Ma questa benedetta Palermo ce l’ha un sindaco, un vice sindaco o un assessore ai Lavori Pubblici? Ce l’ha un architetto, un urbanista o un uomo comunque di buon senso che abbia la cultura necessaria per tenere la storia della città al riparo dagli sfregi, dagli oltraggi e dalla volgarità? Dopo avere consegnato la maestosa via Maqueda all’odore di fritto, gli amministratori comunali – con in testa Roberto Lagalla e Maurizio Carta: sulla carta tutti professoroni – hanno pensato bene di consegnare all’oltraggio anche l’austera e centralissima via Libertà. L’impresa che ha vinto l’appalto per il rifacimento dei marciapiedi se l’è data a gambe. E’ scomparsa. Ma prima di abbandonare il campo, s’è presa metà della carreggiata e l’ha imprigionata in gabbie dentro le quali sono rimasti i cumuli di sabbia e cemento pronti per l’impasto e la toilette mobile per gli operai. Solo che gli operai non ci sono e c’è invece un colossale ingorgo del traffico, che si estende per cerchi concentrici a tutta la città nuova, e un danno costante per l’Amat, costretto a dirottare gli autobus, che dalla Stazione centrale vanno verso lo Stadio e verso Mondello, su vie parallele molto più strette e intasate. Pensate ai poveri turisti: come potranno mai orientarsi in una simile Babilonia? Trovare la fermata del 101 o dell’806 è già un azzardo per i palermitani, immaginarsi per uno straniero che mette piede per la prima volta in città.
A chi si deve questo scempio? Il sedicente assessore ai Lavori Pubblici, Totò Orlando, è riuscito a farfugliare semplicemente che l’impresa appaltatrice ha presentato una variante che allunga di altri sei mesi i tempi necessari per completare i lavori. Intanto, però, dentro le gabbie non si vede un solo lavoratore. Il dubbio – la certezza, stavo per dire – è che l’immobilismo possa protrarsi all’infinito. E’ successo con la Metropolitana e col Passante Ferroviario: i lavori per le stazioni di fermata – Politeama, Viale Lazio: i due esempi più clamorosi – viaggiano con ritardi che vanno oltre i dieci anni.
Certo, molte imprese si sono rivelate, alla prova dei fatti, inadeguate. E’ vero. Ma è altrettanto vero che gli avventurieri dell’edilizia partecipano a gare d’appalto più grandi di loro ben sapendo che Palermo è una città senza ordine e senza legge. E soprattutto senza controlli. Chi se ne frega se i palermitani impazziscono nel traffico? E chi se ne frega se l’Amat, che già è un disastro, perderà una barca di soldi e di passeggeri anche per altri sei mesi o un altro anno o altri dieci anni? Palermo è una città in gabbia. Incarcerata da farfalloni travestiti da amministratori e da avventurieri travestiti da imprenditori.


