Les petits riens
amate dai giudici

Mozart amava chiamarle Les petits riens. E alle piccole cose dedicò pure un balletto che desse corpo e anima alle frivolezze. Non sapeva, il genio, che les petits riens sono la materia dominante della Corte dei Conti, alla quale spetta il controllo di ogni spesa della Regione. Ieri, dopo nove anni, i giudici d’appello hanno condannato due ex presidenti – Lombardo e Crocetta – a risarcire il danno provocato alla finanza pubblica con l’assegnazione della segreteria generale a Patrizia Monterosso, esterna all’amministrazione. Una quisquilia nel mare degli sprechi. C’è lo scandalo Bigotti: cento milioni in fumo. C’è lo scandalo termovalorizzatori, il cui blocco ha dirottato verso proprietari delle discariche qualcosa come sedici miliardi. Ma queste vicenduole sfuggono – dura lex sed lex – al controllo della Corte. Meglio mostrare i..

I travestimenti
di un funambolo

Se vedete da lontano un puntino nero che si agita nel mare tempestoso della politica siciliana e non sa come rammendare i danni che ha provocato all’immagine del suo partito; se vedete un balilla impapocchiare una lunga intervista per dire che lui non ha detto ciò che ha detto e per rivendicare stima e amicizia da parte di chi non lo degna nemmeno di uno sguardo; se vedete un bullo che tenta di elevarsi al rango di statista; oppure vedete un funambolo che, nel teatrino delle finzioni, pretende addirittura di indossare­ la nobile feluca dell’ambasciatore; ebbene, ricordatevi che siete di fronte a un ennesimo travestimento di quell’assessore regionale che due settimane fa, da Palazzo d’Orleans, insultava chiunque non la pensasse come lui. E che, a coronamento delle sue tesi, impreziosiva..

Gli inconsolabili
della pandemia

Più nefasti della pandemia ci sono quelli che, da quasi due anni, gettano il picchio sui contagi, che piangono tutto il giorno su morti, ricoveri e terapie intensive. Lo annotava Pigi Battista, attento osservatore dell’Huffington Post. Il suo bersaglio erano soprattutto quei giornalisti che aspirano sempre al peggio: “Diminuiscono i contagi? Sì, ma solo se si sottolinea che sono diminuiti i tamponi. Aumentano i contagi? Allarme, allarme! E neanche un accenno all’aumento dei tamponi”. Sono i professionisti del catastrofismo. Sono quelli che intervistano senza sosta medici e virologi, infermieri e barellieri; che tengono un filo diretto coi commissari e coi primari; che cercano avidamente chiunque possa far cadere una lacrima sulla loro penna. Non ditegli che prima o poi questa terribile sventura finirà. Stramazzerebbero al suolo e non si riavrebbero..

L’allegra lottizzazione
dell’emergenza Covid

Verrà il giorno in cui la Corte dei Miracoli che governa la Regione dovrà rendere conto di tutte le spese fatte in questi venti mesi per fronteggiare il Covid. Spese imposte dall’emergenza, certo, ma spesso – troppo spesso – dosate con il criterio che le consorterie spagnole chiamavano “de la corda longa”: quella utilizzata dal potere politico per favorire gli amici, i leccaculisti, i galoppini dei territori che potranno più facilmente garantire un voto di consenso. Pensate, hanno lottizzato persino i cartelli che da qualche giorno martellano sull’opinione pubblica per convincere i resistenti a vaccinarsi. E allora diciamolo: neanche la Napoli dei Gava e di Achille Lauro, al tempo del colera, riuscì a trasformare l’emergenza sanitaria in una via traversa del clientelismo elettorale. La Sicilia dei bulli e dei balilla,..

Da questa Palermo
non si esce, si evade

Il sindaco Leoluca Orlando ha finalmente realizzato – con il sostegno fattivo dell’Anas – un sogno che si porta dietro da almeno trent’anni: trasformare Palermo in un grande e mortificante Ucciardone. Da qualche giorno nessuno può più uscire da questa città. Se uno sventurato automobilista tenta di andare verso Messina o Agrigento trova davanti a sé due sbarramenti: il primo su ponte Corleone, sempre sul filo di crollare ahimè, e l’altro all’ingresso dell’autostrada, tra Ciaculli e Villabate, dove l’Anas ha pensato bene di risistemare il fondo stradale. Stessa disgrazia per il palermitano che voglia marciare in direzione di Trapani o di Mazara del Vallo: il muro da scavalcare si trova, sempre sulla Circonvallazione, all’altezza di via Principe di Paternò, dove c’è un altro dei tanti cantieri che da anni soffocano..

