Siamo condannati
a un panico perenne

"Ma tu sei milanista o interista?". E il grande Totò rispondeva: "Veramente sono farmacista". Quando mi chiedono se sono, di fronte al Covid, ottimista o pessimista mi torna in mente Totò. Ma non sono nemmeno un farmacista e quindi non ho nessun chiodo al quale appendere una risposta. L’unica cosa che mi salta agli occhi è il panico che viene subito montato quando si ha notizia di una nuova mutazione del virus. E’ successo per Delta, si è ripetuto con Omicron. Si mobilitano governi e giornali. L’Organizzazione mondiale della sanità lancia la sua previsione: ci saranno cinque di milioni di morti. Scendono in campo i virologi da talk-show. Dicono che siamo già alla alla quinta ondata e che servirà una quarta dose del vaccino. Dopo tre giorni l’emergenza si affloscia...

Il teatro di Scaldati
perso tra le tarantelle

Ora che si è appannato il sole di Leoluca Orlando, sindaco e padre padrone del Comune di Palermo, si imbruniscono anche i mondi e satelliti che un tempo facevano da corona alla sua divina superbia. Prendete il Teatro Biondo. La pallida e scolorita Pamela Villoresi ha aperto la stagione con “Il cavaliere Sole”, una favola che Franco Scaldati aveva portato oltre i confini dell’incanto e della poesia: c’era la Palermo diafana della miseria e dello smarrimento, c’era la musicalità della città perduta, inafferrabile e struggente come la luna che sovraneggia sopra le evanescenze, c’era il respiro pesante dei quartieri popolari, c’era pure l’odore dei catoi: odore di pasta bollita e di lenzuola bagnate. Un’opera d’arte. Il Biondo di Pamela Villoresi l’ha riproposta con la regia di Cinzia Maccagnano. L’ho vista...

Scoop, urla e silenzi
dei giornalisti coraggiosi

Ci sono i magistrati coraggiosi, quelli che vogliono sempre alzare il sipario sulle nefandezze del potere. E ci sono pure i giornalisti coraggiosi, quelli che promettono rivelazioni a puntate e annunciano a tutte le ore sfracelli e cronache tempestose. Nonostante la presenza di questi plotoni investigativi, la verità tarda però ad arrivare. Che fine ha fatto il tentativo di corruzione da cinquantamila euro, denunciato sei mesi fa dall’assessore regionale al turismo, Manlio Messina, nuovo eroe della legalità e della trasparenza? Si sa che i magistrati, anche quelli coraggiosi, amano i tempi lunghi. Ma è così difficile trovare un cronista che vada in giro per Palazzo di Giustizia a chiedere notizie dell’inchiesta? La febbre dello scoop è finita. Fatta la santificazione dell’assessore, i giornalisti coraggiosi sono diventati dubbiosi, silenziosi, quasi omertosi.

La forza e la zavorra
di una leader di destra

Diciamolo: una folla oceanica. Era veramente impressionante, venerdì sera, vedere la gente che si accalcava al teatro Golden di Palermo per fare da corona a Giorgia Meloni e assistere alla presentazione del suo libro. E si capiva facilmente perché il suo consenso cresce di giorno in giorno, a dispetto delle sbavature di Matteo Salvini o delle ingessature di Enrico Letta. Giorgia Meloni ha saputo dare, al popolo della destra tradizionale e conservatrice, il senso della comunità. Si possono non condividere le sue idee e le sue proposte, si possono detestare le sue origini e le sue nostalgie, ma non si può ignorare che Fratelli d’Italia sia oggi un partito di “patrioti” orgogliosi della loro appartenenza e lontani anni luce dalle faccette nere che nelle segrete stanze della Regione mostrano fedeltà..

Il bullo e i suoi fratelli
hanno trovato l’America

Nei sotterranei della politica li indicano solo con un soprannome: c’è “il Bullo”, c’è “il Balilla”, c’è “il Corazziere”. Sono i tre cavalieri che Nello Musumeci ha collocato ai vertici della sua corte per controllare da vicino il regno del sottogoverno, quello delle partecipate, quello delle assunzioni facili, quello dove la spesa corre con facilità e senza intoppi burocratici. Guardateli: siccome siamo alla vigilia delle nuove elezioni regionali e loro non brillano di luce propria, sono lì che si affannano, che tagliano nastri, che promettono e auspicano. Vogliono che il colonnello Nello venga ricandidato e rieletto. Così loro staranno altri cinque anni incistati nel ventre molle della Regione. Non hanno voti, non hanno storia, non hanno seguito, se ne fregano del popolo e dei partiti. Vengono dalle lobby e governano..

