Giuliano Ferrara per Il Foglio

La politica del grilletto facile deve spaventare pure noi

Quella di Trump non è una crociata per la sicurezza, ne ha solo la forma propagandistica. Scatenare forze speciali di polizia e conferire loro l’immunità quando sparano a vista contro immigrati illegali da estradare o contro cittadini americani che protestano è un crimine demagogico che si rivelerà anche un errore politico. Perfino lo zar del confine esterno designato da Trump ha detto che si deve accertare in sede di giustizia che cosa sia successo a Minneapolis, prima di pontificare sull’immunità di chi ha sparato. Peraltro è tutto giornalisticamente chiarissimo dalle evidenze filmate: un poliziotto dell’Ice dal grilletto facile, per paura o disprezzo della vita umana o altro, ha ammazzato una donna incolpevole che stava aggirando un brutale controllo di polizia. Questo è avvenuto nell’ambito di una radicalizzazione belluina del piano..

Il pacifismo corazzato di Mattarella contro ogni ipocrisia

Sergio Mattarella non è antirusso. Perché dovrebbe esserlo? Però è un pacifista corazzato, per così dire. In una nuova formulazione della sua idea di mondo civile e delle relazioni internazionali, nel discorso di fine anno ha definito “ripugnante”, definizione che più netta e aspra non si potrebbe, il rigetto della pace in nome del criterio della maggior forza, che è precisamente la strategia bombardiera di Putin contro la logica del negoziato, strategia incoraggiata da Trump, negli atti e nelle cose, e contrastata da un pezzo dell’America democratica e repubblicana oltre che dall’insieme dell’Europa politica, con le note eccezioni filorusse. La chiara e insistita difesa dell’Ucraina, in quanto difesa dell’autodeterminazione di un popolo e della sicurezza e libertà europee, è un tratto permanente della predicazione mattarelliana dal pulpito del Quirinale. Per..

Giuli contro Veneziani e il “nannimorettismo” di destra

Gli intellettuali, si sa, hanno un rapporto difficile con il potere politico. Marcello Veneziani non fa eccezione. Il potere culturale lo detiene, per merito e costanza. Scrive sui giornali, va in tv, un paio di libri l’anno, spesso pregevoli e ben recensiti, una cornucopia di conferenze in giro per l’Italia, è ascoltato, riverito, ha un pubblico trasversale, essendo un destro che sa che cosa piace al lato sinistro, un ammiratore di Vico che fa l’occhiolino a Nietzsche. Come saggista è una macchina da guerra. Ma il rapporto con il governo, con la maggioranza di centrodestra, con la classe dirigente raccolta intorno a Giorgia Meloni, con gli onorevoli ministri e sottosegretari, con la cupola dell’amichettismo, come si dice oggi nel palazzo, già celebrato da Francesco Guicciardini e dannato da Pier Paolo..

Caso Reiner. La sindrome di Trump
è la malattia che avvelena gli Usa

La fenomenologia di Trump, per ricalcare il famoso ritratto-saggio dedicato da Eco a Mike, è una patologia. Vero che è un tribuno politico di inaudita efficacia. Vero che è spesso buffo e anche spiritoso. Vero che sa concentrare su di sé qualunque occhio di qualunque riflettore. Vero che colpisce per certi aspetti di candore, specie nell’esibizione sfacciata del suo rapporto totalizzante con il denaro (“a tremendous amount of money” è la sua espressione preferita). Vero che i suoi risultati sono discutibili ma la maschera è quella del facitore, del realizzatore, di quello che vince e va in buca. Però è malato. Un uomo che commenta come ha fatto Trump la tragedia di Rob Reiner, di sua moglie e del loro figlio assassino non sta bene. Decisamente, è fuori di senno...

Riuscirebbe oggi un Churchill
a salvare la pacifica Europa?

La decadenza dell’Europa, sede di “troppe chiacchiere” per il presidente americano che rifiuta sprezzantemente di partecipare a un vertice negoziale con alleati e partner, ha molte facce che sono perfettamente in luce. Troppe tasse e troppo debito. Un welfare sovradimensionato. Un ruolo degli stati, delle amministrazioni pubbliche, della trama di regole che fa del capitalismo europeo, nella competizione mondiale, un capitalismo zoppo, particolare evidente proprio in questa fase della iperglobalizzazione tecnologica, con i ritardi paurosi nel settore dell’intelligenza artificiale. Un forte mercato unico potenziale incompleto e limitato. Pochi figli. Immigrazione fuori controllo, in specie l’immigrazione percepita dall’opinione pubblica. Armamenti divisi in una organizzazione pletorica e scombinata, senza unità di comando e di azione. Difesa storicamente appaltata all’alleanza calante della Nato. Mancanza di una Costituzione e di un potere di mandato..

