Dove va la Francia di Macron?
“Verso la noia”, sostiene Ferrara

Macron è impopolare. Bayrou, il democristiano, il centrista, fa le valigie con tutta l’austerità incorporata nel suo bilancio, arrivando persino ad abolire due festività nel Paese della festa continua e delle pensioni giovanili. A parte i suoi errori, Macron resta un presidente liberale: già è un miracolo che abbia portato a termine un mandato e mezzo. Presidente dei ricchi, come fu Giscard d’Estaing che però si fermò a uno solo, in una Francia che ama compiacersi di essere giacobina e barricadera anche quando al potere ci sono i conservatori, che si chiamino mon général come de Gaulle o un professore di liceo di provincia come il gollista Pompidou. E ora, forse, toccherà a un altro docente liceale come Mélenchon, trombone della Francia indomita e frontista di sinistra, oppure a Marine..

Dicesi galvagnismo: com’essere sputtanati e vivere felici

È un naufragio lento, ma inesorabile. Come una nave che ha una falla minuscola in un angolo della stiva e continua a navigare nonostante la linea di galleggiamento salga sempre più, Palermo vive il suo momento più pericoloso. Quello in cui il disastro è all’orizzonte e pare lontano, ma in realtà si avvicina di giorno in giorno. Il principale errore nel quale si può cadere nella ricerca delle cause è quello di buttarla in politica. No, qui la politica non c’entra. C’entrano gli uomini, di qualunque partito siano. Per capire meglio è bene rifarsi a un fenomeno che ci arriva dalla cronaca giudiziaria: il galvagnismo, dal nome del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, coinvolto in un’inchiesta per corruzione e peculato, cioè per un presunto giro di favori ad amici, amiche e..

Stampa e potere. Meloni
al contrattacco con Chiocci

Gian Marco Chiocci è pronto a lasciare la direzione del Tg1 per diventare portavoce di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Il piano viene confermato al Foglio da figure apicali del governo e della Rai, ma anche dai piani altissimi (per non dire l’attico) di Fratelli d’Italia. Il cambio è considerato imminente. La trattativa viene data per chiusa (al netto di colpi di scena dell’ultima ora). L’operazione prevede un blitz, se ne parla anche tra i vertici degli apparati di stato con i quali l’attuale direttore del Tg1 ha rapporti ramificati e solidi. La premier vuole dare più forza alla comunicazione inaugurando la seconda fase del suo governo: quella che guarda alle elezioni del 2027. E magari cercare di costruire anche un rapporto migliore con la stampa (alla Casa Bianca, come si..

Ovazione a Rimini per Meloni
Ferrara sorpreso dal suo stile

Esiste uno stile Meloni? Direi di sì. Ha smesso di dire: “At teso che”. Gran progresso, dalla sottoprefettura o tenenza o guardiania a Palazzo Chigi. Ma dice troppo spesso “banalmente” al posto di “semplicemente”, e sarebbe semplice risparmiarselo. Sono osservazioni un po’ cretine, ma pur sempre osservazioni. Per il resto, piuttosto brava. Si è scelta uno o una speechwriter di rango. Come aveva fatto Berlusconi con un giornalista italiano o una giornalista italiana che gli scrisse tutto per tanti anni, dai discorsi parlamentari ai comizi in piazza alle interviste agli articoli alle lettere d’amore, ma quello o quella era un gran ruffiano/a per il bene della causa e della patria. I successi degli statisti non dipendono dalle parole accucchiate dagli o dalle speechwriter, che servono alla maschera, non del tutto..

Sanità: Schillaci commissariato da
Gemmato, patrono dei farmacisti

Non chiamatelo commissariamento. Anche se di fatto lo è. Il sottosegretario alla Salute di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato, probabilmente già nel Consiglio dei ministri di domani, sarà promosso viceministro. “Incrociamo le dita”, sperano i meloniani. Fedelissimo della premier, Gemmato è un politico e "non un medico". Un modo nemmeno troppo soft per dire che l’insofferenza attorno al ministro Orazio Schillaci, reo di aver sciolto la commissione sui vaccini per le critiche dei colleghi medici, non è estinta. Continua su Huffington Post

Costretta a girare fuori dalla Sicilia il film su Biagio Conte

“Sono profondamente amareggiata e molto delusa. Non solo da produttrice, ma da siciliana che ama la sua terra. Perché, adesso, sarò costretta a girare il film su Biagio Conte fuori dalla Sicilia”. Gloria Giorgianni, la produttrice a capo della società di produzione ‘Anele', non nasconde la sua delusione. Il progetto cinematografico dedicato a Fratel Biagio Conte, proposto dalla sua società, in collaborazione con Rai Fiction, prima non è stato ammesso al finanziamento da parte della Film Commission della Regione siciliana. Poi, fortemente voluto dal Presidente Renato Schifani, il finanziamento era stato inserito dalla Giunta nella recente manovra finanziaria. Ma in Commissione Bilancio furono stralciati una trentina di articoli, tra cui anche il finanziamento al progetto su Biagio Conte. E, alla fine, il film è rimasto senza finanziamenti. “La mia idea..

Cara Meloni, non vedi che Trump
si prende gioco di tutti voi?

Illusioni trumpesche. Vi ricordate la fotografia nella basilica di San Pietro, nel segno di Papa Francesco? Doveva cancellare il ricordo da incubo della tentata umiliazione di Zelensky e della resistenza ucraina nello studio ovale della Casa Bianca. Aparte noi, ci cascarono tutti. Zero conseguenze. Più fresco il ricordo del vertice a Washington, con gli ucraini e gli altri europei e tutto, e un cialtrone di presidente che presiedeva e dava la parola, godendosi le ovvie attestazioni di rispetto e stima delle sue vittime designate, di nuovo Zelensky e accanto a lui Starmer Macron Meloni Merz il finlandese golfista. A parte noi, ci cascarono tutti. E che dire del vertice ignobile di Anchorage, ulteriore spintarella, umiliante per la leadership americana ma utile a Trump e ai Maga, per la continuazione della..

Le sparate di Salvini provocano
una crisi diplomatica con Macron

La Francia ha convocato l'ambasciatrice italiana a Parigi, Emanuela D'Alessandro, "a seguito dei commenti inaccettabili" di Matteo Salvini contro Emmanuel Macron per il suo sostegno all'invio di truppe in Ucraina. Riportata dalla Afp, la convocazione al Quai d'Orsay, il ministero degli Esteri francese, è avvenuta poche ore dopo che il leader leghista, giovedì scorso, aveva invitato il presidente francese - in dialetto milanese - a "taches al tram", ad attaccarsi, cioè al tram esortandolo polemicamente ad andarci lui in Ucraina: "Ti metti il caschetto, il giubbetto, il fucile e vai in Ucraina", aveva detto Salvini a margine di un sopralluogo in via Bolla a Milano commentando l'ipotesi della Francia di mandare truppe sul terreno. Salvini aveva anche esaltato la politica di Donald Trump - "con i suoi modi che a..

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