Il governatore
dell’onestà-tà-tà

"Onestà-tà-tà". Lo slogan sul quale hanno strombazzato per dieci anni i discepoli di Beppe Grillo è diventato lo stendardo che Nello Musumeci ha impugnato ieri allo Spasimo per riproporre la propria candidatura a Palazzo d’Orleans. “Se gli alleati credono che io sia uno del clan dei corleonesi, allora faccio un passo indietro…”, ha detto enfatizzando fino al paradosso la sua immagine di “fascista per bene”. Ma non basta essere onesti e timorati di Dio per governare una Regione che ha fame e sete di progetti, di sviluppo, di idee, di rotture, di rivoluzioni. Musumeci è stato un presidente “rigido, molto rigido”, a tratti persino pavido, ma non ha varato una sola riforma, non ha saputo dialogare con gli alleati, ha affidato l’amministrazione della cosa pubblica a un bullo, arrogante e..

Ma un imputato
è per sempre…

Da sempre ci dicono e ci insegnano che le sentenze si rispettano. Poi arriva il verdetto della Suprema Corte e ti aspetti che tribunali e corti di appello non perdano più tempo e si affrettino a tirare le conseguenze. Invece no. L’imputato, inchiodato da dieci anni alla croce del sospetto, resta dentro le gabbie invisibili della macchina giudiziaria, a patire altre pene e altra gogna. E’ quello che succede a Mario Ciancio. L’editore de La Sicilia, ha riavuto a gennaio il patrimonio che gli era stato sequestrato dalle misure di prevenzione e la Cassazione ha appena pubblicato le motivazioni con le quali cancella ogni ombra: Ciancio non ha avuto alcun rapporto con la mafia, non ha fiancheggiato né boss né picciotti. Tutto risolto? No. Resta ancora in piedi il processo..

Lo schiaffo della Meloni
all’imbucato Musumeci

L’ultimo ceffone glielo ha mollato a Catania, nella sua Catania, Giorgia Meloni. Lui, il governatore della Sicilia, si è imbucato alla kermesse delle Ciminiere con la faccetta di bronzo, cercando spazio e visibilità: voleva un via libera per la sua ricandidatura. Ma lei, la battagliera leader di Fratelli d’Italia, non gli ha dedicato nemmeno un sorriso. Forte dei sondaggi che la danno vincente, lo ha trattato con glaciale sufficienza. Appena un saluto e una frase di circostanza: “Regionali? Presto per dire che cosa accadrà”. Per Nello Musumeci è un giugno da dimenticare. Roma gli ha scombinato i magheggi dell’ultima Finanziaria di cartone messa in piedi dal suo bullo di fiducia. La Corte dei Conti ha rincarato la dose, riscontrando una pioggia di errori e omissioni. La Regione è alla paralisi...

Ma se parla l’ex pm
tutti in ginocchio

Li abbiamo spinti oltre il settimo cielo. Gli abbiamo consegnato un modulo in bianco con il quale possono, in ogni momento, privarci della libertà. Dettano legge alla politica. Non pagano mai pegno, sono intoccabili. Ma da qualche giorno riconosciamo ai pubblici ministeri – casta bramina della magistratura – anche un potere sovrannaturale: la stregoneria. Avete seguito l’ultima messinscena dell’allegro circo mediatico che segue il caso di Denise Pipitone, la bambina scomparsa misteriosamente a Mazara del Vallo diciassette anni fa? Nelle ultime settimane è comparsa una ex pm che senza una prova in mano gira da una tv all’altra raccontando che Denise è viva, si è sposata e ha anche una figlia. Dove si trova? “In Europa, è benestante, ha diverse sedi e si sposta”. E i giornalisti? Nessun dubbio. Le..

Qualcuno risponda
sul caso Montante

E ora chi lo dice a Claudio Fava, il deputato che più di ogni altro ha scavato nei fondali limacciosi del caso Montante, che bisognerà aggiornare il registro dei sospetti e dei mascariamenti? Chi glielo dice alle anime belle che bisognerà aggiornare l’elenco dei reprobi – politici, magistrati, giornalisti, poliziotti – che facevano da corona all’antimafia farlocca dell’ex presidente di Sicindustria? Crocetta e Lumia non bastano più. E non bastano più nemmeno Angelino Alfano e Giorgio Napolitano. Perché lui, l’imputato Antonello Montante di Serradifalco, già condannato in primo grado per dossieraggio, l’altro ieri si è presentato in appello a Caltanissetta e ha detto che fino al 2018 andavano alla sua corte, per chiedere consigli, anche Musumeci e Armao, presidente e vice presidente della Regione. Vero o falso? Spetta alla commissione..

