Sull’orchestra i capricci
del destino e del potere

Quale furia ha spinto l’assessore Sandro Pappalardo, meglio noto come il gaga del turismo, a defenestrare su due piedi il sovrintendente dell’Orchestra sinfonica? Giorgio Pace non si poteva certo definire un “débauché de esprit”, ma era senza dubbio un professionista, al quale andrebbe anche riconosciuto il merito di avere risanato i bilanci dell’ente, devastati dalla precedente gestione. Prima di Pace, l’Orchestra sinfonica era stata governata – un po’ troppo allegramente – da Ester Bonafede che, per un capriccio del destino, ora è tornata prepotentemente in campo e non vede l’ora di riconquistare la poltrona perduta tre anni fa. Dicono che il ritorno della Bonafede sia l’obolo che Musumeci si è impegnato a pagare ai Popolari di Saverio Romano. Pacta sunt servanda, dicevano i latini. Ma ancora non sapevano i guasti..

Serve un miracolo
di fede e teatro

Chi ci libererà da questa oppressione metropolitana? Chi ci salverà dallo sconcio di una monnezza che invade e ammorba i quartieri di Palermo, che immiserisce le periferie, che oltraggia i turisti, che offende i cittadini che con onestà e senso civico pagano la Tari? Sono due anni che il sindaco Leoluca Orlando ci gira attorno senza convinzione, preso com’è dalla sua rovente e imperiosa passione per il Teatro Massimo. E’ da un anno che il governatore Musumeci tenta di irreggimentare il servizio di raccolta entro un perimetro di decenza. Ma non ce la fa. Forse non ce la farebbe nemmeno Santa Rosalia, che pure ci ha salvato dalla peste e dal terremoto. Non resta che una speranza. Vedrete che prima o poi un Santo Sconosciuto scavalcherà la Santuzza e avvolgerà..

Tutte le strade dell’arte
portano a Palermo

Certi intellettuali sono di una generosità straordinaria. Prendi l’intervista rilasciata a Repubblica da Achille Bonito Oliva, “critico d’arte, saggista, poeta”. Leggi il suo omaggio alla cultura di Palermo e pensi che sia un riconoscimento a coloro che si sbracciano per rendere questa città meno brutta e più confortevole. Poi leggi il suo inno alla creazione e hai la tentazione di accostarlo al Do Maggiore con cui Haydn rende in musica la meraviglia del Fiat Lux. Ma se scorri fino in fondo la paginata scopri che quella celeste nota non è dedicata alla creatività degli artisti bensì al sindaco Leoluca Orlando. Per il quale Bonito Oliva ha in serbo, manco a dirlo, una proposta sostanziosa: un mega progetto da chiamare “L’Isola ritrovata”, con cinque stazioni sparse in tutta la Sicilia. Se..

Palermo, Orlando
e la gioia dei sagrestani

Quando leggete i loro pensamenti su giornali, chiamateli pure intellettuali. Stanno tutti lì, devoti e zelanti, come chierichetti lungo il cammino di Santiago di Compostela; e come pellegrini recitano le lodi del sindaco Leoluca Orlando, che i loro occhi di fervido amore vedono come un esempio di cultura e saggia amministrazione. Gli attribuiscono il miracolo di avere portato Palermo all’ottantasettesimo posto nella classifica del Sole24ore sulla vivibilità delle città italiane: dieci punti più in su rispetto al nerofondo in cui era precipitata l’anno scorso. Genuflessi e salivosi come sagrestani sostengono che, grazie a lui, Palermo ha ritrovato il suo Rinascimento. Pensate che cosa succederà l’anno prossimo se dall’ottantasettesimo si passerà all’ottantunesimo. Lo metteranno sul carro di Santa Rosalia e lo porteranno in processione dalla Vucciria a Ballarò.

I grillini e lo scandalo
nascosto dell’Ircac

C’è dove non vedono e c’è dove stravedono questi deputati grillini che affollano come mosche cieche i corridoi di Palazzo dei Normanni. Luigi Sunseri, componente della commissione Bilancio dell’Ars, ha puntato il dito contro il bullo che da Palazzo d’Orleans governa i conti economici della Regione. Gli rimprovera di avere acquistato per tre milioni e al buio, senza cioè una certificata valutazione, i beni immobili dell’Istituto regionale del vino e dell’olio. Ma Sunseri avrebbe anche potuto chiedere al bullo se la giunta di governo ha avuto per caso notizia del buco di cinquanta milioni scoperto dai revisori dei conti nel pozzo nero dell’Ircac; e se la fusione con la Crias non sia stata inventata proprio per annacquare lo scandalo. Meglio rassegnarsi, comunque. Dai grillini non si può pretendere molto: il..

