Da due anni presiede La Biennale di Venezia. Pietrangelo Buttafuoco assicura che “tutti i Paesi in questo momento in guerra saranno qui a Venezia. Io apro a tutti, non chiudo a nessuno. Ci saranno Russia, Iran, Israele. Ci saranno Ucraina e Bielorussia. Tutti”. Nessun boicottaggio, nessun veto. La Biennale, spiega in un’intervista alla Repubblica, “ha una struttura unica al mondo, per questo è un riferimento internazionale. C’è un consiglio di amministrazione che condivide con me questa fase storica. Noi pensiamo che dove c’è arte ci sia dialettica. E i 99 Paesi ospiti lo dimostrano”.
Buttafuoco parla della “speciale natura di Venezia. La Biennale è il genius loci che trasporta la Serenissima nella dimensione del contemporaneo. Questa è la città dove tutti i popoli si sono incontrati, la città capitale d’Oriente. È politica estera con una grande responsabilità, in una fase delicatissima e fragile. Perché devi farti capire sia da chi non sa come funziona la Biennale sia da chi cavalca l’onda dell’indignazione e chiede di chiudere, boicottare, fermare. Io dico invece che è assurdo che sia finito quello schema per cui esistono momenti in cui la tregua impone il confronto. Questo è inaudito”. La Biennale come spazio di tregua, perché “abbiamo tradito lo spirito olimpico, lo spirito degli dèi. La prima cosa che imparavi al liceo era che esiste un momento, alto e sacro, in cui le armi si devono fermare, un momento in cui devi far incontrare i popoli che sono in guerra tra loro”.
Ci sarà la Russia, assente dal 2022, “ho chiesto ai miei collaboratori di accompagnare le giornate della mostra con inviti a personalità provenienti da tutte le zone di guerra, per raccontarci l’altro punto di vista. Noi ragioniamo sui fatti. Basta con appelli, firme, schemi da anni Settanta. Ci muoviamo con l’arte, e l’arte si misura con i fatti. La Biennale è uno spazio di convivenza per tutto il pianeta, sia con le vecchie sia con le nuove geografie”.
Ci sarà Israele, ci sarà una rappresentanza di artisti palestinesi, quanto all’Iran “è importante che abbia chiesto di partecipare”. Buttafuoco spiega che “se c’è una costante nel mio lavoro in questi due anni è questa: gli interlocutori sono sempre Asia o Africa, Africa o Asia. Dal mio punto di vista e da quello della curatrice Koyo Kouoh, la Biennale è il racconto del mondo di domani senza retorica terzomondista, ma attraverso le nuove energie vive”. Racconta la sua conversione all’Islam, “iniziata da ragazzo, non la vivo come esotismo. Nel mondo dell’arte contemporanea l’aspetto spirituale è accettato”.


