Il proporzionale è la legge
che Meloni vuole per rivincere

“Ma quale rosicata, è nell’interesse della nazione”. Nella sala macchine di via della Scrofa i meloniani fanno quadrato attorno alla nuova legge elettorale. A svelare i progressi ci ha pensato Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia. Tastati i risultati dell’ultima tornata di regionali, scontati certo, ma positivi più per il centrosinistra, il colonnello della premier ha spostato l’attenzione: “Se si votasse oggi non ci sarebbe la stessa stabilità che abbiamo ora. È una riflessione che facciamo anche sulla legge elettorale”. Una proposta è in cantiere: piace il sistema proporzionale con un premio di maggioranza, ma Lega e Forza Italia non sono convinti dell’indicazione del premier nella scheda. Ragionamenti che diventano un “blitz” per l’opposizione, che piuttosto si trincera dietro il mai amato Rosatellum. Continua su Huffington Post

Voto Pd. Elly salvata dai cacicchi che voleva abbattere

Per vincere deve farsi portare da quelli che vuole perdere. Ed è così che Ella, cioè Elly, vince con i cacicchi ma è clamorosamente sconfitta quando presenta i suoi giovani. Il che non è un ossimoro, è una linea politica. Schlein, con piglio rinnovatore, aveva promesso tre anni fa di “azzerare capibastone e cacicchi vari”; di liquidare le rendite di posizione. E poi, qualche settimana fa, ha detto: “Giovani, invadeteci!”. Così, dopo la ventitreenne Mia Diop, ha presentato alle regionali in Veneto la ventisettenne padovana Virginia Libero, sua pupilla, segretaria dei giovani democratici, punta di lancia del nuovo corso, pro Pal, radicale, in felpa e in Adidas. Solo che ieri Virginia Libero, nome da romanzo resistenziale, destino da scrutinio periferico, non è stata eletta in Veneto. Non è entrata in..

Uno “sbirro nato”, un libro ed ecco le radici della mafia

“Uno sbirro nato”, avrebbe detto Sciascia. Come il leggendario capitano Bellodi de Il giorno della Civetta. Succede, quando l’uniforme è vocazione, attitudine a investigare, attenzione ai dettagli, capacità di leggere uomini e cose, di concatenare fatti avvenuti nel tempo per avanzare deduzioni basate su criteri oggettivi. Succede, se si mettono ragione ed etica al servizio della giustizia. Anche nella scrittura Giuseppe Governale è fedele a se stesso: generale dei carabinieri, una vita trascorsa nella trincea della lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, con incarichi operativi sempre più complessi, fino ad assumere nel 2015 il comando di una struttura d’élite dell’Arma come il Ros e a dirigere la Direzione investigativa antimafia dal 2017 al 2020. Ha lasciato il servizio attivo, Governale, ma non ha smarrito il “gusto per la verità”..

Giusy & Renato. Una recita sbattuta in faccia ai siciliani

Si sono dati convegno al Teatro Pirandello di Agrigento per scambiarsi doni, per autocelebrarsi, per dirsi quanto sono bravi, solerti e attenti. L’assessora al Territorio aveva immaginato di riconoscere i meriti di quanti pongono attenzione al territorio, per nominarli “ambasciatori dell’ambiente”. Casualmente come primo meritevole è stato individuato il presidente della Regione. “Tu mi nomini ed io ti premio”, potrebbe essere il titolo di una banale pièce teatrale. Così il nostro è stato insignito tra gli applausi dei Fratelli d’Italia e dell’intera classe dirigente della Città dei Templi, che si appresta a chiudere il mirabolante anno di Capitale della cultura. Dalle immagini della cerimonia si scorge Schifani senza imbarazzo, composto e serioso come sempre che, accettando il riconoscimento, non si lascia scappare da ridere, circondato dai numerosi “clientes” locali che,..

