Le farmacie notturne stanotte sono state prese d’assalto da masse di siciliani. La melatonina scorre a fiumi in Sicilia per l’insonnia che hanno procurato le parole del presidente: prendo atto delle parole di Minardo e farò le mie valutazioni.

In politichese minaccia di dimissioni. Milioni di siciliani non avezzi alla politica mutante hanno digitato il nome Minardo, chi era costui che intemerava la loro contentezza e serenità per avere avuto come dono del cielo il governo dai conti a posto? Anche questo è un segno dei tempi, mentre Piersanti Mattarella era il presidente delle carte a posto, intendendo legalità e trasparenza amministrativa, oggi non parliamo più di queste cose, ormai sbiadite come l’etica, lavate nel sangue per oltre un decennio, ma di numeri.

Ma questa notte di tregenda ha tenuto sveglio il popolo siciliano in trepidante attesa delle minacciate dimissioni. Schifani assurge ad essere il nuovo Sanchez che sta portando al voto gli spagnoli al grido: Queremos casa.

Lo scontro tra Schifani e Minardo, a cui si è accodato con la sua proverbiale diplomazia Tajani, sembra epico, come le litigate tra Fanfani e Scelba. Interpellato da Schifani al telefono che si lamentava del drone lanciatogli contro dal segretario di FI in Sicilia pare che Tajani gli abbia risposto: e tu chiudi le finestre.

La notte nel palazzo d’Orleans asserragliato con i suoi fedelissimi ricalca perfettamente quella passata da Allende nella Casa Rosada. Certo è difficile immaginare Minardo nel ruolo di Pinochet, forse con il suo tratto umano non ha mai nemmeno indossato un pantalone a pinocchietto, ma la comedian tragedy alla siciliana, non avendo noi un Louis Sepulveda, ormai è servita.

Ma siamo sicuri che il Presidente resisterà, perché el pueblo unido a mas sarà vencido. Quale pueblo direte voi? Il popolo dei 70 dell’Ars che mai e poi mai vorranno tornare al voto, a cui solidali, o forse sodali, si uniscono le fameliche truppe cammellate di amici, parenti, pagnottisti e clientes di favori e promesse.

La notte è stata lunga, ma come sempre domani è un altro giorno, e noi non siamo spagnoli, ma arabi.