Matteo Salvini auspicava un congresso aperto, con più voci. Ora che c’è uno sfidante ne vuole uno chiuso, con solo la sua voce. Il segretario della Lega convoca i suoi fedelissimi, che minacciano al telefono chi valuta l’alto tradimento: le purghe rischiano di abbattersi anche sui big del partito. In cima alla black list c’è Massimiliano Romeo, il capogruppo che da mesi è capofila dei ribelli e che rischia di perdere i galloni. Con lui una decina di deputati e senatori. Ma tra gli osservati speciali spunta anche l’imperscrutabile Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e vecchio cuore leghista: era a conoscenza della candidatura di Massimo Garavaglia contro Salvini, anche il suo seggio balla.
Giorgetti osserva da lontano. Legge tutto da Bangkok: “Giorgetti fuori dalle liste per le Politiche, nella Lega ora c’è un rischio fuga”, titola il Corriere. Il retroscena è gustoso e dettagliato, le fondamenta sono note: la Lega è stimata attorno al 6%, rischia di eleggere pochi parlamentari, ancora meno se il centrodestra non vince. I collegi considerati blindati sfumano. Ma in questi mesi di bizze interne, con i governatori descritti sul piede di guerra e oggi, salvo il lombardo Attilio Fontana, tornati nelle retrovie, c’era un credo solido: gli intoccabili nella Lega sono due, Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti. Le due anime del partito, i traghettatori della Lega che fu e di quella, loro malgrado, che è.


