Sono colonnelli
o scappati di casa?

So che la frase non è nuova, ma mi è venuta in mente stamattina leggendo i giornali che raccontano il tormentato parto della giunta Schifani. Ebbene sì, un fantasma si aggira per la Sicilia: il ritorno al 2018, l’anno in cui i grillini manifestarono tutta la loro potenza. Ricordate con quanta alterigia Luigi Di Maio, Vito Crimi, e altri scappati di casa si insediarono a Palazzo Chigi dopo la presa della Bastiglia? E ricordate Roberto Fico, presidente della Camera, che fingeva di andare al Quirinale in autobus per mostrare i muscoli del suo populismo? Di quel teatrino e di quelle arroganze non è rimasto quasi nulla. Torniamo al 2022. Per quanto tempo resisterà la spocchia dei nuovi vincitori? Per quanto tempo la politica dovrà ancora subire i diktat e le..

Alla Regione vince
la legge del padrino

Giusy Savarino e Giorgio Assenza sono due politici di lungo corso. Per conquistare un seggio alla Regione hanno affrontato una impegnativa campagna elettorale, hanno battuto i collegi in lungo e largo e il 26 settembre hanno festeggiato: brindisi coi sostenitori, abbracci e baci. Ma a che è servito? A nulla. Quando stavano per entrare in giunta e ottenere dal presidente Schifani il giusto riconoscimento per la loro vittoria, due colonnelli di Fratelli d’Italia – il nobile cognato Francesco Lollobrigida e l’on. pompiere Nello Musumeci – hanno diramato il contrordine: cancellate quei nomi e fate largo ai nostri caporali, anche se trombati alle elezioni. L’hanno diramato con urtante spocchia. Al punto da minacciare Schifani di rompere l’alleanza. Hanno vinto, certo. Ma hanno pure detto ai giovani siciliani che per fare strada..

Il pacioso Musumeci
si è rivelato aggressivo

Nello Musumeci, nei cinque anni di regno, ha spacciato di sé l’immagine dell’uomo che non aveva altro fine se non il bene della Sicilia, che non mischiava mai la politica con le questioni personali. Voleva apparire saggio, distaccato, persino giudizioso. Ma da quando ha lasciato Palazzo d’Orleans per diventare ministro del Mare senza mare, è venuto fuori il Musumeci dei giochi di potere, delle trame sottotraccia, dei padrinaggi verso i più fedeli tra i fedelissimi: Ruggero Razza, sua eminenza grigia, e Marco Intravaia, suo ex segretario particolare. Ha preteso che i due – direttamente o per interposta consorte – trovassero spazio nella giunta che il nuovo presidente si appresta finalmente a varare. E, pur di scardinare gli equilibri faticosamente raggiunti da Renato Schifani si è travestito da leader nazionale. Senza..

Schifani non cede
ai diktat dei vincitori

Non se l’aspettavano. Padrini romani e confraternite siciliane credevano di avere trovato in Renato Schifani, nuovo presidente della Regione, un ventre molle sul quale ricamare avventate geometrie di potere. Francesco Lollobrigida, il nobile Cognato della Meloni, voleva mantenere il suo protettorato sull’assessorato al Turismo con un nuovo campiere, appena trombato alle elezioni regionali. Mentre l’ex governatore Musumeci chiedeva con insistenza di trovare, nella nuova giunta, uno strapuntino consolatorio per la moglie dell’ex reuccio della sanità Ruggero Razza, clamorosamente bocciata, pure lei, il 25 settembre nel collegio di Enna. Ma Schifani non è arretrato di un passo: nel giorno del suo insediamento aveva detto che gli assessori sarebbero stati scelti tra gli eletti e così sarà. Ha mostrato la schiena dritta. Non con i vinti ma con i vincitori. Chapeau.

I giochi d’azzardo
del Cognato d’Italia

Ma cosa c’è – di orrendo o di prezioso – nel regno di Danimarca, in quell’assessorato al Turismo che Francesco Lollobrigida, il potente Cognato, pretende di mantenere sotto il suo protettorato? Cosa spinge il partito della Meloni a scombussolare il mosaico di nomi che il presidente Schifani ha pazientemente disegnato anche a costo di sacrificare le ragioni di Forza Italia e di creare una irreversibile frattura con l’azzurro Miccichè? Tre anni fa, quando Musumeci ha silurato quel gentiluomo di Sandro Pappalardo, il Turismo è passato nelle mani di Manlio Messina, un balilla il cui merito principale consisteva nella sua fedeltà assoluta a Lollobrigida. Che di fatto è diventato il sovrastante del feudo: non vuole estranei, accetta solo campieri. Ma Schifani non sembra disposto a subire diktat. Resta in piedi la..

