Allargate, per favore,
il pantheon dell’asineria

Ricordate Laura Castelli, Carlo Scibilia o Manlio Di Stefano? Credevamo fino all’altro ieri che il citrullismo di lotta e di governo fosse concentrato su questi tre simpaticissimi sottosegretari dell'avanguardia grillina. Ma all’improvviso apprendiamo che il ministro Gelmini ha bocciato – per eccesso di ignoranza contabile e normativa – le variazioni di bilancio, approvate dalla Regione siciliana il 28 dicembre scorso, paralizzando di fatto altri capitoli di spesa. Una sventura dietro l’altra. Ne deriva che, prima o poi, bisognerà allargare il pantheon dell’asineria, finora riservato ai Cinque stelle, e trovare lì un posto di tutto riguardo al bullo di Palazzo d’Orleans che, pur elencando un curriculum con mille titoli e mille incarichi, non riesce a produrre una legge, una norma, un comma, un emendamento che non finisca puntualmente nel cestino di..

Cancellerie in tilt
per la nomina negata

Alla Casa Bianca non riescono a crederci. Il presidente Biden comunque intende procedere con cautela. Ieri sera ha chiamato Palazzo Chigi e, pur con l’eleganza dei toni, ha mostrato il suo disappunto. Il Presidente del Consiglio ha cercato di minimizzare ma i rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America restano ancora tesi. Difficile il dialogo anche con le cancellerie europee. Né Angela Merkel né Emanuel Macron intendono sorvolare su quanto è successo. Avevano ricevuto, per via diplomatica, il curriculum del candidato proposto dalla Regione siciliana ed erano certi che Mario Draghi non avrebbe per nessuna ragione rinunciato a un personaggio di così alto profilo. Invece niente. All’ultimo minuto la nomina del bullo a sottosegretario è saltata. Lui continuerà a pirotolleggiare tra noi, e noi ci divertiremo ancora. Alla faccia..

Da Palazzo d’Orleans
al teatrino di Merola

Per alcuni giorni abbiamo sinceramente sperato che i due assessori della Regione siciliana, Roberto Lagalla e Gaetano Armao, assurgessero ai pianti alti della politica romana come sottosegretari del governo Draghi. Pensate dunque a quale delusione siamo andati incontro nell’apprendere che la loro candidatura era una sceneggiata costruita da Nello Musumeci, meglio conosciuto come il Gran Pavido. Il governatore ha qualche problemino nella sua giunta. Se avesse avuto coraggio, avrebbe fatto già piazza pulita dei bulli e i piritolli che gli girano attorno. Avrebbe evitato le finanziarie di cartone e avrebbe garantito a imprenditori e lavoratori, flagellati dal Covid, un minimo di sostegno. Invece niente. Per allontanare lo spettro di una decisione, ha allestito un teatrino. Voleva essere uno statista, ha finito per somigliare a Mario Merola, quello de “O’ Zappatore”.

Il giorno che il bullo
sarà davanti a Draghi

Mario Draghi non è il Messia ma è certamente un uomo di tenace concetto. Pensate che nella lunga notte del Senato ha ascoltato per otto minuti e senza battere ciglio il senatore Danilo Toninelli, rappresentante dell’alta cultura politica del Movimento Cinque Stelle. Pensate che ha pure sopportato l’intervento di Ciampolillo, pure lui grillino ma di idee opposte a quelle di Toninelli. Avrà la stessa indulgenza il giorno in cui si presenteranno al suo cospetto – per parlare del Recovery o del Ponte sullo Stretto – il presidente e il vice presidente della Regione siciliana? Va da sé che, per rispetto delle istituzioni, li accoglierà nella sua stanza e gli concederà pure il diritto di parola. Ma come reagirà quando il bullo di Palazzo d’Orleans vorrà insegnare a lui, che è..

Un ultimo invitato
al gioco della crisi

C’è un carnevale dei giornalisti. Coinvolge firme anche prestigiose e si celebra puntualmente nel bel mezzo di ogni crisi. Si chiama “toto ministri” ed è una sorta di tana libera tutti durante la quale ogni quotidiano tira fuori, come candidato a questo o a quel ministero, il nome che più gli aggrada. Bufale gratuite, va da sé. Che spesso servono a spingere un amico o a consegnare la patente di nobiltà politica a un boiardo in cerca di poltrona. Anche se la crisi è ormai risolta, il divertimento non è finito. Tra oggi e domani si celebra il Carnevale minore, quello dedicato ai vice ministri e ai sottosegretari. E nel gioco delle candidature è entrato pure, ohibò, Roberto Lagalla, assessore regionale alla Formazione. Per quali meriti? La domanda corre da..

