Sezioni Tematiche

Giuliano Ferrara per Il Foglio

Felici e scioperanti. La noia che tiene in piedi gli sdraiati

Alberto Ronchey nella sua celebre idiosincrasia ce l’aveva con quei fuoristrada che, non si capisce perché, poi stanno sempre su strada. Nel mio piccolissimo non capisco gli sdraiati che stanno sempre eretti, sempre in marcia, anche a gentile richiesta di sindacati di base o gialli, e mescolano minimalismo rivendicativo, colleganza con mamme e insegnanti, sorrisi da gita scolastica, qualche falò, anche imitativo, qualche vetrina con scarpa alla moda, esplosivi ideologismi antigenocidari e pro Pal in mobilitazzzzioni ricorrenti con quattro o cinque zeta e molti selfie, ora addirittura con l’esibizione del Tricolore. Più di recente, dopo il famoso romanzo di Michele Serra e il film al seguito di Francesca Archibugi sugli adolescenti impigriti dal divano, cose sottili di famiglia e romance psicologico del decennio passato, è venuto di moda lamentarsi della..

Conte, la mosca cocchiera e la difficile unità a sinistra

C’è un giornale che lavora per Conte, spinge Conte, vota Conte, e dileggia Schlein, detesta i riformisti del Pd, danna e insegue con malagrazia Matteo Renzi, odia Calenda. Opinioni, si fa per dire, abbastanza naturali per chi ha parteggiato per Grillo, ma anche per un poverello politico come Antonio Ingroia, e sempre per tutte le avventure della magistratura ideologicamente manettara e politicizzata, da Scarpinato a Gratteri, da De Magistris al pregiudicato Davigo, gente troppo linda per passargli le carte sebbene troppo furbetta per astenersi dal farlo. Chissà. E’ un giornaletto a suo modo rivoltante e divertente, privo di gusto e di senso per la politica, convinto che Berlusconi fosse un mafioso e uno stragista, devoto al sensazionalismo e allo scandalismo, prostrato ai piedi di Putin, odiatore di Zelensky e degli..

Pd, la tragedia di un partito costruito sulla sabbia

Questa idea bislacca di Roberto Speranza, un prestanome per guidare la coalizione di centrosinistra, un bambinone appena diciottenne o un partigiano combattente che vada per i cento, non sarà realizzabile ma la dice tutta sulla coalizione a guida Pd. I nomi dipendono dalle cose, e se non c’è la sostanza politica, che è la cosa in sé, decisiva, dell’arte della competizione tra rapporti di forza e della eventuale vittoria, allora va bene interrompere la dipendenza e andare alle elezioni con il nome del nulla. Speranza forse non lo immagina neppure, ma è un filosofo. La sostanza politica, la cosa, non è un programma, alla portata di tutte le borse, e nemmeno una persona, tutti sono interscambiabili alla fine, è una faccenda diversa. Un insieme di esperienza, carattere, esposizione collettiva e..

Lavitola in galera e Ranucci no. C’è ingiustizia più chiara?

Valter Lavitola non ha mai ingannato nessuno, quali che siano le accuse di cui deve rispondere. Moralmente è diciamo così a posto. Uno che costeggia la politica, spiccia faccende, punta a soldi e bella vita, intraprende, viaggia in località spericolate, intorta e si intorta, intesse relazioni così così, formula complotti grandi e piccoli, manda in pensione Fini meritatamente, immeritatamente vuole scroccare a Berlusconi una pagnotta, insomma un pasticcione di talento che agisce in un’ombra lucente come il sole da tanti anni. A me non dispiace affatto, il tipo, e non sono contento che sia in galera per il vero-falso attentato a quell’altro che pretende il prime time, se non con l’amico del cuore e con Tavares la presidenza del Consiglio via sondaggio e chissà cos’altro di manipolatorio e automanipolatorio (“bisogna..

