Il delirio fescennino
dei nuovi trasformisti

Guardate con quanta felicità dichiarano che vogliono sottomettersi a Matteo Salvini, con quanto orgoglio sostengono che è meglio diventare sudditi della Lega, con quale delirio fescennino si affannano a cercare una nuova casacca da indossare e una pantofola da baciare. Sono i nuovi ascari, i nuovi amici del giaguaro, i nuovi trasformisti. Alzano le manine in segno di resa, sventolano le bandiere bianche e pretendono pure di turlupinare i loro elettori – che erano elettori moderati e non fascistoidi – dicendo che vogliono semplicemente affiancare alla voce rauca e insultante del Carroccio la vocina labile ed elegante del Sud, dei timidi e purissimi elettori del Sud. Una mistificazione: perché le loro salivose manfrine hanno il solo obiettivo di svendere ancora una volta la Sicilia in cambio di un posticino alla..

Il governo salvato
dagli imbecillotti

Per dimostrare che i Cinquestelle non sanno governare basta vedere come Luigi Di Maio non riesca a risolvere una sola vertenza delle tante che si addensano al suo ministero. Ma per dimostrare che non sanno neppure maneggiare un dibattito basta la cronaca della seduta di ieri all’Ars. Sulla questione morale anche i bambinetti dell’asilo avrebbero capito che bisognava impostare un confronto alto. Ma il partito dell’onesta-tà-tà sa solo ripetere una giaculatoria: che la politica è un reliquiario di corruzione. Ed è passato subito agli insulti. Musumeci ha colto la palla al balzo e non ha avuto difficoltà a dirottare la discussione sul giustizialismo forcaiolo. E’ scoppiata puntualmente la rissa e il Governatore è sfuggito così all’impiccio di aprire una piccola finestrella sui due o tre scandali ben nascosti a Palazzo..

La deriva omertosa
dell’onesto Musumeci

Beh, c’è voluto un po’ di tempo ma alla fine anche Repubblica ha scritto che il silenzio di Nello Musumeci sulla questione morale e sulla deriva clientelare del suo governicchio è imbarazzante. Ora che l'Assemblea regionale ha avviato il dibattito sui temi della corruzione e sui guai giudiziari di quattro assessori, il Governatore della Sicilia qualcosa dovrà pure dirla. Il tempo dell’omertà è finito. Dica l’onesto Musumeci – se ne ha la forza e la libertà – che cosa pensa degli ultimi scandali che hanno investito gli uomini della giunta. E dica soprattutto che cosa intende fare la Regione per alzare finalmente il velo di complicità sullo sporco affare dei 91 milioni pagati in un paradiso fiscale a un clan di avventurieri per un censimento dei beni immobili che nessuno..

Il naufragio di Esterina
e il governo dei Giufà

Quando il governo della Regione mette mano a qualcosa viene fuori quasi sempre un pateracchio. Nel giorno in cui si commemora Sebastiano Tusa, morto in un incidente aereo, Musumeci avvia il valzer dei parchi archeologici e per favorire gli amici silura persone rispettabili alle quali fa sapere del trasferimento attraverso i giornali. Una rozzezza. Ma non ci sono solo questioni di stile. A dicembre dell’anno scorso, l’assessore al Turismo, Sandro Pappalardo, licenzia in tronco il sovrintendente dell’Orchestra sinfonica per piazzare su quella poltrona Ester Bonafede, una scartina di sottogoverno. Dopo sei mesi il consiglio della Fondazione scavalca le candidature più prestigiose e a maggioranza impone il nome indicato dal governo. Dopo una settimana ci si accorge però che la nuova sovrintendente non ha le carte in regola e la nomina..

La brava Spatafora
e il rozzo Musumeci

Nello Musumeci non ha saputo fare nemmeno il rimpastino dei Beni culturali, figurarsi che cosa succederà da qui a poco quando dovrà mettere mano al rimpasto del suo governicchio. Francesca Spatafora è una di quelle persone che onorano la Sicilia: colta, impegnata, sensibile. Ha retto con competenza il museo Salinas di Palermo e ne ha fatto un centro di riferimento per la cultura archeologica. Al punto che Sebastiano Tusa, l’assessore scomparso tre mesi fa in un disastro aereo, puntava su di lei per completare l’esposizione dei reperti. Un sogno spezzato. Perché Musumeci ha deciso di rimuoverla e di destinarla al parco dell’Himera. Lo ha fatto senza consultarla. Le ha notificato il trasferimento a mezzo stampa. Con una rozzezza che non rende onore né al professore Tusa né a quei siciliani..

