Le primarie surreali
della sinistra che non c’è

Ma che ci stanno a fare quei tre sul palcoscenico della politica siciliana? Dicono che sono lì per stimolare un dibattito, per confrontare i programmi, per contrastare una crisi che si fa ogni giorno sempre più arcigna e impietosa. Ma, sinceramente, sembrano smarriti in una selva oscura. Prendete Claudio Fava. Lui sa di che erba è fatta la politica: ne conosce i trucchi e le ipocrisie. E chi si trova davanti? Caterina Chinnici che – con tutto il rispetto per la sua storia familiare – sembra una brava signora capitata lì per caso. Proprio ieri le hanno chiesto un parere su Musumeci, un giudizio su questi cinque anni in cui hanno spadroneggiato i bulli e le faccette nere. E sapete come ha risposto? “Io non do pagelle, valuteranno i siciliani”...

Non basta il Festino
per salvare Palermo

No, caro professore Lagalla. Per redimere Palermo non basta il carro del Festino o una preghiera a Santa Rosalia. Non è più tempo di miracoli e illusioni. No. Il potere di questa città dev’essere raso al suolo e ricostruito in ogni angolo, in ogni piazza, in ogni dettaglio. Ma ha visto in che condizioni versa l’aeroporto? Va avanti da anni con le transenne dei lavori in corso ma oltre le transenne non c’è nessuno che lavora. E ha visto il tappo di Viale Lazio, la muraglia del Politeama, la cortina di ferro dell’Ucciardone? Tutte opere morte prima di nascere. Che facciamo, signor Sindaco? Richiamiamo in servizio Leoluca Orlando, Giusto Catania o Fabio Giambrone? Decidiamo con loro chi lasciare al vertice della Gesap, dell’Amat o della Nettezza urbana? No, professore: abbiamo..

Anche la Sicilia ha
il suo oligarca russo

Verrà il giorno in cui qualcuno – una commissione d’inchiesta o un magistrato della Corte dei Conti – chiederà al Balilla di spiegare come e perché si comporta da oligarca russo: non ha limiti di spesa, saltella tra le suite dei grandi alberghi, si mostra alla Croisette di Cannes, compiace Cairo e i grandi gruppi editoriali, sbeffeggia partiti e parlamento, raccoglie gli applausi di Taobuk e Taofilm, si gonfia il petto in ogni sagra di paese. Chi è questo oligarca che offende, con i suoi sprechi e le sue smargiassate, i siciliani che non sanno come fronteggiare una crisi sempre più arcigna e feroce? In virtù di quale sortilegio è diventato il re delle feste e delle illusioni, un padroncino al quale la Regione consente di spendere oltre cento milioni..

Musumeci, politico
d’onore o d’omertà?

Su un sito nato per glorificare Nello Musumeci, per santificare le sue parole e per raccontare la favoletta del governatore più efficiente d’Italia, si legge questo slogan: “Ci sono politici di potere e politici d’onore, Musumeci è politico d’onore”. D’onore o d’omertà? Pochi giorni fa, quando ha annunciato il “passo di lato”, il Presidente ha insinuato che alla Regione ci sono “palle che non si possono toccare”. Carmelo Lopapa, capo della redazione siciliana di Repubblica, lo ha invitato a riferire fatti, dubbi e sospetti all’autorità giudiziaria. Ma il Presidente ha preferito la via del silenzio. Poi gli è scoppiato tra le mani lo scandalo dell’Ente Minerario, con un azzardo di venti milioni giocato tra Palermo e Londra. Il Presidente ha visto le carte, è inorridito ma non si è fatto..

Con Nello Musumeci
c’è la meglio gioventù

Mettiamoli in fila ma senza ricorrere, per favore, alla gogna né al giustizialismo delle anime belle. Scopriremo che tra i sostenitori di Musumeci – “O Nello o morte” – ci sono, oltre agli ingombranti Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro, altri nomi di peso: c’è Ignazio La Russa, ex ministro della Difesa e plenipotenziario per la Sicilia di Giorgia Meloni, e c’è Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc e dante causa nel 2004 di un intermediario d’affari che oggi, ospitato nelle stanze più opache della Regione, gioca partite sempre più azzardate. C’è l’immancabile Bullo, un imbucato di successo, e anche il raffinatissimo Balilla, meglio conosciuto come il Cavaliere del Suca. E poi c’è lui, il Corazziere: un cuor di leone che pur di regalare un giardino elettorale alla propria sposa ha invaso i..

