“Questo il Quirinale ce lo blocca”. Gli uffici del Colle non hanno avuto bisogno di scrivere una riga. A congelare (in parte) l’istinto securitario del governo, che stava per portare Giorgia Meloni e i suoi a varare due o tre norme costituzionalmente complicate, è bastato qualche informale rilievo iniziale. E la paura che potesse arrivarne uno formale. Ma soprattutto, è bastato il pensiero che il presidente della Repubblica potesse rispedire il nuovo decreto sicurezza al mittente.
Guardavano verso il Quirinale tutti gli invitati al vertice di Palazzo Chigi convocato da Meloni, quando hanno capito che no, in uno Stato di diritto non si può prevedere che un poliziotto prenda un manifestante che in quel momento non sta commettendo reati e, senza il via libera di un giudice, lo tenga in questura, quindi privo della libertà, per 12, 24 o magari – come voleva Matteo Salvini – 48 ore. Non si può fare, a meno che, come sta tentando di fare il governo nelle ultime ore, si circoscriva la norma a casi ben precisi e molto specifici. Continua su Huffington Post


