Giulio Ucciero per Huffington Post

Giustizia, cadono le prime teste

Delmastro, in affari con la figlia di un condannato per mafia, rassegna le sue dimissioni: "Ho commesso una leggerezza"

Onore delle armi a Giorgio Mulè, campione solitario del Sì

"Ha vinto una magistratura politicizzata che ha trasformato il referendum in un Meloni sì e Meloni no. Su Delmastro deciderà lei, forse nemmeno i miei nipoti tra 40 anni riusciranno a riformare una magistratura politicizzata". Nel fuggi fuggi generale del fronte del Sì, dopo la sconfitta al voto referendario sulla riforma della giustizia, il vicepresidente della Camera e frontman della riforma per Forza Italia, Giorgio Mulè, si rivela il deputato non solo più efficace in campagna elettorale ma anche il più onesto nella sconfitta. Con HuffPost accetta l'esito del voto: "Qualche errore è stato fatto". Mulè, ha vinto il NO: una batosta? Non direi. Il risultato va letto nelle sue proporzioni. Non abbiamo perso di 15 punti, ma di misura. Dalla nostra parte abbiamo oltre 12 milioni di elettori. Significa..

Le indecisioni irrevocabili di Meloni
L’Italia non è in guerra, solo un po’

“Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. Lo spiega Giorgia Meloni in radio, lo ripetono i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto in Parlamento. Un messaggio chiaro, anche se il governo aiuterà militarmente gli alleati del Golfo e Cipro. Inviando una fregata, in coordinamento con la Francia e altri Paesi europei, a protezione di Nicosia. E spedendo “sistemi di difesa aerea, antimissilistica e di sorveglianza” per respingere droni e missili iraniani. Compreso il Samp-T, in direzione Emirati Arabi Uniti. Decisioni (e indecisioni) comunicate alle Camere, dove la premier riferirà l’11 marzo. Continua su Huffington Post

Il governo è pronto ad aiutare
ma spera che Trump non chiami

“Totalmente a favore”. Il ministro Guido Crosetto vola a Belgrado e lascia aperta la possibilità di inviare “sistemi di difesa aerea, missilistica, anti-droni” agli alleati nel Golfo, Emirati Arabi Uniti e Kuwait in testa. Mentre a Palazzo Chigi Giorgia Meloni presiede due riunioni sul Medio Oriente, il governo valuta il prestito temporaneo di un Samp-T, ma su altro non si espone: “Per ora gli Usa non ci hanno chiesto le basi” per azioni cinetiche. Per azioni di guerra contro l'Iran, quindi. In caso, come nell’ultimo intervento americano contro il regime degli Ayatollah, a decidere sarà il Parlamento. Non c’è alcuna volontà di esporsi. Il telefono (per ora) non squilla. Donald Trump non ha chiamato la premier per avvisare dell’imminente raid in Iran sabato scorso, non l’ha fatto in questi giorni..

Meloni non va da Trump,
anzi sì, forse solo un po’

Anche quando arriva il giorno delle scelte inequivocabili, Giorgia Meloni s’affanna alla ricerca di una posizione mediano ormai sterile. Dire di sì all’invito di Donald Trump a partecipare all’inaugurazione del Board of Peace, sebbene come “osservatore”, poiché una partecipazione piena è vietata dalla Costituzione? Dire di sì, e mettersi contro il vento europeo, dopo le parole anti-Maga di Friedrich Merz a Monaco, e l’avvio di un’ipotesi di collaborazione franco-tedesca, più il Regno Unito, sulla deterrenza nucleare? Dire di sì, dopo avere mancato – sempre posizione mediana – la Conferenza sulla sicurezza per non dovere scegliere fra gli Usa e la Ue? Dire di no, e recuperare il possibile su Berlino, Londra e Parigi, ossia i volenterosi della difesa, ma fare un bel dispetto a Trump? Dire di nì, e cioè..

