È un naufragio lento, ma inesorabile. Come una nave che ha una falla minuscola in un angolo della stiva e continua a navigare nonostante la linea di galleggiamento salga sempre più, Palermo vive il suo momento più pericoloso. Quello in cui il disastro è all’orizzonte e pare lontano, ma in realtà si avvicina di giorno in giorno.
Il principale errore nel quale si può cadere nella ricerca delle cause è quello di buttarla in politica. No, qui la politica non c’entra. C’entrano gli uomini, di qualunque partito siano.
Per capire meglio è bene rifarsi a un fenomeno che ci arriva dalla cronaca giudiziaria: il galvagnismo, dal nome del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, coinvolto in un’inchiesta per corruzione e peculato, cioè per un presunto giro di favori ad amici, amiche e sodali vari. Al di là della fondatezza o meno delle accuse, il metodo da lui adottato è improntato alla massima nonchalance. È come se non gliene fregasse nulla: non contano i risultati, conta il permanere nel suo status. Direte voi, è sempre stato così. No, perché con quelli che c’erano prima, il motore della sopravvivenza al potere era la spocchia, oggi è qualcosa di simile all’inconsapevolezza.
Fregarsene, questa è la parola d’ordine.
Se ne fregano tutti, in gran parte delle stanze dei bottoni della città che squaglia sotto il sole di un’estate calda non solo meteorologicamente.
Il sistema che ha preso possesso di Palermo è unico nel suo genere. Personaggi che parevano ispirati dal progressismo più mancino brindano con i caporioni del fronte opposto, quelli che in teoria dovevano tenere a distanza con la canna. Il merito non viene distribuito per tessera di partito, anche se ci sono le ovvie eccezioni, ma prevalentemente per contiguità culturale: se sei scarso come quello che ti foraggia, vai avanti. Non a caso – ma è solo un esempio – nel mondo della cultura i nomi che girano sono sempre gli stessi (tre o quattro). Il nulla di provvedimenti tampone e di tempeste nel bicchiere (quella dei tornelli di Mondello resterà nella storia delle minchiate mondiali), diluisce l’inconsistenza di una città che non ha più una direzione, una missione, un minimo ruolo che vada oltre il confine del Baby Luna (cit.).
Il galvagnismo è questo: minimo risultato col massimo dell’alzata di spalle.
È così che Palermo affonda e tutti se ne fottono.