Libri. Ritratto di matriarche in un interno siciliano

Donne di Sicilia. Madri e figlie impilate come matrioske. In attesa, chissà, che venga il loro turno sul ponte di comando. E le zie. Ché non si può affrontare il tema del matriarcato o, quanto meno, del condizionamento femminile sulla letteratura e sulla società siciliana senza tirare in ballo le celeberrime zie di Leonardo Sciascia. Una sorta di triumvirato, Angela, Nica e Marietta. Lui le amò teneramente tutta la vita, memore del tempo e delle cure che gli avevano dedicato durante l’infanzia. E dell’educazione ricevuta, i cui dettagli “antifascisti” – si era negli anni Venti dell’Italia fascista - raccontò nel capitolo Breve cronaca del regime, quasi all’inizio del romanzo autobiografico Le parrocchie di Regalpetra, pubblicato nel 1956. Certo, “lo scrittore è memoria”, diceva sempre Sciascia. Lo ripeté anche a me,..

Bomba distrugge l’automobile
di Ranucci, giornalista di Rai3

L'auto di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, e quella di sua figlia sono esplose e sono state completamente avvolte dalle fiamme. Ne dà notizia lo stesso giornalista sui social. "Due ordigni - si legge nel post - hanno distrutto le automobili parcheggiate davanti casa a Campo Ascolano, alle porte di Roma. Le deflagrazioni sono state così forti da scuotere l'intero quartiere". Al momento dell’esplosione il giornalista era a casa. La figlia, venti minuti prima, aveva parcheggiato la sua macchina accanto a quella del padre. Poi il boato, poco dopo le 22. “Pensano fosse un ordigno rudimentale - spiega Ranucci al telefono a Repubblica, piuttosto scosso - potenzialmente avrebbe potuto uccidere una persona se passava in quel momento”. La trasmissione Report, condotta da Sigfrido Ranucci, sui suoi profili social..

Noi e lo Zen. Le parate non servono, bisogna ricostruire

Tutto ciò che contribuisce a tutelare la sicurezza dei cittadini di Palermo è utile, purché non si riduca solo a un esercizio di repressione. Le misure di controllo — zone rosse, DASPO, maggiore presenza delle forze dell’ordine, coordinamento più efficace — possono avere un effetto immediato, ma non bastano a cambiare le condizioni che generano la violenza. I risultati ottenuti dal presidente della Regione e dal sindaco nell’incontro con il ministro dell’Interno potranno rassicurare, per un momento, chi vive nel centro della città. Ma restano soluzioni parziali, che agiscono sulla superficie del problema e rischiano di offrire alla politica un alibi di efficienza, senza incidere sulle cause profonde. Il nodo vero è capire se i provvedimenti annunciati potranno servire anche allo ZEN e agli altri quartieri esclusi, dove la paura..

A chi la ricostruzione di Gaza?
Tajani prenota pale e picconi

Anche Tajani si è ingazato. E’ Tony da campo, e si allarga. Dopo i moderati si “prende” la ricostruzione di Gaza. Informa sul piano di pace Trump, ma ai banchi del governo ci sono solo ministri di Forza Italia. La Lega è assente. Il portavoce di FI, Raffaele Nevi, il Leonardo di “Salvini paraculetto”, suggerisce: “Forse dormono ancora”. L’ex ministro per gli Affari Europei, Enzo Amendola, in Aula, lo definisce “un Tajani Pride”. E’ la 69esima volta che Tajani riferisce alle Camere e la prossima settimana torna a indossare la felpa alla Bertolaso, pronto ad accogliere un altro charter di palestinesi. Si è buttato sulla sanità. Promette ospedali da campo, tende. E’ stato il Foglio a scrivere dei consigli di Marco Minniti a Meloni, e Tajani, il giorno dopo, ha..

