De Luca: “Volevano farmi ministro”

De Luca non teme nessuno. Tanto meno Schifani. “E’ il migliore candidato che potessero rispolverare dalla naftalina. Una scelta che agevola sempre di più il nostro percorso”. Cateno, in versione maratoneta, fa la trottola da una provincia all’altra per presentare i primi candidati di una delle sue tre liste per la Regione: ‘Sud chiama Nord – De Luca sindaco di Sicilia’. Quella che gli sta procurando qualche grattacapo, almeno in chiave nazionale, dopo la separazione con Dino Giarrusso, che a Roma ha depositato il simbolo ‘Sud chiama Nord’ (col suo cognome sotto). “E’ il tentativo disperato di un personaggio scorretto. Ma gli tornerà indietro come un boomerang. I miei legali sono al lavoro”.

Per fare cosa?

“Ci troviamo con un simbolo convalidato che noi abbiamo depositato prima di Giarrusso, attraverso le deleghe che il rappresentante legale del nostro movimento – Ismaele La Vardera – ha sottoscritto dal notaio”.

E Giarrusso?

“Era il segretario politico del movimento, e non lo è più. Inoltre, non avendo la rappresentanza legale, non può disporre del simbolo. Non so sulla scorta di quali dichiarazioni lo abbia depositato. Lo perseguiremo legalmente. A livello politico, arriverà il momento in cui chiariremo qual era il suo vero malessere”.

E per fortuna vi eravate lasciati bene…

“Avevamo iniziato un percorso, ma l’idea di Sud chiama Nord è mia. Lo Statuto era articolato per evitare che un personaggio di tutto rispetto, abituato a vivere in certi salotti, potesse condizionare il movimento vendendosi al miglior offerente. Forse aveva bisogno di visibilità”.

Diciamola tutta. L’Election Day l’ha danneggiata ed è stato costretto a rivedere i suoi piani.

“Alt! Da un punto di vista organizzativo ha accelerato la nostra pianificazione quasi scientifica. Non tanto per la presenza delle Politiche, ma perché è stata anticipata la data delle Regionali. Oggi però, con grande orgoglio, posso dire che abbiamo candidati alla Camera e al Senato nell’80 per cento del territorio nazionale. Abbiamo avviato la raccolta delle firme e una cosa è certa: il progetto De Luca sindaco d’Italia sarà presente in tutto il Mezzogiorno, almeno fino al Lazio. I siciliani potranno votare un progetto partito della Sicilia, che rompe la gestione romano-centrica delle candidature”.

Non le sembra di disperdere un po’ troppe energie per le Politiche?

“Prima dormivo tre ore a notte, ora neanche quelle. Durante il mio cammino da Fiumefreddo a Palermo ho fatto 450 chilometri a piedi e in bicicletta. E ogni sera, dopo le 23, ci mettevamo al lavoro per pianificare le strategie romane. Speriamo di riuscire a raccogliere le firme entro il 20 agosto”.

Veniamo alla Regione. Nel centrodestra è fatta per Schifani…

“Non credo che Micciché abbia fatto i salti di gioia. Lui e Schifani sono incompatibili dal punto di vista politico e geopolitico: sono entrambi di Forza Italia e di Palermo. Questo non gli permetterà di rifare il presidente dell’Ars”.

Piaccia o meno Schifani, il centrodestra rimarrà unito. Non la mette a disagio?

“Noi abbiamo invertito i canoni di questa campagna elettorale”.

Si spieghi.

“Queste non sono normali elezioni Regionali, ma elezioni Amministrative su base regionale. La nostra strategia è focalizzata sul candidato alla presidenza e non sulle liste che lo trainano. Quando cominceranno a girare il territorio per la campagna elettorale, anche gli altri se ne renderanno conto”.

Questo significa che, secondo lei, i partiti (o gli apparati) contano meno della persona. Del candidato presidente, in questo caso.

“Esattamente. Oggi noi siamo nella testa e nel cuore dei siciliani, perché siamo in presenza di una figura forte – la mia – che è l’unica in grado di garantire un cambiamento che si registra come necessità ovunque. Schifani – lo dicono alcuni verbali che circolano nel processo Montante – non è estraneo al potere, anzi è uno di quelli che ne ha condizionato le sorti”.

Mi permetta un’obiezione. A Palermo, col centrodestra che si è ritrovato in extremis, le liste hanno preso il 6% più di Lagalla. Nonostante Cuffaro, Dell’Utri e tutti gli scandali annessi.

“A Palermo c’era De Luca candidato? L’analisi va estesa ai due modelli dove si è votato a giugno…”.

Il primo immagino sia Messina.

“Una città che non ha mai confermato un sindaco. E invece, dopo De Luca, è arrivato un rappresentante di De Luca. E questo è avvenuto nonostante l’inciucio fra gli altri due schieramenti, che avevano concordato la scelta dei due candidati sindaci per ammazzarci al ballottaggio. La nostra vittoria al primo turno è stata eclatante”.

A Palermo il centrodestra ha trionfato a mani basse.

“Glielo ripeto: mancava De Luca. E la strategia d’apparato ha funzionato perché Orlando, obiettivamente, aveva lasciato un disastro. Una città invivibile, comprese le bare accatastate al cimitero, che ha portato a una reazione scontata da parte dei palermitani. Come direbbe Miccichè, avrebbe vinto anche un gatto, o quasi”.

Lei ha detto di aver rifiutato un accordo con Renzi. Eppure questo terzo polo, soprattutto dopo l’accordo con Calenda, le avrebbe dato una mano importante alle Regionali.

“Ho incontrato Renzi per una questione di bon tòn istituzionale. Ma ho subito posto le mie condizioni: la prima è che non mi andava di perdere la connotazione di soggetto civico. Un accordo con lui mi avrebbe danneggiato… Non siamo nemmeno arrivati a parlare di collegi. Io non ero alla ricerca di 4-5 seggi sicuri. Volendo, me li avrebbe garantiti qualcun altro”.

Chi?

“Il centrodestra, tramite Vittorio Sgarbi, mi ha offerto cinque posizioni sicure e il Ministero per il Sud. Ho detto ‘no’. Se io ho scelto di dimettermi da sindaco di Messina – dove sarei potuto rimanere per altri sei anni – l’ho fatto per amore della mia terra. In Sicilia il potere politico non era abituato a confrontarsi con uomini e donne che non sono in vendita. Questo sta facendo saltare i canoni nella scelta dei candidati. La campagna elettorale regalerà ai siciliani una sorpresa positiva e consegnerà alla banda bassotti politica un verdetto molto amaro, sulla scia di quanto si è verificato a Messina”.

Tra i suoi rivali potrebbe esserci Gaetano Armao. Il vicepresidente della Regione, secondo alcuni rumors, potrebbe correre da candidato governatore per il terzo polo.

“Ma stiamo parlando dello stesso Armao che si autoproclamò leader degli indignati, ma che non si è mai candidato nemmeno alle elezioni di condominio? E’ una persona senza voti, non ci fa paura. Al massimo toglierebbe il 2 o 3 per cento ai nostri competitors. Si accomodi pure”.

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