2026, l’anno in cui capiremo
se Giorgia Meloni è imbattibile

Sala Tatarella, Camera dei deputati. Giorgia Meloni prende in mano un bicchiere. Sgoccioli all’anno nuovo, un brindisi atteso dal sapore dolceamaro: “È trascorso un anno tosto ma non preoccupatevi, perché il prossimo sarà molto peggio”. Realismo o pessimismo, saranno i prossimi mesi a dirlo. Quando la premier, sempre forte nei sondaggi, dovrà districarsi tra le sfide internazionali, in bilico tra l’irascibile amico Donald Trump e gli alleati europei, resistendo alle pressioni leghiste sull’Ucraina, con un’economia interna stabile ma che non cresce e le sfide referendarie all’orizzonte. Un 2026 che ci dirà se Meloni invincibile lo è veramente. I timori sono noti. La cavalcata di tre anni fa non ha portato alla rivoluzione, ma alla stabilità governativa. Non poco, passando in rassegna gli esecutivi italiani. Non abbastanza, ragionano negli ambienti meloniani,..

La cosa azzurra. Ecco le truppe di Occhiuto contro Tajani

“Una scossa liberale”, al centrodestra e alla sua Forza Italia che “galleggia all’8-9%”. Non ne vuole sapere di “correnti polverose”, ma Roberto Occhiuto parla da leader nel tempio romano del berlusconismo. Un discorso lungo, accorato, sulle liberalizzazioni, la riforma della giustizia da “intestarci”, i diritti civili da ridiscutere. Davanti a ventuno parlamentari di FI presenti, viene citato il sindaco di NY Mamdani e mai Antonio Tajani, anche se il leader azzurro “è una bravissima persona", certifica Matilde Bruzzone in Berlusconi. “Serve più umanità in politica”, confessa la moglie del nipote del Cav, come “quella di Pepe Mujica”. Rivoluzione uruguayana a Palazzo Grazioli. Non sarà una nuova corrente, come si affrettano a dire tutti i presenti, ma ragazzi c’è un’aria frizzantina a Roma. I tempi non sono più quelli di Silvio..

In Forza Italia s’avanza Occhiuto,
il liberale che piace ai Berlusconi

“Qui in Calabria ho la Lega con me e faccio il liberale lo stesso”. Gongolava così, a inizio novembre, Roberto Occhiuto. Incassata la vittoria “sacrosanta e liberale” sui taxi, quindi contro i lacciuoli su Ncc stretti da Matteo Salvini, esultava sventolando quello che pareva già un manifesto. Del governatore calabrese si parla tanto in Parlamento. E non più sottovoce. Il forzista, rieletto dopo un azzardo tutto politico, non smania. Convegni, iniziative regionali, incontri milanesi e amici romani lavorano per lui. La notizia sta dividendo la sonnacchiosa Forza Italia. I pretoriani di Antonio Tajani si affrettano a smentire. “Panna montata”. Simbolo di un certo nervosismo, chiosa l’ala ai margini dell’attuale classe dirigente azzurra. Perché i messaggini stanno arrivando “a valanga”. Prima, il ricevimento a casa Berlusconi, rivelato da AdnKronos: un mese..

Il proporzionale è la legge
che Meloni vuole per rivincere

“Ma quale rosicata, è nell’interesse della nazione”. Nella sala macchine di via della Scrofa i meloniani fanno quadrato attorno alla nuova legge elettorale. A svelare i progressi ci ha pensato Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia. Tastati i risultati dell’ultima tornata di regionali, scontati certo, ma positivi più per il centrosinistra, il colonnello della premier ha spostato l’attenzione: “Se si votasse oggi non ci sarebbe la stessa stabilità che abbiamo ora. È una riflessione che facciamo anche sulla legge elettorale”. Una proposta è in cantiere: piace il sistema proporzionale con un premio di maggioranza, ma Lega e Forza Italia non sono convinti dell’indicazione del premier nella scheda. Ragionamenti che diventano un “blitz” per l’opposizione, che piuttosto si trincera dietro il mai amato Rosatellum. Continua su Huffington Post

Gerenza

Buttanissima Sicilia quotidiano online è una testata regolarmente registrata. Registro generale n. 223.
Registro della Stampa n.5 del 24/01/2018 presso il Tribunale di Palermo

Editore: Salt & Pepper S.r.l. Tel +39 091 7302626 P.IVA: 05126120822

Direttore responsabile Giuseppe Sottile

Change privacy settings

Cookie Policy

Contatti

+39 091 7302626
www.buttanissima.it
Via Francesco Scaduto, 2/D – Palermo
Questo sito è associato alla
badge_FED