Sei mesi di sospensione e stipendio ridotto a circa 3.000 euro netti: la Camera ha punito il “corvo di Montecitorio” con una severità che ricorda vagamente le vacanze pagate. In fondo che aveva fatto di male? Aveva solo recapitato un dossier anonimo contenente riferimenti alle inclinazioni sessuali e accuse di particolare gravità contro colleghi interessati alla medesima procedura di nomina. Poteva capitare a chiunque. Ai primi di febbraio tornerà a fare il suo lavoro di consigliere parlamentare. D’altra parte niente dice “senso dello Stato” come un dossieraggio ben orchestrato seguito da una vacanzina amministrativa.
Si apprende in questi giorni – per vie traverse, naturalmente, giacché alla Camera dei deputati le notizie circolano come i pettegolezzi in un salotto ottocentesco – che il dottor Roberto Cerreto è stato purtroppo costretto ad assentarsi dal lavoro negli ultimi mesi. Lo stipendio, nel suo caso di circa 10.000 euro netti mensili, gli è stato momentaneamente ridotto a un terzo. Ma per fortuna il rientro al lavoro, e a stipendio pieno, è previsto tra due settimane. Manca poco.
La ragione di questa pausa forzata, come i lettori più attenti ricorderanno, risale alla scorsa estate, quando le telecamere dell’Assemblea di Montecitorio – dispositivi che evidentemente non tutti sapevano essere operativi ventiquattr’ore su ventiquattro – immortalarono il nostro mentre depositava un plico sul banco dell’onorevole Giovanni Donzelli. Il plico diceva peste e corna di vari colleghi in corsa per il posto di vicesegretario generale della Camera e conteneva un dossier con accuse di merito sulla gestione dei lavori del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, di cui è responsabile per l’amministrazione il dottor Marco Caputo. Continua su ilfoglio.it


