In una intervista a Live Sicilia, torna a parlare – dopo l’inchiesta giudiziaria che ha travolto anche lui – il capogruppo all’Ars dela Democrazia Cristiana, Carmelo Pace. Il deputato agrigentino rivendica la lealtà della DC al governo regionale guidato da Renato Schifani, ricordando che dal 2022 all’ultima Finanziaria il partito ha sostenuto l’esecutivo «con grande responsabilità», in coerenza con il mandato dei «122mila siciliani» che hanno votato Dc e Schifani. Anche dopo l’inchiesta giudiziaria e l’uscita dalla Giunta, Pace sottolinea che «il nostro voto è stato fondamentale e univoco» e che la Dc è rimasta leale anche quando questa scelta «ci è costata cara».
Il nodo politico, però, è un altro. Pace parla apertamente di un clima ostile dentro il centrodestra: «Nelle ultime settimane non c’è un solo eletto della Dc, dai consiglieri comunali ai deputati, che non sia stato contattato». Un’attività che definisce senza mezzi termini come «una forma di cinismo e cannibalismo politico», lasciando intendere che alcuni alleati stiano approfittando della fase di difficoltà del partito per indebolirlo o svuotarlo.
Da qui l’avvertimento: un’eventuale esclusione definitiva della Dc dalla maggioranza «ridurrebbe considerevolmente i numeri» del governo e non sarebbe una scelta imputabile ai democristiani. «Se le cose sono cambiate o cambieranno – avverte – non saremo stati noi ad uscire dalla maggioranza». Sul futuro, Pace assicura che il gruppo resta unito «nonostante le sirene ammaliatrici» e che ogni scelta sarà condivisa, respingendo l’idea di una Dc pronta alla resa.