Maggioranza rafforzata?
Un’illusione di Schifani

Negli anni d’oro del “Borghese” c’era una rubrica di successo legata a questo titolo: “Il gagà che aveva detto agli amici”. Renato Schifani, va da sé, è tutto tranne che un gagà. Ma ieri, dopo l’elezione di Gaetano Galvagno alla presidenza dell’Ars, si è lasciato andare a una dichiarazione incauta: “La maggioranza esce rafforzata”, ha detto. Se avesse analizzato i 43 voti confluiti su Galvagno avrebbe scoperto che il deputato di Paternò ce l’ha fatta al secondo scrutinio grazie all’aiuto di otto colleghi dell’opposizione. E se avesse letto i giornali avrebbe appreso che la lotta per gli assessorati sta lacerando non solo Forza Italia ma anche il partito della Meloni. Per saperne di più si faccia una chiacchierata con Giorgio Assenza, un patriota sicuro di entrare in giunta ma silurato..

Alla Regione si parte
con il piede avvelenato

Diciamolo: si parte con il piede avvelenato. Man mano che dalle segrete stanze vengono fuori i nomi dei futuri assessori, cresce nei partiti la convinzione che Renato Schifani, più che uomo di Forza Italia, sia l’uomo di Fratelli d’Italia. Lo rivela la reazione – certamente fuori le righe – di Gianfranco Micciché. Il coordinatore azzurro, con una rabbiosa dichiarazione a Repubblica, ha scelto la via della guerra aperta. Per lui, “Schifani è peggio di Musumeci”. Lo dimostrerebbe il fatto che il neo presidente sembra avere una sola preoccupazione: salvaguardare gli uomini, gli interessi e soprattutto il cerchio magico dell’ex governatore: promuove Marco Falcone al Bilancio, mette la disastrosa gestione di Gaetano Armao al riparo da occhi indiscreti, cerca in tutti i modi di recuperare Ruggero Razza in quel mondo ricco..

Falcone al bilancio,
un affare tra amici

La nuova giunta è tutta da venire, ma una certezza c’è già. Marco Falcone, catanese di Forza Italia, sarà il nuovo assessore al Bilancio. Va a ricoprire l’incarico che, per cinque anni, Gaetano Armao ha saldamente tenuto in pugno. Nella passata legislatura i due sono stati la quinta colonna di Nello Musumeci dentro Forza Italia. Oltre a curare i propri interessi – elettorali, va da sé – hanno difeso, dagli attacchi del leader azzurro Miccichè, uomini e scelte del Governatore venuto da Militello. Il 26 settembre però i loro destini si sono divisi. Armao, passato da Forza Italia al Terzo Polo, è naufragato; mentre Falcone ce l’ha fatta e ora va a presidiare il regno che fu del suo sodale. Dove non tutto fila liscio. La Corte dei Conti ha..

Il pensatore ha pensato:
Anna Palma alla Sanità

Il luccicante varietà di Renzo Arbore si reggeva su un tormentone: “Ma cosa pensa il pensatore?”. Per saperlo basta leggere il sito del Velinaro Volante, dove si trova puntualmente la cronaca di ciò che pensa il neo presidente della Regione, Renato Schifani, a proposito di quel nodo, ancora non risolto, che è l’assessorato alla Sanità. A chi assegnarlo? Le ricette del Governatore sono state tante e tutte variabili. Un giorno ha pensato che gli assessori dovranno essere scelti tra i deputati eletti. Il giorno dopo ha pensato che forse sarebbe meglio fare un’eccezione e puntare su una persona competente. Ma nel terzo giorno il pensiero del pensatore si è indirizzato verso Anna Maria Palma, vice procuratore generale di Palermo, suo ex capo di gabinetto al Senato. Né deputata né competente:..

Da Arbore a Schifani
E’ tornato il varietà

Il vecchio e luccicante varietà di Renzo Arbore si reggeva su un tormentone: “Ma cosa pensa il pensatore?”. La battuta mi è tornata in mente stamattina quando, leggendo il sito del Velinaro Volante, ho trovato puntualmente la cronaca di ciò che pensa il neo presidente della Regione, Renato Schifani, a proposito di quel nodo, ancora non risolto, che è l’assessorato alla Sanità. A chi assegnarlo? Le ricette partorite dalla mente del Governatore sono state tante e tutte variabili. Un giorno ha pensato che gli assessori dovranno essere scelti tutti tra i deputati eletti. Il giorno dopo ha pensato che forse sarebbe meglio fare un’eccezione e puntare su una persona competente. Ma nel terzo giorno – quello di ieri – il pensiero del pensatore si è indirizzato verso una donna. Né..

Gerenza

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