Il colonnello Nello
miracolato dal Covid

Lo sceriffo Musumeci ha raggiunto il suo traguardo. Un sondaggio del Sole24ore lo porta nei cieli alti della popolarità e del consenso, per l’esattezza al dodicesimo posto della Governance Poll 2020, una indagine sul gradimento dei presidenti di Regione. Evviva Musumeci, verrebbe da dire. La gente che lo ha votato ha dimenticato i disastri di una Finanziaria costruita non con i soldi veri ma con gli assegni a vuoto; ha dimenticato la frana della Cassa integrazione e pure il buco nero dei rifiuti per i quali questo governo non riesce a partorire una legge che si avvicini alla decenza. Chi lo ha votato ha visto solo le sciabolate da caporale di giornata distribuite a destra e manca mentre la paura della pandemia si stendeva su tutta la Sicilia. Il Covid..

I conti della Regione
e la parabola di Attila

Immaginate Attila, il flagello di Dio, che a un certo punto fa una nota per dire che occorre uno slancio d’amore e solidarietà verso la Santa Romana Chiesa. Qualcosa di simile sta accadendo nei piani alti della Regione dove l’assessore responsabile del disastro economico ha stilato un documento nel quale sostiene che alla Sicilia occorrono “sostegni tempestivi e forti investimenti”. Ha detto proprio così. Dimenticando, ovviamente, che se la Regione non è ancora in grado di spendere un euro del bilancio 2020 la colpa è sua e di una Finanziaria costruita da lui non per fronteggiare la crisi ma per buttare fumo negli occhi dei poveri cristi alle prese con la disperazione. Ma tant’è. Il bullo di Palazzo d’Orleans sa di essere in ritardo su tutto e di avere in..

Non hanno arrosto
e vendono fumo

Aiuto. Il bullo che siede alla destra del colonnello Nello è tornato a giocare con i conti della Regione, a prendere i soldi di qua e a metterli di là, a cancellare le somme assegnate alle opere pubbliche per dirottarle alle scuole, alla didattica a distanza, al noleggio con conducente. Lo fa per alimentare altre speranze, altre attese, per illudere altre categorie stritolate dalla crisi. Perché, comunque la giri, la verità sta nel fatto che la Finanziaria, licenziata appena due mesi fa, è un monumento al bluff, all’improvvisazione, all’arroganza, all’improntitudine. Non ci sono soldi ma assegni a vuoto. Per riempire i quali è necessaria una trattativa seria sia con Roma che con Bruxelles. Ma nonostante i numerosi viaggi di Mister Grand Hotel, la trattativa è ancora alle prime e controverse..

La trattativa, il dubbio
e il rogo dell’inquisitore

Era solo un dubbio. Si sosteneva che l’affannarsi del magistrato Nino Di Matteo nelle arene televisive possa anche avere lo scopo di forgiare l’opinione dei giudici popolari ai quali spetterà fra non molto di emettere la sentenza di appello sulla Trattativa. Apriti cielo. Letto l’articolo del Foglio, la Confraternita che fa da cassa armonica ad ogni respiro del magistrato più scortato d’Italia è andata su tutte le furie e ha incaricato il suo reverendo padre inquisitore di contrastare l’eresia e di riaffermare il dogma secondo il quale non esistono più i giudici popolari di una volta. Quelli che ora affiancano il presidente Pellino in Corte d’Assise non si lasciano influenzare dalla tv. Sono coscienziosi e decidono solo dopo avere letto le mille e mille pagine del processo. Stia attento il..

Il voto che merita
la ministra Azzolina

Ma a che vale richiamare la Magna Grecia? A che vale dire che la Sicilia è stata una culla di civiltà e della cultura occidentale? A che vale ricordare che non ci sarebbe la grande letteratura senza Verga e De Roberto, senza Brancati e Pirandello, senza Sciascia e Tomasi di Lampedusa? A che vale richiamare queste eccellenze se poi ti accorgi che i due ministri espressi dalla Sicilia sono Alfonso Bonafede, dj di Mazara del Vallo, assurto al vertice della Giustizia, e Lucia Azzolina, una brava ragazza di Siracusa chiamata dal gotha dei grillini a guidare, si fa per dire, il ministero della Pubblica Istruzione? La poverina ci prova, ma sembra un pulcino nella stoppia. E infatti nessuno sa come sarà la scuola che riaprirà a settembre. Nemmeno lei. Dicevano..