C’è un imbucato
tra quelli del calcio

Negli anni della spensieratezza ci credevamo tutti campioni. Davamo l’anima inseguendo un pallone. Eravamo tutti calciatori immaginari, pronti per il Mondiale: con Trapattoni e Rivera, contro Pelé e Maradona. A fine gara c’era la foto di gruppo: in piedi e accosciati eravamo tutti lì, con l’allenatore e pure il massaggiatore. L’unico imbucato era un ragazzino con i capelli al vento che, travolto dall’entusiasmo, si univa alla festa. Non aveva versato una goccia di sudore, non si era affannato, non aveva lottato. Era il raccattapalle. Metteva la testolina nella foto per avere aggratis la sua fetta di gloria. Ieri ho visto su Facebook i nuovi proprietari del Palermo calcio. Sono andati al Municipio per presentarsi al sindaco Lagalla. E nella foto ricordo si intravede – anche lì, manco a dirlo –..

Il sonno del Presidente
sullo scandalo Ems / 2

Mi dicono i soliti bene informati che il governatore Musumeci, allarmato dall’odore di scandalo proveniente dall’Ente Minerario, ha chiesto di vedere oltre alla delibera 92 del febbraio 2018 – quella che ha defenestrato la vecchia liquidatrice Rosalba Alessi – anche il contratto con il quale la nuova liquidatrice dell’Ems, Anna Lo Cascio, ha messo su, tra Palermo e Londra, un gioco d’azzardo pari a venti milioni di euro. Mi dicono pure che il presidente della Regione, immacolato maestro dell’onestà-tà-tà, avrebbe scoperto che tra i protagonisti del gioco sottoscritto dalla dottoressa Lo Cascio ci sarebbe anche l’intermediario d’affari che il Bullo ospita spudoratamente nella sua stanza. Il buon Musumeci, va da sé, è inorridito. Ma come sempre ha preferito tacere: se mai dovesse arrivare la magistratura potrà sempre dire che non..

Il sonno del Presidente
sullo scandalo dell’Ems

Stento a credere che il governatore Musumeci, maestro reverendissimo dell’onestà-tà-tà, non abbia annusato l’odore di scandalo che arriva dall’Ente minerario, un carrozzone in disarmo da ventitré anni, ma ancora utile per politici e avventurieri in cerca di affari. Stento a credere che il nostro bravo Presidente della Regione non abbia avuto la curiosità di guardare oltre la delibera numero 92 del febbraio 2018 e di capire a che cosa sarebbe servita la defenestrazione della vecchia liquidatrice, la professoressa Rosalba Alessi, e la sostituzione con Anna Lo Cascio, un’impiegata dell’assessorato al Bilancio molto vicina al vice presidente Gaetano Armao. Ne siamo certi: Musumeci ha guardato le carte e, quasi certamente, è inorridito. Ma ha preferito tacere. Se mai, sullo sporco intrigo, dovesse arrivare la magistratura, potrà sempre dire che non c’era..

La legge del Bullo
non è uguale per tutti

Anche i bambinetti dell’asilo sanno che al mondo ci sono figli e figliastri. Non potevano sapere – poveri innocenti – che la Regione siciliana avrebbe rovesciato il principio, ancora in uso nelle democrazie di tutto il mondo, secondo il quale “la legge è uguale per tutti”. A Palazzo d’Orleans un Bullo, travestito da azzeccagarbugli, ha dettato all’Irfis una nuova Carta costituzionale: “I favori della legge si applicano prima agli amici e poi, se restano soldi e tempo, anche ai nemici”. Si riferiva alla legge per l’editoria. Con la sua vocina da gerarca minore, il Boiardo ha preteso che per i quattro quotidiani cartacei la graduatoria debba chiudersi entro il 30 giugno: ha fretta di gratificarli subito con un milione e ottocentomila euro. Mentre tutti gli altri possono allungare il collo..

La fatal Verona
delle impuntature

Com’è lontana Verona dalle promesse e dagli inganni dei sondaggi. Era la città dove il centrodestra avrebbe potuto stravincere, dove il sindaco uscente di Fratelli d’Italia, Federico Sboarina, aveva per cinque anni governato bene, benissimo. Ma ieri sera, al ballottaggio, è diventata la Verona dell’ignavia e del gran rifiuto, la Verona del centrosinistra, la fatal Verona. E sapete perché? Semplicemente perché Sboarina, in un impeto di arroganza, ha contrapposto alle ragioni della politica una sua impuntatura: ha detto no, fortissimamente no ai voti che gli offriva Flavio Tosi, il candidato di Forza Italia sconfitto al primo turno. E così facendo ha consegnato il comune a Damiano Tommasi, l’enfant prodige del centrosinistra. Una lezione crudele per Giorgia Meloni e anche per Nello Musumeci. Le impuntature possono trasformare anche la Sicilia in..