Come si rivoluziona il turismo

Cleo Li Calzi per un anno è stata assessore al Turismo del governo Crocetta. Oggi è nel Cda della Gesap, a Palermo

Per un anno, da ottobre 2014 a ottobre 2015, Cleo Li Calzi è stata assessore al Turismo della Regione siciliana, nel governo di Rosario Crocetta. Oggi è consigliera d’amministrazione in Gesap, la società di gestione dell’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, componente del Cda della Fondazione Orestiadi di Gibellina e change manager per diverse aziende e organizzazioni. Di turismo ha continuato a occuparsi grazie al suo lavoro. Il Ferragosto e la Sicilia che scoppia di visitatori, nonostante la pandemia e la crescita dei contagi, impongono una riflessione sul settore che contribuisce per il 15% al nostro Pil.

Il turismo pre-Covid non esiste più. Cosa è cambiato dopo la pandemia?

“Il Covid ha rappresentato per il turismo uno shock di effetto dirompente, che è stato sottostimato negli effetti e deve portare necessariamente al cambiamento dei modelli di business. Al pari di quanto è successo per la crisi finanziaria del 2008, che portò alla nascita della sharing economy e al consolidarsi di nuovi operatori turistici con modelli di prodotto e di business prima inesistenti (come Booking, Uber o AirBnB), o della trasformazione del sistema turistico dopo l’attentato alle Torri Gemelle del 2001, occorre lavorare al modello di economia turistica non per riportarlo alla situazione ante shock (cosa impossibile) ma per ripensarlo in funzione del cambiamento intervenuto”.

Quale sarà il responso di questo anno maledetto?

“Secondo i dati ENIT di giugno 2020, lo scenario prefigurato a fine anno potrebbe segnare un -72% di arrivi internazionali (stante anche il blocco da Paesi che sono bacini fondamentali per il turismo italiano, come gli USA), ovvero 46 milioni di turisti in meno (con impatto diretto anche sul PIL delle filiere collegate, commercio e ristorazione in primis). Ad impattare negativamente saranno soprattutto gli arrivi dai mercati di lungo raggio (dal -50% al -79%). La domanda turistica nazionale, al netto della crisi dei consumi e dell’incertezza sulla ripresa che inevitabilmente riformula il concetto di vacanze, è in crescita e sta avendo performance migliori di quella internazionale. Ma alla domanda corrisponde un modello di turismo differente di quello ante Covid. Il mercato sta cambiando e continuerà a cambiare, così come la domanda. La fase del rilancio dovrà essere orientata a minimizzare gli effetti negativi, generando fiducia nel settore turistico locale e rafforzando l’immagine della destinazione sicura e competitiva secondo i nuovi standard”.

Quale turismo, allora?

“Bisognerà attendere ottobre per fare stime più compiute, ma analizzando la domanda turistica emergono già delle tendenze molto chiare, di cui si deve tenere conto nel programmare gli aiuti e impostare le strategie di ripartenza. Le città d’arte si sono “fermate” e in pochi mesi si è passati dal parlare di strategie per contenere l’overtourism all’urgenza di dover ripensare il modello di offerta. Anche considerando il fatto che in Italia l’80% della domanda fa perno sul turismo culturale. L’offerta di turismo delle città necessita di ripensare le strategie di attrazione che non possono – sembra ovvio – basarsi solo sul bonus vacanze”.

Il prossimo passo qual è?

“Bisogna riorganizzare il sistema turistico nel suo complesso (tour operator, agenzie di viaggi, catene alberghiere, operatori low cost, strutture alberghiere, case vacanze) e le filiere tipiche del turismo nelle città (commercio, ristorazione). E farlo caratterizzando la destinazione turistica secondo le sue peculiarità”.

Quali sono le peculiarità più richieste dell’estate?