Ma quale Pitagora,
meglio il mago Otelma

Potevano scegliere una Finanziaria semplice e asciutta ma con numeri veri, una Finanziaria di lacrime e sangue ma con soldi cash, pochi ma spendibili. Invece quella vecchia volpe di Gaetano Armao, assessore regionale al Bilancio, si è inventato le cifre che ci sono ma non ci sono, i milioni da scrivere sulla carta ma che nessuno potrà mai incassare. Il rito della fantasia creativa si è ripetuto pure nel rendiconto quotidiano sugli effetti del coronavirus: i poveri cristi colpiti e ricoverati erano in realtà molti di meno rispetto a quelli citati nei bollettini della protezione civile. L’emergenza c’era ma era truccata. Sosteneva Pitagora, nella sua infinita saggezza matematica, che la proprietà dei numeri è la giustizia. Ma la Regione, dovendo scegliere tra il rigore della verità e il gioco delle..

La Finanziaria
del fico secco

A quasi due mesi dalla approvazione, nessuno sa che fine abbia fatto la Finanziaria del governo presieduto da Musumeci. Era un’impalcatura di cartone, intessuta con una montagna di cambiali in bianco. Ma il governatore e il suo bullo di fiducia avevano promesso che nel giro di qualche giorno avrebbero concluso con Roma e Bruxelles la trattativa per svincolare i fondi europei e riempire quindi con soldi veri ogni singolo capitolo di spesa. Ma la trattativa non è stata nemmeno avviata e la Finanziaria, anche se approvata con tanta fanfara e tanta sicumera, resta appesa tra l’essere e il non essere. Masse di disperati bussano a Palazzo d’Orleans chiedendo aiuti e sostegno, ma Musumeci e i suoi assessori hanno in mano solo assegni a vuoto. La Finanziaria è un albero senza..

Il gioco d’azzardo
del colonnello Nello

Altro che respiro largo della politica e delle idee. Ma avete visto con quanta miseria la giunta di Nello Musumeci ha cercato di rabberciare un elenco di super burocrati ai quali affidare le sorti degli assessorati regionali? Avete visto con quanta fatica ha tentato di mettere una pezza in quegli uffici più esposti al vento maleodorante della corruzione e degli scandali? Avete notato con quanta protervia ha cercato di aggirare leggi e sentenze che vietano di affidare a funzionari di terza fascia compiti e funzioni che dovrebbero essere appannaggio esclusivo della prima e della seconda fascia? Per carità, il colonnello Nello ha anche il potere di dire “Me ne frego”, ma una burocrazia costretta a vivere sul filo dell’illegittimità non è il migliore viatico per dotare la Sicilia di un’amministrazione..

Ma Salvini non ha
una classe dirigente

Più che cercare voti – operazione legittima, ci mancherebbe altro – Matteo Salvini dovrebbe cercare in Sicilia una classe dirigente. Da quando la Lega ha aperto qui un suo palcoscenico, i personaggi del teatrino salviniano non si sono mostrati all’altezza del compito. Alessandro Pagano e Angelo Attaguile, che sono stati i primi a salire sul Carroccio, sono affogati in un mare di incongruenze e di contraddizioni. Le elezioni europee hanno premiato una macchietta televisiva che, dopo avere arraffato il seggio, non si è vista mai più. Il gruppo che si è formato all’Assemblea regionale si è rivelato dopo pochi giorni un nauseante e vuoto cambio di casacca. Fino al caso dei Beni Culturali dove Alberto Samonà ha portato tutta la sua buona volontà ma anche le ombre pesanti dei suoi..

Ed ecco i numeri
che ci spaventano

Ma sì, oggi lasciamoci spaventare dai numeri. Dall’Inps fanno sapere che ci sono ancora settantamila lavoratori siciliani ai quali non è arrivato l’assegno di cassa integrazione, quella gestita dalla Regione. Poi c’è il capitolo sanità. Le Asp avvertono che ci sono quattro milioni di visite da recuperare. Il coronavirus ha occupato corsie e reparti: persino le cure per i malati di cancro sono state accantonate. Non solo: ora che il Covid è “clinicamente scomparso” – parola del professore Zangrillo, del San Raffaele di Milano – due grandi ospedali di Palermo, Civico e Policlinico, fanno sapere che devono fermarsi perché mancano i guanti di lattice. Poi ci sono i numeri senza pudore del tribunale Palermo: diecimila processi in attesa di giudizio. E quelli, senza vergogna, del cimitero dei Rotoli: cinquecento bare..