Leggo le cronache del selvaggio Zen e mi pongo la stessa domanda che Louis Sébastien Mercier ripeteva con un gemito davanti alle rovine di Parigi: “Que deviendra Palerme?”. Già, che cosa diventerà questo meraviglioso “sommario dell’universo” che gli svevi e gli arabi e poi i normanni e poi gli spagnoli e poi i Borbone hanno edificato attorno a Monte Pellegrino, tra la Conca d’Oro e il mare dell’Acquasanta, tra Monreale e la scogliera dell’Addaura? Che cosa diventerà via Maqueda, spogliata della sua storia e dalle sue memorie e dissacrata da un lercio odore di fritto? Leoluca Orlando, sindaco antimafia, aveva per questa città un progetto luciferino: voleva trasformarla in un immenso Ucciardone. Roberto Lagalla, suo successore, non ha alcuna idea. Palermo gli è sfuggita di mano e si appresta a diventare purtroppo un grande Zen: buia, torva, violenta, infelicissima.