Che ne è di Bologna. Cronaca di un degrado intellettuale

Ma che gli è preso al demone divino di una città come Bologna? Quale altro morbo ha combattuto e vinto la sua spensieratezza e anche la sua drammatica, spettacolare allegria, la sua pastosità, la sua bellezza piazzaiola e cattedrale, le sue glorie municipali, la sua resistenza al vecchio vizio dell’italiano che da Milano infallibilmente marcia su Roma e da Firenze pretende di imporre il dominio universale del Rinascimento, che fine ha fatto la sua civiltà filologica, la pastosa eccentricità della vita civile nel grande studentato, la severa gustosità dei suoi portici e ristoranti? In un giro di tempo brevissimo Bologna ha monumentalizzato, celebrato, emeritato con le chiavi della città il nullismo antisionista di una chiacchierona di serie B e poi ha vietato un corso di Filosofia per gli allievi in..

Il geniale trasformismo napoletano di Fico e De Luca

Questa di Vincenzo De Luca che elegge Roberto Fico a successore ha una sua grandiosità. Peccato vivere lontano dalla Campania felix, nuovo travolgente episodio del geniale trasformismo italiano, peccato non avere tempo e modo di partecipare ai comizi, ai talk, agli show dell’antidemagogo basso-baritono e del demagogo dalla vocina chioccia. De Luca è la Raggi trattata come una bambolina da antologia delle fiabe, è lo scudiscio dei grillini, è la maestosa resistenza della Prima Repubblica all’assalto degli scassinatori della scatola di tonno, è la negazione irriverente dell’onestà-tà-tà, il difensore accanito del re delle fritture clientelari ed elettorali, il rassembleur della meravigliosa feccia e della nobiltà e della miseria in una coalizione della vittoria al settanta per cento, miseria e nobiltà di un Totò redivivo con i pacchi di pasta di..

Oltre Salvini. Se facessimo il Ponte sul modello del Mose

Opporsi a un ponte, al Ponte, perché lo vuole anche il senatore Salvini, niente di male. Sostenere il Ponte perché non lo vogliono i magistrati della Corte dei conti che si fa Corte dei ponti, niente di male. Poi c’è il formidabile estetismo di Buttafuoco: no al Ponte perché la Sicilia è un’isola. Ma c’è il paradigma del Mose. Per quarant’anni la bella gente che si fa esperta di tutto ha sostenuto che quell’opera di ingegneria delle acque era una follia, che non avrebbe mai funzionato, che era costosissima anche in vista della protezione della città più preziosa al mondo, che era un magna magna, ovvio, e che c’era la ruggine. Meglio dragare Malamocco, meglio fermare il mare con le mani nude, meglio tutto del Mose. Alla fine gli stessi..

Trump e un giorno della vittoria
che la nostra memoria conserverà

La diretta da Israele di ieri, ostaggi liberi e Trump accolto come Ciro il Grande alla Knesset, è stata il più grandioso spettacolo politico immaginabile. Once in a lifetime, come dicono gli inglesi e gli americani. Ore e ore di attesa e di giubilo. Prima la liberazione delle ultime vittime ancora vive del 7 ottobre, i mezzi della Croce Rossa in movimento, gli elicotteri per il trasporto verso gli ospedali, verso le famiglie, le prime fotografie, i sorrisi, gli abbracci tra di loro e con soldati e soldatesse dei giovani rapiti dal concerto interrotto dall’orrore, dal pogrom, quelli che hanno resistito all’ordalia, le cure e il debriefing militare, i sorrisi e gli abbracci con i famigliari, la folla gaudente e piangente nella piazza intitolata agli ostaggi che cantava e ballava. Poi..

Trump, un re nudo nella trappola della scala mobile

Avolte uno non sa dove si sia rifugiato il suo cuore. A volte la tua stessa sensibilità ti sfugge o addirittura dubiti che esista. Spesso ti ripeti che c’è poco da ridere. Ma stavolta, quando Trump ha emesso il comunicato, dopo un sublime discorso all’Onu, ho trovato il mio cuore e ho pianto sulla riva del lago di sense of humour in cui la mia sensibilità era annegata a forza di ripetermi la fermissima convinzione che Trump sia l’Anticristo, e qualcosa di più (ribadisco). Dunque, dopo averne azzeccate ben quattro in una sola volta, che l’Onu è una ciofeca, che il riscaldamento globale è la più grande truffa di tutti i tempi, che gli aerei di Putin vanno abbattuti, che Zelensky può arrivare a Mosca, anche se ha scambiato l’Armenia..

Gerenza

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