Le avete viste tutte. Non tutte. Ci sono affinità elettive giallo-nerorosse, M5s-Avs-Vannacci, le onde radio Putin. Oggi la Camera vota la fiducia al dl Ucraina e Meloni vuole sapere di quanti leghisti si può ancora fidare, quanti sono gli assenti, i felloni, gli imboscati, e cosa vogliono i marinettiani di Futuro nazionale. A ora di pranzo può nascere la Askatasuna con la pochette, gli anti Kyiv, la triplice alleanza M5s-Avs e vannacciani, i deputati Ziello-Sasso-Pozzolo.

Questi vannacciani hanno capito il gioco. Si tengono la porta aperta con Meloni, insolentiscono Salvini. Ziello, la mente dei tre, sentite cosa pensa della Lega: “Molto presto finirà come l’Ilva”. Cosa votate oggi? Risponde Ziello: “Potremmo votare la fiducia e non il decreto o non partecipare alla fiducia e votare no al decreto. Riflettiamo. Ce lo dirà il capo, Vannacci”. Il capo.

Stanno tornando termini da vecchio baule: il capo, la fiducia, le armi… Un Crosetto, cavouriano, prende la parola in Aula e spiega perché il governo chiede il voto a viso aperto: “Porre la fiducia non è un modo per scappare ma obbliga tutti i rappresentanti della maggioranza a dire se continuano ad appoggiare”. Si scrive Vannacci ma si legge Salvini. Il quesito di FdI: la Lega è ancora leale? Sono marcette smandrappate in un’Italia fritta: anarchici, referendum e indagini (altra inchiesta a carico della Santanché con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta). Continua su ilfoglio.it