Prove di coraggio
contro i pataccari

Nell’era della dissimulazione onesta, e anche disonesta; in questo tempo di furbizie e di patacche, di finzioni e di crociate, ecco finalmente una prova di coraggio: l’ha appena fornita Gianfranco Miccichè, presidente dell’Assemblea regionale. Il quale, messo di fronte al ricatto dei grillini – o tagliate i vitalizi o Roma ridurrà i fondi da assegnare alla Sicilia – ha detto che non consentirà il “massacro sociale di persone che hanno solo la colpa di avere servito questa terra”. “Non sono disponibile a tagliare i vitalizi dei deputati regionali come ha fatto Fico alla Camera. Se l’Ars ritiene di fare così mi sfiduci”. Apriti cielo. I moralizzatori del Movimento Cinque Stelle – gli stessi che fanno finta di tagliarsi lo stipendio per poi riprendersi i soldi sottobanco – hanno già scatenato..

Ma le volpi grilline
erano solo gattopardi

Toh, le volpi a Cinque Stelle si sono accorte, dopo l’inchiesta firmata da Antonio Fraschilla su Repubblica, che c’è uno scandalo (una ruberìa, stavo per dire) di 91 milioni di euro. La Regione ha versato tale somma in un paradiso fiscale come compenso per un censimento del proprio patrimonio immobiliare. Ma il censimento non c’è. E’ sparito, con i 91 milioni, nelle spirali di un meccanismo truffaldo messo in piedi da un avventuriero piemontese, Ezio Bigotti, arrestato l’altro ieri dalla procura di Messina per corruzione. I moralizzatori grillini non potevano ignorare l’inchiesta di Fraschilla. Ma hanno preferito maneggiarla con i guanti gialli. Avrebbero potuto investire ufficialmente del caso Palazzo d’Orleans o la Commissione regionale antimafia. Invece hanno preferito cavarsela con un balbettio da vecchi e callidi gattopardi democristiani. Perché nulla..

E che la primavera
risvegli Musumeci

Succede al glicine, succede alle rose, succederà anche a Nello Musumeci. La speranza è che la primavera lo risvegli e che gli faccia aprire gli occhi su due assessori non proprio all’altezza della situazione. Il primo è il bullo: per i suoi conflitti d’interesse e per i suoi rapporti non proprio chiari con Sicilia Patrimonio Immobiliare, la società fantasma dove danza un contenzioso di 140 milioni. Il secondo è l’assessore Pappalardo, meglio conosciuto come il gaga del Turismo. A Natale, come se non ci fosse altra urgenza, ha licenziato Giorgio Pace, sovrintendente dell’Orchestra sinfonica, ma dopo due mesi non ha ancora trovato il successore. Col risultato che musicisti e impianti si trovano nelle condizioni tragiche, descritte qui da Totò Rizzo. Presidente, la nenia sull’onestà può pure conciliare il sonno; però..

Un avventuriero
e i suoi complici

Grazie ad Antonio Fraschilla, cronista di Repubblica, i siciliani hanno potuto conoscere i dettagli di uno scandalo senza confine, nel senso che i 91 milioni versati dalla Regione a un avventuriero piemontese, sono finiti sul conto di una società anonima con sede in un paradiso fiscale. E’ lo scandalo di Sicilia Patrimonio Immobiliare, società fantasma partecipata dalla Regione ma in realtà controllata da Ezio Bigotti, arrestato l’altro ieri per corruzione. La Spi avrebbe dovuto censire terreni ed edifici di proprietà della Regione. Ma quel censimento non l’ha visto nessuno. Di chi la colpa? Non ha trovato il bandolo della matassa la Corte dei Conti né la magistratura ordinaria. E la questione non sembra interessare né ai savonarola grillini né ad altri moralisti sparsi tra i palazzi del potere. Segno che..

Il caos “terrificante”
scoperto da Musumeci

Musumeci ha definito “terrificante” il caos in cui versa il patrimonio immobiliare della Regione: nessuno sa con esattezza quanti e quali terreni, quanti e quali edifici appartengono al sovrano regno di Palazzo d’Orleans. Eppure esiste da dieci anni una società pubblica – Sicilia Patrimonio Immobiliare – il cui compito avrebbe dovuto essere proprio quello di censire terre e palazzi della Regione. Ma quella società si è inopinatamente persa in una nebbia che nessuno vuole diradare e in un contenzioso dove ballano 140 milioni di euro. L'onesto Musumeci sa, perché lo avrà letto sui giornali, che l’anima nera dello scandalo è Ezio Bigotti, un avventuriero arrestato l’altro ieri per corruzione. Ma fa finta di non sapere che il mestolo del pentolone è stato ed è tuttora il suo bullo di fiducia...