Basta un dettaglio
per renderci felici

Vittorio Sgarbi, preoccupato di mostrare sempre il lato inverso della vita, dice che non voterà la fiducia al governo Draghi: “Ho provato una grande disillusione”, spiega. Ma a noi che non interessano le dispute su Brunetta e la Carfagna, sul manuale Cercelli e il peso delle correnti; a noi che non interessa il congiuntivo di Di Maio perché la classe politica è quella eletta dal popolo sovrano, a noi basta sapere che i miliardi del Recovery Fund saranno amministrati da persone competenti e che la Giustizia passa da un manettaro che confondeva la colpa con il dolo a una figura di estremo equilibrio e di inarrivabile cultura giuridica. Altra statura, altra eleganza. E’ stato come passare dallo streaming della forca per ladri di cavalli, come annota Mattia Feltri sull’Huffington, alla..

In Sicilia solo fuffa
Draghi, salvaci tu

L’anno scorso ci ha regalato una Finanziaria di cartone che ha imbalsamato la Sicilia per tutto il 2020. Quest’anno il bullo di Palazzo d’Orleans ci riprova e siccome si ritiene uno statista di grande intuizione e grande fantasia sta per presentare all’Ars un bilancio a cifre variabili, chiamiamolo così. Non c’è un dato certo: senza la parifica della Corte dei Conti ogni numero può significare tutto e niente. Non si sa quanti soldi sono in cassa, quanti debiti restano ancora in piedi, quanti sono i residui attivi e quelli passivi. Non si sa nulla. L’unica certezza è che la Regione è in mano a un’accozzaglia di giocolieri, capaci di trasformare in fuffa tutte le cose che toccano: dal bilancio al click day. Gentuzza. Come la Azzolina, come la Catalfo, come..

Gli ottantenni, il vaccino
e il cinismo della sanità

Confesso di avere superato la quinta elementare e dichiaro sotto giuramento di usare giornalmente tutti gli strumenti di lavoro che il web mi mette a disposizione. Sono ancora lontano, ma non troppo, dagli ottant’anni. Però l’altro ieri – nel tentativo di fissare un appuntamento e pagare un bollettino – ho scaricato l’app delle Poste e mi sono perso in un labirinto. Quale sorte toccherà agli ottantenni che attendono di vaccinarsi contro il Covid? Riusciranno a prenotarsi – come spera l’assessore regionale Razza – nella piattaforma delle Poste, già disponibile da lunedì? E che ne sarà di quelli che vivono da soli o di quelli che non hanno mai aperto un computer? Quando il fisco deve inviare le cartelle delle tasse sa dove trovare gli ottantenni. Ma quando si tratta di..

Addio ai Rasputin
degli ultimi giorni

Come farà la politica italiana senza Rocco Casalino che suggerisce le cose da dire a Giuseppe Conte, senza Marco Travaglio che suggerisce al manettaro Bonafede le cose da fare, senza Goffredo Bettini che indica a Zingaretti la via migliore per galleggiare? Come faremo senza i monaci di corte nascosti nei sottoscala del Palazzo, senza i Rasputin annidati nel cuore del potere? Che ne sarà di questi teorici della politica inesistente, di questi filosofi del sottosuolo? Un’idea potrebbe essere quella di sistemarli in una delle primule inventate dal commissario Arcuri – mago Otelma di tutte le emergenze – per invitare l’Italia a vaccinarsi. Metteteli lì col cashback e con l’app Immuni; con Ciampolillo, Mastella e tutti i costruttori che in queste ultime settimane hanno vissuto un trascurabile momento di celebrità. Chiudeteli..

Manettari inconsolabili
dopo la caduta di Fofò

Manettari, forcaioli, tagliagola: guardateli sono tutti lì, stretti attorno ai lillipuziani della politica e a Fofò Bonafede, il ministro della Giustizia che sognava di trasformare l’Italia in un immenso e penitenziale Ucciardone. Non riescono ad elaborare il lutto e macinano rancore contro Renzi che li ha fregati, contro Mattarella che li ha umiliati e, naturalmente, contro Draghi, l’uomo di “altissimo profilo” che è stato chiamato dal Quirinale per formare un governo in grado di affrontare le drammatiche emergenze che ci affliggono. Non si rassegnano e credono che basta ancora uno slogan mandato a memoria – onestà-tà-tà o giù di lì – per salvare l’Italia dal fallimento. Non capiscono che il vento è cambiato e si ostinano a mostrare il cappio con il quale vorrebbero impiccare quelli che li hanno finalmente..