Sono da poco passate le 9 di mattina quando un aereo decollato da Dublino e diretto a Roma è costretto a un atterraggio di emergenza a Evreux, in Normandia, per un allarme bomba. Tempo un’ora, un airbus di Wizz Air partito da Helsinki, con destinazione sempre a Fiumicino, viene scortato durante l’atterraggio dai caccia italiani. Passano poche decine di minuti e un altro volo, tratta Milano-Varsavia, deve virare rotta su Vienna. Interessati dalle minacce anche quattro voli diretti a Praga, tre in Bulgaria, altri quattro all’aeroporto di Madrid. E poi il volo Bruxelles-Varsavia e quello AirSerbia per Bucarest. A Copenaghen due aerei vengono perquisiti dopo una segnalazione. Anche lo scalo londinese di Heathrow e quello di Birmingham finiscono sotto minaccia.

Solo questa mattina nei cieli europei si registrano almeno 27 allarmi bomba, di cui 6 in Italia – quattro su Milano Malpensa, due su Roma Fiumicino. Ad accomunarli, l’assenza di ordigni: tutte gli avvertimenti si dimostrano falsi, nessuna bomba è stata nascosta sui velivoli. Ma tanto basta a creare in caos. Che sia frutto di una strategia coordinata o azioni singole slegate tra di loro fa una grande differenza. Al momento resta avvolto nel mistero chi ci sia dietro. A rivendicare gli allarmi sui due voli diretti a Roma è lo Stato Maschile, o Muzhskoye Godudarstvo, movimento estremista russo che sposa teorie misogine e ultranazionaliste, fondato dieci anni fa da Vladislav Pozdnyakov e bandito in patria. C’è la sua firma sulle email inviate agli aeroporti di Roma e Sofia, con tanto di minaccia: “Noi, combattenti dello Stato Maschile, con le nostre azioni di oggi lasceremo un segno nella storia. Il vostro regime femminista se ne ricorderà per sempre. Oggi il vostro cielo si tingerà di rosso”, è il testo del comunicato identico per entrambi i destinatari. Niente di quanto scritto è accaduto, per fortuna.

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