“Un governo più stabile, un’Italia più forte”. Sarà lo slogan del 4 settembre a Bari, quando Giorgia Meloni e i suoi festeggeranno il governo più longevo della storia della Repubblica. Dietro il trionfalismo però si nasconde una grande contraddizione: la premier va a festeggiare il governo “forte” in un luogo in cui il governo è debole. Perché se il Nord al netto delle beghe leghiste e di qualche scaramuccia lombarda tiene, la vera voragine per i partiti della maggioranza è a Sud. Per ragioni interne ai partiti o alla coalizione. E anche perché al Sud ci sono dossier spinosi, come l’Ilva, ponte sullo Stretto o la disoccupazione, che il governo ha gestito poco e male.
Partiamo dalla Puglia, perché è lì che Meloni si autocelebrerà. I “Fratelli” pugliesi stanno studiando un piano per evitare le contestazioni. Un piano di difficile attuazione, perché Bari è da lustri roccaforte del centrosinistra nonché il capoluogo della regione dove Antonio Decaro del Partito democratico ha stravinto, sfiorando il 64%. Non una piazza facile, nonostante di Bari sia il fedelissimo di Meloni, Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, che ha convinto la premier a passare in Puglia le sue vacanze negli ultimi anni. Il centrodestra arranca in Puglia perché il campo largo lì è forte, ma anche per tribolazioni interne. FdI è percorsa da tensioni tra le truppe di Gemmato e quelle di un altro big pugliese: Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea, dirigente del partito di Meloni con una storia democristiana alle spalle. I contrasti sono evidenti e neanche la corsa di Arianna Meloni ad aprile a Bari è riuscita a stemperare gli animi. FdI non è messa bene, ma neanche Forza Italia in regione dorme sonni tranquilli. In vista delle elezioni del 2027 si è aperta una frattura tra l’ala più vicina ad Antonio Tajani, rappresentata dal coordinatore regionale Mauro D’Attis, e la base. Una parte dei consiglieri regionali forzisti ha firmato un documento in cui si sostiene che “l’invocato rinnovamento non può che ripartire dal consenso e dalla reale presenza territoriale”. Da chi ha i voti, in sostanza. E la Lega? Vale per la Puglia come per le altre Regioni che toccheremo: non esiste più. A Sud il partito di Matteo Salvini è in picchiata: c’è chi è in fuga verso altri lidi (Futuro Nazionale compreso) e chi guarda inerme le istanze nordiste dei lombardi. Se passerà quella linea, a Sud il partito sparirà. Un altro tassello che indica un pericolo: una debacle del centrodestra alle prossime politiche. In Puglia e nel resto del Sud.
Ma passiamo alla Campania, dove Fratelli d’Italia è in un mare di guai.