“Porca puttena”,
ha vinto la censura

Nella seconda metà del secolo scorso visse a Palermo un pretore che censurava film, libri e costumi in nome del comune senso del pudore; e che arrivò al punto di ordinare a due turiste svedesi che si aggiravano in piena estate per il centro storico di non indossare più gli hot pants. Quel pretore non c’è più. Lo sostituisce il Movimento Italiano dei Genitori, Moige, che ha puntato il ditino contro Lino Banfi, al secolo Oronzo Canà, allenatore del pallone, ingaggiato da Timvision per pubblicizzare le partite di calcio sulla propria rete. “Porca puttena”, imprecava l’attore barese agitando la parabola, con uno sberleffo a Sky che non ha più l’esclusiva sulla Serie A. La frase ha turbato i guardiani del Moige. Ma tutto ci si poteva aspettare nel 2021, tranne..

Orlando, Musumeci
e i funesti assessori

Girate lo sguardo su Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo. Ci troverete un re nudo che recita uno spartito triste, malinconico y final. E’ Leoluca Orlando, il sindaco di una fatua primavera che, per ironia della sorte, sta per concludere la sua parabola tra l’immondizia che soffoca le periferie e le mille bare accatastate senza pudore in un capannone dei Rotoli. Certo, Orlando ci ha messo del suo. Ma una mano, verso la rovina, gliel’ha data Giusto Catania, l’assessore al traffico da sempre attorcigliato alle sue arroganze e alle sue follie: dalle piste ciclabili alle isole pedonali. Si è riprodotto a Palermo lo schema del governo regionale. Anche il presidente Musumeci ci ha messo del suo: ma la disfatta non è da addebitare solo a lui. L’hanno spinto..

Il silenzio della Meloni
sulle volgarità del balilla

Moralisti, moralizzatori e anime belle si sono ritrovati insieme contro quell’anima persa di Claudio Durigon, che voleva intitolare il parco di Latina al fratello di Mussolini. E hanno vinto: il sottosegretario leghista ha rassegnato le dimissioni. Ma gli stessi duri e puri hanno preferito non vedere le volgarità dell’assessore siciliano al Turismo e gli insulti che il medesimo ha lanciato contro Repubblica e altri giornali, colpevoli di avere documentato il suo linguaggio postribolare in un dibattito sul green pass. E’ successo una settimana fa. Dov’è stata per tutto questo tempo la moralizzatrice Giorgia Meloni, leader del partito che ha imposto a Musumeci il raffinatissimo balilla? Quando si tratta della Sicilia i potenti di Roma sgusciano via con una frase che gli imperatori usavano per tenersi lontani dall’Africa. Hic sunt leones...

Disastri e finzioni
di due impresentabili

Oggi quale oltraggio farà ai bilanci della Regione il bullo che da quattro anni impapocchia numeri e cifre e che viene puntualmente bastonato dalla Corte dei Conti e da Palazzo Chigi? E oggi quale altro regalo farà il balilla all’amatissima Itaca, la società alla quale ha assegnato una barca di milioni per pubblicizzare il turismo e le bellezze della Sicilia? Bullo e balilla sono gli impresentabili di Palazzo d’Orleans. Ma sono anche i due intoccabili. Il primo si copre dietro il nome di Silvio Berlusconi ma deve la sua fortuna a Licia Ronzulli, che è solo la segretaria del Cavaliere. Il secondo – quello che si agita tra volgarità e manganello – imbratta invece il nome di Giorgia Meloni mentre il suo padrino politico è tale Lollobrigida, cognato della leader..

Pure Giorgia ha paura
del “balilla” di Sicilia

A ogni ora del giorno salgono sul teatrino della politica e recitano la litania delle parole austere, nobili, altisonanti: trasparenza, pulizia, onestà-tà-tà. Ma poi, quando li inviti a rendere conto delle proprie azioni, puntualmente scompaiono. Prendete la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Per motivi tutti da chiarire il suo partito ha imposto, come assessore al Turismo della Regione Siciliana, Manlio Messina. Un uomo senza voti e senza storia. Un uomo volgare. E non solo per il linguaggio da lupanare con il quale crede di difendere in pubblico posizioni senza capo né coda. Anche per gli insulti che rivolge ai giornali e per l’idea che ha del confronto con l’opinione pubblica. Credevamo che Giorgia, la moralizzatrice, fosse una donna di grande coraggio. Ma il suo silenzio dimostra che un bullo,..