Giuliano Ferrara per Il Foglio

Il film su Tortora: dramma privato o mala giustizia?

Ma quante volte si deve ammazzare Enzo Tortora? So bene che Marco Bellocchio è un vecchio e bravo artista di cinema pieno di esperienza e talento, e so che Valerio Cappelli è un cronista culturale del Corriere irreprensibile. Eppure ieri, in combutta ma senza saperlo, hanno spezzato di nuovo, cancellandola, l’esistenza reale di un uomo, di un cittadino che fu trascinato nell’inferno della cattiva giustizia, nella prima metà degli anni Ottanta, a Napoli, e dopo la piena assoluzione seguita alla persecuzione, a una condanna grottesca e al carcere, cedette alla disperazione e alla malattia denunciando le malefatte dei suoi aguzzini. Bellocchio si trova in una situazione scomoda. La sua serie su Tortora, intitolata “Portobello” dal nome della famosa trasmissione televisiva, va in onda in coincidenza con la campagna referendaria sulla..

In morte di un giudice onesto
messo in croce da altri giudici

Corrado Carnevale è morto a 96 anni, solo come era vissuto, ricordato da penosi trafiletti in pagina interna. E’ morto solo come si era ritrovato a vivere contro una campagna di accuse destinate all’insuccesso finale ma intanto in grado di distruggere lui e il suo lavoro processuale, riscrivendo secondo le intenzioni della corporazione togata vincente la storia d’Italia. Carnevale era un giudice palermitano formidabile, intrattabile, da tutti nella professione considerato capacissimo, il più giovane presidente di sezione penale della Cassazione, era uno che aveva risolto l’annoso arretrato burocratico in pochi mesi, un tremendo primo della classe, un conservatore che disprezzava la sua categoria come una folla di nullafacenti e di cretini non inclini ad applicare il diritto e la legge, con tutte le sue ovvie formalità, a qualunque caso criminale..

Lasciate il generale Vannacci a casa in vestaglia. E’ un bluff

Il generale Vannacci sembra appena uscito da un film di Dino Risi, tipo Il vedovo, e a sistemarlo per le feste penserebbe la grande Franca Valeri, la cattivissima del “cretinetti”. La sua ormai celebre vestaglia sembra un capo perfetto per Alberto Sordi. Le sue idee sul mondo al contrario sono la forma da educandato delle atroci, esplosive fesserie dell’americano Steve Bannon, predatore o ingegnere del caos secondo le icastiche definizioni, nuove e vecchie, di Giuliano da Empoli. Solo che il generale Vannacci è un inoffensivo talpone, al massimo un ragioniere del caos: non ha la grinta o il carisma del sovversivo, non ha l’erudizione storica di certi fascistoni francesi ben pasciuti nell’accademia, forniti e forbiti nell’eloquio, carichi di tradizione e di esperienza secolare, a partire dall’Action française. Il caro Matteo..

Mozzorecchi con i guanti bianchi
in marcia su Crans Montana

Tanto valeva impiccare i coniugi Moretti al primo albero. Una cosa spiccia ma agile, semplice, corrispondente al sentimento generale verso il capro espiatorio prima e al di là di ogni regola e accertamento di responsabilità. Siamo un paese folle, costruito sulla gogna pubblica per i presunti colpevoli e sull’unità operativa e di carriera di chi accusa e di chi giudica, abbiamo l’abominio rigurgitante del carcere afflitto dalla piaga della custodia preventiva, e nel pieno di un referendum che si vuole riformatore della giustizia sommaria il governo si improvvisa sceriffo. Il capo del governo e il ministro degli Esteri, figlioccio di Silvio Berlusconi e di trent’anni di guerra intorno alle esondazioni della giustizia e al penalismo politico vendicativo, suffragato dalle lamentazioni delle tricoteuses, muovono guerra diplomatica e morale alla Svizzera perché..

I cibi giusti del Kennedy sbagliato. Macbeth, salvaci tu

Un autore grande celebrato e oggi maledetto, Gabriel Matzneff, scrisse La diététique de Lord Byron, formidabile ritratto del poeta romantico, delle sue ossessioni alimentari, della sua arte di vivere e morire e contraddirsi senza illusioni e senza speranza. Se la polizia morale non lo ha ancora cancellato, lo trovate su Amazon, editore Gallimard. La dietetica non è solo scienza nutrizionale ma immagine della vita personale. E il nostro dramma è che oltre alla sua piccola Gestapo che spara a vista a Minneapolis, oltre alle retate degli illegali e all’incriminazione del banchiere centrale, oltre alla tentata distruzione delle università woke (troppa grazia), oltre alla violazione sistematica del diritto internazionale e alla dichiarazione secondo cui il suo limite non è la Costituzione ma la sua coscienza morale – dico coscienza morale –..

