Con 50 voti a favore l’Assemblea regionale siciliana ha approvato all’unanimità il disegno di legge sugli enti locali. All’inizio del percorso parlamentare all’Ars, più di due anni fa, il ddl era stato presentato come una vera e propria riforma. Oggi, dopo il voto finale a Sala d’Ercole, delle 20 norme del testo ne restano una manciata tra le quali spicca quella che equipara la Sicilia al resto d’Italia per la quota del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte dei Comuni superiori ai 3000 abitanti (le cosiddette quote rosa).

Approvata inoltre la norma sul tagliando anti-frode nelle schede elettorali e modifiche relative ai permessi e alle indennità di amministratori e consiglieri locali. Bocciate invece, con voto segreto, diverse norme come quella sul terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti e l’introduzione del “consigliere supplente” che sarebbe momentaneamente subentrato in consiglio comunale in caso di nomina di un consigliere alla carica di assessore. Lo stesso presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, ha parlato di “macerie”.

A Sala d’Ercole non sono mancati gli affondi da parte di deputati della stessa maggioranza, che a distanza di una settimana sono tornati a contestare la natura dell’articolo 10 (prevedeva la digitalizzazione degli archivi urbanistici dei Comuni, con costi a carico degli enti): “I deputati contrari alla norma sono stati addirittura accusati di ordire trame politiche occulte. La verità è un’altra e va resa pubblica – ha detto l’on. Santo Primavera – L’articolo 10 introduceva una disposizione sulla digitalizzazione degli archivi urbanistici dei Comuni siciliani che, solo apparentemente, poteva sembrare ordinaria. In realtà, nascondeva una chirurgica attività di lobbying, dove ogni parola, ogni termine tecnico, ogni assenza normativa poteva avere una funzione precisa”.

“Una norma che impone un obbligo senza stanziare risorse non è una norma di risparmio – è l’affondo di Primavera -. Trasferisce semplicemente il costo, e quindi il profitto, dal pubblico al privato. Gli uffici tecnici urbanistici custodiscono i documenti più sensibili ed economicamente rilevanti di un territorio. Chi digitalizza quegli archivi ha accesso a informazioni di enorme valore. Lo schema che emerge dall’articolo 10 ha un nome preciso: creazione della domanda attraverso la regolazione. Un vero e proprio cavallo di Troia per alcune lobby dell’IT”. “C’è poi una questione politica evidente: cosa c’entra una norma sulla digitalizzazione in un disegno di legge sull’ordinamento degli enti locali? L’inserimento di una disposizione di questo tipo in un contesto privo di connessione diretta con la materia trattata impone una riflessione seria”.

Anche per Antonello Cracolici, del Pd, “ci sono uomini e donne che stanno tornando a girare con le valigette nei Comuni e negli uffici di questa Regione. Siamo in piena fase di faccendieri, che operano e agiscono condizionando anche esponenti politici”.