Trump e un giorno della vittoria
che la nostra memoria conserverà

La diretta da Israele di ieri, ostaggi liberi e Trump accolto come Ciro il Grande alla Knesset, è stata il più grandioso spettacolo politico immaginabile. Once in a lifetime, come dicono gli inglesi e gli americani. Ore e ore di attesa e di giubilo. Prima la liberazione delle ultime vittime ancora vive del 7 ottobre, i mezzi della Croce Rossa in movimento, gli elicotteri per il trasporto verso gli ospedali, verso le famiglie, le prime fotografie, i sorrisi, gli abbracci tra di loro e con soldati e soldatesse dei giovani rapiti dal concerto interrotto dall’orrore, dal pogrom, quelli che hanno resistito all’ordalia, le cure e il debriefing militare, i sorrisi e gli abbracci con i famigliari, la folla gaudente e piangente nella piazza intitolata agli ostaggi che cantava e ballava. Poi..

Zen. Radiografia di un ghetto utile alla Palermo borghese

Il quartiere San Filippo Neri per tutti conosciuto come ZEN, acronimo di Zona Espansione Nord, è un quartiere di edilizia popolare nato appunto nella parte Nord della città costituita dalla piana dei Colli. L’esigenza nasce nel dopoguerra a causa degli intensi bombardamenti, soprattutto nel centro storico, i cui effetti si vedono ancora oggi dopo 80 anni, in cui gli sfollati raggiungevano le 100.000 persone. Con il solito ritardo indolente, tipicamente palermitano, lo ZEN 1 nasce nel 1966, a più di 20 anni dai bombardamenti, e siccome tutto il progetto ha stentato nella realizzazione le case vennero quasi subito occupate abusivamente, in un contesto di carenze strutturali relativamente alle fogne e ai servizi a rete. A seguire, dopo il terremoto del Belice, sorse lo ZEN 2 con una situazione similare se..

Il flop della Lega in Toscana ha un nome: Vannacci

Il Carroccio supera a stento il 4%, doppiata da Renzi e battuta dalla candidata di Potere al Popolo. E dà la colpa al generale e a Salvini che lo ha scelto: “Chiedete a loro”

Israele. Nel giorno degli ostaggi
Hamas tenta di mercanteggiare

Evyatar David e Guy Gilboa-Dalal sono migliori amici e coetanei. Erano insieme al festival Nova il 7 ottobre 2023, sono stati tra i primi a essere rapiti da Hamas e da allora sono imprigionati nella Striscia di Gaza. Lunedì è il giorno fissato per la loro liberazione, dopo 737 giorni di prigionia. I loro nomi compaiono nella lista dei 20 ostaggi israeliani vivi che devono essere rilasciati da Hamas in base all'accordo raggiunto sulla Fase 1 del piano di pace per Gaza. Hamas è tenuta a rilasciare anche i corpi dei 28 ostaggi che si presumono morti, entro lunedì a mezzogiorno, anche se è già in conto qualche ora di ritardo. Così a mezzanotte la Piazza degli Ostaggi di Tel Aviv viene aperta al pubblico per una sorta di lunga..

Palermo da salvare dalla violenza e dall’indifferenza

Lo hanno ucciso a pochi metri dal Teatro Massimo, mentre cercava di sedare una rissa. Voleva solo riportare la calma ed è stato colpito a morte da un altro ragazzo, suo coetaneo. Due destini si sono incrociati nello stesso istante, e tutti noi siamo dentro quell’incontro. Non ci sono “noi” e “loro”: ci siamo solo noi, una città che ha smesso di parlarsi. Non è più la violenza della mafia, con le sue gerarchie e i suoi codici. E il presunto assassino che ha confessato, quando richiama Totò Riina, non vuole indicare un’appartenenza ma un modo improprio e balordo di trovare identità e consistenza. Perché la sua e quella che in genere quasi ogni giorno cogliamo è una violenza senza progetto, che nasce dal vuoto. È la voce di chi..

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