I predatori protetti
dai compagni di banco

A che serve questa Regione? A niente. Per cinque anni di fila, quelli che predicavano l’onestà-tà-tà l’hanno saccheggiata, devastata, dissanguata: non resta che una carcassa abbandonata in mezzo a un deserto, a disposizione degli ultimi avvoltoi. Renato Schifani, il presidente eletto dai siciliani, credeva di riportarla agli antichi splendori ma, dopo l’impietoso rapporto della Corte dei Conti, si ritrova con le spalle nude e non intravede altro destino se non quello di pietire, con il cappello in mano, un aiuto da Roma. Marco Falcone, nuovo assessore al Bilancio, si ritrova con un buco che supera il miliardo e cerca disperatamente di tamponare le falle. Potrebbe gridare al mondo i nomi dei responsabili; potrebbe denunciare colpe e peccati, ma la legge della casta non glielo consente: i predatori erano con lui..

Il regalo avvelenato
di Musumeci a Schifani

Renato Schifani ha una sua storia e una sua statura politica. E’ stato presidente del Senato, è stato eletto alla presidenza della Regione con oltre il quaranta per cento dei voti e ha tutte le carte in regola per vivere i prossimi cinque anni di luce propria. Che bisogno ha di sottolineare la continuità della sua azione politica con il governo di Nello Musumeci? Oggi la Corte dei Conti, non ha neppure ceduto alla misericordia della parifica e ha dato su quel governo giudizi di fuoco: ha demolito i bluff contabili dell’ex assessore al Bilancio, ha scritto la parola “irregolarità” su molti capitoli di spesa e ha sollevato pesantissimi dubbi sullo stato patrimoniale dell’intera Regione. Un disastro. Sul quale ci sono le impronte digitali di Armao, di Musumeci e di..

Quanto durano
i sogni di Schifani

Ma quale Regione ha in mente Renato Schifani? Le dichiarazioni programmatiche del nuovo governatore tratteggiano un futuro fulgido e promettente: avremo strade e autostrade scorrevoli, imprese che producono senza problemi di liquidità, nessun accenno di corruzione, una burocrazia agile ed efficiente, fondi europei a disposizione e – proprio per non farci mancare nulla – anche due termovalorizzatori, uno a est e l’altro a ovest, e un cantiere aperto per la più grande opera del secolo: il Ponte sullo Stretto. Ma in attesa che la nave dei sogni levi le ancore e raggiunga il sol dell’avvenire, non dimentichiamo che oggi la Corte dei Conti dirà che i bilanci di questi ultimi anni – gli anni di Musumeci e Armao – sono stati costruiti in maniera avventurosa, con bluff e azzardi da..

Ma da sabato niente
sarà più come prima

Se vi capita di girovagare per siti e giornali, leggete le interviste rilasciate dagli assessori che affiancano il presidente Schifani. Scoprirete che le loro risposte hanno un retrogusto particolare: somigliano alle letterine indirizzate dai bambinetti dell’asilo a Babbo Natale. C’è un florilegio di buoni propositi, mancano le preghierine e i bacetti a Gesù. Nessuno scandalo, ci mancherebbe altro. I “magnifici dodici” sono in carica da due settimane e – va da sé – non hanno ancora contezza dei problemi che li aspettano. Parlano di tutto: di sanità e di sviluppo economico. Ma non avendo ancora un progetto, spalmano palate di miele su ogni parola. Vivono, per dirla con Alberto Savinio, nel “bianco candore dei sonnambuli”. Li sveglierà sabato prossimo la Corte dei Conti dicendo che in cassa non c’è più..

Rotta da invertire
o si chiude bottega

Basta alzare una pietra e ci trovi i vermi. La Sicilia lasciata da Nello Musumeci è un campo di macerie, di sperperi, di conti sballati, di illusioni perdute, di ferite difficili da rimarginare. Per rendersene conto basta allentare la coltre di omertà che per cinque anni ha tenuto al riparo di occhi indiscreti i fatti e i misfatti del cerchio magico. In cassa non c’è un euro: le acrobazie dell’assessore Armao sul Bilancio hanno spinto la Regione sull’orlo del baratro. Al punto che il presidente Schifani, per evitare il fallimento, non sa se chiedere clemenza alla Corte dei Conti o invocare una grazia dal ministro Giorgetti. Il nuovo assessore, Marco Falcone, dice che seguirà la strada opposta, quella del rigore amministrativo: senza funambolismi e senza spregiudicatezze. Magari. Siamo all’ultimo stadio:..