Il finto giornalismo di Ramucci
L’avanspettacolo come scoop

Di Sigfrido e dei suoi amichetti e amichette Totò farebbe un indimenticabile pasticcio di farsa e avanspettacolo. In mancanza del grandissimo comico, è lui stesso a farsi pasticcio professionale, umano, autobiografico, ungendosi di ridicolo anche come spalla di sé stesso, insieme Totò e Peppino, un purissimo Camillo Mastrocinque, un titolo perfetto: La banda degli onesti. Una volta al Foglio, quando ero ancora direttore, dunque tanti anni fa, mi venne a trovare Milena Gabanelli, piacentina, una donna rigida e interessante, un esemplare prima Rai e poi Corriere di giornalismo investigativo piuttosto rigoroso e documentato. Voleva rassicurarmi sul suo metodo di lavoro, ma con molta dignità e senza chiedere assolutamente niente (probabilmente avevamo sfruculiato la sua trasmissione, Report). Mi fece una buona impressione la sua disinteressata freddezza, il puntiglio professionalista, pur non..

Pier Luigi Bersani oggi?
Un Mario Giordano de sinistra

Sale su un palco a Treviglio e dice che l’Italia si sta avviando al modello Trump. Che cosa ha rovinato Pier Luigi Bersani? L’età no, perché è mio coetaneo e si può essere splendidi rottami settantenni. Forse la grottesca sconfitta politica quando da segretario del Pd coltivò ambizioni di governo e le affidò ai grillini piccoli piccoli dello streaming a Monte Citorio. O quando nel 2013, per il Quirinale, fu preso a bastonate dai suoi parlamentari e da tutti gli altri che poi subirono la generosa sculacciata del rieletto Giorgio Napolitano, dopo essere entrati in stato confusionale e aver soggiaciuto, sotto la regia del partito di maggioranza diretto dall’ondivago e arboriano Ferrini di Piacenza, alle acrobazie dell’Antipolitica che infilzò i candidati del centrosinistra come tordi allo spiedo. Certo la batosta,..

Meglio il truffatore dell’indignato che si lascia abbindolare

Ho grande considerazione per l’amicizia, il fatto che Scalfari avesse tradito per egotismo invidioso Arrigo Benedetti e Lino Jannuzzi mi ha sempre provocato un brivido di radicale insofferenza, se non di disprezzo. Sono vecchie storie del giornalismo di establishment italiano, ma istruttive, e per chi ne ha voglia basta informarsi sulle circostanze. Con Ripa di Meana, al quale poi ho portato fino alla fine un affetto riconciliato e ricambiato, ebbi una lite furiosa quando tradì Craxi per Di Pietro, che allora faceva paura e risultava un credibile giustiziere per un’opinione pubblica indecente e benpensante, come spesso accade all’opinione universale quando si chiude come una cappa di ignominia sulle sventure pubbliche e private di chi cade. Ho anche molta considerazione per la politica, che una mentalità realista e liberale conosce come..

Quell’amicizia di Ranucci col mandante del suo attentato

L’amicizia è sacra. La cena di pesce al ristorante è ancora più sacra. Per quanto mi riguarda, ho una predilezione confessa per gli avventurieri, tanto i grandi e fatali quanto i minori, che si nascondono come Lavitola dietro visi birichini. Panama. Il mezzogiorno d’Italia. La corte di Berlusconi, gli agguati di Monte Carlo e il grande e sventurato Partito socialista. Carcere e pescheria in location monteverdina. Niente da dire o da moraleggiare, figuriamoci. Però adesso Ranucci, incassata la giusta solidarietà universale e la rivelazione giudiziaria di un mandato a colpire il caro amico Sigfrido in cui garantisticamente non crede finché non sia provato, e Ranucci garantista è una buona notizia a sorpresa, adesso Sigfrido dovrebbe dedicare una puntata delle sue, in quel programma televisivo che non s’ebbe tempo mai di..

Adelante, Pedro. Il campo largo
rifletta sul “modello” Sanchez

Andrea Minuz è l’egemonia fatta persona, e sa che egemonia fa rima con ironia. Ha lanciato su X “Il tesoro di Zapatero” come titolo di un film neowestern all’italiana. Solo che quel vecchio ed egregio nemico di questo giornale, fin dai tempi della movida e della boda gay, va considerato con indulgenza garantista nonostante quella storia di gioielli, riciclaggi, progetti di fuga a Caracas e altro che lo coinvolge di petto. Forse si può mostrare una certa Schadenfreude, gioia al cospetto dei guai degli altri, pensando alla politica estera palestineggiante e antisraeliana, ma proprio alla Francesca Albanese, di quella che sarebbe sconsiderato, anche per rispetto dell’alleata Elly, presentare come una banda di ladri. Anzi. Luciano Capone mi ricorda che per Zapatero “essere socialista vuol dire avere poco e dare tanto”...

Gerenza

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