Poe e il giornale
più grande che c’è

In cinquant’anni di mestiere ho frequentato giornali di ogni genere e qualità. Ho lavorato a L’Ora e al Giornale di Sicilia, ho frequentato i professionisti de La Sicilia e della Gazzetta del Sud, ho letto le loro cronache, le loro inchieste, i loro approfondimenti; ho seguito le loro battaglie civili. Oggi scopro che per cinquant’anni sono stato a dir poco distratto. Non mi sono accorto che nel frattempo cresceva, nel mio mondo, un gigante dell’informazione: il Quotidiano di Sicilia. Lo apprendo per caso oggi 11 giugno 2021, leggendo a pagina 26 di Repubblica, che il suddetto QdS è, manco a dirlo, il quotidiano più diffuso dell’Isola. Vanta ogni giorno una diffusione di 17.584 copie contro le 9.388 de La Sicilia e le 7.988 del Giornale di Sicilia. Confesso di essere..

Le due carte vincenti
del colonnello Nello

Solo Musumeci, solo lui, può ancora credere all’ipotesi di una ricandidatura. Se il nostro presidente avesse gettato uno sguardo al disastro che lo circonda forse avrebbe avuto il pudore di accantonare l’ipotesi malsana di riproporsi alla guida della Sicilia. Il colonnello Nello, diciamolo, ha puntato tutte le carte del suo regno su due fedelissimi: Ruggero Razza e Gaetano Armao. Il primo, con i morti da spalmare e l’inchiesta giudiziaria che ne è seguita, ha trascinato il governo sul palcoscenico del disgusto e dell’impresentabilità. Il secondo, meglio conosciuto come il bullo del quartierino, ha confezionato due Finanziarie di cartone, piene di azzardi e di errori, che hanno portato la Regione all’ingovernabilità. Due uomini, due successi.

Salvini, la Chiesa
e l’amica del giaguaro

Matteo Salvini che regala coroncine del Rosario e dispensa benedizioni da Fatima non s’illuda adesso d’avere la Chiesa dalla sua. Padre Livio, il direttore di Radio Maria, gli fa da padre spirituale ma il leader leghista metta in conto l’atavico cinismo del potere vaticano. E gli basti l’esempio di Francisco Franco quando (coi comunisti e i repubblicani che ammazzavano i sacerdoti, i seminaristi e le suore in ogni dove), sollevava gli eserciti a difesa della cristianità in Spagna, restituiva la Chiesa alla sua centralità a Madrid per ritrovarla – passato manco un solo giorno – già nemica irriducibile. Amica del Giaguaro. Come sempre. Da sempre.

Lo scempio di Palermo
appartiene a tutti noi

Altro che eroe civile, altro che paladino antimafia. Leoluca Orlando – un attore ormai bolso, senza fiato e senza idee – è riuscito a mitradizzare Palermo e i palermitani. Questa città assorbe ogni veleno e ogni nefandezza. Prendiamo l’ultima scempiaggine. Il bilancio del Comune è alle soglie del fallimento e il sindaco, per tenere in piedi la baracca, tenta di rastrellare la tassa sui rifiuti attraverso le bollette dell’Enel, come fa la Rai con il canone. In ogni altro luogo del pianeta, i cittadini sarebbero insorti, contestando lo scandalo della Rap, l’azienda municipale che ha trasformato Palermo in un letamaio. Ma a Leoluca si perdona tutto. Anche le novecento bare accatastate, con callida disumanità, in un baraccone dei Rotoli; anche il disastro del traffico, gestito da un assessore “de sinistra”..

La Regione chiede
ma Roma la ignora

Lo so che può sembrare ingeneroso, ma bisogna dirlo: quando un assessore regionale va a Roma, non se lo fila nessuno. Persino il bullo – che è il più piritollo della compagnia – è costretto ad ammettere che non c’è un ministro della Repubblica disposto a concedere alla Sicilia un minimo di attenzione. “Mi è arrivato un messaggio da un amico, dirigente Rai: voleva venire in Sicilia dal 29 al 31 maggio ma per due biglietti aerei da Roma l’Alitalia ha chiesto 993,62 euro”, ha piagnucolato ieri durante una conferenza stampa sul turismo. Per carità, Palazzo Chigi avrà pure le sue colpe; il ministro dei Trasporti e quello per il Sud saranno pure insensibili di fronte alla necessità di calmierare il costo di un viaggio dal Nord alla Sicilia, ma..