La prima volta alle urne di Futuro Nazionale consegna a Roberto Vannacci un risultato che si presta a due letture. Alle suppletive di Reggio Calabria il centrodestra ha conservato il seggio con la vittoria di Fabio Roscioli (col 51 per cento). Domenico Giannetta, l’ex capogruppo regionale di Forza Italia scelto dal generale, ha ottenuto invece il 10,94. È una percentuale molto lontana dal risultato dell’AfD in Sassonia che Vannacci aveva evocato in campagna elettorale, arrivando a parlare di un obiettivo superiore al 43 per cento.

Il generale aveva scelto Reggio per misurare la propria forza contro i partiti della maggioranza di governo, candidando un uomo preso direttamente a Forza Italia. La risposta delle urne, però, dice che il risultato ottenuto – nonostante la mobilitazione delle truppe, il turpiloquio, l’intelligenza artificiale – non ha nulla a che vedere con quello dei cugini tedeschi (e neo fascisti). Anche se lo stesso Vannacci esulta: “Futuro Nazionale vola e conquista l’11%. Senza aver mai rinculato di un millimetro: remigrazione, quoziente familiare, lavoro a 14 anni, stop denaro a Kiev, patriarcato mediterraneo, l’aborto non è un diritto, importazione dell’energia da chi ce la vende a miglior prezzo, no al green deal, via gender e islam dalle scuole, abrogazione reato di femminicio, difesa e promozione della cultura e della civiltà italiana. Noi siamo appena decollati, voi continuate pure a pensare alle scollature”. Il riferimento è all’incidente diplomatico con Matilde Siracusano, compagna di Roberto Occhiuto, che ha provocato l’insurrezione di Forza Italia e dell’intero arco parlamentare.

Mentre Meloni respira e i berluscones pure, in Sicilia si osserva alle vicende nazionali con relativo distacco, anche se l’analisi del fenomeno Vannacci da qualche giorno è diventata una questione con cui fare i conti. Pochi giorni prima delle suppletive, infatti, il leader di Futuro Nazionale ha accolto Tommaso Calderone, deputato messinese eletto con Forza Italia. Per il generale è il nono parlamentare, ma Calderone conta soprattutto per il seguito costruito nell’Isola: da capogruppo azzurro all’Ars raccolse oltre 13 mila preferenze alle Regionali del 2017 e più di 11 mila nel 2022. Il suo rapporto con Schifani era logorato da tempo, fra critiche alla gestione del partito e all’azione del governo regionale. «Tanti in Sicilia mi seguiranno», ha annunciato il deputato.

La presenza di Vannacci nell’Isola, del resto, precede l’arrivo di Calderone. Durante il tour di fine maggio Futuro Nazionale dichiarava circa 4.200 tesserati siciliani. A metà settembre un suo responsabile parlava di oltre seimila iscritti e 153 comitati. Pochi giorni dopo, da un promotore locale è arrivata una stima ancora più alta: oltre diecimila iscritti e circa duecento comitati. Anche fermandosi al dato più prudente, la rete costruita in pochi mesi appare consistente. Per trasformarla in un partito capace di presentare liste servirà però scegliere i dirigenti e comporre le divisioni che si sono già manifestate.

Quanto vale tutto questo nel confronto con Schifani e i patrioti? I sondaggi non dicono nulla di definitivo (e nemmeno di parziale). La provenienza dei possibili voti di Vannacci, almeno a livello nazionale, rende il quadro addirittura meno intuitivo. I suoi acquisti più vistosi arrivano da Forza Italia. Ma secondo un’analisi Ipsos basata su circa ventimila interviste, gli elettori attratti da Futuro Nazionale provengono soprattutto dalla Lega e da Fratelli d’Italia, oltre che dall’astensione. Sono flussi che non possono essere attribuiti in uguale misura alla Sicilia. Indicano però che Vannacci può danneggiare i partiti della maggioranza in modi diversi.

È per questo che Tajani comincia a soffrire il confronto, più di quanto non soffra al momento la competizione interna. La vittoria di Roscioli – rivendicata soprattutto dalla componente del partito vicino alla famiglia Berlusconi – rafforza la sua opposizione al generale, mentre l’addio di Calderone ricorda agli azzurri siciliani che Reggio non ha fermato le defezioni.

Ma l’incidenza di Futuro Nazionale sulle dinamiche dell’Ars, per il momento, si è rivelata solo in maniera collaterale, per una storiella di Alessandro Onorato, coordinatore di Progetto Civico Italia e alleato di Ismaele La Vardera. L’assessore ai Grandi eventi di Roma Capitale, in una intervista rilasciata a margine degli Stati generali di Controcorrente, ha sostenuto che il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, finirà per essere il candidato di Vannacci alla presidenza della Regione. Scateno ha smentito la ricostruzione (e non ci sono indizi che vadano in quella direzione, amen).

E allora, quanto pesa davvero il generale? Quanti personaggi di rango – fuori ma soprattutto dentro le istituzioni – esibiranno il vessillo di Futuro Nazionale senza rossore? Reggio ha mostrato che Vannacci può raccogliere voti correndo contro il centrodestra, e che in quel collegio non ne ha raccolti abbastanza per incrinarne la vittoria. La Sicilia pone una questione diversa. Qui il generale sta costruendo un’organizzazione e ha appena accolto un parlamentare che conosce gli equilibri della maggioranza regionale. Nel 2027 si vedrà se questa presenza sottrarrà voti decisivi alla coalizione di Schifani oppure darà a Vannacci la forza necessaria per chiedere di entrarvi.