Per la seconda volta nel giro di poche settimane, il Parlamento siciliano ha bocciato la norma che consentiva il terzo mandato ai sindaci nei comuni fino a 15 mila abitanti. Ad affossare il ddl, stralciato dalla riforma degli enti locali, è stato il voto segreto richiesto dalle opposizioni. Con 43 voti a favore e 18 contrari, l’Assemblea ha approvato un emendamento soppressivo. Circa una ventina i franchi tiratori.

La norma era stata riproposta dopo la recente pronuncia della Corte costituzionale, nel tentativo di adeguare la Sicilia al resto del Paese e poterla applicarla già nella tornata delle amministrative di primavera.

Secondo Cateno De Luca, “il presidente Schifani dovrebbe prendere atto di una realtà ormai evidente: la sua maggioranza non esiste più. I cosiddetti capi tribù della coalizione non si fidano più del presidente Schifani e da mesi continuano ad arrivare siluri al governo direttamente dai banchi della stessa maggioranza”.

Anche il Pd mugugna: “I numeri parlano chiaro, la maggioranza ha votato contro sé stessa, per il centrodestra e il governo Schifani è stata l’ennesima Waterloo”. “Ma come fanno a non avere la percezione della realtà?”, aggiunge Catanzaro. “In aula c’erano circa 40 deputati di maggioranza – prosegue – la norma ha avuto solo 18 voti a favore. Era prevedibile che il ddl sarebbe stato bocciato, ma era difficile immaginare numeri così imbarazzanti per il centrodestra. E adesso non inizino a prendersela con il voto segreto, i problemi sono tutti dentro la maggioranza”.

“Se il presidente ha a cuore il bene della Sicilia – è il commento di Antonio De Luca, capogruppo del M5s all’Ars – abbia un sussulto di orgoglio e stacchi la spina a questo esecutivo ormai in coma profondo”.