Nessuno potrà mai credere che un uomo di navigata esperienza come Renato Schifani non abbia preventivamente valutato le conseguenze del suo “rimpasticcio”: con la nomina del segretario particolare al vertice della Sanità si è inimicato l’intero gruppo parlamentare di Forza Italia; con la riconferma dei due assessori sotto processo per corruzione ha nascosto sotto il tappeto la questione morale; con la restituzione della delega a Nuccia Albano, defenestrata in malo modo dopo l’arresto di Totò Cuffaro, ha definitivamente compromesso i suoi già fragili rapporti con Dc. Tre errori di grammatica politica. Se uno statista, che pure ha segnato la storia della Repubblica, chiude un rimpasto con tre falli da cartellino rosso, l’ipotesi da fare, per quanto azzardata, è una sola: che il presidente Schifani, vista l’aria che spira a Roma, abbia deciso di rinunciare al bis.