C’era una volta la Lega “ultimo partito marxista leninista”, come diceva Bobo Maroni. Quello in cui a decidere era il Capo Umberto Bossi – lo chiamano ancora così – e si poteva dissentire, certo, ma potevi dirlo solo ai familiari più stretti. Le correnti non esistevano. Men che meno i voti in dissenso. Il partito più vecchio del Parlamento, per giunta. Dove i segretari si avvicendavano a colpi di putsch. In principio c’era Umberto Bossi, poi Roberto Maroni, quindi Matteo Salvini: i congressi servivano a ratificare, a cose fatte. Col voto contrario sul decreto Ucraina di Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, in nome e per conto del Mondo al contrario di Roberto Vannacci, nasce ufficialmente la prima corrente leghista. Che si aggiunge tuttavia a reti, associazioni e correntine che da qualche mese pullulano all’ombra dello spadone di Alberto Da Giussano. L’ex partito leninista va in soffitta, la Lega somiglia sempre di più al Pd. Continua su Huffington Post