Povera Sicilia, riecco
il calvario del Bilancio

Con la puntualità del sole e delle stelle è ricomparso in questo fine anno il bullo di Palazzo d’Orleans, l’uomo al quale il governatore Musumeci ha affidato – ahimè – le disastrate e complicate finanze della Regione. Ieri ha fatto irruzione all’Ars ovviamente per destabilizzarla: ha presentato l’esercizio provvisorio del bilancio all’ultimo minuto e, poiché l’approvazione dovrà avvenire entro il 31 dicembre, ha costretto i deputati a sconvolgere l’ordine del giorno e ad abbandonare ogni speranza di dare in così breve tempo un senso a un provvedimento che un senso non ce l’ha: vuole imbalsamare per altri due mesi la Sicilia. Si dirà, ma il disegno di legge non poteva essere presentato ai primi di dicembre? Certo. Però i bulli sono fatti così: loro non vogliono risolvere i problemi, vogliono..

Diaconi e suddiaconi
alla messa del vaccino

Abbiamo fotografato il jet dell’Aeronautica militare che lo ha trasportato a Punta Raisi. Abbiamo fotografato il furgone, con autista compreso, che lo ha trasportato alla caserma dell’Esercito e da lì all’ospedale Civico. Abbiamo immortalato l’imballaggio e la confezione che lo conteneva. Poi abbiamo visto il medico che ha preso in mano la preziosa fiala e l’ha mostrata al popolo delle telecamere con la stessa, ieratica solennità con la quale il celebrante offre all’adorazione dei fedeli il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. Mancava solo il turibolo con l’incenso tenuto in mano, a turno, dal diacono Nello Musumeci e dal suddiacono Ruggero Razza. In compenso c’erano le primule disegnate sulle pareti e il simbolo dell’efficientissima Regione siciliana stampato sulla pettorina di barellieri e portantini, nel ruolo dei chierichetti. Il vaccino..

Né sogni né slanci
La paura fa novanta

Poteva approfittare del rimpasto per sognare alla grande, per buttarsi alle spalle tre anni di inconcludenza, per cancellare quell’immagine di presidente piccolo piccolo, senza respiro e senza coraggio, senz’altra ambizione se non quella di lisciare il pelo alla sua Catania, senz’altro orizzonte se non quello racchiuso tra Ambelia e Militello. Poteva cogliere l’occasione per disfarsi della zavorra che i partiti gli hanno caricato addosso, per liberarsi degli uomini che l’hanno aiutato a non far nulla, che gli hanno consegnato una finanziaria di cartone, che non sono riusciti a portare a termine un click day, che non hanno saputo approntare una sola riforma, neppure quella dei rifiuti. Ma lui, il governatore della Sicilia, ha deciso di non andare oltre il brodino della soluzione fisiologica, di chiudersi sempre più nel perimetro angusto..

Ma non tutto si muove
in questo centrodestra

Eppur si muove. Pensatela come volete ma una cosa è certa: la Lega di Matteo Salvini non sta mai ferma. Raccoglie proseliti e grandi elettori, stringe un patto di ferro con Nino Minardo, ras del Ragusano e mette piede all’Ars con un suo gruppo parlamentare; conquista a Palermo la grande famiglia dei Figuccia e s’accorda a sorpresa con gli autonomisti di Raffaele Lombardo, vecchio patriarca catanese. Certo, non tutti i nuovi arrivati sono delle anime belle: ci sono politici e politicanti, ci sono aquile e anatre zoppe, c’è qualche timido agnellino ma ci sono anche vecchie volpi destinate alla pellicceria. C’è transumanza ma c’è anche movimento. Resta invece immobile, nel centrodestra, Nello Musumeci, l’uomo che avrebbe dovuto rivoltare la Sicilia come un calzino ma la cui visione, in tre anni,..

Il bullismo della casta
che vince sulla cultura

Va be’, c’è il Covid e ci sono ben altri e dolorosi problemi, ma la storiella dell’orrenda aiuola realizzata dal presidente Musumeci sul frontale di Palazzo d’Orleans merita un’annotazione. La Soprintendente di Palermo, Lina Bellanca, sostiene che “i piani erano altri” e che la Presidenza della Regione ha arbitrariamente cambiato le carte in tavola. E le ha cambiate con una spocchia dietro la quale non c’è solo l’arroganza della casta ma anche tanto cattivo gusto. Di fatto Musumeci, modificando a suo piacimento il progetto, ha delegittimato la Soprintendenza. La quale avrebbe anche potuto fermare i lavori: con un cittadino qualunque lo avrebbe certamente fatto. Invece l’architetto Bellanca ha preferito sorvolare. Una pagina sgradevole sia per la politica che per l’amministrazione. E soprattutto per la cultura, umiliata dal bullismo di un..

