Con una mano si santificano e con l’altra fanno strame di denaro pubblico. Di sera inseguono l’alta società e di giorno tangenti e privilegi. Prendete l’Innominato: con una mano scriveva un libro sul beato Rosario Livatino, magistrato e martire di mafia a 37 anni, mentre con l’altra rovistava avidamente nell’orologio a pendolo per agguantare le mazzette di piccioli lasciate lì dal suo complice. La sera andava a cena col ministro di Giustizia, Carlo Nordio, o con il governatore di Sicilia, Renato Schifani – tutti accompagnati dalle gentili signore, va da sé – e il giorno dopo lui tornava ad aggranfare la moneta contante sistemata, sempre dallo stesso complice, nei nascondigli stabiliti, mentre l’augusta moglie accompagnava il sottosegretario Delmastro alla bisteccheria di un affiliato al clan camorrista di Senese. Così va la vita lassù, nei piani alti del potere.

