Da Scianna a mio padre, l’arte di fotografare

L’altra sera, al Teatro Santa Cecilia, ho provato una straordinaria emozione. C’era Ferdinando Scianna, classe 1943, che parlava di fotografia e incantava oltre trecento persone. E quell’incanto mi riconduceva ad un suo amico e collega, nato diciotto anni prima di lui; si chiamava Nicola Scafidi, ed era mio padre.

Sì, perché i grandi fotografi, quelli di una volta, raccontavano il loro quotidiano con una Laica, strumento inseparabile, senza sapere, che nell’arco della loro vita sarebbero diventati testimoni e narratori della storia italiana. Ascoltare Ferdinando è stato un viaggio nel passato. Sentivo le fotografie che puzzavano ancora di fissaggio, le pellicole TRI-X della Kodak. I suoi ricordi, messi tutti assieme, erano la perfetta sceneggiatura di un film in bianco e nero, ricco di inquadrature forti e perfette, quelle che entrano nell’anima.

Cinquant’anni di storia racchiusi in circa duecento fotografie, stampate in vari formati, “rigorosamente in B/N”, suddivise per temi e per ossessioni. Feste religiose, viaggi, paesaggi, guerre, ritratti, per poi arrivare all’alta moda con le splendide fotografie di Marpessa, tra ombre e specchi, ritrovate nell’immenso archivio. Poi il racconto dell’incontro con il suo grande maestro, Henri Cartier Bresson, che nel 1982 lo invita a presentare la sua candidatura all’Agenzia Magnum Photos: è una “pellicola comica”. Al loro incontro, presso la casa parigina di Bresson, il bagherese Scianna portò con se una scatola di fotografie, che per timore reverenziale, incastrò dentro un “curioso ascensore” pensando di non mostrarla mai al grande maestro; ma un’abitante di quel palazzo, entrando successivamente in quell’ascensore, la scoprì e bussò alla porta del grande Bresson, pensando che quelle fossero le sue fotografie dimenticate.

Ecco chi è Ferdinando Scianna, un grande fotografo che racconta con semplicità ed humor, frammenti di storia della fotografia italiana, senza mai “pappariarsi” come avrebbe detto quel suo collega nato nel 1925. La bimba al centro del fotogramma immersa nella nebbia di Erice, il ritratto di Leonardo Sciascia con le figlie a Recalmuto, il cane che si morde la coda, i paesaggi in Bolivia, il ritratto di Ignazio Buttitta, le ombre sul viso di Monica Bellucci, il carnezziere alla Vucciria incantato dalla bellezza di Marpessa: sono alcune delle emozionanti fotografie che riempiono il mio cuore, un intersecarsi, come dice Scianna, di memorie, racconti e viaggi.

Il mio spassionato consiglio, per fotografi e non, è quello di andare a visitare l’antologica del fotografo bagherese, ne resterete affascinati, intuirete dai suoi scatti che pixel, NEF, RAW, JPG, Photoshop e tanto altro a lui non servono, perché lui è un fotografo, ed in quanto tale, riesce ad incantarci con un “semplice click”.

Pucci Scafidi :

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie