La sanità s’è fermata
alla tabellina pitagorica

Almeno ventimila medici, secondo il Corriere della Sera, sono in fuga dall’Italia. Si sentono mal pagati, poco valorizzati e spesso abbandonati a violenze di ogni genere: non solo alle aggressioni, sempre più frequenti nei pronto soccorso, ma anche alla pressione di 35 mila cause per risarcimento intentate ogni anno da pazienti vittime di un drammatico episodio di malasanità. Se poi si richiamano alla mente le facce desolate di Sicilia – Renato Schifani, di Giovanni Volo e Daniela Faraoni – allora è facile prevedere come la desertificazione negli ospedali e nei presidi delle Asp diventerà presto totalizzante. All’Asp di Palermo la Faraoni, pur avendo i soldi, si ostina a non pagare i convenzionati. Ma non lo fa per sadismo burocratico; semplicemente perché né lei né la sua assistente, Amalia Colajanni, sanno..

L’ultimo spettacolo
“A Renà, facce Tarzan”

Volevano dimostrare che Renato Schifani è un uomo di polso, intrepido e intransigente; un presidente che sa farsi valere; un governatore che sa strillare e sa anche strigliare. Ecco a cosa servivano le scimitarre agitate martedì scorso da Palazzo d’Orleans contro i burocrati “responsabili di un insopportabile ritardo” sul recupero di due miliardi di euro incagliati tra i residui passivi. Solo che i ritardi – si è saputo tre giorni dopo – non c’erano: le verifiche erano state concluse e i due miliardi erano già sbloccati. La strigliata dunque non era necessaria: bastava una telefonata alla ragioneria generale e la questione si poteva chiudere lì. Invece le volpi argentate dell’ufficio stampa hanno montato un allarme da nove colonne in prima pagina. Un bluff. Buono anche per una una sceneggiata napoletana..

I cerchi di Schifani
non si chiudono mai

La Sicilia è un luogo geometrico dove i cerchi si aprono ma non si chiudono. Pensate ai manager della sanità. Renato Schifani ha impiegato mesi e mesi prima di trovare la quadra sulla lottizzazione delle diciotto poltrone. Poi ha fatto il decreto di nomina, poi ha interpellato l’Ars e ha avuto pure il via libera, ma i nominati sono ancora sospesi tra il niente e il nulla: hanno la funzione di commissari ma non il potere dei direttori generali. La geometria di Schifani, del resto, non è quella euclidea, ma quella dell’eterna attesa. E viene applicata ad ogni vicenda. Prendete la storiaccia del pagnottista che da un anno vive illegittimamente l’incarico di sovrintendente dell’Orchestra Sinfonica. Uffici e avvocature sono arrivati con fatica alla conclusione che deve sbaraccare. Lui stesso ha..

Il “Dies irae” di Schifani
è solo una fanfaronata

Dies irae, dies illa. A giudicare dalla cronaca del Giornale di Sicilia sembra che Renato Schifani sia diventato all’improvviso un Torquemada pronto a giustiziare con la scimitarra i dirigenti che ancora bloccano i due miliardi da destinare – i bonifici dovevano già partire nel 2023 – alle aziende in difficoltà. Ma è un’illusione ottica. Il presidente della Regione veste i panni del monaco inquisitore solo quando ha da flagellare gli impiegati. Davanti ai balilla che sperperano decine di milioni diventa invece mansueto come un sacrestano. L’avete visto all’opera con gli imbrogli del Turismo. Il suo furore doveva scattare davanti allo scandalo di SeeSicily; doveva riecheggiare lì il grido dell’Apocalisse: “Le isole fuggirono e le montagne non si ritrovarono mai più”. Il “Dies irae” contro i fannulloni mostra solo la sua..

Ma Schifani dov’é?
Vive la propria festa

Non bastava l’imbroglio di Cannes, dove il Balilla ha organizzato una faraonica mostra fotografica e ha consegnato quasi tre milioni di euro a un avventuriero lussemburghese che gli ha venduto diritti sul festival cinematografico che non aveva. Non bastava lo scempio di SeeSicily e lo sperpero di oltre trenta milioni per la gloria – politica, va da sé – della corrente turistica di Fratelli d’Italia. Ora è esploso anche il bubbone dei contributi per lo spettacolo, assegnati dal tragico assessorato al Turismo alle solite confraternite composte da faccette nere. Forse è arrivato il tempo di dire basta. Ma alla Regione non c’è un presidente in grado di battere i pugni sul tavolo. C’è Schifani. Che ancora non si è ripreso dalla sbornia di ritrovarsi, per grazia ricevuta, al centro di..

Tra Lupo e la Chinnici
un conto da regolare

Nell’estate del 2022 Giuseppe Lupo voleva tornare all’Assemblea regionale dove, per cinque anni, aveva ricoperto il ruolo di capogruppo del Pd. Ma al momento della formazione delle liste, scattò il veto di Caterina Chinnici che era la candidata scelta dal partito per la presidenza della Regione. Lupo fu criminalizzato, umiliato, mortificato e sputtanato. Santa Caterina da Strasburgo, da professionista dell’antimafia, prese a pretesto un’inchiesta di quattro soldi dalla quale l’ex capogruppo sarebbe uscito comunque a testa alta. Ma il suo “vade retro” era inappellabile. E a Lupo fu sbattuta la porta in faccia con il cinismo tipico di chi si ritiene al di sopra del bene e del male. Due anni dopo Chinnici e Lupo si ritrovano, una contro l’altro, in corsa per le europee. Lupo è rimasto nel Pd,..

Beate le anime belle
dalle prediche zoppe

Beate le anime belle che si strappano le vesti davanti alle violenze e alle pacchianate dei boss mafiosi ma non alzano mai il ditino sulle trattative, sugli accordi e sui compromessi che i professionisti dell’antimafia intrecciano con la peggiore politica: quella dei trasformismi e delle clientele; quella dei voti comprati e venduti. Beate le anime belle che sulle pagine dei loro giornali – pagine piene di luce salvifica, va da sé – danno conto degli sternuti del presidente Schifani e ci informano sui colpi di tosse di ogni singolo assessore ma evitano di mostrare disgusto per le storie limacciose che accerchiano Palazzo d’Orleans: storie di bulli, di balilla e di pagnottisti; storie di sprechi, di prepotenze e prevaricazioni. Beati i moralisti della domenica. Che mondo sarebbe la Sicilia senza le..

Quel doppio regalo
di Tajani alla Chinnici

Il presidente della Regione, Renato Schifani – fervente berlusconiano, va da sé – si è detto “amareggiato” per il fatto che Forza Italia abbia sbattuto la porta in faccia a Totò Cuffaro. “I voti della Dc – ha precisato – sono utili e apprezzati dal centrodestra. Con i voti di Cuffaro sono stati eletti il sindaco di Palermo, quello di Catania e a Caltanissetta, dove si vota a giugno, la Democrazia Cristiana è con noi”. Parole chiare. Dalle quali si deduce che il partito in Sicilia non ha pregiudizi e che il no all’alleanza con l’ex presidente della Regione è legato a un diktat di Caterina Chinnici, transfuga dal Pd, alla quale il segretario Tajani ha assicurato la rielezione. Stando alle parole di Schifani, il leader di Forza Italia le..

Dove volano i campioni
fuggiti dal partito di Elly

Povero Pd. Aveva il monopolio dei “campioni” antimafia e in pochi mesi ne ha persi due: Leoluca Orlando e Caterina Chinnici. L’ex sindaco di Palermo si è proposto per Bruxelles ma il partito di Elly non ha colto l’occasione e ha lasciato che il suo ex gioiello finisse sul medagliere rossoverde di Bonelli e Fratoianni. Mentre Caterina Chinnici – una professionista oltre che dell’antimafia anche del cambio casacca – ha preferito sterzare a destra e si è accasata in Forza Italia dove il segretario Tajani le ha assicurato la rielezione e le ha pure garantito che il partito si farà carico di tutte le spese. Pare che Santa Caterina da Strasburgo – i berluscones ormai la chiamano così – non dovrà scucire nemmeno i dieci euro necessari per rifarsi la..

L’antimafia di un padre
che chiedeva giustizia

Per trent’anni Vincenzo Agostino ha cercato di conoscere gli assassini del figlio poliziotto, ucciso nel 1989 assieme alla moglie incinta. Per trent’anni Agostino, con la sua barba lunga e bianca, è stato il simbolo di un’antimafia dolorosa, tenacemente impegnata nella ricerca della verità. E’ morto l’altro ieri senza avere avuto giustizia. Sempre l’altro ieri alcuni partiti, già in preda alla febbre elettorale per le europee, hanno presentato alla stampa i “campioni dell’antimafia” (cit. Repubblica) reclutati nella speranza di convogliare sui loro simboli il consenso della società civile. Ma i venerati “campioni” inseriti nelle liste sono quasi tutti professionisti dell’antimafia; alcuni addirittura incalliti voltagabbana, pronti a cambiare casacca per accaparrarsi un seggio a Strasburgo. Requiem per Vincenzo Agostino, che per trent’anni ha cercato solo verità e giustizia.

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