A Montecitorio si commemora, si premia, si espone, si presenta, e ogni tanto, per non perdere la mano, si vota anche una legge. Fra venerdì e ieri, in compenso, si è fatto in tempo a litigare sulla figlia della presidente del Consiglio e si è tornati a chiedere luce su un delitto del 1975. Venerdì, in sala stampa, il figlio di un palestinese detenuto in Israele ha ricordato a Giorgia Meloni la Convenzione di Ginevra chiamando in causa sua figlia, e ieri, nella Sala del Mappamondo, si è celebrato Pier Paolo Pasolini, mentre la procura di Roma, con mezzo secolo di comodo, riapriva il caso. Nei mesi scorsi era stato il turno di san Francesco e di Giulio Cesare, di Maria Grazia Cucinotta e di Clark Garrison di “Beautiful”, in una rotazione che non fa differenza fra santi, imperatori, dive, personaggi di soap opera, e che ha dato al palazzo gli orari di un museo, il calendario di una pro loco o di un programma di Rete4 e la clientela di un albergo di stazione. Le leggi arrivano già scritte da Palazzo Chigi, e l’Aula, la più illustre e la meno frequentata delle stanze del Parlamento, lavora dal martedì al giovedì con la puntualità svogliata di un ambulatorio di provincia, tanto che a metà ottobre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti vi ha esposto i conti dello Stato di fronte a meno di venti deputati. Tutt’intorno, intanto, le altre sale traboccano.

Ieri, per dire, due ore prima di Pasolini, nella Sala della Regina si aprivano gli “Stati generali dell’educazione e della prevenzione”, e nel giro di un pomeriggio Montecitorio è riuscito a educare, prevenire e piangere un poeta senza votare nulla. Ma è così ogni giorno. Alla Camera sono in mostra Emilio Isgrò, Dante in ventuno tavole, i disegni degli scolari di Napoli, Palermo e Reggio Calabria, dei quadri di dubbia arte contemporanea, un inquietante feto abortito di marmo in cortile, e, quando capita, una legge. Poi c’è la sala delle conferenze stampa, che la Camera concede “secondo disponibilità” e sulla “semplice richiesta” di un deputato, come il parroco presta l’oratorio. Quest’anno, da quel tavolo del Parlamento, il Carnevale di Fano ha annunciato duecento quintali di caramelle da scagliare sulla folla, i borghi più belli d’Italia hanno presentato il loro giro del vino, un festival teatrale ha promesso di raccontare il lutto con la magia, e i gestori degli “alberghi per gatti” hanno reclamato un codice Ateco tutto per sé e per le lettiere.

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