Costantino Muscarà

Regione. Perché Giorgia e Cesa vogliono trattare a Roma

Il punto non è decidere. Ma ‘dove’ decidere. Per questo, nel centrodestra, a ogni passo avanti ne corrispondono due indietro. Secondo Fratelli d’Italia, che in questo tira e molla non è disposto a cedere un metro, l’esito della partita siciliana dovrebbe decidersi a Roma. A un tavolo nazionale con Meloni, Salvini e Berlusconi. Perché, almeno lì, i patrioti sperano di poter fare la voce grossa, proiettando la partita siciliana in una dimensione ‘altra’. Dove non contano il merito (come ha lavorato Musumeci?) né il metodo (con quanti ha litigato Musumeci?); ma soltanto le impuntature e la geografia. E dove gli accordi tra i leader nazionali si baseranno soltanto sulla spartizione – un po’ bieca – delle regioni rimaste: il Lazio, la Lombardia, il Friuli… Tra i sostenitori di una soluzione..

La congiura dei lillipuziani blocca la giunta di Lagalla

Ma come può l’Udc, un partito del 3,7% alle ultime Amministrative, che esprime già il sindaco della città (guai a dimenticarsene: Lagalla ha aderito a settembre 2021), rivendicare la presenza di un assessore in giunta? Come? I lillipuziani del centro stanno bloccando la macchina amministrativa di Palermo, che ha tanti di quei problemi che non basterebbero due legislature per risolverli. Un posto in giunta, la guida di una partecipata: sono questi gli interessi ‘superiori’ della politica che non hanno consentito la nomina degli assessori, richiesta – per amor di patria – anche dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice. L’Udc è uno di quei partitini che ha avuto anche troppo dalla vita. Non è l’unico, per carità. Ma sembra la reminiscenza imbruttita della Dc, che in nome di un vecchio blasone..

La confraternita dei catanesi

Razza, D'Urso, Messina, Gargano e soci: così gli uomini di Musumeci condizionano l'attività del suo governo

Chi suona il requiem
per l’Orchestra
sinfonica siciliana

Ennesimo scempio alla Foss. Da qualche ora, infatti, il commissario straordinario Nicola Tarantino ha nominato il nuovo sovrintendente di una gestione sempre più allegra e privatistica: si tratta di Salvatore Francesco Di Mauro, già coordinatore della direzione artistica, ma soprattutto catanese come l'assessore Manlio Messina e molti dei protagonisti del sottogoverno Musumeci. Circostanza - questa - che ha mandato su tutte le furie il presidente dell'Ars, Gianfranco Micciché: "Lancio un appello alla Regione: basta con questo accanimento nei confronti della Fondazione Orchestra sinfonica siciliana. L'assessore al Turismo non è in grado di gestirla". Piccolo inciso: è stato lo stesso Tarantino a beneficiare di un decreto di proroga da parte dell'assessore al Turismo, che l'ha confermato nel ruolo di commissario straordinario che lo vede protagonista - unico e indiscusso - da..

Repubblica: il Governatore sepolto dai suoi fallimenti

Ma ci avete fatto caso? Il discorso alto e colto di Nello Musumeci, ieri a palazzo d’Orleans, è stato sottolineato da un silenzio inquietante. Se non fosse per il solito De Luca, abile a cannoneggiare, il “passo di lato” del governatore è stato pressoché ignorato dai suoi alleati, ormai stanchi di sentirsi dire che le sorti della Regione si decideranno altrove. A Roma. E – a parte i quattro leccaculisti d’ordinanza – nessuno, nemmeno in Fratelli d’Italia, si è azzardato a esprimere una parola di sostegno nei confronti del fu (quasi) presidente, che non ne vuol sapere di mollare la presa. Nemmeno di fronte al fatto compiuto – i fischi di Taormina – che lui stesso ha ritenuto un complotto ordito da una claque di “dodici persone” (una dichiarazione che fa..

Due ore di gloria anche per i due figuranti d’Orleans

Del “cerchio magico” di Nello Musumeci – oltre agli immancabili Razza e Armao – fanno parte un paio di figuranti. Sono stati fra i primi depositari delle confessioni del governatore, che lunedì pomeriggio s’è sfogato con loro, anticipando il succo della dichiarazione che qualche ora dopo, alla mostra di Sant’Agata, avrebbe scombussolato la politica siciliana: “Tolgo il disturbo”. Marco Falcone e Manlio Messina, oltre alla comprensibile delusione per il rischio (paventato) di poter perdere il loro presidente, hanno beneficiato per qualche ora del riverbero delle sue parole. Il tempo strettamente necessario ai giornali per rilanciare l’ipotesi di una loro candidatura (in prima persona!) per palazzo d’Orleans. La prima reazione di Marco Falcone, la cui lontananza da Mirabella Imbaccari forse gli ha fatto montare un po’ la testa, all’agenzia sul passo..

Un balilla di assessore

La Cgil racconta l'incontro fra Manlio Messina e la Foss. "Li ha minacciati di chiudere il teatro..."

Musumeci ha fatto della giunta un monocolore elettorale

S’era detto fiducioso nell’unità del centrodestra, Nello Musumeci. Allontanando, così, possibili divisioni: “Nessuna contesa - aveva chiarito dal palco di Fratelli d’Italia, a Milano, durante l’Assemblea programmatica del partito -, c'è soltanto la necessità di fare chiarezza. Sono convinto che i leader delle forze politiche del centrodestra troveranno le ragioni che uniscono”. Oltre alla buona volontà dei leader nazionali, però, servirebbe anche la sua. Invece la mossa sperimentata ieri – cioè la nomina di un suo fedelissimo, Alessandro Aricò, alla guida dell’assessorato alla Formazione professionale – è la pietra tombale sui rapporti col resto della coalizione. E la conferma spietata che Musumeci non ha alcun tipo d’interesse a trovare “le ragioni che uniscono”. Bensì a coltivare i propri, di interessi. La sua giunta è ormai monocolore: ad eccezione di Scavone,..

E il Balilla Messina
spende e spande
sul red carpet di Cannes

Le fotografie scattate su dodici set cinematografici ambientati in Sicilia – da Il Gattopardo di Luchino Visconti alla Malèna di Giuseppe Tornatore - che finiranno esposte all’interno di una mostra da 2,2 milioni, sono l’ultimo specchietto per le allodole pensato dal prode assessore di Fratelli d’Italia, Manlio Messina. Il cavaliere del suca, passato alla storia per le panzane sul Covid, per aver ritratto l’ex premier Conte con le manette, per le parolacce ai giornali e ai detrattori, per aver rischiato una mozione di censura da parte della sua stessa maggioranza (dopo le accuse a un sindaco sui social), e per aver “congelato” l’Orchestra Sinfonica Siciliana nella gestione commissariale, ecco, quel Manlio Messina lì, si è arrogato il privilegio di spendere una montagna di soldi mentre a palazzo dei Normanni si..