Il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno – accusato dalla procura di corruzione, peculato e falso ideologico – si è rinviato a giudizio con le sue mani, scavalcando così l’udienza preliminare davanti al Gip. Ha chiesto lui stesso di volere subito affrontare un processo ordinario che si terrà davanti a un tribunale a partire dal prossimo quattro maggio. “Ho sempre detto che era mio desiderio fare chiarezza prima possibile per dimostrare la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati”, ha dichiarato l’ex golden boy di Fratelli d’Italia, molto vicino al presidente del Senato, Ignazio La Russa. “Mi affido al giudizio del Tribunale perché credo nelle regole del dibattimento e penso che così come è stato possibile durante le indagini escludere qualsiasi mia utilità personale, così nel contraddittorio tra le parti si potrà ulteriormente accertare la mia correttezza”. Poi il presidente dell’Assemblea regionale ha voluto prevenire ogni contestazione politica ed evitare che qualcuno torni a insistere per le sue dimissioni: “Non bisogna vivere il processo come un dramma”, ha sottolineato. “Perché nel nostro sistema processuale, che conosce ancora oggi l’obbligatorietà dell’azione penale, è giusto invece presentarsi con animo sereno, perché la fiducia della giustizia si dimostra anzitutto rispettandone il ruolo”.
Con Galvagno ha fatto istanza di ammissione al giudizio immediato anche il suo autista, Roberto Marino, relativamente all’accusa di peculato. L’auto di servizio, un’Audi A6, sarebbe stata per 60 volte utilizzata per scopi personali. E l’autista– da qui l’accusa di truffa e falso – avrebbe dichiarato decine di missioni mai fatte e vidimate da Galvagno, intascando circa 19 mila euro per rimborsi spese e diarie.
Con il reato di corruzione sono chiamati in causa, assieme a lui, la portavoce Sabrina De Capitani, l’imprenditrice Marcella Cannariato, moglie di Tommaso Dragotto, patron della compagnia di autonoleggio Sicilia by Car, e l’esperta di marketing e dipendente della Fondazione Orchestra Sinfonica, Marianna Amato. Devono tutti rispondere di utilizzo a fini privati di fondi assegnati dal bilancio della Regione all’Ars. Per De Capitani, Cannariato e Amato l’udienza preliminare si terrà il 21 gennaio.
Per una vicenda a parte – il regalo di un quadro da parte di Omar Hassan, che ha tenuto una mostra a Palazzo dei Normanni – è finita nell’inchiesta anche Patrizia Monterosso, direttrice della Fondazione Federico II, la quale ha chiesto il rito abbreviato, sostenendo e dimostrando che quello di Hassan è stato semplicemente “un gesto di cortesia, un dono personale, niente a che vedere con la corruzione”.

