Cos’altro deve succedere per indurre l’opposizione a porre in essere serie, efficaci iniziative di contrasto alla maggioranza che sgoverna la Sicilia e per creare una alternativa credibile alla guida della Regione?
Chiuse a difesa del potere, squassate da contrasti permanenti che in quel potere sciolgono e con esso compongono con sempre maggiore difficoltà in vista della prossima scadenza elettorale, le forze della maggioranza, pur infragilite da una pesante questione morale, stanno lì comunque, comode e certe di potervi rimanere.
Ai problemi causati dal tradizionale non governo si aggiungono ora quelli di Harry e della frana di Niscemi, che richiederebbero un soprassalto di responsabilità, interventi finanziari ingenti e una struttura operativa eccezionale.
Non è facile trovare le risorse. Non si possono toccare quelle previste per il Ponte, che vedrà la realizzazione, semmai la vedrà, quando sarà rifatto il progetto, saranno eliminati i controlli di legalità – roba indigesta per la destra -, sarà magari promulgata la legge per il cosiddetto “scudo” a protezione dei tecnici e dei politici responsabili di quella mirabolante ipotesi.
Quanto alla capacità operativa ci si dovrà attrezzare, non potendo contare sulla arrugginita burocrazia regionale.
Intanto, quasi una pièce da opera buffa, dopo un fugace, aereo sopralluogo di Meloni, la soluzione del problema di Niscemi e degli altri luoghi danneggiati è stata affidata a Schifani e Musumeci, che è come delegare la cura a chi ha concorso a determinare il male, essendo Musumeci e Schifani parte del problema che dovrebbero risolvere.
Cosa dovrebbe succedere ancora per indurre l’opposizione a fare il proprio mestiere, a denunciare uno stato di cose insopportabile, ad additare le responsabilità di chi governa la Sicilia da più di otto anni e ad elaborare infine una proposta alternativa credibile?
C’è un’autostrada per le forze politiche del centro-sinistra, ma a percorrerla, come in sella ad un motorino, è La Vardera, con una solitaria, insistita denuncia che si dispiega tra la politica e l’azione penale, che sa di populismo ed è come un gioco di fuoco tanto rumoroso ed attraente quanto fatuo.
Tuttavia La Vardera copre un vuoto, riesce a svelare magagne e inadempienze, tenendo accesi i fari dei mezzi di informazione su problemi scottanti. Null’altro, del resto, si può chiedere ad uno che vive il proprio impegno non solo come testimonianza civile ma anche, se non principalmente, come una rappresentazione autocentrata.
C’è la denuncia più strutturata di Italia viva, con il segno della politica e della militanza e tuttavia con il limite della dimensione del partito di Renzi.
Per il resto?
È difficile percepire il balbettio dei Cinque stelle, impossibile avvertire il permanente silenzio del Partito democratico. È meritorio l’ordine del giorno dei deputati democratici all’Assemblea con il quale è stato chiesto, prevedibilmente senza esito, di utilizzare il miliardo e trecento milioni accantonato nell’esercizio finanziario di quest’anno per il Ponte.
È stata utilissima, certo, la presenza di Schlein a Niscemi nell’immediatezza della frana, una iniziativa che ha segnato l’attenzione del suo partito ed ha indotto, peraltro, Meloni ad uscire dall’inerzia sorvolando la città, a prendere atto di quell’evento, a capire quanto sia insultante ed umiliante il finanziamento di trentatré milioni ed a prometterne altri.
Ma la visita di Schlein e l’ordine del giorno possono esaurire il ruolo del maggiore partito di opposizione che, anche in presenza dell’evento naturale, rimane inerte, fuori dai giochi?
Quel partito continua ad essere assente, diviso, paralizzato anche di fronte alle emergenze di queste settimane.
È assente nei territori, lontano dalle famiglie e dalle imprese che hanno subito danni, incapace di cogliere la difficoltà della maggioranza di destra, quasi rassegnato ad un ruolo irrilevante in questa e nella prossima legislatura, proprio mentre a Roma il centro-sinistra tenta di attrezzarsi per competere con possibilità di successo nelle prossime elezioni, che la litigiosità e la spaccatura di quello siciliano potrebbero perfino compromettere, con un prevedibile, magro dieci per cento.
Cos’altro deve capitare per poter superare una vicenda fantozziana, che se non può far sperare in un soprassalto di dignità e di consapevolezza da parte di coloro che hanno sequestrato il partito, almeno avrebbe dovuto indurre gli organi di garanzia interna a prendere in esame i ricorsi che contestano la validità del Congresso svoltosi più di un anno fa?
Quegli organi sono chiamati a stabilire se il segretario regionale e gli altri dirigenti siano validamente in carica – e in questo caso i proponenti si mettano l’animo in pace -, oppure se arrivare ad una gestione straordinaria con una partecipazione unitaria per rifare il Congresso e intanto recuperare protagonismo politico.
C’è da ritenere, con buone probabilità di azzeccarci, che se i ricorsi fossero stati infondati, quella commissione li avrebbe da tempo respinti. Ma poiché con ogni probabilità non è così, si sono scelti il silenzio e il rinvio, coinvolgendo la responsabilità della stessa direzione del partito, rimasta inerte.
Il giochino non può durare oltre.
A questo punto, a decidere senza l’impaccio della convenienza e i vincoli dell’appartenenza, sarà il Tribunale civile di Palermo, che a maggio prossimo esaminerà l’atto di citazione del quale sono il primo firmatario.
È stata una scelta estrema, alla quale si è ricorso in presenza di ripetute prove di incoscienza e di colpevole ignavia.
È stata una scelta dettata dal tentativo di far recuperare anima e capacità al partito nel quale si milita e che si ritiene debba svolgere una funzione essenziale per la vita pubblica dell’Isola.
Sembrerebbe, ed è auspicabile, che il procedimento giudiziario si interrompa. Da qui al prossimo mese di maggio la Commissione centrale di garanzia potrebbe infatti assumere una decisione, facendo ritrovare, in un senso o nell’altro, alla politica la propria funzione. Se ciò avvenisse, l’unità e la concordia consentirebbero al partito di concorrere dall’opposizione alla soluzione dei problemi determinati dagli eventi climatici, ma anche di organizzare efficaci iniziative sul referendum del prossimo mese.


