Esperienza assolutamente magnetica quella vissuta al Teatro Santa Cecilia. Il live dell’Angelo Debarre Trio, portato a Palermo dal The Brass Group, è stato uno di quei concerti che ti ricordano perché ami la musica jazz.

Debarre, artista tra i più celebrati del gypsy jazz, con la sua chitarra manouche, entra in scena senza effetti speciali: nessuna presentazione, niente pose o parole studiate, solo un sorriso timido e una tranquilla sicurezza.

Poi attacca a suonare un mix del caratteristico valzer musette francese, di swing e di musica tzigana.  Il tocco è leggero ma deciso, il ritmo scorre con una precisione che non diventa mai rigida.

Sul palco solo tre musicisti, i loro strumenti e un’intesa che si sente fin dalla prima nota.

In effetti, il dialogo con Raangy Debarre, suo figlio,  alla chitarra ritmica, e con William Brunard al contrabasso, è uno dei punti più belli del concerto. Si guardano poco, ma si capiscono tantissimo: gli sguardi rapidi, i sorrisi, fanno intuire un’intesa costruita nel tempo.

E la forza del trio sta proprio nel gioco di squadra, nel funzionare come un elemento unico. La chitarra ritmica è una macchina swing impeccabile, elastica e precisa, che crea un tappeto armonico che spinge in avanti il groove senza mai appesantirlo, mentre il contrabbasso, caldo e avvolgente, dona profondità e respiro e costruisce una base profonda che dà peso a ogni nota. Non c’è mai la sensazione di tre solisti separati: sembra piuttosto di ascoltare un unico suono che cambia colore a seconda di chi prende l’iniziativa.

Il repertorio, tra classici del jazz manouche e composizioni personali, scorre con naturalezza. I brani più veloci e trascinanti accendono la sala,  quelli più lenti e sussurrati creano un’atmosfera intima, quasi da club parigino degli anni ’40.

Si va dalla meravigliosa “Mélodie au Crépuscule”,  “Nuages” e “Troublant Boléro”, tutti brani del leggendario Django Reinhardt, di cui è grande ammiratore e al quale ha dedicato questo concerto, a ”What is This Thing Called Love?” e “Just One of Those Things” di Cole Porter, a “Donna Lee” di Charlie Parker.

C’è spazio per l’eleganza, per il divertimento, per piccoli momenti di virtuosismo che strappano sorrisi complici al pubblico che resta incollato, prima in silenzio concentrato, ma che poi partecipa con applausi spontanei, talvolta a metà pezzo, quando un fraseggio particolarmente brillante lo colpisce. Fino a reclamare a fine serata, con decisione e con un lungo applauso, un ultimo brano , quasi a desiderare che quella musica non finisca mai.

Il concerto dell’Angelo Debarre Trio non è solo una dimostrazione di grande tecnica, ma un’esperienza intensa e coinvolgente, che ti lascia addosso una sensazione positiva e semplice di leggerezza e di energia, e la voglia di riascoltare subito tutto.