La politica del grilletto facile deve spaventare pure noi

Quella di Trump non è una crociata per la sicurezza, ne ha solo la forma propagandistica. Scatenare forze speciali di polizia e conferire loro l’immunità quando sparano a vista contro immigrati illegali da estradare o contro cittadini americani che protestano è un crimine demagogico che si rivelerà anche un errore politico. Perfino lo zar del confine esterno designato da Trump ha detto che si deve accertare in sede di giustizia che cosa sia successo a Minneapolis, prima di pontificare sull’immunità di chi ha sparato. Peraltro è tutto giornalisticamente chiarissimo dalle evidenze filmate: un poliziotto dell’Ice dal grilletto facile, per paura o disprezzo della vita umana o altro, ha ammazzato una donna incolpevole che stava aggirando un brutale controllo di polizia. Questo è avvenuto nell’ambito di una radicalizzazione belluina del piano..

Il pacifismo corazzato di Mattarella contro ogni ipocrisia

Sergio Mattarella non è antirusso. Perché dovrebbe esserlo? Però è un pacifista corazzato, per così dire. In una nuova formulazione della sua idea di mondo civile e delle relazioni internazionali, nel discorso di fine anno ha definito “ripugnante”, definizione che più netta e aspra non si potrebbe, il rigetto della pace in nome del criterio della maggior forza, che è precisamente la strategia bombardiera di Putin contro la logica del negoziato, strategia incoraggiata da Trump, negli atti e nelle cose, e contrastata da un pezzo dell’America democratica e repubblicana oltre che dall’insieme dell’Europa politica, con le note eccezioni filorusse. La chiara e insistita difesa dell’Ucraina, in quanto difesa dell’autodeterminazione di un popolo e della sicurezza e libertà europee, è un tratto permanente della predicazione mattarelliana dal pulpito del Quirinale. Per..

Giuli contro Veneziani e il “nannimorettismo” di destra

Gli intellettuali, si sa, hanno un rapporto difficile con il potere politico. Marcello Veneziani non fa eccezione. Il potere culturale lo detiene, per merito e costanza. Scrive sui giornali, va in tv, un paio di libri l’anno, spesso pregevoli e ben recensiti, una cornucopia di conferenze in giro per l’Italia, è ascoltato, riverito, ha un pubblico trasversale, essendo un destro che sa che cosa piace al lato sinistro, un ammiratore di Vico che fa l’occhiolino a Nietzsche. Come saggista è una macchina da guerra. Ma il rapporto con il governo, con la maggioranza di centrodestra, con la classe dirigente raccolta intorno a Giorgia Meloni, con gli onorevoli ministri e sottosegretari, con la cupola dell’amichettismo, come si dice oggi nel palazzo, già celebrato da Francesco Guicciardini e dannato da Pier Paolo..

Caso Reiner. La sindrome di Trump
è la malattia che avvelena gli Usa

La fenomenologia di Trump, per ricalcare il famoso ritratto-saggio dedicato da Eco a Mike, è una patologia. Vero che è un tribuno politico di inaudita efficacia. Vero che è spesso buffo e anche spiritoso. Vero che sa concentrare su di sé qualunque occhio di qualunque riflettore. Vero che colpisce per certi aspetti di candore, specie nell’esibizione sfacciata del suo rapporto totalizzante con il denaro (“a tremendous amount of money” è la sua espressione preferita). Vero che i suoi risultati sono discutibili ma la maschera è quella del facitore, del realizzatore, di quello che vince e va in buca. Però è malato. Un uomo che commenta come ha fatto Trump la tragedia di Rob Reiner, di sua moglie e del loro figlio assassino non sta bene. Decisamente, è fuori di senno...

Riuscirebbe oggi un Churchill
a salvare la pacifica Europa?

La decadenza dell’Europa, sede di “troppe chiacchiere” per il presidente americano che rifiuta sprezzantemente di partecipare a un vertice negoziale con alleati e partner, ha molte facce che sono perfettamente in luce. Troppe tasse e troppo debito. Un welfare sovradimensionato. Un ruolo degli stati, delle amministrazioni pubbliche, della trama di regole che fa del capitalismo europeo, nella competizione mondiale, un capitalismo zoppo, particolare evidente proprio in questa fase della iperglobalizzazione tecnologica, con i ritardi paurosi nel settore dell’intelligenza artificiale. Un forte mercato unico potenziale incompleto e limitato. Pochi figli. Immigrazione fuori controllo, in specie l’immigrazione percepita dall’opinione pubblica. Armamenti divisi in una organizzazione pletorica e scombinata, senza unità di comando e di azione. Difesa storicamente appaltata all’alleanza calante della Nato. Mancanza di una Costituzione e di un potere di mandato..

Gerenza

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