Evviva Piccionello
La Sicilia ringrazia

Diciamolo: è bastata Makari, una fiction andata in onda su Rai1, per convogliare sulla Sicilia tutte le simpatie e le attenzioni che il governo della Regione non è mai riuscito a raccogliere. E’ bastato mostrare il mare e la luce di San Vito Lo Capo o la basilicale bellezza della riserva dello Zingaro per dire all’Italia che la Sicilia non è un paese di straccioni col cappello in mano, ma una terra che ha un suo patrimonio ricco e inestimabile. Manca, purtroppo, una classe politica in grado di trasformare quegli abbaglianti paesaggi in una leva di sviluppo economico e sociale. Ma prima o poi succederà. Intanto Makari, col suo splendore e anche con i suoi tanti difetti, una prima soddisfazione ce l’ha data. Ha doppiato gli ascolti de l’Isola dei..

Giletti, la gogna in tv
e il teatrino riparatore

Pure le pietre sanno che le trasmissioni di Massimo Giletti diventano spesso palcoscenici per linciaggi mediatici. Basta pensare come questo conduttore si è comportato tempo fa con Mario Capanna. L’ex uomo simbolo del Movimento studentesco sosteneva con vigore la propria tesi e Giletti, che non riusciva a tenergli testa, si irritò a tal punto che finì per sbattergli un libro sui piedi. E’ la sua eleganza. Un’eleganza riesumata ieri sera per montare l’indignazione del pubblico verso due sciagurati di Polizzi Generosa, sindaco e vice sindaco, che a gennaio sono stati tra i primi a vaccinarsi senza averne diritto. Per tre puntate consecutive – ne bastava una, forse mezza – Giletti ha costruito la gogna. Ieri sera ha allestito il teatrino di un dibattito di piazza per riverniciare la sua arena..

Contrordine da Roma
Vaccini, cambio in corsa

Contrordine compagni: era la vignetta con la quale il “Borghese” degli anni Cinquanta sferzava i comunisti di Palmiro Togliatti. Una satira al vetriolo con la quale si insinuava il sospetto che i compagni delle sezioni non sempre comprendessero in pieno gli ordini di Botteghe Oscure. Quel “contrordine” è l’unica chiave per spiegare l’irritazione di molte categorie professionali – avvocati, magistrati – che fino a ieri avevano priorità per la vaccinazione e che da oggi non ce l’hanno più. La spiegazione è semplice. Prima c’erano gli ordini del commissario nazionale Domenico Arcuri. Oggi c’è il contrordine del successore, il generale Francesco Paolo Figliuolo. Il primo dava spazio alle categorie a rischio, con tutti gli abusi che ne seguivano. Il secondo ha imposto di procedere secondo un principio non scavalcabile: l’età. Alle..

E’ il caos che dà fiato
ai furbetti del vaccino

Tutti primi al traguardo del suo cuore. Al cuore di Ruggero Razza, va da sé, assessore regionale della Sanità. A chi tocca oggi vaccinarsi? Chi avrà, oltre agli ottantenni, il bene di ritenersi immune dal virus che ci affligge da oltre un anno? Tocca a me, tocca a noi. S’avanzano i netturbini e gli autisti dei bus, le cassiere dei supermercati e i professori dell’università, gli avvocati e i magistrati. Vantano diritti di priorità pure i deputati regionali, ma alla fine decide lui, Razza. Perché non c’è una regola e non c’è un elenco. Esiste solo il caos. E nel caos si ingrottano i furbetti. E nel caos vince la corsa chi è riuscito a toccare il cuore dell’assessore, delle Asp, di chiunque possa dire tu sì e tu no...

Il bullo concede il bis
Piange il profeta Isaia

Sono tutti lì che si sbracciano, che si affannano, che si strappano le vesti. I deputati dell’Ars credono di prodigarsi per il bene dei siciliani, invece sono tutti prigionieri della seconda trappola allestita dal bullo di Palazzo d’Orleans per far credere che lui è uno statista capace di approntare un bilancio, un mago della finanza in grado di confutare le mille obiezioni mosse dal governo di Roma. Povera Sicilia. Per tutto il 2020 è rimasta imbalsamata, senza soldi e senza aiuti, perché il bullo aveva costruito una Finanziaria con capitoli di spesa privi di copertura. Ora vuole concedere il bis e ha sfornato per il 2021 un’altra Finanziaria farlocca, con numeri di fantasia, destinata a finire anch’essa nel cestino di Palazzo Chigi. “Dopo indicibili doglie abbiamo partorito soltanto vento”, salmodiava..

