Davide Faraone

C’è un dissalatore che miscela sprechi e malgoverno

C’era una parola magica. Una sola. Emergenza. Con quella parola si può fare tutto: ribaltare decisioni, smentire promesse, calpestare territori. E soprattutto trasformare il provvisorio in definitivo senza nemmeno il fastidio di spiegare perché. Succede a Porto Empedocle, sotto il sole di una spiaggia che nei libri di Andrea Camilleri profumava di ironia e dignità, e che oggi profuma solo di arroganza amministrativa. Lì dove la Sicilia raccontava se stessa al mondo, tra i fantasmi civili di Luigi Pirandello, lo Stato ha deciso che un dissalatore piantato in mezzo a una zona turistica era una buona idea. Anzi: un’idea temporanea. Anzi no: definitiva. Il copione è sempre lo stesso. Prima la rassicurazione: “State tranquilli, è mobile”. Poi il rumore che non fa dormire nessuno. Poi le tartarughe che finiscono disorientate..

Ma il monito del vescovo è anche per noi dell’opposizione

C’è una frase, tra le molte pronunciate dall’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, che dovrebbe togliere il sonno a chi oggi ha responsabilità politiche: “La politica che si distacca dalla gente, dalla vita, diventa antipolitica, preda la città, la disperde”. Non è retorica, non è omelia. È una diagnosi. E riguarda tutti noi. Lorefice ha parlato con franchezza, e chi parla con franchezza va ascoltato sempre. Non si è limitato a elencare i guasti di questa terra, la disperazione dei giovani, l’assenza di futuro, la rassegnazione che diventa convenienza, la connivenza che diventa sistema. Ha denunciato un clima nel quale “proliferano le complicità che continuano a distruggere la nostra isola”. È un atto d’amore, non un atto d’accusa. E proprio per questo pesa di più. Il silenzio del potere è una..

Requiem per Cristina. Ora la resurrezione della sanità

Nel "Libretto Rosso" di Mao Zedong, testo simbolo della Rivoluzione culturale cinese molto citato daimovimenti studenteschi del 1968, si legge una frase divenuta proverbiale: “Ci sono morti che pesano come piume e morti che pesano come macigni.” 
Quella di Maria Cristina Gallo, professoressa di Mazara del Vallo, pesa come un macigno. Pesa per la immensa tragedia personale e familiare, ma anche perché rappresenta con spietata chiarezza l’immagine di una sanità che non è più in grado di as sisters i cittadini. La sua vicenda è lo specchio di un sistema sanitario regionale che si è avvitato su se stesso, dove la disorganizzazione si intreccia con la politica, la scarsità di competenze, la frammentazione amministrativa e l’indifferenza burocratica. E, come talvolta accade, il destino di una sola persona finisce per illuminare..

Una Regione fondata sul voto di scambio (clientelare)

Se la sfida sarà quella tra clientele, il centrodestra in Sicilia continuerà a vincere a mani basse. Non perché governi bene, anzi, da anni governa malissimo, ma perché si regge su una rete fitta di notabilati locali, di pacchetti di voti blindati e di un’affluenza che rasenta il minimo storico. In un contesto in cui la stragrande maggioranza dei cittadini sceglie di non votare, il peso dei “clientes” diventa decisivo. Alle europee è emerso plasticamente. In questo schema, non conta la qualità del governo: conta la promessa mantenuta al singolo, la raccomandazione, il favore concesso. È un voto di scambio che prescinde dai risultati e resiste ad ogni alternanza. L’idea di politica dei notabili non è la politica, ma la sua negazione: è gestione di potere, occupazione di spazi, controllo..

Gli ospedali cucinati nel pentolone della politica

Il prossimo 23 luglio, la Commissione Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana sarà chiamata a esaminare una proposta di rimodulazione della Rete Ospedaliera presentata dall’Assessorato alla Salute. Per noi la proposta Schifani/Faraoni va ritirata immediatamente per palese indegnità. Crea disparità territoriali inaccettabili, ignora dati demografici ed epidemiologici, minaccia le eccellenze specialistiche territoriali; presenta un grado di arbitrarietà insopportabile, con il chiaro intervento di sponsor politici che hanno determinato scelte altrimenti incomprensibili; non dà evidenza della integrazione con la Rete Sanitaria Territoriale. Sei province su nove (Enna, Agrigento, Ragusa, Siracusa, Trapani e Caltanissetta) hanno un numero di posti letto complessivo al di sotto della media nazionale (3.2 ogni 1000 abitanti), due di queste sei, Caltanissetta e Enna, si trovano addirittura al di sotto della soglia di sicurezza indicata dalla OMS (3 posti letto/1.000 abitanti)...

Dall’Ars a Palazzo d’Orleans è la Regione dei pagnottisti

Il clima, in Sicilia, è preoccupante e il consenso è drogato da troppi strumenti, pagati dalla collettività e introdotti dalla mala politica per sfamare i “pagnottisti”. La politica è diventata lo strumento per garantire la “pagnotta” ai propri sodali, in una regione che produce sempre di meno e riesce sempre di meno ad assicurare lavoro e futuro ai suoi cittadini. Sono un garantista e quindi ragiono a prescindere dalle vicende giudiziarie: anzi auspico si chiudano al meglio per tutte le persone coinvolte. Tuttavia, è impressionante come il sistema sia ormai andato in tilt: pochi notabili controllano il consenso con strumenti e modalità inopportune, a prescindere se vengano individuati come reati dalla magistratura. Poco importa se si tratta di appalti in sanità, nei lavori pubblici, di associazioni pseudo culturali o benefiche,..

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