Prima l’annuncio, poi la giustificazione, infine la retromarcia. La Regione non si è costituita parte civile nel processo per corruzione a carico dell’assessora al Turismo Elvira Amata. Nonostante le rassicurazioni del mese scorso, all’udienza di lunedì davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo non si è presentato nessuno.
Un pasticcio politico e amministrativo che il governo Schifani aveva provato a giustificare sostenendo di non aver ricevuto la notifica dell’udienza dibattimentale. Peccato che quella comunicazione non fosse dovuta: l’avviso dell’udienza preliminare era stato regolarmente notificato al presidente Schifani, che lo aveva ricevuto personalmente. E proprio l’udienza preliminare rappresentava l’ultimo termine utile per costituirsi parte civile, secondo le disposizioni introdotte dalla riforma Cartabia.
A settembre la Regione aveva persino annunciato l’intenzione di chiedere la rimessione in termini. Un proposito rimasto senza esito. Scoppiata nuovamente la polemica, Palazzo d’Orléans ha cambiato registro, precisando che, in caso di condanna, potrà comunque chiedere il risarcimento del danno in sede civile. Una possibilità che non cancella la figuraccia, né spiega perché l’amministrazione non abbia tutelato tempestivamente i propri interessi nel processo penale.
Amata, rimasta saldamente in giunta, è accusata di aver favorito un finanziamento regionale da 30 mila euro per un evento della Fondazione Bellisario in cambio di un impiego e di un alloggio per il nipote. L’imprenditrice Marcella Cannariato è già stata condannata in primo grado a due anni e sei mesi con rito abbreviato