L’inutile rimpastino
dei Beni Culturali

Prima di passare al rimpasto del suo governicchio il presidente della Regione ha voluto deliziare parenti e amici con un rimpastino di sottogoverno. Da assessore ai Beni Culturali, ha preso i parchi archeologici e ne ha fatto un gioco di società: il dirigente che era di qua passa di là e quello che era di là passa di qua. Una contraddanza puntualmente spacciata per rivoluzione. Sempre nella convinzione, va da sé, che il popolo dei siciliani sia fatto di buzzurri ai quali si può contrabbandare qualsiasi minchiata per verità. Un esempio potrà chiarire. Il sovrintendente che fino a ieri ha fatto a Ragusa il bello e cattivo tempo, viene trasferito al ricco parco di Siracusa. Lui, il sovrintendente, vedrà nel trasferimento una punizione. Ma il Governatore gli dirà che è..

L’implacabile pugno
della Corte dei Conti

Con l’arrivo di Esterina Bonafede alla sovrintendenza dell’Orchestra sinfonica, il popolo dei siciliani onesti ha potuto finalmente constatare che la Corte dei Conti esiste e lotta insieme a noi. La procura della magistratura contabile non ha perso tempo e a poche ore dalla nomina ha ordinato alla Guardia di Finanza di bussare in via Turati e farsi consegnare il dossier sulle spese pazze sostenute dalla medesima Bonafede durante il suo precedente regno al vertice dalla Fondazione. Il procuratore Gianluca Albo può andare fiero: l’azione del suo ufficio è stata veloce, implacabile, fulminante. C’è da stare certi che il pugno di ferro scatterà anche per smascherare un vecchio e nascosto intrigo: quello che ha consentito a un clan di avventurieri di incassare, estero su estero, 91 milioni della Regione per un..

Il gaga se ne’ ghiuto
e soli ci ha lasciato!

Nel 1947, dopo un’aspra polemica sull’egemonia culturale, Elio Vittorini sbatte la porta e abbandona il Pci. Ma Palmiro Togliatti non si scompone e gli risponde su Rinascita con un titolo spocchioso e irridente: “Vittorini se ne’ ghiuto e soli ci ha lasciato!”. La tentazione di scimmiottare quel titolo si è affacciata ieri di fronte alla notizia che Sandro Pappalardo, il gaga del Turismo, ha lasciato il governo Musumeci. Ma sarebbe stato come rendere onore a un personaggio che in un anno e mezzo di presenza al vertice dell’assessorato ha fatto solo danni. Si pensi al colpo di mano contro Orchestra sinfonica: ha defenestrato un sovrintendente di valore per piazzare, dopo sei mesi, una scartina di sottogoverno. O alla piritollagine che lo ha spinto a regalare undici milioni al gruppo Cairo..

Sugli sporchi arbitrati
forse un filo di luce

Maria Mattarella, segretario generale della Regione, avrebbe già richiesto agli uffici il fascicolo dello scandalo dove sono ben nascosti gli atti relativi ai due arbitrati in base ai quali un clan di avventurieri – capitanati da Enzo Bigotti, arrestato poche settimane fa per corruzione in atti giudiziari – pretende altri 49 milioni in aggiunta ai 91 già versati dalla Regione, in un paradiso fiscale, per un censimento dei beni immobili che nessuno però ha mai visto. Due sporchi arbitrati, si scriveva qui l’altro ieri. Sui quali il governo Musumeci ha steso una coltre di pesantissima omertà. Ora si tratterà di vedere chi sono i professionisti incaricati di affrontare la vertenza; e di capire quale indirizzo avrebbe suggerito Palazzo d’Orleans per respingere le richieste di Bigotti e dei suoi complici. Le..

I giochi proibiti
di un tragediatore

Ma avete visto che divertimento quando il bullo si veste da statista? Con la mascella impomatata e la pochette nel taschino si aggira lungo i corridoi di Palazzo d’Orleans con l’aria del padroncino che ne sa sempre una in più del diavolo. Va a Roma e al ritorno fa credere al disarmato Musumeci che i conti sono apposto, che il ministro Tria ci consentirà di spalmare il disavanzo di mezzo miliardo in trent’anni e che presto ricominceremo a spendere a destra e a manca. Il Governatore ci crede e lui tira a campare. Poi apre la questione dei vitalizi e, per arruffianarsi i grillini, fa sapere che se il presidente dell’Ars, Miccichè, non farà subito i tagli lo Stato darà alla Regione settanta milioni in meno del dovuto. La penalizzazione..