DIRETTO DA GIUSEPPE SOTTILE

Operette Immorali

I danni di Ingroia
quando era sobrio

Ok, accettiamo pure la versione con la quale Antonio Ingroia, l’ex pm della Trattativa, ha cercato di addolcire la figuraccia del giorno prima: era a Parigi in stato di ebbrezza e il comandante gli ha impedito di salire a bordo di un aereo diretto in Argentina. Lui sostiene che aveva bevuto sì e no due o tre bicchieri di vino e che la manfrina era dovuta alla maleducazione di uno steward, puntualmente difeso da tutto l’equipaggio. Vabbè. Il problema di Ingroia non è quello che ha fatto da alticcio all’aeroporto di Roussy. Ma ciò che ha fatto da sobrio alla Procura di Palermo, dove trasformò l’inchiesta giudiziaria sulla Trattativa nella giostra mediatica di una campagna elettorale che avrebbe dovuto portarlo a Palazzo Chigi. A quel tempo era sobrio, lucido, cinico, potente, intoccabile. Ora canta nei matrimoni. E beve un bicchiere in più, forse per dimenticare.


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Il Palermo delle beffe
Ora cacciano il mister

di Allora ditelo che è “Scherzi a parte”. Se i famosi “dettagli da limare”, in contesti diversi da Palermo e dal Palermo, sarebbero garanzia di affidabilità a concretezza, qui sono la rappresentazione del grottesco. Con padroni che fanno orecchie da mercante e compratori di una lunga lista – arabi, cinesi e americani in testa – costretti a rassegnarsi. La storia recente è piena di finte sgasate e frenate brusche. Di compra e di recompra. Brodaglia buona per scriverci dei pezzi, ma inutile agli occhi del tifoso. Che ancora spera nella normalità. Di questo passo rischia di rimanere un sogno, tutt’al più una visione. Anche l’ennesimo passaggio di consegne – ma sarebbe lecito interrogarsi sulla natura del tentativo – si è arenato su alcuni dettagli da mettere rigorosamente a punto. Entro pochi giorni (e che sarà mai), il tempo necessario a sottoscrivere un bell’assegno di qualche milioncino che consenta agli americani di York Capital di mettere le mani sul patrimonio conteso. Sempre se avverrà. Un club professionistico di pallone, come tale, non genera soltanto utili e profitti. Ma diventa attestazione di fede e di passione. Quella che i tifosi hanno dissipato negli ultimi sette anni, da quando babbo Zamparini ha affisso il cartello vendesi dalle parti del Barbera. Una finta. Una furbata. L’imprenditore friulano – oggi ai domiciliari con l’accusa..
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