DIRETTO DA GIUSEPPE SOTTILE

Operette Immorali

Ecco il nerofondo
dei Beni culturali

Per capire il nerofondo nel quale si muove ormai la burocrazia dei Beni Culturali basta ricordare che cosa è successo alla Biblioteca regionale di Palermo. Dove il direttore, tale Pastena, ha creato tali e tanti casini – si apre, si chiude, si riapre, si richiude – da mettere in difficoltà il nuovo assessore: quell’Alberto Samonà che già stenta non poco ad avviare la sua gestione. Dicono che questo Pastena, dati i suoi legami con alcuni reduci del Pci, abbia voluto far valere, in contrapposizione con l’assessore, la propria estrazione di sinistra. Ma l’unico risultato che la sua improntitudine ha conseguito è quello di avere mostrato al mondo la sciatteria e l’abbandono nella quale versa la Biblioteca. Tutto si può risolvere, ci mancherebbe altro. Ma come primo atto è necessario allontanare da quella preziosa cattedrale di libri l’inutile e dannoso direttore.


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La Lettera Scarlatta

Siracusa generosa
con i Caravaggio
degli altri

di Rispetto a quel lontano 1608, quando Michelangelo Merisi lo dipinse, ambientandolo in un tetro ambiente catacombale, in sintonia forse col suo cupo umore di fuggitivo, il “Seppellimento di Santa Lucia” è messo molto male. Probabilmente è una delle opere di Caravaggio nel peggiore stato di conservazione. L’umido siracusano non perdona e non ha riguardo nemmeno per i geni universali della pittura. E ora lo vogliono restaurare, c’è di mezzo Sgarbi e un museo nella remotissima Rovereto (patria del padre dell’archeologia aretusea, Paolo Orsi), ci sono di mezzo 350 mila euro - una cifra strabiliante con i tempi che corrono - per un’opera di conservazione del dipinto al fine di impedirne un ulteriore deterioramento e una sistemazione climatizzata per il futuro nella chiesa della Borgata, il sepolcro di Santa Lucia, per la quale fu dipinto. Il tutto a cura del Istituto Centrale del Restauro, come dire il massimo dell’autorevolezza e dell’affidabilità in questo campo. E ora ce lo vogliono rubare il nostro quadro, una tela fragilissima, preziosa, patrimonio inalienabile e inamovibile della cultura aretusea, peraltro già restaurata: è una bieca operazione alla quale la città dice di no! Per la fase 2 peraltro abbiamo bisogno di tutti i nostri gioielli, mica possiamo dar via i nostro capolavoro per le ubbìe di un polemista ferrarese. Non siamo il supermarket d..
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