettate di denaro pubblico nelle casse di Mediaset, di Cairo e di Patrick Nassogne, titolare di una società nel paradiso fiscale del Lussemburgo. Ma mentre il mondo della politica si interroga e si indigna, l’assessore ai Beni Culturali, Elvira Amata, copia indisturbata quella spregiudicatezza e affida – senza gara, va da sé – un pacchetto di pubblicità a un sito di velinari. La banalissima scusa è sempre quella: pubblicizzare le bellezze e il patrimonio artistico della Sicilia. Per carità, non siamo allo sperpero milionario di Messina e Scarpinato. Ma il..

Dallo champagne
al pane e cipolla

Poteva godersela alla grande: non aveva una carriera da inseguire né altre mete da conquistare. Era stato presidente del Senato, la seconda carica dello Stato: la politica gli aveva concesso tutti gli onori. Eletto a settembre governatore della Sicilia, Renato Schifani avrebbe potuto inaugurare una legislatura di grande libertà: libertà dai vincoli asfissianti di una maggioranza rissosa e affarista; libertà dalle faide micragnose di un partito il cui leader non riesce più a gestire il tramonto; libertà dalle ingombranti e pericolose amicizie del passato. Avrebbe potuto, insomma, gustarsi le prelibatezze di una stagione politica unica e irripetibile. Invece, da tre mesi, è lì che annuncia e smentisce, che litiga e media, che cade dal pero e tenta di rialzarsi. Avrebbe potuto pasteggiare a caviale e champagne, si ritrova a inghiottire..

C’è tanta aria da pulire
Che farà l’Antimafia?

Che ne facciamo di questa tormentata commissione antimafia? La eleviamo al ruolo di un tribunale parallelo dove processare, per il divertimento della politica, gli stessi gaglioffi già inquisiti dalla magistratura ordinaria? Oppure la trasformiamo in uno strumento utile per focalizzare le collusioni e le corruzioni, le lentezze e le nefandezze che affliggono la vita quotidiana della Regione degli assessorati, delle partecipate, delle aziende sanitarie? L’unica cosa che, in questi primi mesi di legislatura, si è appalesata con disarmante chiarezza è la necessità di ripulire l’aria attorno alla giunta di governo presieduta da Renato Schifani. La paralizzano troppi scandali, troppe opacità, troppi misteri. La ammorbano gli effetti nefasti di un passato sul quale nessuno ha avuto ancora il coraggio di mettere le mani. Ci riuscirà l’Antimafia di Antonello Cracolici?

Gerenza

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