Le doti diplomatiche del ministro degli Esteri non hanno dato risultati rilevanti al Paese e non gli hanno conferito un ruolo apprezzabile nel contesto internazionale. Si poteva tuttavia immaginare che sarebbero state sufficienti a dirimere le intricate vicende del suo partito in Sicilia.

E invece anche qui Tajani ha fatto un buco nell’acqua. Non è riuscito neppure a riunire i suoi amici di partito, talmente ostili da organizzare due diversi incontri in luoghi diversi nello stesso giorno, non avvertendo neppure la cortesia di accoglierlo tutti insieme. Comunque il ministro un punto lo ha segnato. Ha prenotato la presidenza della Regione per la prossima legislatura e, se gli alleati lo consentiranno, per Schifani che sta operando tanto bene.

Poi, a rincuorare tutti, ha lanciato un messaggio esilarante. Smentendo le “chiacchiere dei giornali di sinistra” ha pontificato, solenne, che qui in Sicilia la questione morale non esiste. Perché anche qui, e non solo a livello internazionale – battutaccia inevitabile – il diritto vale fino ad un certo punto.

Ad ascoltare questa boutade non poté essere presente il deputato di Forza Italia di Caltanissetta, inquisito per avere intascato una mancia sulla mancia. L’accusa deve essere provata. Ma se risultasse vera, la vicenda sarebbe perfino divertente.

L’Assemblea di tanto in tanto distribuisce mance ai suoi componenti per finanziare le iniziative più disparate, e il nostro ci avrebbe fatto la cresta, dividendo la sua mancia con il destinatario finale.

Non c’è una questione morale in Sicilia. Ci sono semmai il presidente dell’Assemblea che va a giudizio insieme ad una assessora dello stesso partito, due altri componenti della giunta indagati e un’intera formazione che si sgretola sotto i colpi di un’inchiesta della magistratura.

Eppure, Tajani a Palermo è venuto, magari solo a difendere la sua roba e, come si dice, ci ha messo la faccia. Anche se poi si è lasciato andare al consueto cliché della destra, secondo la quale ciò che appare di negativo è spesso solo un’invenzione malevola di alcuni giornali e dell’opposizione che, talmente malmessa e silente, non è neppure in grado di cavalcare la questione morale, di mettere in difficoltà sulla stessa chi governa. Che bene o male segni di vita ne dà: guida la Regione, i maggiori comuni e le province, gestisce il potere, litiga ma trova il modo di stare insieme. L’opposizione resta una realtà virtuale. Allo stato puro di innocenza. Innocente da tutto, ancor di più dalla capacità di costruire un’alternativa appena appena credibile. Semplicemente non esiste. Non c’è traccia del Movimento 5stelle, dell’Alleanza verdi e sinistra e del Partito democratico, che consapevolmente non vuole esistere. Ciò che di esso resta è diviso ancor più di Forza Italia, e oltre tutto perde colpi.

Bartolo, portato a simbolo per il suo impegno nell’accoglienza dei profughi a Lampedusa, ha tagliato la corda. E Schlein se ne sta indifferente, mentre gli organi di garanzia, dopo più di un anno e vari ricorsi, non decidono se Barbagallo è legittimamente segretario o usurpatore.

La lontananza dalle vicende siciliane è del resto un’antica consuetudine anche del tempo della Democrazia cristiana. Di esse è preferibile non occuparsi. Sono ingarbugliate, incomprensibili, inestricabili e possono perfino diventare pericolose.

Un po’ di quella tradizione la pratica anche Meloni, che non trova il tempo di occuparsi della Sicilia, non dico dei problemi dei siciliani, ma di quelli dei suoi “fratelli”, delle loro lotte fratricide per la conquista di tutti gli spazi di potere, delle figuracce che giornalmente intrecciano, riducendo la politica ad un mercatino dove si scambiano il sottogoverno e i posti di comando per soddisfare e alimentare le ambizioni, al riparo da qualunque insidia.

Ma quant’è bella la politica siciliana! Che quando buca l’indifferenza arriva all’opinione pubblica proprio con la questione morale che Tajani dice non esistere, o con lo sberleffo, la goliardata di un fantasioso componente dell’Assemblea, che svela il modo casereccio con il quale il Parlamento “più antico del mondo” legifera e approva anche una supercazzola.