Si dimette, ma solo per rimettersi alla guida di una Lega residuale, la Noi con Salvini smoderati. Ha fatto, e disfatto, tutto da solo, un Papeetino: prima annuncia il congresso della Lega, poi si dimette da segretario, dopo ancora fa dimettere i suoi vice e infine chiama Calderoli per consegnare le chiavi del partito al tesoriere Alberto Di Rubba. Salvini promette che toglierà il nome dal simbolo; come se non ci avessero pensato gli elettori. Da oggi, e fino al 25 ottobre, fino alla rielezione della Salvini-Duma, la Lega è un partito guidato da Di Rubba, un deputato eletto da sette mesi, che è di gran lunga più affidabile del Salvini Papeetino, il leader mini, mini.
Il meglio che può accadere alla Lega, credeteci, è che l’onorevole Di Rubba, uno che ha vissuto sulla sua carne la furia giudiziaria, resti segretario facente funzioni fino alle prossime politiche. E’ finora una delle migliori mosse di Salvini, insieme a questo congresso farsa che si sta sforzando perfino di rendere autentico. Bisogna dargli atto. Avevamo scritto che era una patacca e che servivano svariate firme per candidarsi? Bene, Salvini ha abbassato il numero e previsto che per sfidarlo occorrano soltanto 120 firme. Lasciate perdere che quelle 120 firme vanno raccolte fra i delegati che hanno già votato Salvini all’ultimo congresso. Se nella Lega qualcuno volesse davvero sfidarlo, potrebbe benissimo raccoglierle. Si era scritto che il congresso era patacca perché è sempre Salvini che dirige le danze? Bene, sapete che fa? Convoca il Federale dove partecipano non più di dieci leghisti, mancava perfino Max Romeo, il partigiano Romy (nessuno lo ha visto, e neppure collegato) e si dimette formalmente insieme ai suoi vice (uno di questi, Alberto Stefani non si capiva se lo era o no). Interviene il Calde, Calderoli, e spiega che a presiedere i lavori del Congresso saranno Lorenzo Fontana (presidente) insieme a Silvia Sardone e Pasquale Pepe. Il meglio, come si dice, deve ancora venire.
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