Così parlò l’on. D’Agostino, assessore mancato. Che sostiene il governo ed anche il nuovo responsabile della sanità. “Il lavoro non è cresciuto, l’impoverimento medio è aumentato, i giovani continuano a fuggire anche per studiare, le strade vanno asfaltate, le autostrade e tangenziali sono un incubo, gli scandali sono troppi. E soprattutto la sanità è sulla soglia del disastro”. Così dice che la gente dice.

Ovviamente si considerano positivi i dati sul pareggio dei conti e le iniziative per i termovalorizzatori e altre infrastrutture. Concordiamo. Dopo quattro anni, il governo regionale ha affrontato una crisi notevole. Apertasi con l’arresto di Cuffaro e l’estromissione dei suoi due assessori. Senza alcuna colpa o contestazione da parte della magistratura inquirente. E con il mantenimento di altri assessori invece indagati per vari reati. Alla fine, chiusa con un atto d’imperio, dando l’assessore in più che reclamava a Lombardo, togliendolo ai cuffariani, confermando tutti gli altri. A cominciare dalla già estromessa ed ora reimmessa Albano e sostituendo una tecnica già a sua volta sostituta di un’altra professionista non politica, con il proprio segretario particolare già anche segretario del partito, ora commissariato.

Dunque, ha prevalso la continuità richiesta dal partito di Fratelli d’Italia che ha fatto mostra di garantismo in sede regionale mentre aveva operato diversamente a scala nazionale. Ha vinto Lombardo nella disfida ormai storica con il cugino di Agrigento. E il Presidente ha confermato il suo predominio sul partito che di fatto ha diretto. Con tanti saluti a Buttafuoco e ai suoi consigli.

Vedremo se questa soluzione porterà dritti alla fine della legislatura come ha dichiarato il presidente. E se sarà in grado di affrontare le riforme necessarie e gestire le molteplici emergenze che affliggono la Sicilia. Insomma, se la politica, dopo tanto discutere di potere e di posti, saprà anche aiutare l’Isola ad avere più investimenti, più produttività, più futuro per trattenere i giovani. E a riparare le strade, i ponti e le frane, cioè a proteggere un territorio bellissimo e fragile. Cominciando dalle dighe da collaudare, dalle reti idriche da mettere in sicurezza garantendo che più di metà dell’acqua non si perda. Soprattutto a dare ai cittadini una sanità efficiente e sicura.

Non è un compito facile. E ci vorrebbero partiti più strutturati, più partecipati, più capaci di interpretare e dare risposte ai bisogni, premiando di più il merito e le capacità. E non di inseguire populisticamente un consenso sempre più ristretto. Insomma, ci vorrebbe una politica più alta e si oserebbe dire più disinteressata. Non solo posta a garanzia degli interessi esistenti ma a tutela di quelli deboli e meno rappresentati. In una parola una politica per il futuro minacciato, per la gioventù delusa, per la gente che non va più votare.

Auguri. A chi farà l’assessore e a chi resterà a guardia del bidone. Certo, la politica non è tutto e non tutto è politica. Per fortuna. Ma alla politica compete, ad ogni modo, una responsabilità rilevante nella vita delle persone e nella sorte dell’istituzione autonomistica. E su questo sarà giudicata. Almeno così dovrebbe essere.