Trump ci lascia ai margini
perché l’Europa è marginale

In un intervento sulla Süddeutsche Zeitung, ripreso questa mattina dalla Repubblica, il filosofo Jürgen Habermas rimprovera i governi occidentali di non aver compreso quanto fosse vitale risolvere il conflitto in Ucraina entro la presidenza di Joe Biden. Le corrispondenze ideali e di affari fra Donald Trump e Vladimir Putin stanno accelerando un processo, in corso da un paio di decenni almeno, in Italia anche di più, di smantellamento delle democrazie liberali, rappresentative e parlamentari. Si stanno tutte trasformando in autocrazie e quella di Putin è il modello, già imitato con buoni successi da Viktor Orbán, e rivisitato col ritorno di Trump alla Casa Bianca in una specie di American Psycho. L’Italia vive uno dei suoi tanti paradossi: paese arcignamente contrario alle riforme, si riforma nonostante sé stesso, ogni giorno, e..

I bimbi della casa nel bosco e l’orco dello stato etico

L’unico fattore preoccupante sono quelle 13 mila firme di una petizione in loro sostegno, quando nelle faccende di libertà individuali si infila il tribunale dell’opinione online è sempre meglio dubitare. Dei votanti, s’intende. Per il resto, perché tanto accanimento giudiziario – sono andati i Carabinieri come da Pinocchio – contro due genitori, una famiglia, che ha liberamente scelto di vivere felice, “senza stress” mettendo in pratica senza necessità di farlo sapere su Instagram i dettami spirituali e pratici che costituiscono l’iperuranio idilliaco del minimo comune pensiero moderno? Hanno tre figli, li accudiscono bene con amore, li vogliono crescere secondo la Sana dottrina: anabattisti del Terzo millennio. O i figli di Tozzi, li potremmo chiamare, il geologo col martello. Quello che insegna a non costruire, a non arginare, a non assembrarsi..

Ucraina. I moralizzatori arrivano
dove non arrivano le bombe

I più brillanti tra i nostri giustizialisti dovrebbero prendere appunti, fosse mai che in futuro possa tornare utile anche a loro quanto è accaduto ieri sul fronte russo. Vladimir Putin si è presentato in mimetica, affiancato da Valerij Gerasimov, e ha spiegato ad un gruppo di ufficiali che la sua guerra per sottomettere l’Ucraina è in realtà una lotta contro la corruzione. Perché a Kyiv, queste le sue parole, comanda “un gruppo di persone aggrappate al potere per arricchirsi, sedute su water d’oro, che non pensano minimamente al destino del proprio paese e della gente comune”. Ne consegue che sia sacrosanto che i civili ucraini vengano massacrati giorno e notte dai bombardamenti ordinati dallo stesso Putin, che com’è noto ha a cuore sopra ogni cosa “il destino e la gente..

Quattro brutte storie in poche ore. Dio salvi la Sicilia

Quella di giovedì 20 ottobre è stata una giornata infausta per la Regione siciliana. Nel volgere di 24 ore la cronaca, giudiziaria e politica, ha registrato quattro scandali, uno più sconcertante dell’altro, che vanno fatalmente ad aggiungersi alle inchieste – quella sul FdI di Galvagno e quella sulla Dc di Cuffaro – i cui effetti stanno già devastando gli equilibri e la stabilità del governo presieduto da Renato Schifani. Ma andiamo con ordine. Primo fulmine a ciel sereno: la Commissione regionale antimafia, presieduta da Antonello Cracolici, ha votato all’unanimità una relazione dove si sostiene che la Società Italo Belga, concessionaria della spiaggia di Mondello, è condizionata da boss e picciotti di Cosa Nostra; e per questo motivo, sempre all’unanimità, ha chiesto all’assessorato regionale al Territorio, retto da Giusy Savarino, di revocare..

Schifani tra il galateo dei deputati e la “roba” di Cuffaro

Dopo le vicende giudiziarie che hanno riguardato la Nuova Democrazia cristiana, ci risiamo. Sull’assessora al Turismo pende una richiesta di rinvio a giudizio, ma questa volta, al contrario di quel che è successo due settimane fa, Schifani dichiara che può restare al suo posto. Compie questa scelta il giorno stesso nel quale ha regalato a tutti i deputati la copia di un libro del segretario generale del Senato, il Codice parlamentare. Prima di inviarlo ai suoi colleghi, Schifani lo avrà letto, ritrovando del resto molte cose che già conosceva per essere stato presidente di quel ramo del Parlamento. Oltre a conoscerle, le avrà interiorizzate e fatte proprie, a cominciare dal richiamo, non solo ai senatori ma a tutti coloro che svolgono funzioni legislative, a comportarsi con disciplina e onore, come..

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