Primo elenco di quelli
che non vedremo più

Chiamiamo l’appello. Non dei presenti, ma di tutti quelli che per grazia di Dio sono stati buttati fuori dalla classe. Cominciamo in ordine alfabetico: Arcuri Domenico, Azzolina Lucia, Bonafede Alfonso; Casalino Rocco; Catalfo Nunzia; Conte Giuseppe; Fraccaro Carlo; Spadafora Vincenzo. Sono gli uomini e le donne che, per conto del Movimento Cinque stelle, hanno fatto per due anni scempio della giustizia e dello stato di diritto; che hanno inventato un reddito di cittadinanza nel quale pascolano senza pagare dazio spacciatori di droga e boss della mafia; che hanno sprecato miliardi traccheggiando con i mediatori farlocchi delle mascherine cinesi; che hanno giocato con la nostra sopravvivenza perché incapaci di formulare un piano di vaccinazione. Certo, restano ancora in aula altri simpatici asinelli in lotta col congiuntivo. Ma non si può avere..

Allargate, per favore,
il pantheon dell’asineria

Ricordate Laura Castelli, Carlo Scibilia o Manlio Di Stefano? Credevamo fino all’altro ieri che il citrullismo di lotta e di governo fosse concentrato su questi tre simpaticissimi sottosegretari dell'avanguardia grillina. Ma all’improvviso apprendiamo che il ministro Gelmini ha bocciato – per eccesso di ignoranza contabile e normativa – le variazioni di bilancio, approvate dalla Regione siciliana il 28 dicembre scorso, paralizzando di fatto altri capitoli di spesa. Una sventura dietro l’altra. Ne deriva che, prima o poi, bisognerà allargare il pantheon dell’asineria, finora riservato ai Cinque stelle, e trovare lì un posto di tutto riguardo al bullo di Palazzo d’Orleans che, pur elencando un curriculum con mille titoli e mille incarichi, non riesce a produrre una legge, una norma, un comma, un emendamento che non finisca puntualmente nel cestino di..

Cancellerie in tilt
per la nomina negata

Alla Casa Bianca non riescono a crederci. Il presidente Biden comunque intende procedere con cautela. Ieri sera ha chiamato Palazzo Chigi e, pur con l’eleganza dei toni, ha mostrato il suo disappunto. Il Presidente del Consiglio ha cercato di minimizzare ma i rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America restano ancora tesi. Difficile il dialogo anche con le cancellerie europee. Né Angela Merkel né Emanuel Macron intendono sorvolare su quanto è successo. Avevano ricevuto, per via diplomatica, il curriculum del candidato proposto dalla Regione siciliana ed erano certi che Mario Draghi non avrebbe per nessuna ragione rinunciato a un personaggio di così alto profilo. Invece niente. All’ultimo minuto la nomina del bullo a sottosegretario è saltata. Lui continuerà a pirotolleggiare tra noi, e noi ci divertiremo ancora. Alla faccia..

Da Palazzo d’Orleans
al teatrino di Merola

Per alcuni giorni abbiamo sinceramente sperato che i due assessori della Regione siciliana, Roberto Lagalla e Gaetano Armao, assurgessero ai pianti alti della politica romana come sottosegretari del governo Draghi. Pensate dunque a quale delusione siamo andati incontro nell’apprendere che la loro candidatura era una sceneggiata costruita da Nello Musumeci, meglio conosciuto come il Gran Pavido. Il governatore ha qualche problemino nella sua giunta. Se avesse avuto coraggio, avrebbe fatto già piazza pulita dei bulli e i piritolli che gli girano attorno. Avrebbe evitato le finanziarie di cartone e avrebbe garantito a imprenditori e lavoratori, flagellati dal Covid, un minimo di sostegno. Invece niente. Per allontanare lo spettro di una decisione, ha allestito un teatrino. Voleva essere uno statista, ha finito per somigliare a Mario Merola, quello de “O’ Zappatore”.

Il giorno che il bullo
sarà davanti a Draghi

Mario Draghi non è il Messia ma è certamente un uomo di tenace concetto. Pensate che nella lunga notte del Senato ha ascoltato per otto minuti e senza battere ciglio il senatore Danilo Toninelli, rappresentante dell’alta cultura politica del Movimento Cinque Stelle. Pensate che ha pure sopportato l’intervento di Ciampolillo, pure lui grillino ma di idee opposte a quelle di Toninelli. Avrà la stessa indulgenza il giorno in cui si presenteranno al suo cospetto – per parlare del Recovery o del Ponte sullo Stretto – il presidente e il vice presidente della Regione siciliana? Va da sé che, per rispetto delle istituzioni, li accoglierà nella sua stanza e gli concederà pure il diritto di parola. Ma come reagirà quando il bullo di Palazzo d’Orleans vorrà insegnare a lui, che è..