“Il turismo estivo si sta caratterizzando per una scelta di “turismo lento” ed il “turismo di dimora” (nelle case vacanze), ossia la domanda di destinazioni turistiche non affollate, e per questo percepite più sicure. Con una novità: l’affermarsi della “smartholiday”, ovvero di un turismo basato su vacanze più brevi ma più frequenti nel corso dell’anno. E di attività turistiche “di prossimità” che richiedono una maggiore attenzione alle destinazioni penalizzate dai costi di trasporto, ma che possono difendersi organizzando il fenomeno della “home work holiday” ovvero la richiesta di luoghi più confortevoli (ad esempio al mare) ove sia possibile lavorare durante la vacanza, usufruendo di location e commodity utili ad alternare lavoro e vacanza per tutta la famiglia”.

Un concetto molto in voga è quello di “turismo di prossimità”. Come si struttura?

“Non amo la definizione: il  “turismo di prossimità” era il turismo di punta degli anni ‘50-’60, quando il sistema dei trasporti non permetteva il lungo raggio diffuso, e si basa sulla distanza. Il “turismo lento”, invece, riguarda l’esperienza di viaggio e mira alla riscoperta dei luoghi e delle unicità identitarie. Sottende soprattutto ad una nuova visione di intendere la vacanza motivata dalla ricerca di autenticità, di un’esperienza vera, di scoperta del “Genius Loci” e delle bellezze, culture e tradizioni locali. Richiede nuovi servizi, più attenzione alla loro qualità, all’uso del tempo, alla salvaguardia del territorio, alla sostenibilità. Ma soprattutto alla dimensione con cui ci caliamo nell’esperienza di viaggio. Di certo in Sicilia le due tipologie possono coincidere, e caratterizzano questa prima fase di ripresa”.

In che modo?

“Sta crescendo la domanda di destinazioni esterne alle traiettorie turistiche consolidate, dove la bassa densità abitativa e la ridotta pressione antropica stagionale garantiscono un turismo più sicuro e agevole rispetto ai rischi di contagio. Ad esempio, le aree interne, i borghi ed i parchi naturali, che pur presentando risorse ambientali, culturali e paesaggistiche di pregio, sono escluse dai circuiti turistici di massa a causa della scarsa infrastrutturazione, accessibilità e potenziale ricettività e, soprattutto, per l’assenza di una domanda già matura”.

Molte agenzie di viaggio, già in difficoltà per la concorrenza di piattaforme digitali come Booking, hanno preferito non riaprire. Qual è la situazione di lavoratori e imprese all’indomani della pandemia e quali aiuti ha dato o dovrebbe dare la politica?

“La “costruzione” della vacanza diventa sempre più digitale: servirà quindi ripensare l’evoluzione dei vari segmenti della filiera, ma anche recuperare il gap digitale di cui ancora l’Italia soffre. Le agenzie di viaggi, ad esempio, andavano ripensate da tempo, già prima del Covid. In generale, il turismo deve diventare un’occasione concreta di sviluppo e opportunità di lavoro. Bisogna investire su nuove competenze professionali per affrontare il cambiamento. Va ripensato il modello di business dell’agente di viaggio e dell’intermediazione turistica, e lavorare sull’impresa turistica in ottica di filiera, facendo sistema con le altre filiere che caratterizzano e rendono unica la destinazione Sicilia. E soprattutto va fatto emergere il settore dell’extra-alberghiero in tutte le sue forme organizzative”.

Qualche settimana fa era passato il concetto di ‘Isola Covid Free’. Ma negli ultimi giorni l’aumento dei contagi ha cristallizzato quella sensazione di sicurezza. Perché restiamo la regione più ambita?

“La Sicilia è al terzo posto nelle ricerche Google anche prima del Covid. E’ una delle destinazioni più conosciute al mondo. Grazie al maestro Camilleri, gode persino di un ideogramma cinese. Però viene superata – in accessibilità e fruibilità –  da destinazioni ben meno ricche dal punto di vista del patrimonio naturalistico, culturale ed esperienziale come le Baleari. I motivi sono tanti, ma tra tutti la dispersione in tante piccole destinazioni turistiche che parcellizzano, e quindi indeboliscono, il brand. Incidono anche il costo dell’accessibilità e la qualità dei servizi”.