Le opere e i giorni
del colonnello Nello

E’ vero, non bisogna mai disperare. Finalmente sappiamo come il colonnello Nello, purtroppo nostro amatissimo presidente della Regione, ha impiegato questi dieci mesi di emergenza Covid. Finalmente sappiamo perché gli imprenditori e i lavoratori martoriati dalla crisi andavano a Palazzo d’Orleans e trovavano lo sbarramento più cinico e insormontabile. Il governatore aveva recintato il suo regno per stupirci alla vigilia di Natale. Nei dieci mesi più difficili e strazianti per i siciliani, lui ha pensato bene di dedicarsi al marciapiede sul quale si affaccia la sua residenza. Ha piantato alberelli a cono e sgargianti fiorellini rossi. Ha sistemato una lunga filiera di palle incatenate e ha montato due fontane marmoree sulle quali verranno un dì a bere gli uccellini. Il tutto per una spesa di un milione di euro. Ne..

Bullo e colonnello
preparano la replica

Rassegniamoci. La formidabile coppia che ha imbalsamato la Sicilia per tutto l’infausto 2020 prepara una replica: stesso palcoscenico, stesso teatrino. Il colonnello Nello e il suo bullo di fiducia preannunciano un nuovo esercizio provvisorio; il che significa che bloccheranno la spesa della Regione per i primi mesi del 2021. Poi, con un’altra Finanziaria di cartone, mortificheranno ancora una volta tutti coloro – commercianti, ristoratori, albergatori, imprenditori, disoccupati e disastrati – che durante l’emergenza Covid hanno già bussato alla porta di Palazzo d’Orleans ma hanno ricevuto in cambio fuffa e blablabla. Il bullo rientrerà nel suo tradizionale ruolo di fantasista o di illusionista, fate voi; mentre il colonnello Nello, con la divisa da caporale di giornata, troverà comunque un poveraccio da cazziare. Vivranno così un altro anno felici e contenti.

Trattativa, che cosa dice
la sentenza su Mannino

L’ultimo cavillo inventato dalla Procura generale di Palermo per salvare il romanzo della Trattativa è stato polverizzato dalla Cassazione. La sentenza libera definitivamente l’ex ministro Calogero Mannino, assolto già in primo e secondo grado, da tutte le accuse che lo hanno perseguitato per 25 anni. Resta in piedi l’altra metà della Trattativa, quella celebrata con rito ordinario e alla quale Mannino si è sottratto scegliendo il rito abbreviato. Come si comporterà la Cassazione quando, fra qualche mese, sarà chiamata a giudicare il processo pilota, quello che ha inflitto pesanti condanne ai boss della mafia e a due generali dei carabinieri? Oggi, giudicando Mannino, la Suprema Corte ha messo il bollo alla tesi che la Trattativa è stata costruita sulle patacche di Massimo Ciancimino. Avrà il coraggio di estendere la stessa..

Il pianto dei farisei
sul Ponte dei sospiri

Stanno tutti lì a strapparsi le vesti perché Palazzo Chigi ha buttato alle ortiche le opere faraoniche che la Regione avrebbe voluto realizzare con il Recovery Plan. Dimenticano però che il governicchio di Musumeci ha perduto in tre anni ogni credibilità. Tutte le riforme immaginate, a cominciare da quella sui rifiuti, sono naufragate miseramente. L’emergenza Covid è stata fronteggiata con una finanziaria di cartone approntata da un bullo che, malgré tout, continua a piritolleggiare tra i corridoi di Palazzo d’Orleans. L’unico successo che il colonnello Nello può vantare è quello di avere sistemato su ogni poltrona un amico catanese. Trova spazio, in questo piagnisteo generale, Giancarlo Cancelleri. Che da vice ministro delle Infrastrutture continua a promettere il Ponte sullo Stretto. Ma ormai pure le pietre sanno quanto vale in Italia..

Statali, uno sciopero
che allunga la vacanza

Dicono – perché è molto difficile cogliere certe assenze – che i sindacati della pubblica amministrazione hanno dichiarato uno sciopero per giovedì 9 dicembre. Qui nessuno si azzarda a contestare le legittimità delle rivendicazioni: c’è un contratto che non si rinnova da parecchi anni; e c’è un lavoro che va rivisto e riorganizzato anche e soprattutto alla luce delle nuove tecnologie e dello smart working. Gli immancabili leoni da tastiera sostengono che nella devastante crisi economica provocata dal Covid gli impiegati statali hanno comunque mantenuto intatto il proprio stipendio e che lo sciopero rappresenta uno schiaffo a tutti coloro che invece hanno perso reddito e lavoro. Noi ci limitiamo a dire che l’offesa agli italiani sta semmai nel fatto che lo sciopero è stato legato al giorno dell’Immacolata. Un modo..