Fra bulli e asinelli
non c’è più un euro

Il bullo, al quale Musumeci ha consegnato l’amministrazione dei conti pubblici, ha balbettato l'altro ieri, davanti all’Assemblea regionale, alcune giustificazioni nel tentativo di scaricare su altri colpe che sono esclusivamente sue. Il dato incontestabile è che dalla fine di aprile, giorno in cui è stata approvata la Finanziaria di cartone, la Regione non riesce a spendere un solo euro. La crisi diventa sempre più acuta ma il governo di Palazzo d’Orleans non riesce ad aiutare nessuno. Per coprire gli assegni a vuoto con i quali il bullo ha imbottito la Finanziaria, è necessario sbloccare i fondi che l’Europa aveva programmato per altri interventi. Occorre una trattativa. Ma dopo cento giorni Bruxelles contesta grossolani errori di metodo e di merito. Gli asinelli della Regione confondono i POC con i FESR e..

La scuola della Azzolina
e quella della Regione

Non c’è genitore, non c’è alunno e non c’è insegnante che non guardi, con trepidazione, al 14 settembre, giorno in cui dovrebbero riaprire le scuole. Dalla gentile Azzolina, ministro della Pubblica istruzione, arrivano solo segnali di confusione. E basta una sola domanda per capire in quale delirio si troveranno i presidi. Questa: se uno studente, Dio non voglia, dovesse risultare positivo al Covid che facciamo, si chiude la classe o si paralizza l’intero istituto? Interrogativi e preoccupazioni che non investono l’altro mondo della scuola: quello – molto opaco – della formazione professionale; quello gestito direttamente, con sprechi e leggerezza, dalla Regione. Ci saranno anche lì i banchi con le rotelle? Diciamolo: della Formazione non frega niente a nessuno. Forse nemmeno all’assessore. Lì si amministrano soldi e clientele. Lo studio è..

Divanisti al lavoro
ma senza affaticarli

Con calma. Anzi con calmezza, per dirla con una parola dal ritmo ancora più appropriato. L’assessore regionale al Lavoro ha annunciato che i divanisti del reddito di cittadinanza saranno impiegati dai comuni in lavori di pubblica utilità. Ma senza calcare la mano. I divanisti – quelli che, pagati dallo Stato, passano le giornate sul divano a grattarsi la pancia – non devono comunque preoccuparsi. L’assessore Scavone assicura che potranno essere utilizzati per un tempo compreso tra le otto e le quindici ore settimanali. Un orario di tutto riposo. Per evitare il rischio, va da sé, che a qualcuno possa anche apparire un timido callo alle mani. Ma Di Maio, boss dei grillini, non ci aveva detto che il reddito di cittadinanza, col bluff dei navigator, avrebbe trasformato migliaia di disoccupati..

Il colonnello Nello
abbaia solo alla luna

Il presidente Musumeci, quando vuole, sa anche vestirsi da sceriffo, da comandante in capo, da colonnello o caporale di giornata. Ci sono momenti, soprattutto davanti alle telecamere, in cui il governatore sa come alzare la voce per fare arrivare a Roma proteste e rivendicazioni. Diventa però incomprensibilmente floscio, quasi una pallida mozzarella, quando deve fare i conti con quella macchina arrugginita che è la Regione. A che vale mostrare il volto truce con gli immigrati o con i disobbedienti del lockdown, se poi tace tenacemente su una Finanziaria che, a tre mesi dall’approvazione, non riesce a spostare un euro nelle tasche dei tanti siciliani – imprenditori, disoccupati e lavoratori – messi in croce dalla pandemia? Diciamolo. Il colonnello Nello è uno che abbaia alla luna. E’ uno sceriffo di cartone...

Gli orizzonti larghi
della dolce Marianna

Ma chi ha detto che Palermo è una città cinica e tirchia, sfilacciata e indifferente? Gli occhi belli e lucenti di Marianna, la mamma di 39 anni che lotta con tutte le forze contro un tumore selvaggio e implacabile, hanno commosso in tre giorni tantissimi cuori: la raccolta fondi promossa dal marito sfiora già i 150 mila euro e il viaggio della salvezza verso l’alta chirurgia di Houston non sembra più un sogno proibito. Ha risposto un mare di gente. Si sono mobilitati ricchi e poveri, borghesi e indigenti, lavoratori e disoccupati. Ciascuno con la propria offerta. Si è mobilitato persino Palazzo dei Normanni con una generosità che fa onore non solo al presidente Miccichè ma all’intera Assemblea regionale. Spes contra spem, si dirà. Sarà anche vero, ma oggi Marianna..