Tre civette al funerale
del fu teatro Biondo

Nello Musumeci non se ne occupa. Lui è il Governatore e ha sulle spalle ogni croce e ogni delizia di quella sfortunatissima terra chiamata Sicilia: può mai pensare al teatro Biondo di Palermo, a quel nido di capricciosi autori e di probabili fannulloni? Non se ne occupa neppure l’assessore Sandro Pappalardo, gaga del Turismo: sempre in volo per il mondo, si gode il suo ruolo di miracolato della politica, oggi un pranzo qui domani una cena lì; e poi il nulla. Potrebbe far sentire la sua voce Leoluca Orlando, lo stesso che ha sottoscritto il licenziamento del direttore Roberto Alajmo. Ma al sindaco di Palermo interessa solo trovare uno strapuntino nel teatrino della politica nazionale per farfalleggiare ancora un po’, come nel bel tempo andato; per lui tutto il resto..

Onestà o omertà?
La parola a Musumeci

Ora che il congresso è stato celebrato, ora che "Diventerà Bellissima" ha deciso di abbandonare ogni tentazione sovranista e di abbracciare una linea moderata, c'è da augurarsi che Musumeci pensi finalmente alla Sicilia e alla sua giunta. Ci sono verifiche non più rinviabili. La prima riguarda il bullo: il Governatore, proprio perché onesto, dovrà pur chiarire quali sono stati i rapporti tra il suo braccio destro e l'avventuriero Ezio Bigotti, arrestato l'altro ieri per corruzione in atti giudiziari; e, soprattutto, quali sono state e quali sono tutt'ora le convergenze e le divergenze dei due personaggi su Sicilia Patrimonio Immobiliare, l'opaco carrozzone dal quale l'Imprenditore piemontese pretende un risarcimento 140 milioni. L'onestà è bella. A patto che non abbia a che fare con l'omertà.

Vecchia volpe,
nuovo scandalo

Poco fa, mentre il bullo si pavoneggiava per essere stato promosso al ruolo di postino - "Ho portato la lettera di Musumeci a Conte" - è finito agli arresti domiciliari Ezio Bigotti, imprenditore piemontese. I magistrati che indagano sulla corruzione al tribunale di Siracusa lo accusano di avere pagato una tangente per insabbiare le conseguenze di una evasione fiscale. Bigotti non è nuovo allo scandalume di Sicilia. È stato il protagonista dei tanti misteri legati a Sicilia Patrimonio Immobiliare, un opaco carrozzone creato dalla Regione per piazzare sul mercato edifici e palazzi da vendere o da svendere. Ma stamattina nessuno a Palazzo d'Orleans, si è ricordato di questo dettaglio. Né Musumeci né altri membri della giunta. Solo il bullo ci avrà fatto un pensiero. Un cattivo pensiero.

I tetti dei palazzi
che scottano…

Ora che la tempesta di Sala d’Ercole è passata eccoci qui a chiedere: ma il bullo dov’è? Teoricamente dovrebbe essere a Roma, a fare la spola tra Camera e Senato per ottenere quel via libera alla rateizzazione del debito che nella Finanziaria viene dato per certo e che purtroppo certo non è. Ma è un’illusione ottica. Perché i bene informati sostengono che l’interesse del de cuius, in questo momento, sia invece quello di trovare uno spazietto alla Cassa Depositi e Prestiti per chiudere, con la copertura del potente carrozzone romano, i guai di Sicilia Patrimonio Immobiliare, la società alla quale il governo Lombardo, di cui il bullo era un pilastro, aveva affidato la vendita degli edifici intestati alla Regione. Un’operazione opaca, con strascichi giudiziari che ancora non si chiudono. I..

La maggioranza si trova,
non si trova il Presidente

Forse è arrivato il momento di sfatare un luogo comune. Finora è passata la tesi di un Musumeci mortificato da un destino cinico e baro che di continuo lo priva della sua maggioranza: sarebbe il Presidente più bravo del mondo, ma quei cattivacci di Forza Italia gli remano contro e lui, poveretto, è come un viandante nel deserto, sempre in cerca di una goccia d’acqua. La Finanziaria però ha dimostrato che, nonostante le improvvisazioni e le scemenze abborracciate dal suo bullo di fiducia, la maggioranza è riuscita ad approvare un bilancio e a mettere insieme quei quattro soldi che consentiranno alla Regione di sopravvivere. Dimostrando che, se si vuole, i numeri si trovano. Semmai manca il Governatore: quello che dovrebbe approntare un’idea di sviluppo per la Sicilia; invece, come dice..