“Non le vogliamo!!”. Mancano pochi minuti alle 19 quando dal fondo della platea del teatro Palladium di Roma si staglia questo grido. Il riferimento è alle primarie del campo largo. Che, notizia della giornata, non si chiamerà più campo largo. Forse si chiamerà Alleanza per la Costituzione, come vuole Giuseppe Conte, forse chissà. È il leader dei 5 stelle a usare i toni più perentori sulla modalità con cui scegliere chi dovrà sfidare Giorgia Meloni nella corsa a Palazzo Chigi. Lo fa nel corso del confronto tra i leader di centrosinistra, moderato dal direttore del Manifesto Andrea Fabozzi e organizzato nell’ambito della Manifestival, tre giorni di dibattiti e iniziative dal quotidiano.
Il fatto è che queste primarie, si direbbe dalle rimostranze della platea, gli elettori di centrosinistra non le vogliono. E non le vogliono neanche alcuni dei leader del centrosinistra. Che non sono d’accordo neanche su vari altri temi. Sostegno all’Ucraina in primis.
La sensazione è che sul palco – oltre a Conte ci sono la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il segretario di +Europa Riccardo Magi – ci siano cinque alleati che però quest’alleanza devono ancora costruirla dai pilastri. Perché il solo essere contro Giorgia Meloni non basta. E se il leader del Movimento 5 stelle mette in imbarazzo gli alleati garantendo, dopo il pressing della platea, che “entro due settimane si potrà avere il programma della coalizione”, dal dibattito emerge che questo programma è ancora in alto mare. “A carissimo amico”, si direbbe a Roma.