Per una mamma
che non vuole morire

Marianna ha 39 anni, due bambini piccolissimi, una laurea nel cassetto e un tumore che la perseguita come una sventura crudele e inarrestabile. Si chiama linfoma e negli ultimi mesi si è fatto così aggressivo che per sconfiggerlo è rimasta una sola speranza: un viaggio a Houston, dove la chirurgia ha già sperimentato le più avanzate ed efficaci tecniche di trapianto. Servono però non meno di duecentomila euro. Il marito di Marianna ha promosso una raccolta di fondi e sono già arrivate le prime generose risposte. Ma il traguardo resta ancora lontano. Marianna, il cui nome ricorda l’icona della rivoluzione francese, con i suoi occhi belli e dolcissimi invita tutti noi a una rivoluzione. Per un giorno niente polemiche, niente egoismi, niente rivendicazioni, niente risentimenti, niente narcisismi. Solo uno slancio..

E finì che l’antimafia
non riconosce se stessa

C’è l’antimafia, come quella di Claudio Fava, che non ne può più dei riti e delle cerimonie, delle commemorazioni e del pianto finto, delle parate pettorute e dei bambinetti sulla nave della legalità. E c’è l’antimafia – diciamolo – che consola e ristora, che aiuta a far carriera, che serve a scrivere libri e a girare per l’Italia, che ti spalanca le porte della televisione e delle cittadinanze onorarie, che ti consente di entrare, non si sa come né perché, nel piazzale degli eroi. C’è l’antimafia del dolore e dell’impegno civile. E c’è l’antimafia chiodata dei manganellatori, di quelli che ti bastonano solo se ti azzardi a sollevare un dubbio su una indagine o su un processo senza capo né coda, inventato non per cercare giustizia e verità ma per..

Ma lor signori parlavano
di Mirri e altre scemenze

Poche ore prima della tragedia, lo stato delle cose al Comune di Palermo era il seguente: i consiglieri discutevano di quanti biglietti omaggio avrebbero potuto ottenere in cambio dello stadio Barbera consegnato, per pochi spicci, a Daniele e Dario Mirri, i due aggressivi imprenditori che hanno concentrato molti affari sulla squadra di calcio appena promossa in serie C; mentre il sindaco Leoluca Orlando si produceva in un funambolismo, ideologico e guerrigliero, contro Alberto Samonà, assessore regionale ai Beni Culturali e fanatico indomabile, in età giovanile, di ideuzze filonaziste. Per carità, la bomba d’acqua è arrivata all’improvviso e senza il preallarme della Protezione civile. Sta di fatto però che sindaco e consiglieri mercoledì non parlavano di come risolvere le tante vergogne di questa città. Ma di come servire i Mirri e..

Bulli e piritolli?
Non prevalebunt

Intanto grazie a tutti. Questo giornale piccolo piccolo – una barchetta in un mare solcato da navi di ogni stazza, dal transatlantico alla corazzata – ha superato a testa alta il secondo anno di vita. E ha tagliato il traguardo nonostante un esercito di bulli e piritolli, di leccaculisti e anime belle, abbia tentato in ogni modo di ostacolare il percorso; nonostante il governo della Regione, con i finanziamenti distribuiti sottobanco ai soliti amici degli amici, abbia turbato e continui a inquinare il sacro principio della libera concorrenza. Noi andiamo avanti. E per venire ancora di più incontro ai nostri lettori – devoti, colti, esigenti, mai banali – abbiamo ampliato lo spazio delle notizie. Quelle notizie, va da sé, sulle quali vale la pena di soffermarsi e riflettere. Tutto il..

Le lacrime arrugginite
di bullo e semibullo

Ma quando riusciremo a liberarci dei tanti farfalloni che dicono tutto e il contrario di tutto, che non hanno né pudore né rossore e imbrogliano i siciliani con quella loro furbizia da magliari? Leggi il quotidiano La Sicilia e scopri che due assessori della Regione – devoti del colonnello Nello Musumeci – piagnucolano sulla sventura di questa terra dimenticata da Dio e, soprattutto, dal governo giallorosa presieduto da Giuseppe Conte. E piagnucolando chiedono infrastrutture: strade, autostrade e ponte sullo Stretto. Ma basta sfogliare le collezioni e ti accorgi che i due sono gli stessi che l’altro ieri, per mantenere in vita i carrozzoni elettorali, hanno cancellato dal bilancio regionale gran parte delle somme destinate alle opere pubbliche, a cominciare dal porto di Gela. Lacrime di coccodrillo? No, sono le lacrime..