Non fare la fine di Friedrich Merz, vittima del sovranismo rimontante. A Palazzo Chigi il voto in Sassonia rimette in discussione il timing delle urne in Italia. Il 43,8 per cento raggiunto dal partito di Alice Weidel costringe a ripensare ogni tentazione di urne anticipate.

I colonnelli di Giorgia Meloni non ne parlano più. E non solo per tattica. “L’obiettivo è finire la legislatura, che scadrà a novembre 2027. A meno di inciampi parlamentari”, dice il coordinatore di FdI Giovanni Donzelli, al Corriere. Non sono parole pronunciate per atto dovuto. Solo poche settimane fa, Donzelli era tra i più convinti nel pronosticare il voto a primavera. Ora tira il freno a mano. Il supplemento di riflessione dei Fratelli incrocia gli interessi di bottega dei due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani. I due sono alle prese con le divisioni interne ai rispettivi partiti, amplificate dal sorpasso a destra di Futuro Nazionale. Il timore dei Fratelli è che il generale possa intaccare anche il loro bacino elettorale. E dunque qual è la migliore strategia: provare a sgonfiare Vannacci, affrontandolo sulla lunga distanza; oppure anticiparlo sui tempi e votare in election day a maggio? Gianfranco Rotondi, democristiano ma convintamente bipolarista, molto ascoltato ai piani alti di Fratelli d’Italia, si appella a Churchill. “Lui diceva che una settimana è un tempo lunghissimo in politica, figuriamoci mesi ed anni. A Natale si potrà fare il punto”. A Natale, dopo cioè la legge di bilancio, a seconda anche delle disponibilità di cassa, che dipendono in gran parte dal giudizio Eurostat sulla procedura di infrazione per deficit. Solo in quel caso, con una legge di bilancio che contenesse una pesante detassazione – ad esempio della tredicesima – al governo converrebbe puntare sulle urne anticipate.

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