Night and day
così va la Regione

Claudio Fava, presidente della Commissione antimafia, ce la sta mettendo tutta per gettare un fascio di luce sulle trame oscure che inquinano la vita politica siciliana. Ha indagato sui sistemi di corruzione, sulle compromissioni dei grand commis, sulla spregiudicatezza di bulli e consulenti che fiancheggiano gli avventurieri, sul doppiogiochismo dei duri e puri che di giorno fingono di combattere Cosa nostra e di notte si spartiscono ogni affare della Regione. Ma sembra sperduto nella sua solitudine: vox clamantis in deserto. Perché, tutt’attorno, c’è un governo, con quattro assessori nei guai giudiziari, che non vuole affrontare la questione morale; e c’è la Lega di Salvini che di giorno predica il cambiamento e di notte cerca l’inciucio con Francantonio Genovese, condannato a 11 anni di carcere per avere dissanguato i bilanci della..

Ma nessuno colma
il vuoto lasciato da Tusa

Sono passati due mesi dalla morte tragica e improvvisa di Sebastiano Tusa, archeologo di provata sapienza e assessore regionale ai Beni Culturali. Con tutto il rispetto per il dolore dei familiari, forse è arrivato il tempo di colmare il vuoto, politico e amministrativo, che la sua scomparsa ha lasciato. Il governatore Musumeci, dopo le lacrime e le commemorazioni, ha assunto l’interim, ma un ritorno alla piena funzionalità degli uffici non è più derogabile. Tusa, tra l’altro, stava preparando una rotazione dei sovrintendenti: per cancellare incrostazioni accumulate nel tempo e per fugare ogni sospetto di collusione con speculatori e amministratori senza scrupoli. Certo, per Musumeci – già assediato dalle smodate ambizioni di qualche suo ex camerata – non sarà facile trovare un erede che possa eguagliare Tusa in competenza e rigore..

L’azzardo di Salvini
col ras Francantonio

Dove sono i moralisti e i moralizzatori dei Cinquestelle, i Savonarola e i Malebranche che cercano sempre la pagliuzza nell’occhio di un uomo? E dov’è Luigi Di Maio, il Reverendissimo Inquisitore che ha intimato al premier Conte di appendere alla gogna perpetua Armando Siri, il sottosegretario sfiorato da un sospetto? Il loro alleato Matteo Salvini acchiappa consensi ovunque. E non si è accorto che, arruolando e acchiappando, è finito nelle spire di Francantonio Genovese: il quale, a differenza di Siri, porta sulle spalle una condanna a 11 anni di carcere per avere dissanguato i bilanci della Formazione in Sicilia. Salvini dice di incarnare il governo del cambiamento. Ma il ras Francantonio non scherza: ha cambiato casacca già due volte e ora, offrendo i suoi voti alla Lega per le europee,..

La stella che guida
quei tre ambasciatori

Mario Barresi è un retroscenista che fa grande il proprio giornale. Cronista di punta de La Sicilia, ha rivelato che per isolare il berlusconiano Gianfranco Miccichè e spianare la strada a Matteo Salvini, rampante leader della Lega, si stanno muovendo tre ambasciatori di gran peso: Nello Musumeci, Salvo Pogliese e il bullo di Palazzo d’Orleans che Barresi indica come “molto ascoltato ad Arcore”. I tre Re Magi marciano verso il Carroccio. Non avendo né oro né incenso né mirra, portano in dono i loro voti – pochini per la verità – e non vedono l’ora di inginocchiarsi ai piedi del nuovo Signore. Gloria in excelsis Deo. Barresi, che è uomo garbato, non dice quale stella cometa guida il cammino di Nello, Salvo e il bullo. Ma non è difficile capirlo:..

E Musumeci convive
con la pantera di Balzac

Se non fosse stato per Ruggero Razza, assessore regionale alla Salute, che ci ha messo la faccia di uomo per bene, staremmo ancora qui a chiederci: ma “Diventerà Bellissima”, il partito di Nello Musumeci, esiste ancora? Razza ha ricordato gli strapuntini ottenuti in queste elezioni comunali e chiude dicendo: “Ci stiamo radicando”. Ma il grande assente rimane il Governatore. Che se ne sta chiuso nei suoi uffici ad amministrare l’ordinaria amministrazione con una timidezza che ricorda Une passion dans le désert, un libricino dove Honoré de Balzac racconta di un soldato provenzale che durante la campagna d’Egitto finisce in una grotta con una pantera. Tra i due nasce una convivenza sentimentale. Il soldato vive per giorni felice e contento, poi… Beh, non voglio rubarvi la sorpresa: date voi un nome..

