La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente della Regione Siciliana, l’avvocato Gaetano Armao. Lo scrive l’Ansa. Perquisiti gli studi di Palermo e Roma del legale e la sua abitazione, come rende noto l’ufficio inquirente.
I pm ipotizzano il reato di corruzione. Tra gli indagati nell’inchiesta che coinvolge l’ex vicepresidente della Regione e una serie di imprenditori e professionisti, c’è anche Giuseppe Geremia Lombardo, deputato all’Ars del Mpa, nipote dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo. Il deputato è presidente dell’ufficio di questura dell’Assemblea regionale siciliana, l’ufficio da cui passano le decisioni sulle spese del Parlamento siciliano prima di arrivare in consiglio di Presidenza. Per 8 indagati sarebbero stati chiesti gli arresti domiciliari. Per uno il divieto di dimora. Sulle istanze si pronuncerà il gip dopo gli interrogatori preventivi.
L’inchiesta, in cui si ipotizzano a vario titolo i reati di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e corruzione per l’esercizio delle funzioni, riguarda oltre che Armao e Lombardo, i manager Giuseppe Argirò e Marco Gentile Malacarne, Benedetta Costanzo, gli imprenditori Luigi Zancla, Mario Lupo e Sergio Vella e l’avvocato Pierluigi Matta.
Fino ad agosto, Armao è stato presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale. In precedenza ha ricoperto l’incarico di assessore regionale all’Economia durante il governo Musumeci. Nel 2022 si era candidato alla presidenza della Regione con il Terzo polo.
Le contestazioni dei magistrati
Dalle autorizzazioni ambientali alle cure palliative, passando per un’assunzione promessa: sono i filoni dell’inchiesta della Procura di Palermo su Gaetano Armao e altri otto indagati. Ne scrive Riccardo Lo Verso su Live Sicilia. Per l’ex vicepresidente della Regione e per l’avvocato Pietro Luigi Matta, i pm hanno chiesto la custodia cautelare in carcere. Deciderà la gip Giuseppa Zampino dopo gli interrogatori preventivi. Le accuse di corruzione riguardano Armao nella doppia veste di presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, incarico scaduto ad agosto, e di esperto del governatore Renato Schifani.
Secondo i magistrati, Matta avrebbe ricevuto dalla Cva un «contratto fittizio di consulenza» da 147 mila euro, consegnando poi ad Armao parte dei soldi in contanti. In cambio, Armao avrebbe introdotto i rappresentanti delle società negli uffici regionali, anticipato informazioni e «concertato le tempistiche e la trattazione da parte della Commissione delle pratiche di interesse delle aziende». Un meccanismo analogo viene ipotizzato nei rapporti con Sergio Vella, rappresentante della Seap Bioenergy, interessata a realizzare ad Aragona un impianto per il trattamento dei rifiuti e la produzione di biometano e compost.
Sul versante sanitario, ad Armao viene contestato di avere ricevuto seimila euro dal presidente della Samo Onlus, Luigi Zancla, attraverso un bonifico che, secondo l’accusa, avrebbe mascherato la tangente come pagamento di una consulenza legale. In cambio avrebbe sollecitato l’allora dirigente regionale Salvatore Iacolino a bloccare gli atti per l’ampliamento degli accreditamenti nell’assistenza domiciliare integrata.
Nel filone sulle cure palliative compare anche Giuseppe Lombardo, deputato del Mpa e componente della commissione Sanità dell’Ars. Avrebbe ottenuto da Zancla e dall’allora presidente della Samot, Mario Lupo, la promessa di assumere una donna a lui politicamente vicina, favorendo in cambio gli interessi delle società in commissione, anche sui finanziamenti previsti dalla variazione di bilancio del 10 giugno 2025. Le contestazioni restano al vaglio del giudice.
Le parole di Armao
“Sono stato raggiunto da un decreto di perquisizione presso l’abitazione e lo studio legale per un’imputazione provvisoria che avrò modo di dimostrare essere priva di fondamento”. Lo dice in una nota l’ex assessore ed ex vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, coinvolto in un’inchiesta della Procura di Palermo con l’accusa di corruzione.
“I fatti che vengono contestati – spiega – attengono alla mia qualità di ex presidente di una commissione composta da oltre cinquanta membri che approva i pareri in sede collegiale e, nel 99% dei casi, all’unanimità. Non ho più alcun incarico quale presidente del Cts dal 9 agosto scorso e, al fine di tutelare le Istituzioni, ho già rassegnato al presidente Schifani le mie irrevocabili dimissioni da consigliere giuridico, con effetto immediato. Nella mia vita amministrativa ho gestito risorse finanziarie per oltre 250 miliardi di euro (più del Pnrr) firmando otto bilanci regionali, senza che nessuno abbia avuto nulla da eccepire”, sottolinea.
Le parole di Lombardo
«Apprendo solo in data odierna dei fatti specifici oggetto di indagine nei miei confronti. Allo stato non ho ancora avuto la possibilità di visionare gli atti. Sono certo, però, che potrò chiarire a breve la mia posizione, consapevole di aver sempre orientato la mia attività pubblica e privata a criteri di correttezza ed onestà. In ossequio allo spirito che ha sempre contraddistinto il mio agire politico, quindi, ho maturato la non facile decisione di dimettermi da componente delle commissioni bilancio e sanità. Compio questa scelta per il profondo rispetto che nutro sia per le istituzioni delle quali faccio parte e che rappresento, impegnate in questi giorni nel delicato passaggio di approvazione del disegno di legge in materia di variazioni di bilancio, che per l’autorità giudiziaria, oggi chiamata a valutare il mio operato e nei cui confronti ripongo, come sempre, assoluta fiducia». Così Giuseppe Geremia Lombardo, parlamentare regionale del Mpa e nipote dell’ex governatore Raffaele.