Giornalisti: l’Ordine
ha cambiato verso

La notizia non è di quelle destinate a stravolgere il destino della Sicilia, ma nel suo piccolo è comunque un segnale di cambiamento, un soffio di speranza: l’ordine dei giornalisti ha cambiato verso. Dopo una campagna elettorale a tratti fin troppo vivace, la vecchia guardia – che ha tanti meriti, ma anche il limite di affidarsi spesso a santoni ormai mummificati – è stata sconfitta di misura e messa da parte. Finalmente scendono in campo i giovani, quelli che ancora credono nella possibilità di rigenerare una professione alle prese, già da parecchi anni, con problemi enormi: si perdono lettori, si perdono posti di lavoro, si perde autorevolezza. Non è più tempo di inseguire privilegi né di interpretare l’ordine come una passerella o come un mezzo per incidere sulle carriere e..

Ma c’è chi In Sicilia
ha trovato l’America

"Altri soldi alle imprese", annuncia con gagliardo compiacimento il Giornale di Sicilia. Ma si tratta, di uno stanziamento ipotizzato da quel Gaetano Armao, vice presidente di Palazzo d’Orleans, la cui specialità è quella di imbastire bilanci di cartone, con capitoli di spesa pressoché inutilizzabili. L’unica impresa che riesce a pompare milioni dalla Regione siciliana è il gruppo del Corriere della Sera, quello che fa capo a Urbano Cairo e che controlla pure La7, la Gazzetta dello Sport e il Giro d’Italia. Per uno strano gioco delle stelle Cairo ha trovato in Sicilia la sua America. La lobby delle faccette nere gli ha conferito un mare di pubblicità (i particolari in cronaca) e dal 2019 lo paga profumatamente anche per regalarci, si fa per dire, una tappa del Giro. Alle imprese..

Giornali, è tempo
di “allons enfants”

Già, chi ha vinto? Succede nelle elezioni politiche, quando nelle urne si contano milioni di schede, e succede anche nelle elezioni di un ordine professionale, come quello dei giornalisti, quando i votanti sono poche centinaia: hanno vinto un po’ tutti. Ciascuno con le proprie idee e ciascuno con le proprie ragioni. Hanno vinto soprattutto quelli che credono in questo mestiere e nella necessità di restituire al giornalismo la doverosa professionalità e la necessaria autorevolezza. Diciamolo: hanno vinto i giovani. Ora però bisogna trarre le conseguenze. C’è una cultura dell’informazione che ha bisogno urgente, urgentissimo di una messa a punto, se non addirittura di una rigenerazione. Non può esserci più spazio per vecchi reduci e combattenti della carta stampata, ancora legati alla logica del privilegio o del potere. E’ tempo di..

Storia e destino
del giornalismo

L’Ordine dei giornalisti ha chiamato gli iscritti al voto per il rinnovo degli organi interni. Vecchi e giovani colleghi sgomitano per essere eletti. I vecchi cercano di dominare la scena: c’è quello animato da un sincero spirito di servizio e quello che spera di agguantare una fettina di potere per poi, magari, sistemare il figlio alla Rai. Mentre i giovani credono che l’Ordine possa ancora garantire i canoni e le tutele degli anni Sessanta quando la stampa era in mano a pochi editori. Oggi il panorama è cambiato. I giornali sono diventati come le cabine telefoniche: inutili perché sopraffatti dalle notizie che scorrono, senza limiti e senza controlli, sui social e sui computer. Ma i giovani sono convinti che questo mestiere possa ritrovare il rigore, la professionalità e l’autorevolezza del..

Che barba, che noia
Le notizie insopportabili

Dopo cinquant’anni di mestiere ho deciso - un po’ per noia, un po’ per nausea, un po’ per alterigia e amor proprio - di non seguire più riti e notizie che la cronaca, spesso con sguaiataggine, sottopone alla mia attenzione. Non seguirò più le previsioni del tempo: le cassandre del meteo ci costringevano a piangere sul cataclisma che stava per abbattersi su Catania ma senza dirci che il ciclone del Mediterraneo aveva già cambiato strada e faceva rotta verso la Libia. Non seguirò più gli scoop a rate; quelli che, come Netflix, annunciano la fine del mondo ma rinviano sempre il colpo di scena alla prossima puntata: l’ultimo che mi è capitato sotto gli occhi era fumo senza arrosto. Anzi, fumo negli occhi. Anzi, un attrezzo di scena dello squallido..