La mossa che il bullo
ha dimenticato di fare

Vestito così, in alta uniforme, non lo avevate mai visto. Il bullo di corte, quello che volteggia lungo i corridoi di Palazzo d’Orleans, ha annunciato urbi et orbi che il debito della Regione si è ridotto di 500 milioni e che, per la gioia di tutti, quest’anno resterà al di sotto dei cinque miliardi. Prosit, verrebbe da dire. Peccato che gli sia sfuggito di mente un dettaglio. Se si fosse applicato un filino di più, magari scavando tra le sue personali conoscenze, questo mago dei conti avrebbe potuto forse suggerire al presidente Musumeci come recuperare i 91 milioni pagati dalla Regione a una banda di avventurieri per un censimento dei beni immobili che nessuno ha mai visto. Così il debito si sarebbe ridotto non di 500 ma di 591 milioni...

Sul Palermo s’avanza
il banchiere dei prodigi

Avevamo in casa un enfant prodige e non lo sapevamo. Avevamo tra i quarantenni un mago della finanza e non lo avevamo mai incontrato né per le strade di Palermo né lungo i sentieri dorati delle cronache economiche. E’ apparso all’improvviso, come quei conigli che vengono fuori dal cilindro di un prestigiatore e puntualmente stupiscono avventori e spettatori. Un genio, indubbiamente. Un genio degli affari e dell’intermediazione. Si chiama Vincenzo Macaione ed è il banchiere che, con ogni probabilità, da qui a qualche giorno diventerà il presidente del Palermo Calcio, la società sulla quale per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo un avventuriero di nome Zamparini. Macaione assicura in ogni intervista che non sarà il prestanome del vecchio patron. Ma il Palermo non è solo una società..

Salvate la Costituzione
da questi suoi partigiani

Quando non sanno come giustificare le loro sparate giacobine, quando non sanno a quale chiodo appendere la loro smania di protagonismo, allora si definiscono “partigiani della Costituzione”. E così dicendo fanno strame di ogni canone istituzionale. Ricordate Antonio Ingroia? Da magistrato titolare di inchieste delicatissime – a quel tempo era sobrio, potente e intoccabile – faceva comizi in piazza e partecipava ai raduni di Rifondazione comunista. E se qualcuno lo invitava a rientrare nei ranghi, rispondeva che agiva da “partigiano della Costituzione”. L’infelice espressione è riapparsa ieri sulla bocca di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, mentre si intestava l’ennesima guerra santa contro il truce Salvini e spregiudicatamente teorizzava la non applicazione di norme emesse dal governo centrale. Se questi sono i suoi partigiani, che Dio salvi la Costituzione.

I danni di Ingroia
quando era sobrio

Ok, accettiamo pure la versione con la quale Antonio Ingroia, l’ex pm della Trattativa, ha cercato di addolcire la figuraccia del giorno prima: era a Parigi in stato di ebbrezza e il comandante gli ha impedito di salire a bordo di un aereo diretto in Argentina. Lui sostiene che aveva bevuto sì e no due o tre bicchieri di vino e che la manfrina era dovuta alla maleducazione di uno steward, puntualmente difeso da tutto l’equipaggio. Vabbè. Il problema di Ingroia non è quello che ha fatto da alticcio all’aeroporto di Roussy. Ma ciò che ha fatto da sobrio alla Procura di Palermo, dove trasformò l’inchiesta giudiziaria sulla Trattativa nella giostra mediatica di una campagna elettorale che avrebbe dovuto portarlo a Palazzo Chigi. A quel tempo era sobrio, lucido, cinico,..

L’inutile moralismo
del “fascista perbene”

No, caro Presidente, la ricreazione alla Regione non è finita. E la resurrezione, se proprio vogliamo seguire il simbolo pasquale, non c’è stata, non c’è e temo proprio che non ci sarà. Perché lei, onorevole Musumeci, ha paura della sua ombra e dietro la scorza di “fascista perbene” – una scorza colorita con i più triti e ritriti slogan del Ventennio – c’è semplicemente il nulla. Il bisturi? Ma chi l’ha visto mai nelle sue mani. Lei, per gettare un po’ di fumo negli occhi, dice che la “ricreazione è finita”. E subito dopo, confidando negli anelli al naso del popolo siciliano, aggiunge: “Se trovo qualcuno che vuole fare il malandrino di turno lo allontanerò senza pensarci un attimo”. Ma a chi le racconta queste sonore minchiate, Presidente? Lei i..