La DC si è illusa di poter (ri)fare la DC senza Totò Cuffaro (e i suoi voti). E così il segretario Cirillo – dopo la sospensione piovuta dall’alto – ha scelto di dimettersi; prima, però, è arrivata la decisione di convocare il congresso regionale per il prossimo 13 giugno. L’organizzazione sarà curata da tre commissari. In più, la gestione di questo “semestre bianco” è stata affidata al gruppo parlamentare, il cui unico obiettivo – diciamolo – sarà quello di essere riammessi nelle stanze del potere. Non basta il sottogoverno, comunque garantito da una serie di nomine (non solo nella sanità) adottate qualche settimana addietro; ma anche nel governo, dove i democristiani sperano di occupare almeno una delle due caselle rimaste vacanti dopo la revoca degli assessori senza macchia (Albano e Messina).

Ma più che le idee e i tentativi legittimi di rimanere a galla, sopravvivendo alla caduta rovinosa del suo leader, a intenerire è l’illusione di poter rifare un partito dopo che l’inchiesta su Cuffaro prima, e le decisioni di Schifani poi, hanno finito per rimarcare la distanza siderale fra certe condotte spregiudicate e “il senso di responsabilità”, la “tutela della credibilità dell’istituzione” e il “rispetto dei siciliani” decantati dal governatore. È pure vero che i sei parlamentari regionali della Democrazia Cristiana, che hanno già pensato di cambiare maglia ma al momento resistono, rappresentano un ago della bilancia a Sala d’Ercole. E quindi potranno far valere i numeri per decidere le sorti di un provvedimento, di una legge, di un “collegato” alla Finanziaria, o di qualunque altra cosa il governo o la maggioranza decidano di portare in aula.

E così la marcia è ricominciata senza i consigli saggi di Totò, finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione. E senza il segretario regionale Stefano Cirillo, che dopo essere stato sospeso d’imperio (pare) per una gestione allegra dei bilanci – tesi osteggiata dal diretto interessato – ha scelto di dimettersi per favorire un rilancio dell’azione politica che “non può che passare dal Congresso regionale, luogo naturale di confronto e di partecipazione, per valorizzare elementi di novità e avviare una vera rigenerazione del partito”. E ha aggiunto: “Le donne, gli uomini e i giovani della Democrazia Cristiana lavorano ogni giorno al servizio delle comunità, con serietà e perseveranza, anteponendo il noi all’io, nel segno della legalità, della coerenza e del rispetto delle istituzioni”.

Tra questi c’è Laura Abbadessa, la presidente della Democrazia Cristiana, moglie del magistrato Massimo Russo, il cui nome sembrava (o sembra ancora?) un ottimo compromesso per coprire un ruolo in giunta. Mentre si fatica a riconoscere gli stessi principi ispiratori in altri componenti della DC: alcuni coinvolti con Cuffaro nel giro di raccomandazioni e clientele scoperchiato dalla Procura di Palermo; altri impegnati a sovvenzionare l’attività di faccendieri e pagnottisti di palazzo, in cambio di iniziative di scarso pregio che riscontrano, però, il favore della pubblica amministrazione, dai dipartimenti alle partecipate. La DC non è diversa dagli altri, e non è nemmeno migliore degli altri.

Ci sarà un tempo per riorganizzarsi, provando a radere al suolo il sistema-partito denunciato da Schifani; ci sarà un tempo per eleggere le nuove cariche, sempre che termini questo clima da guerriglia con i referenti nazionali; e ci sarà anche un tempo per tornare a misurarsi con gli elettori, sicuramente lo step più difficile. Ma per ora rimangono un impegno da onorare e alcune poltrone da occupare: “Il lavoro svolto fin qui dai nostri deputati all’Assemblea Regionale Siciliana è stato serio ed efficace – ha detto Cirillo -. Desidero ribadire che, alla luce della compattezza dimostrata da tutti i nostri parlamentari, i quali hanno confermato anche la volontà di continuare a rappresentare uniti la Democrazia Cristiana, e in relazione ai rapporti con il Governo e con la maggioranza regionale, sono state registrate aperture significative che auspichiamo possano tradursi in risultati concreti”.

Insomma, la DC spera di poter sedere, come se niente fosse, al tavolo del rimpasto. Ed è una pretesa legittima, alla luce del doppiopesismo di Schifani che reputa le colpe di due assessori senza macchia più rilevanti di quelle – per citarne un paio – di Elvira Amata o Luca Sammartino, entrambi alle prese con un paio di procedimenti per corruzione (ma tuttora in giunta). Un tentativo verrà fatto. Da chi? Schifani pretende interlocutori nuovi, ma il gruppo parlamentare al momento rappresenta l’ossatura della Democrazia Cristiana: con l’ex sindaco di Modica Ignazio Abbate, appena iscritto nel registro degli indagati per una presunta truffa sugli indennizzi del maltempo (e con 80 milioni di debiti lasciati in eredità al suo Comune); con il capogruppo Carmelo Pace, indagato assieme a Cuffaro; con la deputata segretaria Serafina Marchetta, moglie del segretario Udc Decio Terrana, 25 preferenze alle ultime Regionali ed eletta nel listino del presidente; con gli ormai ex assessori Albano e Messina; e soprattutto col celebre Carlo Auteri, quello dei contributi culturali alle associazioni di famiglia (ex FdI) e delle minacce al collega La Vardera nella buvette dell’Ars.

Toccherà a loro traghettare questo sogno centrista verso le prossime regionali: “Siamo consapevoli del difficile compito che ci viene affidato in un momento delicato come questo – hanno commentato dopo l’investitura della Direzione -. Per il senso di responsabilità che avvertiamo nei confronti degli organi del partito e, soprattutto, dei territori e della nostra comunità, che oggi più che mai hanno bisogno di tutto il nostro supporto, accogliamo questo mandato e ci impegniamo, nel più breve tempo possibile, a individuare tre figure autorevoli per la nuova governance della Democrazia Cristiana da proporre al Segretario nazionale facente funzioni, Gianpiero Samorì”. Avanti tutta, anche senza Totò.