Perché resta la più difficile da raggiungere? Non è mai venuta meno, nemmeno quest’estate, la polemica sulle tariffe aeree.

“Più che sulla promozione urge lavorare sull’accessibilità, verso e attraverso la Sicilia; su un piano di mobilità turistica che ci permetta di cogliere concretamente e realizzare economicamente il vantaggio in termini di posizionamento sul mercato di cui godiamo; ma anche sui collegamenti di linea e sui charter, agevolando l’incoming con misure dedicate. In Sicilia, dopo aver fatto arrivare i turisti, dobbiamo permettere loro di attraversarla. Per cui, oltre che potenziare e qualificare il sistema aereo e crocieristico, bisognerebbe dotare l’Isola dell’infrastrutturazione viaria e ferroviaria e dei servizi necessari per renderla una destinazione turistica matura e ad alto rendimento”.

A proposito di aeroporti. La Gesap ha spinto il Falcone-Borsellino di Palermo molto in alto: in termini di viaggiatori e di ricavi. E’ un modello che funziona.

“Lo scalo Falcone-Borsellino di Palermo è uno degli scali che meglio stanno recuperando in Italia. Dopo 3 mesi di blocco, ha chiuso luglio con un totale di 321.565 viaggiatori contro i 775.265 del 2019. In larga parte, si tratta di traffico domestico (239.605 passeggeri), in calo del 51,45% su luglio 2019. I passeggeri dei voli internazionali sono stati infatti 81.960, con una flessione del 70,9% rispetto agli oltre 281 mila di luglio 2019. A cavallo tra luglio e agosto 2020, è stata registrata una crescita del numero dei viaggiatori, con una media di 16 mila passeggeri al giorno e un indice medio di riempimento di quasi 120 passeggeri a volo. Numeri che fanno ben sperare. Ma il dato più interessante è che la Gesap sta lavorando sui fattori della crisi per trasformarla in opportunità di crescita: a Palermo, adesso, fanno scalo nuovi vettori e sono state attivate nuove tratte non nazionali. E sta crescendo anche il sistema cargo, aprendo nuovi interessanti scenari di sviluppo per il territorio”.

Da anni si parla di annettere gli assessorati al turismo e ai beni culturali. E’ un’esigenza reale?

“Già nel 2014, lanciando il Piano di sviluppo turistico 2014-2020, misi attorno a un tavolo Turismo, Beni Culturali, Attività Produttive, Infrastrutture, Territorio ed Ambiente ed Agricoltura, nella convinzione che il turismo non può realizzare sviluppo se non in un unicum programmatorio che punti a generare crescita per i diversi settori dell’economia siciliana. Diversamente, stante l’attuale assetto normativo, nelle competenze dirette dell’assessorato al Turismo resta solo la promozione. Serve invece lavorare in un’ottica di sistema partendo dal trinomio inscindibile Turismo-Cultura-Ambiente come asse strategico per lo sviluppo”.

La Regione ha destinato al comparto 75 milioni per l’acquisto di voucher. Ma quei soldi sono ancora congelati in attesa che si sblocchi l’iter autorizzativo fra Roma e Bruxelles.

“Non mi soffermo sulle misure di sostegno adottate. Non essendo ancora entrate in funzione, e non essendoci le linee guida su come saranno messe in campo e in che tempi, non ho dati per farlo. Ma è stato un errore annunciarle come immediate perché fanno riferimento a risorse extraregionali, per lo più comunitarie. L’iter non può essere immediato, ma deve seguire le procedure previste. Con il risultato che le stesse non sono ancora disponibili e la stagione turistica volge al termine”.

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