A chi il futuro? A noi, anzi, a me. Il dottor Giubilei – titolare della ditta di conservatori & C. “Nazione Futura” – vuole chiamare in tribunale il general Vannacci, fondatore del movimento politico “Futuro Nazionale”. Più che l’egemonia, poté il plagio.

La faccenda ricorda quella di una nostra anziana zia che litigò per sette anni con la vicina perché entrambe avevano chiamato il gatto Edoardo. La zia sosteneva di avere la precedenza, la vicina obiettava che il suo era Edoardo con la “u”, Eduardo, dunque totalmente diverso. Non si rivolsero più la parola fino alla morte, che per fortuna sopraggiunse prima per i gatti.

Ma, zie a parte, ciò che colpisce è la carestia lessicale della destra italiana. Due parole, “nazione” e “futuro”, con le loro varianti, che tra fondazioni, movimenti, partitoni e partitini, a destra, sono passate di mano in mano negli ultimi vent’anni come una cambiale protestata. E chi se li dimentica? Futuro e libertà, Fare futuro, Futuro nazionale, Alleanza nazionale, Nazione futura…

Il dizionario italiano contiene oltre duecentomila lemmi, ma a destra si passano gli stessi due vocaboli come una zuppiera a un pranzo di famiglia. Esaurite le più semplici combinazioni possibili tra “nazione” e “futuro”, ben presto i creativi della destra si aggireranno come poeti ermetici in cerca dell’ultima rima. Tra breve, c’è da scommetterci, avremo “Nazionalmente Futuri”, “Futurismo Nazionale”, “La Nazione del Futuro”, l’ardito “Nazionalismo Futuro” o, chissà, se non temessimo di dare cattive idee, anche la variante poetica “Alba Futura della Nazione”. Continua su ilfoglio.it