Tra Schifani e Miccichè
il perdente è Berlusconi

Nel bel tempo andato, quando il re era re, i due contendenti sarebbero stati precettati d’urgenza e nel giro di due minuti il nodo gordiano sarebbe stato sciolto. Invece da dieci giorni la contrapposizione tra Renato Schifani e Gianfranco Miccichè continua a marcire sotto il sole di Sicilia. Chi dei due rappresenta a pieno titolo il partito di Silvio Berlusconi? Ah, saperlo. Schifani tira dritto: si è insediato a Palazzo d’Orleans, ha nominato la giunta, conta su nove deputati di Forza Italia, ha una maggioranza risicata in Assemblea regionale. Miccichè invece è rimasto al palo: ha perso la presidenza dell’Ars, non ha un uomo in giunta, può contare su quattro voti, un disastro. Farà di professione il guastafeste. Non c’è da provar pena né per l’uno né per l’altro. Solo..

Le carte in regola,
il dovere della verità

Senza carte in regola diventa inutile girovagare per Roma in cerca di risorse: saremo sempre considerati straccioni, con il cappello in mano. Lo sosteneva Piersanti Mattarella, il presidente della Regione assassinato 42 anni fa a Palermo. Una lezione dimenticata: i conti non tornano, gli scandali resistono. A questo punto – visto che c’è un nuovo presidente e ci sono nuovi assessori – è necessario un atto di coraggio. Bisogna abbattere il muro di silenzi che per cinque anni ha tenuto al riparo le malefatte del governo Musumeci. Buttanissima ha già chiesto a Marco Falcone, assessore al Bilancio, di alzare il sipario sullo scandalo dell’Ente Minerario. Ma anche Giovanna Volo, responsabile della Sanità, dovrebbe avvertire il dovere di raccontare la verità sull’Oasi di Troina e sui privilegi concessi dal suo predecessore..

L’operazione verità
di cui c’è bisogno

Operazione verità. L’ha annunciata ieri il nuovo assessore regionale al Bilancio, Marco Falcone. Se ne sentiva il bisogno da quando Nello Musumeci è entrato a Palazzo d’Orleans e ha lasciato campo aperto ai ragazzi del suo cerchio magico. Da allora, i conti sono diventati un misto di allegria e di mistero, di azzardo e spregiudicatezza. Benvenuta, verità – sarebbe il caso di dire. Ma attenzione: non basta fare chiarezza tra residui passivi e residui attivi, dettagli utili per la Corte dei Conti; non basta sistemare i rendiconti e sanare la ferita del miliardo che manca all’appello. Bisogna anche dire ai siciliani una parola di verità sugli scandali che i ragazzi del cerchio magico – discoli e impenitenti – hanno nascosto sotto il tappeto. A cominciare dallo scandalo dell’Ente Minerario, delibera..

Se la politica vedesse
la colonna della pietà

L’Unità operativa farmaceutica è un piccolo Golgota affacciato sul mare dell’’Acquasanta, a due passi dalle dorate stanze di Villa Igea, gioiello palermitano del liberty. Ogni mattina, dietro una porticina marrone, si addensa una folla di inabili e disperati, mandati lì dalla Asp a ritirare una protesi, un presidio sanitario, una medicina particolare: cose che le normali farmacie non possono dispensare. Per rispondere alle richieste ieri c’era un solo impiegato: avrebbe dovuto fronteggiare una cinquantina di infelici costretti a una lista d’attesa - non in una stanza ma in un porticato - di oltre due ore. Una colonna della pietà. Ecco, quello che si è visto ieri nell’ex ospizio dell’Acquasanta è il ritratto di una sanità – umiliata e stracciona – per la quale la politica litiga fino all’ultimo respiro. Perinde..

Un assessorato
per il copia e incolla

Fa quasi tenerezza Francesco Scarpinato, questo giovane maresciallo dell’Esercito chiamato come campiere a guardia del feudo costruito negli ultimi tre anni dal Balilla del Turismo, Manlio Messina, meglio conosciuto come il Cavaliere del Suca, d’intesa con il nobile cognato Francesco Lollobrigida. Il nuovo assessore sa dove potrà mettere o non mettere le mani. E sa, soprattutto, quali sono le lobby da tutelare: in primis Urbano Cairo, editore della Gazzetta dello Sport, con i suoi giri e rigiri d’Italia; subito dopo Mediaset, la Rai e tutto ciò che fa pubblicità. Per lucidare i bilanci di questi colossi ci sono sul piatto oltre settanta milioni di euro: prendete e spendete, e che la fiamma della Regione sia con voi. In cambio Scarpinato avrà vita facile, senza affanni e senza pensieri: gli basterà,..

Gerenza

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