DIRETTO DA GIUSEPPE SOTTILE

Operette Immorali

Il disastro della Sicilia
ha un nome e cognome

Ora che i magistrati hanno presentato il salatissimo conto che cosa dirà il bullo del Bilancio? Che è sempre colpa dei governi precedenti? La procura della Corte dei Conti è stata chiarissima nell’elencare le cose che si sarebbero dovute fare e non si sono fatte nel corso del 2018. Rosario Crocetta, che di guai ne ha pure combinati tanti, stavolta non c’entra: la colpa del disastro finanziario è tutta da imputare al governo presieduto da Nello Musumeci e in particolare al suo assessore: così spocchioso e così arrogante che non ha dato ai magistrati contabili nemmeno le carte necessarie per capire dove sono i buchi da rattoppare. Resta in piedi una domanda: che farà Musumeci, l’uomo dell’onestà-tà-tà? Difenderà ancora, perinde ac cadaver, il bullo che, piritolleggiando tra Roma e Bruxelles, se n’è fregato del bilancio e ha portato la Regione alla paralisi?


Buttanissima Recessione

Il Sabato del Villaggio

Buttanissima Italia

Ritratti alla Buttanesca

Buttanissimi Palloni


La Lettera Scarlatta

La dolcezza di O’Tama
ha incantato Palermo

di Fu infranto dall’apatia delle istituzioni dell’epoca: oggi rivive a Palazzo Reale il sogno di O’Tama Kiyohara e Vincenzo Ragusa, che un secolo fa cercarono invano di dare vita a Palermo ad una scuola-museo. È stata presentata questa mattina alla stampa “O’TAMA. Migrazione di stili”, l’inedita mostra sull’artista giapponese che visse per 51 anni a Palermo, organizzata della Fondazione Federico II col patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia. Dopo approfonditi studi la Fondazione ha ricostruito idealmente un complesso percorso iniziato nel 1882 quando l’artista, prima orientale a giungere in Europa, arrivò da Tokio con lo scultore palermitano Vincenzo Ragusa. Nella Palermo di fine Ottocento O’Tama Kiyohara è stata pioniera di un percorso artistico, culturale e didattico votato al progresso e all’innovazione. L’esposizione - che conta 101 opere - ha il merito di aver riunito finalmente i frammenti di quel lungimirante progetto, grazie al faticoso restauro di 46 acquerelli ikebana e botanici, 6 cartoni (kinkawa-gami) e 18 tessuti, sostenuto dalla Fondazione col Centro Regionale per il Restauro e il Corso di laurea in restauro dei Beni Culturali dell’Università di Palermo. In mostra anche 9 ceramiche, 14 bronzi, 2 ventagli e soprattutto il prezioso kimono dipinto a mano e ricamato con seta policroma e filo d’oro, che è stato c..
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