Stamattina dunque non sappiamo bene se l’Italia è un robusto Paese del Nord Africa, un Paese marginale dell’Unione europea o un Paese che valuta l’annessione agli Stati Uniti. La si mette un po’ sul ridere, fedeli alla biografia filosofica della Patria secondo cui oggi si sta a prua perché domani si starà a poppa. Infatti non si è ancora capito se 1) Giorgia Meloni sta con Friedrich Merz. 2) Giorgia Meloni sta con Donald Trump. X) Ammuina.
Per chi fosse in pausa di un paio di giorni: la nostra presidente del Consiglio, ieri e venerdì, mentre tutto il mondo era a Monaco per la Conferenza sulla sicurezza, mentre il cancelliere Merz riconsiderava i suoi rapporti con Trump e il trumpismo, e annunciava l’avvio di un confronto con la Francia sulla deterrenza atomica europea, e mentre il premier inglese Keir Starmer gli si affiancava, al culmine di un lungo ripensamento post Brexit, perché “non c’è sicurezza europea senza Regno Unito e non c’è sicurezza del Regno Unito senza Europa”, ecco mentre succedeva tutto questo, lei era ad Addis Abeba, Etiopia.
E cioè – lo hanno scritto qui Stefano Folli e Michele Valensise – mentre si ribaltavano i tabù del lunghissimo Dopoguerra, prima il riarmo della Germania, poi la legittimità dell’ipotesi di un suo impegno nucleare, per di più a fianco dei nemici dei secoli nei secoli, Parigi e Londra, e in seguito alla separazione consensuale con Washington, addolcita con saggezza Marco Rubio, segretario di Stato americano, per un futuro in cui non ci si ama più ma si prova a restare amici, ossia mentre finivano di sbriciolarsi i capisaldi degli ultimi ottant’anni, lei era ad Addis Abeba, Etiopia. Continua su Huffington Post


