Ora si può incominciare. “Qui comincia l’avventura del signor Bonaventura” come recitava l’antica filastrocca infantile. Per quanto possa sembrare azzardato chiamare con questo nome beneaugurante l’attuale governo regionale che ha subito estati incandescenti con la perdita della più alta superficie boscata d’Italia e una siccità micidiale che ha arrecato gravi danni alla vita civile ed alle attività agricole e dei servizi. E poi la frustata del ciclone Harry che ha portato onde di forza e lunghezza mai viste sulle fragili coste siciliane e per cui si dovrebbe provvedere con urgenza a ristori e ripristini. Ma possiamo sempre sperare che la fortuna inverta il sui corso. Purchè questa volta non venga meno la virtù nel senso guicciardiniano per cui il ripristino di infrastrutture e servizi non segua il copione usurato del populismo, del troppo di costruito, della fatiscenza delle manutenzioni. In una parola purchè non si ripetano gli errori del passato. Frutto di una bulimia costruttiva e di un lassismo amministrativo che hanno reso sempre più debole l’ambiente e il territorio alla cui cura prevalente è dedicata l’autonomia.
Chi se ne occuperà sul serio dovrà guardarsi da queste antiche nemiche del buon governo: l’avidità privata e l’incuria pubblica. Quella tendenza a strafare che ha portato a riempire le coste di casucce e casacce sulla scorta di quel principio imitativo che ha fatto parlare Hirsch di beni posizionali già negli anni ’70. Quei beni cioè che valgono non per sè stessi ma per il fatto che occupano una posizione considerata di prestigio, ad imitazione delle antiche case padronali. Le quali avevano però tanto terreno d’intorno e verde e foreste e colline. Non erano costruite in piccolo, una accanto all’altra ad imitazione grottesca della aristocrazia e del suo lusso, con l’effetto di congestionare parti preziose di territorio, inquinare e porre in insicurezza beni altrimenti prestigiosi e la cui fruizione avrebbe dovuto essere riservata ai grandi turisti, quelli in grado di spendere molto e di recare reddito aggiuntivo a terre non troppo ben fornite. Con servizi e tutele preventive che avrebbero non azzerato ma certamente mitigato l’impatto della furia del mare e delle tempeste incrudelite negli ultimi anni per via del riscaldamento e della eccessiva antropizzazione.
Così hanno fatto nel Mediterraneo altre isole più intelligenti e lungimiranti. Come ha già scritto l’ordine dei geologi siciliani, non si può ricostruire tutto come era e dove era. Si deve governare, cioè scegliere di non ristorare gli abusivi, di non rimettere in circolo tossine ambientali devastanti. In una parola la disgrazia deve divenire occasione per riprendere un cammino abbandonato. Ma si avrà la forza di farlo? E soprattutto ci sono le competenze e la dedizione effettuale necessarie? La domanda è lecita, considerato l’attuale stato agonizzante delle istituzioni regionali e locali. Dopo i commissari o meglio il grande commissario unico, per quanto in queto caso aiutato dalla Vicari, brava consulente che fu anche sottosegretario alle Infrastrutture, ci saranno i tecnici, i collaboratori professionali? Quelli che secondo il presidente della Regione, dovranno lasciare la comodità delle scrivanie e scendere a diretto contatto con le opere da ricostruire, con la gente da ristorare. Per raddrizzare vie smarrite, per ridare fiducia a chi l’ha persa, per attirare nuovi investimenti.
Ci saranno i soldi? Già le prime battute sono sembrate deludenti. Ma siano davvero all’inizio e non è il caso di gonfiare l’entità del danno quanto ancora son o in corso i rilievi. Non vale l’antica regola del piangere per avere il giusto, proclamando il massimo. I soldi in Italia sono davvero pochi e il debito di tremila miliardi di euro è colossale. Si potrebbe attingere, come già suggerito a varie forme di sussidi per lo più inutili e dispersivi, come le mancette territoriali e concentrare il tutto sui ripristini. O scegliere di lasciar perdere un Ponte troppo costoso e forse ormai inutile dato lo sviluppo del settore aereo e della navigazione. E fare opera di discernimento e di scelta. Ma questa politica così avventata nel passato nel lasciar fare, nel non vedere, nel non prevedere e nel non prevenire, sarà in grado di diventare efficiente e produttiva come la circostanza drammatica richiede? Qui è il nodo e qui bisogna saltare. Qui comincia l’avventura che speriamo veda protagonista di successo il signor Bonaventura.


