Di Mare in peggio. Ci mancava pure il reato di diffamazione

FRANCO DI MARE GIORNALISTA

Il Tribunale di Verona ha condannato Franco Di Mare per aver diffamato il comandante della Polizia locale di Verona, Luigi Altamura. Lo riporta l’Ansa. Il fatto risale ad aprile 2016, quando Di Mare (in seguito nominato direttore di Rai 3) era conduttore di “Uno Mattina”, sulla rete ammiraglia della Rai. All’interno della rubrica “Sarò Franco”, Di Mare commentò una serie di procedimenti disciplinari tra i quali uno aperto nei confronti di un agente di origini napoletane per presunto “uso dell’accento campano”.

Altamura si sentì diffamato e dileggiato e presentò querela per diffamazione aggravata a mezzo stampa. Il giudice Enrico Zuccon ha riconosciuto colpevole Francesco Di Mare (che da giornalista si firma Franco), condannandolo a 15mila euro di multa e al pagamento delle spese processuali, concedendo all’imputato il beneficio della sospensione della pena, subordinandolo all’adempimento dell’obbligo del risarcimento del danno entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza. Il giudice ha infatti condannato Di Mare e la Rai in solido al risarcimento del danno nei confronti di Luigi Altamura quale parte civile per 30mila euro, oltre alle spese di difesa, ed al risarcimento del danno nei confronti del Comune di Verona per 7.500 euro.

Le brutte figure del direttore di Rai 3 non si contano più. Il 25 novembre, nel giorno della lotta contro la violenza sulle donne, Franco Di Mare, aveva violentato il palinsesto della terza rete, mandando in onda uno speciale collezionato da lui – che ha incassato appena l’1,9% di share – al posto della trasmissione di Fiorella Mannoia. La puntata de ‘La versione di Fiorella’, dedicata alle panchine rosse, all’impegno sociale, alla testimonianza diretta, era già stata registrata. Ma s’è vista sfilare il prime time dal carro armato del polipo Di Mare: ‘Speciale Frontiere – Gli uomini non cambiano’, con la partecipazione in studio di Irene Pivetti e Franca Leosini.

Un’altra cancellazione del prode Franco, che applica la tagliola a proprio piacimento, come se la Rai gli appartenesse (e non invece il contrario), era scattata per ‘Hammamet’, il film in cui Pierfrancesco Favino interpreta gli ultimi anni, trascorsi in esilio, del leader socialista Bettino Craxi. In quel caso il figlio di Bettino, Bobo, intervenne per etichettarlo come “direttore dell’Eiar”, l’antenata della Rai ai tempi del fascismo. Che è tutto dire. Di Mare, in questi anni alla guida di Rai 3, ha anteposto il proprio ego a tutto il resto, vantando contatti e relazioni ai piani altissimi. Ecco, se proprio Giuseppe Conte dovesse insistere con la lagna dei Tg, e delle zero (dicasi, zero) nomine a favore del Movimento 5 Stelle nell’ultimo processo di lottizzazione della Rai, qualcuno potrebbe ricordargli che la terza rete ha un grillino come massimo esponente. E come direttore di rete, addirittura. Una potenza di fuoco capace di sgasare, etichettare, cacciare. E, talvolta, di subire.

Umiliazioni, soprattutto. Come quella di Fedez, al concertone del primo maggio. L’annunciata querela nei confronti del rapper, dopo la denuncia su Instagram della censura ricevuta, non c’è mai stata. O come quella di Mauro Corona, che s’è riappropriato dell’ospitata da Bianca Berlinguer dopo l’epurazione seguita a un epiteto volgarotto, già perdonato dalla giornalista. Sono gli ultimi passi falsi del polipo Di Mare, così denominato da Striscia per quell’accezione del suo carattere spavaldo e incontenibile che lo portava a praticare qualche palpatina nei confronti delle colleghe (Sonia Grey e Irene Ferri) ai tempi di Uno Mattina. Fra le cerimonie più pietose, assieme ad Attilio Romita, l’utilizzo improprio della sigla del Tg1 per promuovere dei pannolini a un evento della Fater Spa, nel 2008. O l’intervista finta a un pentito di mafia (un attore). Sono trascorsi anni, ma la stoffa era già nota.

Costantino Muscarà :

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