Uomini e boiardi
della cultura siciliana

Quale sarà il futuro del teatro Biondo? L’unica certezza è che il direttore Roberto Alajmo è scaduto e che la nomina del successore è appesa ai capricci del sindaco Orlando e di Gianni Puglisi, un guru del sottogoverno che da trent’anni sta lì a giocare con le carte ombrose che il potere gli ha messo inopinatamente nelle mani. La Regione potrebbe avere un peso, ma il sonnacchioso Musumeci non sa che pesce pigliare e il Biondo va, come barca alla deriva. Stessa sorte per l’Orchestra sinfonica siciliana. Il consiglio di amministrazione è stato sbaraccato ma il nuovo il nuovo non arriva. L’assessore Sandro Pappalardo, meglio conosciuto come il gaga del Turismo, ha inviato un commissario che finora ha solo deciso di concedere una proroga al sovrintendente prima di defenestrarlo in..

La memoria corta
dei nuovi tartufi

Se dici “gioco a nascondere” e sei un animo gentile, ti viene in mente Lucio Piccolo e quella sua meravigliosa raccolta di poesie: “Da molti anni sono morti i mandolini e le chitarre, ma stasera girano le serenate...”. Poi pensi però che quel gioco è diventato il nuovo vizietto della politica siciliana e ti cascano le braccia. Avete visto con quanta arte tartufa il guerrigliero Leoluca Orlando si è inabissato pur di non mettere il nasino fuori mentre imperversava la sanguinosa battaglia del Pd, che ufficialmente è il suo partito? Il vizietto sembra avere conquistato pure Nello Musumeci. Il Governatore, ad esempio, ha segnato a dito personaggi e interpreti del crocettismo ma ha dimenticato di citare i dirigenti di quel sistema che lui ha inglobato nel suo governo: da Perillo..

Il multiparaculismo
del sindaco Orlando

Sono tutti lì a combattere perinde ac cadaver, a darsi sciabolate che neppure al tempo dei moschettieri. Sono tutti lì a cercare di conquistare la segreteria regionale del Pd: Davide Faraone contro Teresa Piccione; Giuseppe Lupo e Antonello Cracolici contro Faraone; Luca Sammartino e Totò Cardinale contro Cracolici e Lupo. Ma nei giorni cruenti della battaglia manca all’appello l’uomo che si era addirittura proposto come salvatore della patria: Leoluca Orlando. Ricordate con quanta pompa magna il sindaco di Palermo varcò la linea del Rubicone e si arruolò nell’esercito di Matteo Renzi? Era il gennaio di quest’anno. Ma dopo gennaio venne marzo e le elezioni di marzo portarono il Pd di Renzi alla disfatta. Da quel momento l’intrepido Orlando è sparito. Era il sindaco del multiculturalismo. Ora è anche il leader..

Quei campioni
del leccaculismo

Passano giorni, mesi e anni incolonnati nella via che conduce ad Arcore, nella villa di Silvio Berlusconi; o sulla strada che porta a Sant’Ambrogio, in quel di Cefalù, dove si trova la campagna di Gianfranco Miccichè, leader siciliano di Forza Italia e membro della maggioranza che regge la giunta regionale di Nello Musumeci. Cercano tutti un posticino nel paradiso dorato del sottogoverno, dove trovano potere, benefit, macchina e autista. Poi, quando agguantano la presidenza o l’incarico di amministratore delegato, si travestono immediatamente da padreterni, insensibili a ogni istanza e a ogni suggerimento. Prima mostrano insuperabili doti di leccaculismo e poi diventano degli azzeccagarbugli. Uno di questi, Marcello Caruso, presidente della Sas, è stato beccato da Miccichè con le mani nella marmellata del nullismo. Ed è stato scaricato in tronco. Viva..

Peccato di continuità,
l’ultima dei grillini

Le volpi che si muovono dentro l’Assemblea regionale sotto la bandiera del Movimento Cinque Stelle hanno inventato un nuovo ordigno per colpire e affondare gli avversari. Si chiama “continuità”. Lo hanno sperimentato ieri su Nino Caleca, che è uno dei più prestigiosi avvocati della Sicilia, un giurista di chiara fama. Nel tentativo di evitare che Caleca possa diventare, come previsto, membro del Consiglio di giustizia amministrativa, le volpi grilline gli rinfacciano il peccato di “continuità” con il governo Crocetta. Non sanno però che la continuità è un’arma a doppio taglio, in grado di creare alla Regione un deserto esteso quanto il Sahara. Basta pensare a tutti quelli, a cominciare dal bullo di Palazzo d’Orleans, che hanno una continuità con Raffaele Lombardo. O basta pensare a Luigi Di Maio e alla..